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Mercoledi',23 Marzo 2011: interrogazioni per l'assunzione degli educatori penitenziari
Mercoledi',23 Marzo 2011,
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
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Carceri:necessario assumere educatori,assistenti e psicologi.
26 agosto 2010
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
FERRANTI SU DDL CARCERI,OTTENUTO ANCHE AMPLIAMENTO ORGANICO EDUCATORI PENITENZIARI.
Donatella Ferranti,PD:piano programmato di assunzioni del personale degli educatori.
Governo favorevole a emendamenti Pd per potenziamento personale penitenziario:piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
Carceri: Pd, "Testo migliorato in commissione, ma serve uno sforzo in più" Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
16 Marzo 2010:interrogazione a risposta in Commissione su assunzione idonei educatori penitenziari
Convocazione della II Commissione (Giustizia)
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Donatella Ferranti,PD:da Ionta, un primo segnale l'immediata assunzione dei tanti educatori.
CARCERI: PD, VOGLIAMO VEDERCI CHIARO. AUDIZIONE ALLA CAMERA DI IONTA
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Assunzione degli educatori primo impegno del governo
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari esprime piena soddisfazione per l’approvazione delle cinque mozioni sul problema carcerario discusse ed accolte nei giorni 11 e 12 gennaio 2010 dal nostro Parlamento. Per la prima volta il Governo, rappresentato dal Ministro Alfano, ha preso consapevolezza della grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena e, fra le altre fondamentali proposte presentate, si è impegnato:- a procedere all’assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale, affinché anche costoro possano partecipare ai previsti corsi di formazione che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria deve attivare per questi operatori prima dell’ingresso nelle carceri a cui sono destinati, onde evitare sprechi di danaro per doverli riattivare in seguito;- a prorogare di almeno un quinquennio la validità della graduatoria di merito del concorso citato in premessa, in linea con gli orientamenti del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione nonché con le disposizioni in materia di razionalizzazione delle spese pubbliche in vigore - per permetterne un graduale scorrimento parimenti all’avvicendarsi dei fisiologici turn-over pensionistici, al fine di evitare l’indizione di nuovi concorsi per il medesimo profilo che comporterebbero inutili oneri pubblici;- ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l’organico di educatori previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, considerato che lo sforzo economico da sostenere è annualmente molto esiguo, ma necessario per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia che non può più attendere;- a procedere all’alienazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici e alla costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altro sito;Esprimiamo, quindi, pieno compiacimento per l’importantissimo risultato raggiunto dall’On. Di Stanislao dell’Idv, il quale nella Sua circostanziata e approfondita mozione, ha dimostrato ancora una volta la Sua grande disponibilità e sensibilità verso tali problematiche, sapendo cogliere e far emergere sapientemente le necessità di questo delicato settore della nostra giustizia. Ringraziamo, inoltre, gli onorevoli Bernardini, Rao, Ferranti, Melis, Tidei, Vitali, Balzelli, Donadi, Paladini, Franceschini e tutti coloro che hanno appoggiato con voto favorevole le Loro mozioni, poiché di fronte a queste battaglie di umanità hanno saputo permeare il Loro impegno politico di quell’umanità e di quell’alto senso civico che rende capaci di abbandonare i colori politici e di volgere verso una proficua unità di intenti.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari, intanto, continuerà a vigilare affinché tali doveri vengano rispettati e proseguirà nel suo lavoro di diffusione della necessità dell’intervento rieducativo e quindi sulla centralità della presenza degli educatori, ovvero di quella figura professionale che rappresenta il vero catalizzatore ed esecutore materiale del percorso rieducativo di un detenuto, percorso che rappresenta l’unica vera speranza di un sano reinserimento sociale di chi vive l’esperienza delle sbarre e che rappresenta uno dei più validi strumenti atti ad evitare quegli stati di inerzia, apatia, depressione, frustrazione, ansia, inadeguatezza che troppo spesso percorrono prepotentemente i corridoi lungo i quali si snodano le fila di quelle celle all’interno delle quali si consumano, quotidianamente, suicidi, abusi, violenze. Auspichiamo, quindi, che il Governo predisponga celermente tutti gli atti necessari ad ottemperare quanto detto e che questa stessa volontà continui ad animarne tutti i passaggi ad essi necessari, per poter, nei tempi strettamente necessari, cominciare ad affrontare concretamente e efficacemente l’ormai ingestibile emergenza creatasi.
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
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mercoledì 8 dicembre 2010
Carcere di Viterbo:solo 5 educatori e 3 psicologi,situazione al collasso,interrogazione di Rita Bernardini. carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,diritti
Carceri: Radicali e Cpi in visita ispettiva a Viterbo .
Lunedì 06 Dicembre 2010 07:07
Viterbo - Bernardini annuncia interrogazione sulla casa circondariale ''Abbiamo trovato sovraffollamento, carenza di organico e mancato rispetto norme ordinamento penitenziario''.
Sovraffollamento, carenza di organico, mancanza assoluta di attività trattamentali e mancato rispetto delle norme dell'ordinamento penitenziario: presenterà un'interrogazione al ministro della Giustizia Angelino Alfano sulla Casa circondariale 'Mammagialla' di Viterbo, la radicale eletta nelle liste del Pd Rita Bernardini, dopo la visita ispettiva effettuata questa mattina con una delegazione composta, oltre che dalla Bernardini, membro della commissione Giustizia della Camera, dal presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone, e dal radicale Enrico Salvatori.
''Abbiamo trovato una situazione al collasso - spiega la delegazione - A cominciare da una carenza di personale a dir poco preoccupante: nella casa circondariale operano 150 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto a quanto previsto dalla pianta organica, tutti 'costretti' allo straordinario obbligatorio quotidiano nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante. E questo naturalmente si ripercuote sulle attività carcerarie anche per motivi di sicurezza, tanto che nel carcere non si fanno attività trattamentali, che invece sono fondamentali per il reinserimento del condannato. A generare forti criticità - prosegue la delegazione - è anche il fatto che il 'Mammagialla' ospiti diverse tipologie di detenuti: tra i 750 reclusi ci sono detenuti con il 41 bis, detenuti in regime di alta sicurezza, detenuti con condanna definitiva e circa 50 ergastolani, e per chi organizza la sicurezza interna del carcere è difficile mantenerli separati. Così ci si trova nella situazione paradossale che ergastolani 'coabitino' nella stessa cella con detenuti comuni o addirittura con reclusi in stato di carcerazione preventiva, con le conseguenze immaginabili in termini di disagio psicologico. Una situazione peraltro contraria alla legge, visto che il codice stabilisce che gli ergastolani debbano scontare la pena in istituti ad hoc, in isolamento notturno e con l'obbligo di lavorare''.
''Il lavoro è un altro punto dolente - riferisce ancora la delegazione - solo il 10% dei detenuti infatti lavora, e lo fa a rotazione. Nel carcere inoltre ci sono solo cinque educatori e tre psicologi, un numero evidentemente insufficiente a fare fronte alle esigenze dei detenuti. Anche dal punto di vista sanitario la situazione è complicata, oltre che per le carenze di tipo sanitario in senso stretto, anche per la carenza di agenti penitenziari, che costituiscono il personale preposto alle traduzioni dei reclusi, e, visto il loro numero ridotto, potrebbero non essere in ngrado a far fronte tempestivamente alle emergenze. Anche perché il 'Mammagialla' ospita 110 reclusi affetti da malattie infettive, compresa epatite B e C, e nove sieropositivi, mentre il 30% dei detenuti è tossicodipendente, e un altro 30% è affetto da patologie di tipo psichiatrico. Il problema più grave resta però il sovraffollamento, dimostrato dal fatto che anche nelle piccole celle da un posto siano sistemati due detenuti con letto a castello, e che venga utilizzato per i detenuti comuni anche un reparto come quello dell'isolamento, che per legge dovrebbe avere finalità completamente diverse. Una condizione così drammatica che può accadere, come è appunto successo due sere fa, che sei persone arrestate siano costrette a dormire per terra nel corridoio perché il carcere è tutto pieno. Note positive - conclude la delegazione - il buon rapporto tra gli agenti penitenziari e i detenuti, la pulizia del carcere e la professionalità, nonostante le carenze di organico, del personale sanitario.
''Situazioni come quella di oggi non vorremmo più doverle vedere - spiega il leader di Cpi Gianluca Iannone - Anche se siamo distanti politicamente dai Radicali concordiamo però sulla necessità di una riforma che, nel rispetto della Costituzione, trasformi le carceri da luoghi di vessazione in luoghi di riabilitazione'',conclude.
Lunedì 06 Dicembre 2010 07:07
Viterbo - Bernardini annuncia interrogazione sulla casa circondariale ''Abbiamo trovato sovraffollamento, carenza di organico e mancato rispetto norme ordinamento penitenziario''.
Sovraffollamento, carenza di organico, mancanza assoluta di attività trattamentali e mancato rispetto delle norme dell'ordinamento penitenziario: presenterà un'interrogazione al ministro della Giustizia Angelino Alfano sulla Casa circondariale 'Mammagialla' di Viterbo, la radicale eletta nelle liste del Pd Rita Bernardini, dopo la visita ispettiva effettuata questa mattina con una delegazione composta, oltre che dalla Bernardini, membro della commissione Giustizia della Camera, dal presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone, e dal radicale Enrico Salvatori.
''Abbiamo trovato una situazione al collasso - spiega la delegazione - A cominciare da una carenza di personale a dir poco preoccupante: nella casa circondariale operano 150 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto a quanto previsto dalla pianta organica, tutti 'costretti' allo straordinario obbligatorio quotidiano nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante. E questo naturalmente si ripercuote sulle attività carcerarie anche per motivi di sicurezza, tanto che nel carcere non si fanno attività trattamentali, che invece sono fondamentali per il reinserimento del condannato. A generare forti criticità - prosegue la delegazione - è anche il fatto che il 'Mammagialla' ospiti diverse tipologie di detenuti: tra i 750 reclusi ci sono detenuti con il 41 bis, detenuti in regime di alta sicurezza, detenuti con condanna definitiva e circa 50 ergastolani, e per chi organizza la sicurezza interna del carcere è difficile mantenerli separati. Così ci si trova nella situazione paradossale che ergastolani 'coabitino' nella stessa cella con detenuti comuni o addirittura con reclusi in stato di carcerazione preventiva, con le conseguenze immaginabili in termini di disagio psicologico. Una situazione peraltro contraria alla legge, visto che il codice stabilisce che gli ergastolani debbano scontare la pena in istituti ad hoc, in isolamento notturno e con l'obbligo di lavorare''.
''Il lavoro è un altro punto dolente - riferisce ancora la delegazione - solo il 10% dei detenuti infatti lavora, e lo fa a rotazione. Nel carcere inoltre ci sono solo cinque educatori e tre psicologi, un numero evidentemente insufficiente a fare fronte alle esigenze dei detenuti. Anche dal punto di vista sanitario la situazione è complicata, oltre che per le carenze di tipo sanitario in senso stretto, anche per la carenza di agenti penitenziari, che costituiscono il personale preposto alle traduzioni dei reclusi, e, visto il loro numero ridotto, potrebbero non essere in ngrado a far fronte tempestivamente alle emergenze. Anche perché il 'Mammagialla' ospita 110 reclusi affetti da malattie infettive, compresa epatite B e C, e nove sieropositivi, mentre il 30% dei detenuti è tossicodipendente, e un altro 30% è affetto da patologie di tipo psichiatrico. Il problema più grave resta però il sovraffollamento, dimostrato dal fatto che anche nelle piccole celle da un posto siano sistemati due detenuti con letto a castello, e che venga utilizzato per i detenuti comuni anche un reparto come quello dell'isolamento, che per legge dovrebbe avere finalità completamente diverse. Una condizione così drammatica che può accadere, come è appunto successo due sere fa, che sei persone arrestate siano costrette a dormire per terra nel corridoio perché il carcere è tutto pieno. Note positive - conclude la delegazione - il buon rapporto tra gli agenti penitenziari e i detenuti, la pulizia del carcere e la professionalità, nonostante le carenze di organico, del personale sanitario.
''Situazioni come quella di oggi non vorremmo più doverle vedere - spiega il leader di Cpi Gianluca Iannone - Anche se siamo distanti politicamente dai Radicali concordiamo però sulla necessità di una riforma che, nel rispetto della Costituzione, trasformi le carceri da luoghi di vessazione in luoghi di riabilitazione'',conclude.
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Radicali
lunedì 29 novembre 2010
Intervista dal carcere:è raro conoscere un educatore o un assistente sociale! altro che rieducazione!!!!!! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,diritti
Quarantuno bis: intervista dal carcere
lunedì 29 novembre 2010
di LUIGI GUIDO
Combattere la criminalità è una delle battaglie liberali da sempre portate avanti dai Radicali. Ma, in questa battaglia, l'operare con gli strumenti della giustizia e il rispettare e difendere i diritti umani della persona hanno sempre assunto una preponderante centralità. Quella che segue è un'intervista utile a porre ancora una volta l'accento sullo stato di non-Diritto e non-Democrazia che caratterizza il sistema carcerario italiano, contro la cui incostituzionalità e inciviltà da sempre combattono tutti i Radicali, il loro leader Marco Pannella, Sergio D'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino .
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Il delitto non paga. Anzi toglie a chi lo compie anche quel po’ che aveva. La famiglia anzitutto, ch’è il prezzo più alto preteso dallo Stato verso chi ha commesso l’errore di frequentare le persone sbagliate, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. E in Italia ciò è tanto più vero quanto più è difficile e controversa quella parte di territorio in cui la vita svolge il suo corso. Ad esempio in regioni come la Calabria, dove i confini tra il bene il male non sempre sono netti.
La premessa è d’obbligo e non serve a giustificare nulla, atteso che la persona di cui qui trattiamo sta scontando la pena detentiva dell’ergastolo, pur al suo primo grado del processo, sulla base di quel fenomeno giudiziario a tutti noto come “pentitismo”. La storia è quella di Gianfranco Ruà, implicato in più processi avviati in Calabria dai pm antimafia e sul quale pende l’ultima condanna all’ergastolo, pronunziata la scorsa estate nell’ambito dell’inchiesta nominata “Missing”, che ha tentato di far luce sulla lunghissima scia di sangue che ha contrassegnato il crimine nella città di Cosenza e nel suo vasto territorio provinciale negli anni Ottanta.
Dopo aver trascorso quasi nove anni sottoposto al duro regime del 41bis, Ruà è adesso rinchiuso nel carcere di Parma con il protocollo dell’alta sorveglianza di primo grado. Qui Ruà si racconta e ci racconta di esperienze terribili, che fanno di un accusato di reati mafiosi un uomo nudo, completamente inerme, di fronte ai diuturni attacchi psicologici degni della peggior Guantanamo.
Ma Gianfranco Ruà prega, medita, legge di continuo e così supera le lunghe, infinite giornate detentive forse a volte disperando pure di riuscire a riabbracciare mai più i propri cari che, con quella vita, quella di cui è accusato d’aver fatto parte, nulla hanno a che fare.
Da quanti anni conosce il carcere?
Da quasi 30 anni
Quando è stato arrestato la prima volta e perché?
Nel 1982, per porto d’armi
Qual è l’ultima volta che è stato arrestato e con quali accuse?
Nel 1994, per associazione mafiosa e altro. Durante la detenzione sono seguite le accuse di rapina, estorsione e omicidio.
Cos’è il 41bis?
Se non lo si vive di persona è difficile spiegarlo e farlo capire agli altri, cos’è il 41bis. Una persona normale non può credere che possono succedere determinate cose. Innanzitutto si sta sotto tensione tutti i giorni e se anche tu non volessi, ci pensano gli agenti a farti stare così: vengono a controllare cosa fai in ogni minuto. Le tensioni di chi è sottoposto a tale regime è talmente alta che uno si dimentica i problemi giudiziari, pensando solo “e oggi cosa succede? cosa devo affrontare?”. Fanno di tutto per cancellare la tua persona. Il 41bis è vivere 23 ore al giorno in cella, da solo, senza neanche poter dare uno sguardo fuori dalla finestra, perché un pannello la occlude.
Nell’ora d’aria consentita incontri soltanto tre o al massimo quattro altri detenuti, in uno spazio ristrettissimo: le mura sono talmente alte che il sole d’inverno non arriva mai anche perché sono sormontate da una grata di ferro. Il colloquio con i familiari c’è una sola ora al mese ed avviene in una specie di “cabina telefonica” (quelle di una volta) che, per non avere contatti, è dotato di un vetro divisorio blindato. Tutto viene filmato e registrato. E se dici una parola scherzosa o anche allusiva, chi ti sorveglia può capire una cosa per un’altra. Lo stesso accade con le lettere, che sono censurate. Si viene perquisiti decine di volte al giorno quando si esce dalle celle. Con le ultime restrizioni adottate, non si può avere neanche un quotidiano con la cronaca regionale, non si può cucinare. Si è tornati all’inasprimento dei primi anni.
C’è da chiedersi cosa centri tutto ciò, tutte queste privazioni, con il discorso sulla sicurezza! Specialmente quando ti contano le mutande e i calzini (non più di cinque paia). A proposito del divieto di cucinare le racconto alcune cose: la mia prima Vigilia di Natale al 41bis, ricordo che per cena c’era brodo e una fetta di mortadella. Poiché non mangio carne, ho trascorso a digiuno quel giorno. (e ho pensato, auto-consolandomi, che ogni tanto fa bene restare a digiuno). Invece, nel centro clinico di Secondigliano, sempre sotto il 41bis, si arriva a fare sciopero per un piatto di spaghetti ogni tanto, e lì, nella maggior parte, sono persone anziane e ammalate. S’è fatta e si fa la fame, al 41 bis, quando non si può cucinare.
Siamo nel XXI Secolo e in Italia è successo e succede tutto questo. Una mia valutazione personale sul 41bis: oggi non serve a nulla, genera solo sofferenza e odio e, anzi, per certi versi è diventato addirittura uno “status simbol” per i giovani perché se non sei stato al 41bis non sei nessuno, e oggi sono parecchi i ragazzi mandati al 41bis (lascio ad altri l’interpretazione di ciò). La sola realtà del 41bis è che viene usato per indurre a collaborare. Un tempo c’era la tortura fisica (vedi la santa inquisizione) per fare confessare a qualcuno di aver commesso anche quello che non aveva commesso. Ora c’è il 41bis.
Cosa accade nello spirito di una persona sottoposta a questo duro regime?
Penso che ognuno di noi affronti con spirito diverso le sofferenze, le restrizioni e le privazioni. Il 41bis genera svariati stati d’animo e sentimenti tra le persone che vi sono sottoposte e possono restare tracce indelebili per tutta la vita (se posso fare un esempio, è come un lutto: c’è chi dopo un po’ di tempo se ne fa una ragione, chi invece riesce a farsela dopo qualche anno e chi il lutto non lo supererà mai).
Ciò che ti tocca di più nel cuore non è tanto la tua stessa sofferenza che, al limite, è la parte più irrisoria, bensì la sofferenza patita dalle persone a te più care come madri, mogli e figli: poterli vedere una sola volta al mese per un’ora (chi può farlo, s’intende, perché si è molto lontani da casa e le spese da affrontare sono molte), senza poterli neanche baciare… e come fai a spiegarlo ad un bimbo (sotto i 12 anni puoi tenerlo con te e accarezzarlo, per soli 10 minuti durante quell’ora), come puoi farglielo capire. Tutto questo genera solo risentimento e odio allo stato puro. L’odio è il sentimento più brutto che possa esserci nell’animo umano, perché te lo consuma e non ti fa vedere la realtà; ma è pur vero che è uno dei sentimenti più forti per riuscire a resistere alle sofferenze e alle restrizioni, e tanti se ne nutrono, al 41bis.
Tale regime fa sì che uno si senta più vittima che reo che magari ha pure commesso un qualsiasi reato: questo è uno stato d’animo che tutti provano, senza distinzioni. Forse anche gli stessi agenti penitenziari vorrebbero che i detenuti siano odiosi e scostumati per poter giustificare tutte quelle privazioni che gli impongono di infliggerci, anche perché sono esseri umani come tutti e per giunta giovani, e quando la maggior parte dei detenuti gli chiede qualcosa con educazione e gentilezza, si sentono imbarazzati a dirti di no per delle vere e proprie sciocchezze. Poi c’è pure chi ci prende gusto a farti dei dispetti.
Che tipo di persone s’incontrano in carcere?
Si può dire che il carcere rispecchia nel piccolo la vita di fuori: ognuno con i propri vizi e le proprie virtù. Si cerca di essere più solidali fra detenuti, c’è più rispetto e educazione qui che nel mondo di fuori, anche se, tutto sommato, non ho visto tanta differenza. Oltre a conoscere persone ristrette, si fa conoscenza anche di altre persone (quando non si è al 41bis) come educatori e assistenti sociali: sono rare le volte ma li conosci. Poi ci sono gli agenti penitenziari, nella maggior parte giovani, che si rivolgono verso i detenuti educatamente anche se la loro rigidità cambia da carcere a carcere, a seconda di cosa gli viene imposto di fare e di come farlo.
In che condizioni sono oggi le carceri italiane (almeno con riferimento a quelle a Lei note)?
Le condizioni delle carcere variano da istituto a istituto. Ci sono le strutture nuove e quelle risalenti a centinaia di anni. Ma per tutti gli istituti, oggi, è l’alto numero di detenuti la causa principale del disagio che si è venuto a creare. Specialmente nelle sezioni normali, perché per quanto mi riguarda sono altri i problemi e le restrizioni. Praticamente, una volta riusciti fuori dal regime del 41bis si va nelle sezioni speciali, che prima erano chiamate E.I.V. (elevato indice di vigilanza) mentre oggi la sigla è AS 1. Non possiamo avere contatti con altri detenuti e si è esclusi da molte cose all’interno del carcere.
Negli ultimi anni, dopo averne trascorsi quasi sette a Cuneo sotto il 41bis, sono stato nel carcere di Sulmona, Catanzaro, qualche mese a Spoleto (di nuovo al 41bis) mentre ora mi trovo a Parma. A Spoleto, nonostante il 41bis, stavo in una cella confortevole, con tante piccolezze che sono indispensabili alla comodità (se così sì può dire) giornaliera di un detenuto: c’era l’acqua calda e la doccia per quasi tutto il giorno. Tra Catanzaro, Sulmona e Parma, il primo è molto disagiato come struttura e le cose non funzionano tanto bene anche se il senso di umanità degli agenti di custodia compensa i disagi, perché sono consapevoli delle difficoltà e fanno il possibile per venirti incontro nei problemi. Sulmona e Parma invece sono carceri rigide, specialmente qui a Parma, almeno dal mio punto di vista a dall’esperienza detentiva. La struttura è nuova e tutto è pulito. La sanità funziona.
Ma si ha il senso di vivere in un regime militarizzato, l’assenza di umanità di percepisce come in nessun altro istituto. La cella per una sola persona è vivibile anche se piccola. Ci hanno messo in cella le Tv nuove, quelle digitali (non so), però le hanno messe in una specie di gabbia, incassate nel muro, non si possono spostare, perciò la Tv si può vedere solo stando sul letto, perché quando sono venuti a regolarle abbiamo dovuto scegliere in quale posizione fissa guardarle: da seduti non si riesce. Hanno messo la doccia in cella ma puoi usarla solo per 10 minuti al giorno, per questo devi chiamare un agente che venga ad aprirla e chiuderla, così pure per l’asciugacapelli.
Giuro che è vero, non sto scherzando. Qui gli agenti di custodia fanno molto più lavoro di quello che fanno in altri istituti. Si usano le stesse regole di trattamento del 41bis, senza distinzioni tra detenuti: le limitazioni riguardo all’abbigliamento, ai libri e agli oggetti vari sono forse le più restrittive. Le conseguenze sono l’alto numero di suicidi compiuti o tentati, e di persone che impazziscono. Anche l’assegnazione del luogo in cui scontare la pena non si basa più sul comportamento del detenuto ma è questione di fortuna o sfortuna.
Quanti e quali diritti vengono negati ai carcerati?
Il diritto fondamentale che si dovrebbe riscontrare in carcere è il recupero e il reinserimento, così come previsto dalla Costituzione Italiana, ma non si fa; il diritto allo spazio che dovrebbe avere ogni persona detenuta (9 metri quadrati calpestabili) come prevede la Comunità Europea, non è applicato, anche s’è prescritto persino dall’Ordinamento penitenziario.
Se uno guarda le leggi sui diritti degli animali si rende conto che sono migliori di quelli previsti per i detenuti (con particolare riferimento alle condizioni in cui viviamo oggi nelle carceri italiane). Sono molti invece i diritti negati ai detenuti e tanti sono legati alla discrezionalità delle divisioni in ogni istituto. Dopo tanti anni trascorsi in carcere ho preso consapevolezza che per ogni diritto spettante a un detenuto c’è sempre qualcuno che lo fa venir meno. Pensi che qui, ancora oggi, durante la notte accendono le luci principali della cella e ti svegliano: cosa che non accade più quasi in nessun carcere poiché è una pratica abolita dall’Ordinamento penitenziario in quanto considerata una tortura, svegliare i detenuti la notte. Qui gli agenti penitenziari non ridono mai.
Un diritto negato più frequentemente è la lontananza dalla famiglia, in termini proprio di chilometri. E questo avviene solo per le persone del meridione: vi è una legge che prevede che un detenuto possa essere allontanato non più di 300 chilometri dal luogo di residenza dei familiari, ma questa legge viene ignorata del tutto, come se non esistesse.
Il carcere rende più giusti o meno sbagliati gli uomini?
Su questa domanda mi ci sono soffermato di più a riflettere ma il pensiero è stato sempre lo stesso. in carcere si ha molto tempo per pensare e giudicare con coscienza. Man mano che la detenzione si è prolungata, si è verificato un cambiamento progressivo. Dopo circa un decennio di detenzione una persona cambia totalmente sia nel modo di pensare che nel modo di vedere le cose. Praticamente non rimane nulla della persona che è entrata in carcere. Quando ne sentivo parlare a qualcuno ero scettico in tutto, ma l’ho constatato su di me il cambiamento.
Il senso se si diventa più giusti è relativo, perché il significato di “giusto” cambia da persona a persona. Una cosa è certa: la riflessione “e se potessi tornare indietro qui non ci sarei” è una costante per chi è detenuto da anni. Ma che si diventi meno sbagliati ne sono sicuro. Penso che una persona, dopo che si è fatto svariati anni di detenzione, l’unica cosa che desidera è poter uscire e godersi la famiglia e la libertà, poiché si è consapevole che soldi, godimenti e altro sono solo frivolezze a confronto di questi due beni superiori. Mi creda, si è stanchi di tutto.
Si è stanchi di verità e di falsità, di fatti e congetture, di parole spesso inutili e anche di essere o diventare più giusti. Devi ascoltare la tua coscienza. Perché alla domanda (se si diventa più giusti in carcere) la risposta sarebbe facile: dici di sì e basta. Ma se uno dice sì, mentre subisce delle ingiustizie, che risposta sarebbe! Ho capito che determinate cose nella vita non dovevo farle, allora in questo senso più giusto mi ha reso davvero.
Quali significati assume la parola “crimine” per chi viene investito dallo spettro dell’ergastolo?
L’Italia è l’unica nazione dove con l’ergastolo non si esce più. onde se la Costituzione prevede il recupero e il reinserimento del detenuto nella società, oltre al fatto che dopo 26 si può chiedere la condizionale, in realtà tutto ciò non avviene quasi mai. Ora c’è anche l’ergastolo ostativo che neppure permette di chiedere qualche forma di beneficio: praticamente significa morire in carcere. Non mi piace parlare di questo argomento, mi basta il dispiacere che provo per chi ne è colpito.
Di fronte ad una cosa del genere ci si rassegna e la stessa parola “crimine” che nei primi anni può avere aver avuto un significato personale, perde la sua efficacia di fronte alla morte che oggi è l’ergastolo. Certamente, poi, la parola “crimine” assume un significato negativo sia per chi è stato condannato all’ergastolo e sia per chi ha subito condanne ad una pena detentiva comunque lunga. Significa aver buttato via la propria vita o di aver buttato via la propria gioventù. Il rimorso e la colpa sono personali.
Ma anche la società ha la sua responsabilità. Se ci fosse il lavoro quando si è finita la scuola o se tutti potessero fare un mestiere in base alle proprie possibilità, forse queste parole, “crimine” ed “ergastolo”, sarebbero pronunciate di rado.
lunedì 29 novembre 2010
di LUIGI GUIDO
Combattere la criminalità è una delle battaglie liberali da sempre portate avanti dai Radicali. Ma, in questa battaglia, l'operare con gli strumenti della giustizia e il rispettare e difendere i diritti umani della persona hanno sempre assunto una preponderante centralità. Quella che segue è un'intervista utile a porre ancora una volta l'accento sullo stato di non-Diritto e non-Democrazia che caratterizza il sistema carcerario italiano, contro la cui incostituzionalità e inciviltà da sempre combattono tutti i Radicali, il loro leader Marco Pannella, Sergio D'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino .
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Il delitto non paga. Anzi toglie a chi lo compie anche quel po’ che aveva. La famiglia anzitutto, ch’è il prezzo più alto preteso dallo Stato verso chi ha commesso l’errore di frequentare le persone sbagliate, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. E in Italia ciò è tanto più vero quanto più è difficile e controversa quella parte di territorio in cui la vita svolge il suo corso. Ad esempio in regioni come la Calabria, dove i confini tra il bene il male non sempre sono netti.
La premessa è d’obbligo e non serve a giustificare nulla, atteso che la persona di cui qui trattiamo sta scontando la pena detentiva dell’ergastolo, pur al suo primo grado del processo, sulla base di quel fenomeno giudiziario a tutti noto come “pentitismo”. La storia è quella di Gianfranco Ruà, implicato in più processi avviati in Calabria dai pm antimafia e sul quale pende l’ultima condanna all’ergastolo, pronunziata la scorsa estate nell’ambito dell’inchiesta nominata “Missing”, che ha tentato di far luce sulla lunghissima scia di sangue che ha contrassegnato il crimine nella città di Cosenza e nel suo vasto territorio provinciale negli anni Ottanta.
Dopo aver trascorso quasi nove anni sottoposto al duro regime del 41bis, Ruà è adesso rinchiuso nel carcere di Parma con il protocollo dell’alta sorveglianza di primo grado. Qui Ruà si racconta e ci racconta di esperienze terribili, che fanno di un accusato di reati mafiosi un uomo nudo, completamente inerme, di fronte ai diuturni attacchi psicologici degni della peggior Guantanamo.
Ma Gianfranco Ruà prega, medita, legge di continuo e così supera le lunghe, infinite giornate detentive forse a volte disperando pure di riuscire a riabbracciare mai più i propri cari che, con quella vita, quella di cui è accusato d’aver fatto parte, nulla hanno a che fare.
Da quanti anni conosce il carcere?
Da quasi 30 anni
Quando è stato arrestato la prima volta e perché?
Nel 1982, per porto d’armi
Qual è l’ultima volta che è stato arrestato e con quali accuse?
Nel 1994, per associazione mafiosa e altro. Durante la detenzione sono seguite le accuse di rapina, estorsione e omicidio.
Cos’è il 41bis?
Se non lo si vive di persona è difficile spiegarlo e farlo capire agli altri, cos’è il 41bis. Una persona normale non può credere che possono succedere determinate cose. Innanzitutto si sta sotto tensione tutti i giorni e se anche tu non volessi, ci pensano gli agenti a farti stare così: vengono a controllare cosa fai in ogni minuto. Le tensioni di chi è sottoposto a tale regime è talmente alta che uno si dimentica i problemi giudiziari, pensando solo “e oggi cosa succede? cosa devo affrontare?”. Fanno di tutto per cancellare la tua persona. Il 41bis è vivere 23 ore al giorno in cella, da solo, senza neanche poter dare uno sguardo fuori dalla finestra, perché un pannello la occlude.
Nell’ora d’aria consentita incontri soltanto tre o al massimo quattro altri detenuti, in uno spazio ristrettissimo: le mura sono talmente alte che il sole d’inverno non arriva mai anche perché sono sormontate da una grata di ferro. Il colloquio con i familiari c’è una sola ora al mese ed avviene in una specie di “cabina telefonica” (quelle di una volta) che, per non avere contatti, è dotato di un vetro divisorio blindato. Tutto viene filmato e registrato. E se dici una parola scherzosa o anche allusiva, chi ti sorveglia può capire una cosa per un’altra. Lo stesso accade con le lettere, che sono censurate. Si viene perquisiti decine di volte al giorno quando si esce dalle celle. Con le ultime restrizioni adottate, non si può avere neanche un quotidiano con la cronaca regionale, non si può cucinare. Si è tornati all’inasprimento dei primi anni.
C’è da chiedersi cosa centri tutto ciò, tutte queste privazioni, con il discorso sulla sicurezza! Specialmente quando ti contano le mutande e i calzini (non più di cinque paia). A proposito del divieto di cucinare le racconto alcune cose: la mia prima Vigilia di Natale al 41bis, ricordo che per cena c’era brodo e una fetta di mortadella. Poiché non mangio carne, ho trascorso a digiuno quel giorno. (e ho pensato, auto-consolandomi, che ogni tanto fa bene restare a digiuno). Invece, nel centro clinico di Secondigliano, sempre sotto il 41bis, si arriva a fare sciopero per un piatto di spaghetti ogni tanto, e lì, nella maggior parte, sono persone anziane e ammalate. S’è fatta e si fa la fame, al 41 bis, quando non si può cucinare.
Siamo nel XXI Secolo e in Italia è successo e succede tutto questo. Una mia valutazione personale sul 41bis: oggi non serve a nulla, genera solo sofferenza e odio e, anzi, per certi versi è diventato addirittura uno “status simbol” per i giovani perché se non sei stato al 41bis non sei nessuno, e oggi sono parecchi i ragazzi mandati al 41bis (lascio ad altri l’interpretazione di ciò). La sola realtà del 41bis è che viene usato per indurre a collaborare. Un tempo c’era la tortura fisica (vedi la santa inquisizione) per fare confessare a qualcuno di aver commesso anche quello che non aveva commesso. Ora c’è il 41bis.
Cosa accade nello spirito di una persona sottoposta a questo duro regime?
Penso che ognuno di noi affronti con spirito diverso le sofferenze, le restrizioni e le privazioni. Il 41bis genera svariati stati d’animo e sentimenti tra le persone che vi sono sottoposte e possono restare tracce indelebili per tutta la vita (se posso fare un esempio, è come un lutto: c’è chi dopo un po’ di tempo se ne fa una ragione, chi invece riesce a farsela dopo qualche anno e chi il lutto non lo supererà mai).
Ciò che ti tocca di più nel cuore non è tanto la tua stessa sofferenza che, al limite, è la parte più irrisoria, bensì la sofferenza patita dalle persone a te più care come madri, mogli e figli: poterli vedere una sola volta al mese per un’ora (chi può farlo, s’intende, perché si è molto lontani da casa e le spese da affrontare sono molte), senza poterli neanche baciare… e come fai a spiegarlo ad un bimbo (sotto i 12 anni puoi tenerlo con te e accarezzarlo, per soli 10 minuti durante quell’ora), come puoi farglielo capire. Tutto questo genera solo risentimento e odio allo stato puro. L’odio è il sentimento più brutto che possa esserci nell’animo umano, perché te lo consuma e non ti fa vedere la realtà; ma è pur vero che è uno dei sentimenti più forti per riuscire a resistere alle sofferenze e alle restrizioni, e tanti se ne nutrono, al 41bis.
Tale regime fa sì che uno si senta più vittima che reo che magari ha pure commesso un qualsiasi reato: questo è uno stato d’animo che tutti provano, senza distinzioni. Forse anche gli stessi agenti penitenziari vorrebbero che i detenuti siano odiosi e scostumati per poter giustificare tutte quelle privazioni che gli impongono di infliggerci, anche perché sono esseri umani come tutti e per giunta giovani, e quando la maggior parte dei detenuti gli chiede qualcosa con educazione e gentilezza, si sentono imbarazzati a dirti di no per delle vere e proprie sciocchezze. Poi c’è pure chi ci prende gusto a farti dei dispetti.
Che tipo di persone s’incontrano in carcere?
Si può dire che il carcere rispecchia nel piccolo la vita di fuori: ognuno con i propri vizi e le proprie virtù. Si cerca di essere più solidali fra detenuti, c’è più rispetto e educazione qui che nel mondo di fuori, anche se, tutto sommato, non ho visto tanta differenza. Oltre a conoscere persone ristrette, si fa conoscenza anche di altre persone (quando non si è al 41bis) come educatori e assistenti sociali: sono rare le volte ma li conosci. Poi ci sono gli agenti penitenziari, nella maggior parte giovani, che si rivolgono verso i detenuti educatamente anche se la loro rigidità cambia da carcere a carcere, a seconda di cosa gli viene imposto di fare e di come farlo.
In che condizioni sono oggi le carceri italiane (almeno con riferimento a quelle a Lei note)?
Le condizioni delle carcere variano da istituto a istituto. Ci sono le strutture nuove e quelle risalenti a centinaia di anni. Ma per tutti gli istituti, oggi, è l’alto numero di detenuti la causa principale del disagio che si è venuto a creare. Specialmente nelle sezioni normali, perché per quanto mi riguarda sono altri i problemi e le restrizioni. Praticamente, una volta riusciti fuori dal regime del 41bis si va nelle sezioni speciali, che prima erano chiamate E.I.V. (elevato indice di vigilanza) mentre oggi la sigla è AS 1. Non possiamo avere contatti con altri detenuti e si è esclusi da molte cose all’interno del carcere.
Negli ultimi anni, dopo averne trascorsi quasi sette a Cuneo sotto il 41bis, sono stato nel carcere di Sulmona, Catanzaro, qualche mese a Spoleto (di nuovo al 41bis) mentre ora mi trovo a Parma. A Spoleto, nonostante il 41bis, stavo in una cella confortevole, con tante piccolezze che sono indispensabili alla comodità (se così sì può dire) giornaliera di un detenuto: c’era l’acqua calda e la doccia per quasi tutto il giorno. Tra Catanzaro, Sulmona e Parma, il primo è molto disagiato come struttura e le cose non funzionano tanto bene anche se il senso di umanità degli agenti di custodia compensa i disagi, perché sono consapevoli delle difficoltà e fanno il possibile per venirti incontro nei problemi. Sulmona e Parma invece sono carceri rigide, specialmente qui a Parma, almeno dal mio punto di vista a dall’esperienza detentiva. La struttura è nuova e tutto è pulito. La sanità funziona.
Ma si ha il senso di vivere in un regime militarizzato, l’assenza di umanità di percepisce come in nessun altro istituto. La cella per una sola persona è vivibile anche se piccola. Ci hanno messo in cella le Tv nuove, quelle digitali (non so), però le hanno messe in una specie di gabbia, incassate nel muro, non si possono spostare, perciò la Tv si può vedere solo stando sul letto, perché quando sono venuti a regolarle abbiamo dovuto scegliere in quale posizione fissa guardarle: da seduti non si riesce. Hanno messo la doccia in cella ma puoi usarla solo per 10 minuti al giorno, per questo devi chiamare un agente che venga ad aprirla e chiuderla, così pure per l’asciugacapelli.
Giuro che è vero, non sto scherzando. Qui gli agenti di custodia fanno molto più lavoro di quello che fanno in altri istituti. Si usano le stesse regole di trattamento del 41bis, senza distinzioni tra detenuti: le limitazioni riguardo all’abbigliamento, ai libri e agli oggetti vari sono forse le più restrittive. Le conseguenze sono l’alto numero di suicidi compiuti o tentati, e di persone che impazziscono. Anche l’assegnazione del luogo in cui scontare la pena non si basa più sul comportamento del detenuto ma è questione di fortuna o sfortuna.
Quanti e quali diritti vengono negati ai carcerati?
Il diritto fondamentale che si dovrebbe riscontrare in carcere è il recupero e il reinserimento, così come previsto dalla Costituzione Italiana, ma non si fa; il diritto allo spazio che dovrebbe avere ogni persona detenuta (9 metri quadrati calpestabili) come prevede la Comunità Europea, non è applicato, anche s’è prescritto persino dall’Ordinamento penitenziario.
Se uno guarda le leggi sui diritti degli animali si rende conto che sono migliori di quelli previsti per i detenuti (con particolare riferimento alle condizioni in cui viviamo oggi nelle carceri italiane). Sono molti invece i diritti negati ai detenuti e tanti sono legati alla discrezionalità delle divisioni in ogni istituto. Dopo tanti anni trascorsi in carcere ho preso consapevolezza che per ogni diritto spettante a un detenuto c’è sempre qualcuno che lo fa venir meno. Pensi che qui, ancora oggi, durante la notte accendono le luci principali della cella e ti svegliano: cosa che non accade più quasi in nessun carcere poiché è una pratica abolita dall’Ordinamento penitenziario in quanto considerata una tortura, svegliare i detenuti la notte. Qui gli agenti penitenziari non ridono mai.
Un diritto negato più frequentemente è la lontananza dalla famiglia, in termini proprio di chilometri. E questo avviene solo per le persone del meridione: vi è una legge che prevede che un detenuto possa essere allontanato non più di 300 chilometri dal luogo di residenza dei familiari, ma questa legge viene ignorata del tutto, come se non esistesse.
Il carcere rende più giusti o meno sbagliati gli uomini?
Su questa domanda mi ci sono soffermato di più a riflettere ma il pensiero è stato sempre lo stesso. in carcere si ha molto tempo per pensare e giudicare con coscienza. Man mano che la detenzione si è prolungata, si è verificato un cambiamento progressivo. Dopo circa un decennio di detenzione una persona cambia totalmente sia nel modo di pensare che nel modo di vedere le cose. Praticamente non rimane nulla della persona che è entrata in carcere. Quando ne sentivo parlare a qualcuno ero scettico in tutto, ma l’ho constatato su di me il cambiamento.
Il senso se si diventa più giusti è relativo, perché il significato di “giusto” cambia da persona a persona. Una cosa è certa: la riflessione “e se potessi tornare indietro qui non ci sarei” è una costante per chi è detenuto da anni. Ma che si diventi meno sbagliati ne sono sicuro. Penso che una persona, dopo che si è fatto svariati anni di detenzione, l’unica cosa che desidera è poter uscire e godersi la famiglia e la libertà, poiché si è consapevole che soldi, godimenti e altro sono solo frivolezze a confronto di questi due beni superiori. Mi creda, si è stanchi di tutto.
Si è stanchi di verità e di falsità, di fatti e congetture, di parole spesso inutili e anche di essere o diventare più giusti. Devi ascoltare la tua coscienza. Perché alla domanda (se si diventa più giusti in carcere) la risposta sarebbe facile: dici di sì e basta. Ma se uno dice sì, mentre subisce delle ingiustizie, che risposta sarebbe! Ho capito che determinate cose nella vita non dovevo farle, allora in questo senso più giusto mi ha reso davvero.
Quali significati assume la parola “crimine” per chi viene investito dallo spettro dell’ergastolo?
L’Italia è l’unica nazione dove con l’ergastolo non si esce più. onde se la Costituzione prevede il recupero e il reinserimento del detenuto nella società, oltre al fatto che dopo 26 si può chiedere la condizionale, in realtà tutto ciò non avviene quasi mai. Ora c’è anche l’ergastolo ostativo che neppure permette di chiedere qualche forma di beneficio: praticamente significa morire in carcere. Non mi piace parlare di questo argomento, mi basta il dispiacere che provo per chi ne è colpito.
Di fronte ad una cosa del genere ci si rassegna e la stessa parola “crimine” che nei primi anni può avere aver avuto un significato personale, perde la sua efficacia di fronte alla morte che oggi è l’ergastolo. Certamente, poi, la parola “crimine” assume un significato negativo sia per chi è stato condannato all’ergastolo e sia per chi ha subito condanne ad una pena detentiva comunque lunga. Significa aver buttato via la propria vita o di aver buttato via la propria gioventù. Il rimorso e la colpa sono personali.
Ma anche la società ha la sua responsabilità. Se ci fosse il lavoro quando si è finita la scuola o se tutti potessero fare un mestiere in base alle proprie possibilità, forse queste parole, “crimine” ed “ergastolo”, sarebbero pronunciate di rado.
martedì 12 ottobre 2010
Carcere di Bologna:detenuti presenti: 1.119,gli educatori sono solo 8-9! e i detenuti si arrabbiano con loro perche' non vi dedicano tempo.Ovvio sono troppo pochi rispetto ai detenuti! carcere,governo,angelino alfano,giustizia,politici,penitenziari
Visita al carcere di Bologna: nella sofferenza molte ombre, qualche luce
12 ottobre 2010
Dopo lo sciopero della fame che io, mia moglie e mio figlio abbiamo fatto per 2 giorni in solidarietà con Marco Pannella (che ora è già al decimo giorno), per denunciare la grave situazione delle carceri italiane, domenica mattina ho accompagnato l’on. Rita Bernardini (storica parlamentare radicale, del gruppo PD alla Camera, componente della Commissione Giustizia) nella sua visita ispettiva al Carcere della Dozza. Rita Bernardini venerdì sera mi aveva chiesto se ero interessato ad accompagnarla dopo aver saputo della mia adesione allo sciopero della fame.
La visita, non certo una passerella, è durata dalle 10 alle 13.30; un lungo percorso attraverso le celle del reparto giudiziario maschile (il più numeroso) e poi quelle dell’infermeria. All’inizio ed alla fine domande alle guardie carcerarie ed al loro comandante, tutti molto disponibili e con una grande attenzione umana.
Io non ero mai stato in visita ad un carcere, è stato un bel pugno allo stomaco, ma anche una conferma degli aspetti fondamentali della situazione del carcere di Bologna su cui mi ero prima informato.
Cerco qui di fornire un resoconto, convinto che su questa realtà il PD deve dire delle cose vere, battersi con continuità e lungimiranza per la soluzione dei problemi fondamentali senza seguire l’onda securitaria e di diffusione della paura e dell’intolleranza, queste sì generatrici di insicurezza per tutti.
Occorre riconoscere che i Radicali italiani sono sempre stati coerentemente vicini a questa sofferenza con continue visite ispettive, con interrogazioni, con “Radio Carcere”, con proposte di legge, con iniziative pubbliche. Rita Bernardini mi ha detto che negli ultimi anni è un po’ cresciuta la sensibilità anche negli altri partiti, ora sono circa 60 i parlamentari che fanno queste visite ispettive. A Bologna, per il PD, sono in particolare Rita Ghedini, Donata Lenzi e Sandra Zampa. Ho avuto conferma che Rita Bernardini è una parlamentare “tosta”, nel senso più nobile: politica esperta, parlamentare di grande competenza su leggi, regolamenti, rapporti fra ministero, DAP (dipartimento) e tutte le carceri italiane (le guardie carcerarie, molti detenuti la conoscevano direttamente a causa delle visite precedenti o ne avevano sentito parlare). Ma anche una grande umanità: 10-15 minuti in ogni cella visitata, domande su segnalazioni, situazione della cella, loro reati, loro famiglia, loro salute, etc..
Gli aspetti positivi del carcere di Bologna:
- 250 volontari di varie associazioni si susseguono al carcere per varie attività
- vi sono accordi, convenzioni utili per formazione e lavoro (Università di Bologna con corsi di laurea per detenuti e guardie, ConApi per sperimentazione di apicoltura, Fondazione Aldini e aziende per attivazione officina meccanica, Ascom per kit cartoleria, etc.)
- clima molto buono, nonostante le difficoltà e lo scarso numero di guardie, fra detenuti e guardie carcerarie, riconosciuto da tanti detenuti.
Gli aspetti negativi:
- detenuti presenti: 1.119, di cui 1.047 uomini e 72 donne (un bambino di pochi mesi detenuto con la
madre)
- capienza regolamentare: 483 posti
- capienza “tollerabile”: 882
- detenuti in attesa di 1° giudizio 272; detenuti appellanti e ricorrenti 356; detenuti definitivi 491
- tossicodipendenti presenti: 293
- % stranieri (comunitari ed extracomunitari) 65% di 51 nazionalità diverse. La maggior parte sono magrebini
(Marocco, Tunisia, Algeria), poi rumeni e albanesi
- % di detenuti che lavorano: 10% (troppo pochi)
- numero di detenuti iscritti a corsi scolastici 80 + una quindicina di universitari
- molti (ma non abbiamo le percentuali) sono coloro che si trovano in carcere con il solo reato di immigrazione clandestina.
- agenti di polizia penitenziaria previsti dalla pianta organica: 567
- agenti effettivamente presenti 393
Infine l’incontro di Rita Bernardini con alcune decine di detenuti ci ha fornito alcune problematiche, certo non nuove; ma alcuni casi individuali li riporto perché fanno capire, danno dolore, fanno pensare a che punto di degrado anche culturale ed umano siamo arrivati, alcuni fanno indignare:
- un ragazzo albanese (31 anni) con 3 figli, deve scontare un anno perché trovato senza permesso di soggiorno, senza documenti; quando uscirà avrà solo 5 gg per ritornare al suo Paese, altrimenti se fermato, tornerà in carcere (non ha nessun precedente, nessun altro reato); come questo ne abbiamo riscontrati altri 4-5 nei colloqui
- una cella di 3 italiani, reati di furto, spaccio di droga (quest’ultimo è il reato più frequente), sono arrabbiati con gli educatori (solo 8-9!) perché secondo loro favorirebbero gli stranieri; in realtà, ne abbiamo parlato, semplicemente gli stranieri sono i 2/3 dei detenuti
- una cella (ogni cella è di 10-11 mq e sono in 3 invece di 1-regolare oppure 2-tollerabile) con uno che ha spiegato alcuni problemi, molto informato, ma ha tenuto duro sui meriti di Berlusconi per la lotta contro le mafie (!), in un’altra cella manifesti del duce e del fascio littorio
- un ragazzo tossicodipendente, con problemi psichiatrici, i genitori anziani non riescono più a venirlo a trovare, si prodigava a ringraziare la Bernardini e le guardie, con evidente paura, disperazione, richiesta di aiuto
- diversi in attesa di giudizio senza più l’assistenza di un avvocato per mancanza di mezzi, di informazioni
(in particolare stranieri, ma non solo)
- 1 bosniaco con 8 figli a casa
- 1 ragazzo straniero con la faccia medicata e fasciata è in carcere perché ha avuto un incidente, sono arrivati i vigili urbani di Bologna, non aveva il permesso di soggiorno, dopo la medicazione l’hanno portato in carcere.
La stragrande maggioranza giovani. In tante occasioni, dove ha riscontrato dubbi sulle situazioni di detenzione, Rita Bernardini ha fornito a loro il suo indirizzo (dell’ufficio parlamentare o la sua e-mail) e ha chiesto che mandassero copia dei documenti ed una lettera di spiegazione. E’ per lei la prassi, per capire con più tempo cosa si può fare di più, anche con eventuali interrogazioni parlamentari. Interrogazione parlamentare che Rita Bernardini ha già preparato ieri in relazione a questa visita ispettiva.
Rita Bernardini si sta battendo alla Camera in Commissione Giustizia (dice che la capogruppo PD, Ferrante, ex-pm, dimostra scarsa apertura, a differenza di Andrea Orlando, resp. Giustizia del PD) per 2 obiettivi soprattutto:
1) ripristinare il testo originario di una proposta di legge per far scontare agli arresti domiciliari che ha meno di un anno
2) una proposta di legge per dare ai Sindaci la stessa possibilità ispettiva dei parlamentari (sembra strano, ma ora non è così) per i carceri del loro territorio.
Concludo: se la civiltà di un popolo si vede dalle carceri, siamo messi male, qui a Bologna come nella maggior parte delle carceri italiane. Anche perché siamo nel pieno della fase della “politica della paura”, delle iniziative securitarie che fanno sempre più presa, anche se sono disumane ed inefficaci. In questo buio le uniche luci sono il volontariato ed una discreta situazione umana ed organizzativa delle guardie carcerarie.
Oggi una nuova tragica notizia: un detenuto del carcere di Ravenna si è ucciso, impiccandosi. Era in carcere per una rapina; aveva 42 anni, siciliano, ex-collaboratore di giustizia. E’ il 54esimo detenuto che si toglie la vita dall’inizio dell’anno.
“… perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”
(Cesare Beccarla, Dei delitti e delle pene, righe conclusive)
12 ottobre 2010
Dopo lo sciopero della fame che io, mia moglie e mio figlio abbiamo fatto per 2 giorni in solidarietà con Marco Pannella (che ora è già al decimo giorno), per denunciare la grave situazione delle carceri italiane, domenica mattina ho accompagnato l’on. Rita Bernardini (storica parlamentare radicale, del gruppo PD alla Camera, componente della Commissione Giustizia) nella sua visita ispettiva al Carcere della Dozza. Rita Bernardini venerdì sera mi aveva chiesto se ero interessato ad accompagnarla dopo aver saputo della mia adesione allo sciopero della fame.
La visita, non certo una passerella, è durata dalle 10 alle 13.30; un lungo percorso attraverso le celle del reparto giudiziario maschile (il più numeroso) e poi quelle dell’infermeria. All’inizio ed alla fine domande alle guardie carcerarie ed al loro comandante, tutti molto disponibili e con una grande attenzione umana.
Io non ero mai stato in visita ad un carcere, è stato un bel pugno allo stomaco, ma anche una conferma degli aspetti fondamentali della situazione del carcere di Bologna su cui mi ero prima informato.
Cerco qui di fornire un resoconto, convinto che su questa realtà il PD deve dire delle cose vere, battersi con continuità e lungimiranza per la soluzione dei problemi fondamentali senza seguire l’onda securitaria e di diffusione della paura e dell’intolleranza, queste sì generatrici di insicurezza per tutti.
Occorre riconoscere che i Radicali italiani sono sempre stati coerentemente vicini a questa sofferenza con continue visite ispettive, con interrogazioni, con “Radio Carcere”, con proposte di legge, con iniziative pubbliche. Rita Bernardini mi ha detto che negli ultimi anni è un po’ cresciuta la sensibilità anche negli altri partiti, ora sono circa 60 i parlamentari che fanno queste visite ispettive. A Bologna, per il PD, sono in particolare Rita Ghedini, Donata Lenzi e Sandra Zampa. Ho avuto conferma che Rita Bernardini è una parlamentare “tosta”, nel senso più nobile: politica esperta, parlamentare di grande competenza su leggi, regolamenti, rapporti fra ministero, DAP (dipartimento) e tutte le carceri italiane (le guardie carcerarie, molti detenuti la conoscevano direttamente a causa delle visite precedenti o ne avevano sentito parlare). Ma anche una grande umanità: 10-15 minuti in ogni cella visitata, domande su segnalazioni, situazione della cella, loro reati, loro famiglia, loro salute, etc..
Gli aspetti positivi del carcere di Bologna:
- 250 volontari di varie associazioni si susseguono al carcere per varie attività
- vi sono accordi, convenzioni utili per formazione e lavoro (Università di Bologna con corsi di laurea per detenuti e guardie, ConApi per sperimentazione di apicoltura, Fondazione Aldini e aziende per attivazione officina meccanica, Ascom per kit cartoleria, etc.)
- clima molto buono, nonostante le difficoltà e lo scarso numero di guardie, fra detenuti e guardie carcerarie, riconosciuto da tanti detenuti.
Gli aspetti negativi:
- detenuti presenti: 1.119, di cui 1.047 uomini e 72 donne (un bambino di pochi mesi detenuto con la
madre)
- capienza regolamentare: 483 posti
- capienza “tollerabile”: 882
- detenuti in attesa di 1° giudizio 272; detenuti appellanti e ricorrenti 356; detenuti definitivi 491
- tossicodipendenti presenti: 293
- % stranieri (comunitari ed extracomunitari) 65% di 51 nazionalità diverse. La maggior parte sono magrebini
(Marocco, Tunisia, Algeria), poi rumeni e albanesi
- % di detenuti che lavorano: 10% (troppo pochi)
- numero di detenuti iscritti a corsi scolastici 80 + una quindicina di universitari
- molti (ma non abbiamo le percentuali) sono coloro che si trovano in carcere con il solo reato di immigrazione clandestina.
- agenti di polizia penitenziaria previsti dalla pianta organica: 567
- agenti effettivamente presenti 393
Infine l’incontro di Rita Bernardini con alcune decine di detenuti ci ha fornito alcune problematiche, certo non nuove; ma alcuni casi individuali li riporto perché fanno capire, danno dolore, fanno pensare a che punto di degrado anche culturale ed umano siamo arrivati, alcuni fanno indignare:
- un ragazzo albanese (31 anni) con 3 figli, deve scontare un anno perché trovato senza permesso di soggiorno, senza documenti; quando uscirà avrà solo 5 gg per ritornare al suo Paese, altrimenti se fermato, tornerà in carcere (non ha nessun precedente, nessun altro reato); come questo ne abbiamo riscontrati altri 4-5 nei colloqui
- una cella di 3 italiani, reati di furto, spaccio di droga (quest’ultimo è il reato più frequente), sono arrabbiati con gli educatori (solo 8-9!) perché secondo loro favorirebbero gli stranieri; in realtà, ne abbiamo parlato, semplicemente gli stranieri sono i 2/3 dei detenuti
- una cella (ogni cella è di 10-11 mq e sono in 3 invece di 1-regolare oppure 2-tollerabile) con uno che ha spiegato alcuni problemi, molto informato, ma ha tenuto duro sui meriti di Berlusconi per la lotta contro le mafie (!), in un’altra cella manifesti del duce e del fascio littorio
- un ragazzo tossicodipendente, con problemi psichiatrici, i genitori anziani non riescono più a venirlo a trovare, si prodigava a ringraziare la Bernardini e le guardie, con evidente paura, disperazione, richiesta di aiuto
- diversi in attesa di giudizio senza più l’assistenza di un avvocato per mancanza di mezzi, di informazioni
(in particolare stranieri, ma non solo)
- 1 bosniaco con 8 figli a casa
- 1 ragazzo straniero con la faccia medicata e fasciata è in carcere perché ha avuto un incidente, sono arrivati i vigili urbani di Bologna, non aveva il permesso di soggiorno, dopo la medicazione l’hanno portato in carcere.
La stragrande maggioranza giovani. In tante occasioni, dove ha riscontrato dubbi sulle situazioni di detenzione, Rita Bernardini ha fornito a loro il suo indirizzo (dell’ufficio parlamentare o la sua e-mail) e ha chiesto che mandassero copia dei documenti ed una lettera di spiegazione. E’ per lei la prassi, per capire con più tempo cosa si può fare di più, anche con eventuali interrogazioni parlamentari. Interrogazione parlamentare che Rita Bernardini ha già preparato ieri in relazione a questa visita ispettiva.
Rita Bernardini si sta battendo alla Camera in Commissione Giustizia (dice che la capogruppo PD, Ferrante, ex-pm, dimostra scarsa apertura, a differenza di Andrea Orlando, resp. Giustizia del PD) per 2 obiettivi soprattutto:
1) ripristinare il testo originario di una proposta di legge per far scontare agli arresti domiciliari che ha meno di un anno
2) una proposta di legge per dare ai Sindaci la stessa possibilità ispettiva dei parlamentari (sembra strano, ma ora non è così) per i carceri del loro territorio.
Concludo: se la civiltà di un popolo si vede dalle carceri, siamo messi male, qui a Bologna come nella maggior parte delle carceri italiane. Anche perché siamo nel pieno della fase della “politica della paura”, delle iniziative securitarie che fanno sempre più presa, anche se sono disumane ed inefficaci. In questo buio le uniche luci sono il volontariato ed una discreta situazione umana ed organizzativa delle guardie carcerarie.
Oggi una nuova tragica notizia: un detenuto del carcere di Ravenna si è ucciso, impiccandosi. Era in carcere per una rapina; aveva 42 anni, siciliano, ex-collaboratore di giustizia. E’ il 54esimo detenuto che si toglie la vita dall’inizio dell’anno.
“… perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”
(Cesare Beccarla, Dei delitti e delle pene, righe conclusive)
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Radicali
giovedì 26 agosto 2010
Secondo ferragosto in carcere. I dati e la situazione della casa circondariale di Sondrio
Come preannunciato, nella mattinata di domenica 15 agosto, per circa due ore, il deputato Gianni Farina (Pd), di origini valtellinesi e membro per lungo tempo della Commissione Giustizia della Camera, ha visitato il carcere di Sondrio accompagnato dai militanti radicali Giovanni Sansi, Federica Ciapponi, Gianfranco Camero e da Mario Dell'Oca.
L'iniziativa rientrava nell'ambito del “secondo Ferragosto in carcere” che ha visto circa 200 fra deputati, senatori, parlamentari europei e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici partecipare alla grande visita in massa delle 216 Case Circondariali e di Reclusione promossa, per il secondo anno, da Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del Pd.
I partecipanti all’azione di sindacato ispettivo sono stati accolti dal Vice Commissario Noemi Gennari, Comandante presso la Casa circondariale di Sondrio, con la quale si sono intrattenuti per raccogliere i dati previsti dal questionario standard predisposto a livello nazionale, procedendo poi all’esame della struttura penitenziaria e al colloquio con diversi detenuti.
A fronte di una capienza regolamentare di 27 posti (e tollerata di 48) sono attualmente presenti 38 detenuti comuni, tutti uomini, di cui 17 con condanna definitiva e 21 in attesa di giudizio; 15 sono tossicodipendenti, di cui 7 in terapia metadonica, 2 detenuti presentano patologie di tipo psichiatrico e 1 è sieropositivo. Gli stranieri sono 11, 8 detenuti lavorano come dipendenti dell’amministrazione penitenziaria per lo svolgimento delle mansioni ordinarie interne all’istituto (cucina, pulizia) e uno lavora come dipendente all’esterno in qualità di “semilibero”. Quanto al personale operante nel carcere, sono in servizio effettivo 25 agenti (rispetto ad una pianta organica che ne prevede 28), 2 educatori (sui 3 prescritti) e uno psicologo.
Per quanto concerne la struttura, che risale a circa un secolo fa, nella sezione centrale vi sono celle di 8,4 mq che ospitano 2 detenuti e altre di 27 mq che ne contengono 4, con bagno collocato in vano separato (senza doccia e acqua calda) e 2 locali doccia comuni; in altra sezione sono situate 3 celle ad uso provvisorio decisamente indecorose (fortunatamente vuote) poi, oltre alla cucina e all’infermeria, vi è una sala adibita a biblioteca, un locale con 4 computer, una spaziosa palestra adeguatamente attrezzata e area passeggi spoglia e decisamente angusta di circa 100 mq (sono previste quotidianamente 4 ore d’aria e 2 di “socialità”). Altrettanto inadeguata risulta essere l’area colloqui, piccola e divisa da un lungo piano, a cui talvolta si sopperisce mettendo a disposizione una saletta che garantisce un po’ di riservatezza, mentre rimane affidato alla sensibilità del personale l’eventuale attesa di accesso al colloquio fuori dal portone di ingresso.
È il caso di ricordare che Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (proprio in una sentenza contro l’Italia) hanno stabilito degli standard minimi per la detenzione: 7 mq per un detenuto, 10 per 2, 13 per 3 e non meno di 15 per 4 detenuti, mentre almeno 8 ore al giorno dovrebbero essere trascorse fuori dalla cella.
Ciò premesso e tenuto conto delle condizioni spesso infernali che riguardano buona parte del sistema penitenziario italiano, ci è sembrato nel complesso perlomeno accettabile la condizione del carcere di Sondrio, discrete le opere di manutenzione degli interni e dei servizi igienico sanitari, così come ci sono apparsi di alto livello la coscienza e l’impegno degli addetti alla funzione di polizia penitenziaria, ben diversa, ci è stato detto, almeno nelle intenzioni, da quella che un tempo si chiamava “guardia carceraria”.
Per ultimo vogliamo sottolineare come anche in questo contesto locale l’incidenza di detenuti in attesa di giudizio superi la metà (55%) e pertanto si possa supporre un ricorso eccessivo, e spesso illegittimo, allo strumento della custodia cautelare, in contrasto con il principio costituzionale in base al quale «l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva»; per altro verso risultano evidenti gli effetti nefasti dell’attuale legislazione in materie di droghe che anche a Sondrio vedono implicati circa il 40% dei carcerati.
Gianfranco Camero
p. Radicali Sondrio
gianfrancocamero@gmail.com
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venerdì 20 agosto 2010
Radicali, a Saluzzo sovraffollamento e carenze di educatori,solo 2 sugli 8 previsti in organico. carcere,detenuti,governo,rita bernardini,giustizia,politici
Carceri: Radicali, a Saluzzo sovraffollamento e carenze di educatori,solo 2 sugli 8 previsti in organico
Nel carcere di Saluzzo, nel cuneese, il sovraffollamento ha portato la direzione a disporre tre letti in celle da nove metri quadri. E' la denuncia del presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, che stamattina ha visitato la struttura insieme a Magda Negri, senatrice del Pd, e a Teresio Delfino, deputato Udc e coordinatore regionale del Piemonte del partito, nell'ambito dell'iniziativa "ferragosto in carcere", lanciata a livello nazionale per verificare la situazione nei penitenziari italiani.
A Saluzzo, spiega Mellano, sono detenute 433 persone, contro una capienza regolamentare di 250. E cosi', in due sezioni, ci sono ormai tre detenuti per cella. E' in via di costruzione un nuovo padiglione da 200 posti. Gli agenti in servizio sono 154, contro i 254 previsti, mentre gli educatori, che dovrebbero essere otto, sono due. "Con i tagli del Governo - denuncia Mellano - ci sono sempre meno possibilita' per le attivita'". Sono 60 in tutto le persone che lavorano nel carcere e 14 quelle fanno attivita' all'esterno. "Molti - spiega Mellano - ci dicono che vorrebbero lavorare, ma non ne hanno la possibilita'".
Un altro grave problema e' poi quello sanitario: "Per ogni visita specialistica - sottolinea Mellano - bisogna rivolgersi all'esterno; ma manca il personale per organizzare lo spostamento in ospedale e cosi' per avere una visita al menisco, o al ginocchio, si puo' aspettare molto tempo, con le relative conseguenze". "Ci sono anche elementi di eccellenza - precisa l'esponente radicale - come il laboratorio per la produzione per la birra, portato avanti da una cooperativa. Ma senza risorse adeguate diventa molto difficile portare avanti qualsiasi attivita'".
Nel carcere di Saluzzo, nel cuneese, il sovraffollamento ha portato la direzione a disporre tre letti in celle da nove metri quadri. E' la denuncia del presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, che stamattina ha visitato la struttura insieme a Magda Negri, senatrice del Pd, e a Teresio Delfino, deputato Udc e coordinatore regionale del Piemonte del partito, nell'ambito dell'iniziativa "ferragosto in carcere", lanciata a livello nazionale per verificare la situazione nei penitenziari italiani.
A Saluzzo, spiega Mellano, sono detenute 433 persone, contro una capienza regolamentare di 250. E cosi', in due sezioni, ci sono ormai tre detenuti per cella. E' in via di costruzione un nuovo padiglione da 200 posti. Gli agenti in servizio sono 154, contro i 254 previsti, mentre gli educatori, che dovrebbero essere otto, sono due. "Con i tagli del Governo - denuncia Mellano - ci sono sempre meno possibilita' per le attivita'". Sono 60 in tutto le persone che lavorano nel carcere e 14 quelle fanno attivita' all'esterno. "Molti - spiega Mellano - ci dicono che vorrebbero lavorare, ma non ne hanno la possibilita'".
Un altro grave problema e' poi quello sanitario: "Per ogni visita specialistica - sottolinea Mellano - bisogna rivolgersi all'esterno; ma manca il personale per organizzare lo spostamento in ospedale e cosi' per avere una visita al menisco, o al ginocchio, si puo' aspettare molto tempo, con le relative conseguenze". "Ci sono anche elementi di eccellenza - precisa l'esponente radicale - come il laboratorio per la produzione per la birra, portato avanti da una cooperativa. Ma senza risorse adeguate diventa molto difficile portare avanti qualsiasi attivita'".
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sabato 14 agosto 2010
Mellano(radicali) e Costa,PDL:chiediamo al governo di colmare le carenze di agenti ed educatori penitenziari.Speriamo non siano i soliti vuoti annunci. carcere,governo,detenuti,angelino alfano,politici,giustizia
Bruno Mellano ed Enrico Costa in visita alla "Santa Catlina di Fossano"
Enrico Costa, capogruppo PDL in Commisione Giustizia alla Camera, e Bruno Mellano, Presidente nazionale di Radicali Italiani, domani, domenica 15 agosto alle ore 17 circa, visiteranno il carcere di Fossano "Santa Catlina".
Bruno Mellano (Presidente nazionale di Radicali Italiani) ha dichiarato: “Questo week end di visite in tutte le strutture carcerarie italiane ha l'obiettivo di verificare le reali condizioni vissute sia dagli operatori che dai detenuti. Una situazione ormai da troppo tempo oltre il tollerabile, fuori dalla legalità e contro la Costituzione stessa. Nonostante i nostri continui appelli, le interrogazioni parlamentari e le precedenti ispezioni, il Governo ed il Parlamento sono rimasti sinora inerti. Chiediamo che vengano subito colmate le carenze di organico della polizia penitenziaria e degli educatori professionali affinché si possa garantire la piena sicurezza dei detenuti e degli operatori ma anche dei cittadini e chiediamo al Consiglio regionale del Piemonte ed al Governatore della Regione, Roberto Cota, di nominare quanto prima il Garante regionale dei detenuti, figura istituita con legge della Regione Piemonte ma ancora in attesa della sua prima applicazione.”
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Carceri: Radicali, a Saluzzo sovraffollamento e carenze,gli educatori, che dovrebbero essere otto, sono solo due. angelino alfano,giustizia,politici,giustizia,detenuti
Carceri: Radicali, a Saluzzo sovraffollamento e carenze sanitarieTorino
13 ago. - (Adnkronos) - Nel carcere di Saluzzo, nel cuneese, il sovraffollamento ha portato la direzione a disporre tre letti in celle da nove metri quadri. E' la denuncia del presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, che stamattina ha visitato la struttura insieme a Magda Negri, senatrice del Pd, e a Teresio Delfino, deputato Udc e coordinatore regionale del Piemonte del partito, nell'ambito dell'iniziativa "ferragosto in carcere", lanciata a livello nazionale per verificare la situazione nei penitenziari italiani.
A Saluzzo, spiega Mellano, sono detenute 433 persone, contro una capienza regolamentare di 250. E cosi', in due sezioni, ci sono ormai tre detenuti per cella. E' in via di costruzione un nuovo padiglione da 200 posti. Gli agenti in servizio sono 154, contro i 254 previsti, mentre gli educatori, che dovrebbero essere otto, sono due. "Con i tagli del Governo - denuncia Mellano - ci sono sempre meno possibilita' per le attivita'". Sono 60 in tutto le persone che lavorano nel carcere e 14 quelle fanno attivita' all'esterno. "Molti - spiega Mellano - ci dicono che vorrebbero lavorare, ma non ne hanno la possibilita'".
Un altro grave problema e' poi quello sanitario: "Per ogni visita specialistica - sottolinea Mellano - bisogna rivolgersi all'esterno; ma manca il personale per organizzare lo spostamento in ospedale e cosi' per avere una visita al menisco, o al ginocchio, si puo' aspettare molto tempo, con le relative conseguenze". "Ci sono anche elementi di eccellenza - precisa l'esponente radicale - come il laboratorio per la produzione per la birra, portato avanti da una cooperativa. Ma senza risorse adeguate diventa molto difficile portare avanti qualsiasi attivita'".
13 ago. - (Adnkronos) - Nel carcere di Saluzzo, nel cuneese, il sovraffollamento ha portato la direzione a disporre tre letti in celle da nove metri quadri. E' la denuncia del presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, che stamattina ha visitato la struttura insieme a Magda Negri, senatrice del Pd, e a Teresio Delfino, deputato Udc e coordinatore regionale del Piemonte del partito, nell'ambito dell'iniziativa "ferragosto in carcere", lanciata a livello nazionale per verificare la situazione nei penitenziari italiani.
A Saluzzo, spiega Mellano, sono detenute 433 persone, contro una capienza regolamentare di 250. E cosi', in due sezioni, ci sono ormai tre detenuti per cella. E' in via di costruzione un nuovo padiglione da 200 posti. Gli agenti in servizio sono 154, contro i 254 previsti, mentre gli educatori, che dovrebbero essere otto, sono due. "Con i tagli del Governo - denuncia Mellano - ci sono sempre meno possibilita' per le attivita'". Sono 60 in tutto le persone che lavorano nel carcere e 14 quelle fanno attivita' all'esterno. "Molti - spiega Mellano - ci dicono che vorrebbero lavorare, ma non ne hanno la possibilita'".
Un altro grave problema e' poi quello sanitario: "Per ogni visita specialistica - sottolinea Mellano - bisogna rivolgersi all'esterno; ma manca il personale per organizzare lo spostamento in ospedale e cosi' per avere una visita al menisco, o al ginocchio, si puo' aspettare molto tempo, con le relative conseguenze". "Ci sono anche elementi di eccellenza - precisa l'esponente radicale - come il laboratorio per la produzione per la birra, portato avanti da una cooperativa. Ma senza risorse adeguate diventa molto difficile portare avanti qualsiasi attivita'".
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lunedì 7 giugno 2010
Radicali: nelle carceri italiane mancano agenti,educatori ed assistenti sociali. carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Emilia Romagna: Radicali; dietro le sbarre realtà drammatiche, urgono pene alternative
Dire, 7 giugno 2010
Una realtà “drammatica, incivile e di disagio totale”. Sono queste le parole usate dai parlamentari dei Radicali dopo aver portato a termine la visita in alcune strutture carcerarie tra Bologna e Modena tra sabato e domenica Monica Mischiatti e Rita Bernardini sono state alla Dozza e al Cie di Bologna, al Cie di Modena e a due case lavoro nel modenese, quella di Castelfranco Emilia e quella di Saliceta San Giuliano. Ne sono uscite colpite dal sovraffollamento e dalla “condizione di incertezza totale” in cui i reclusi vivono: alla Dozza, racconta Mischiatti, ci sono detenuti tre volte tanto della capienza massima e in stanza di 10 metri quadrati vivono tre persone. Non va meglio nelle case lavoro, dove gli stanzoni sono più grandi, circa sui 20 metri quadrati, ma ospitano 10 persone.
“È necessario prodigarsi per chiedere l’applicazione delle misure alternative e trovare modi per liberare spazi nelle carceri” afferma Mischiatti, che non esita a definire i Cie “luoghi allucinanti”.
Bocciate, poi, anche le case lavoro, dove si trovano “persone che hanno finito di scontare la pena, ma gli è stata reiterata perché sono valutate ancora socialmente pericolose da un giudice”. In queste strutture, le persone dovrebbero imparare un lavoro, ma “non ci sono le possibilità per tutti, mancano le convenzioni con gli enti locali e con la società esterna - spiega Mischiatti - così finisce che fanno i turni tra di loro: un recluso lavora una settimana e per quattro non fa nulla”. A Castelfranco, ci sono un giardino e una falegnameria, dove si lavora a turno, mentre a Saliceta fanno attività di “pulizia e cucina, in pratica autogestendo la struttura”. Senza contare il fatto che buona parte degli ospiti delle case lavoro sono “senza tetto”, racconta Mischiatti, mentre nelle carceri ci sono tossicodipendenti, alcolizzati e persone con disagi mentali, cioè “persone che col carcere non dovrebbero avere niente a che fare”.
Insomma, prosegue la deputata dei Radicali, “i cittadini non si immaginano cosa siano questi luoghi. Per quanto un cittadino possa aver commesso un reato, il modo con cui lo Stato tratta queste persone deve essere civile”. Infine, una nota negativa sul personale. “Mancano educatori e assistenti sociali, e le guardie penitenziarie fanno un super lavoro ma sono poche, tanto che non riescono a fare i turni per andare in ferie”, conclude Mischiatti.
Emilia Romagna: Radicali; dietro le sbarre realtà drammatiche, urgono pene alternative
Dire, 7 giugno 2010
Una realtà “drammatica, incivile e di disagio totale”. Sono queste le parole usate dai parlamentari dei Radicali dopo aver portato a termine la visita in alcune strutture carcerarie tra Bologna e Modena tra sabato e domenica Monica Mischiatti e Rita Bernardini sono state alla Dozza e al Cie di Bologna, al Cie di Modena e a due case lavoro nel modenese, quella di Castelfranco Emilia e quella di Saliceta San Giuliano. Ne sono uscite colpite dal sovraffollamento e dalla “condizione di incertezza totale” in cui i reclusi vivono: alla Dozza, racconta Mischiatti, ci sono detenuti tre volte tanto della capienza massima e in stanza di 10 metri quadrati vivono tre persone. Non va meglio nelle case lavoro, dove gli stanzoni sono più grandi, circa sui 20 metri quadrati, ma ospitano 10 persone.
“È necessario prodigarsi per chiedere l’applicazione delle misure alternative e trovare modi per liberare spazi nelle carceri” afferma Mischiatti, che non esita a definire i Cie “luoghi allucinanti”.
Bocciate, poi, anche le case lavoro, dove si trovano “persone che hanno finito di scontare la pena, ma gli è stata reiterata perché sono valutate ancora socialmente pericolose da un giudice”. In queste strutture, le persone dovrebbero imparare un lavoro, ma “non ci sono le possibilità per tutti, mancano le convenzioni con gli enti locali e con la società esterna - spiega Mischiatti - così finisce che fanno i turni tra di loro: un recluso lavora una settimana e per quattro non fa nulla”. A Castelfranco, ci sono un giardino e una falegnameria, dove si lavora a turno, mentre a Saliceta fanno attività di “pulizia e cucina, in pratica autogestendo la struttura”. Senza contare il fatto che buona parte degli ospiti delle case lavoro sono “senza tetto”, racconta Mischiatti, mentre nelle carceri ci sono tossicodipendenti, alcolizzati e persone con disagi mentali, cioè “persone che col carcere non dovrebbero avere niente a che fare”.
Insomma, prosegue la deputata dei Radicali, “i cittadini non si immaginano cosa siano questi luoghi. Per quanto un cittadino possa aver commesso un reato, il modo con cui lo Stato tratta queste persone deve essere civile”. Infine, una nota negativa sul personale. “Mancano educatori e assistenti sociali, e le guardie penitenziarie fanno un super lavoro ma sono poche, tanto che non riescono a fare i turni per andare in ferie”, conclude Mischiatti.
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mercoledì 28 aprile 2010
Carcere:Poco più di 400 ordini di carcerazione e il sistema penitenziario sarà saturo"Completo"il cartello che sarà esposto sui portoni delle galere
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Siamo alla vigilia del collasso del sistema carcerario • da Il Riformista del 28 aprile 2010
di Fulvio Conti
Meno 550. Pochi giorni al raggiungimento del collasso del sistema carcerario. I numeri: 206 (le carceri italiane); 43.000 (la capienza regolamentare); 68.000 (il numero di persone che possono essere stipate dell’intera struttura carceraria); 67.452 (il numero dei reclusi al 21 aprile 2010). Poco più di 400 ordini di carcerazione e il sistema penitenziario sarà saturo. Completo: il cartello che sarà esposto sui portoni d’ingresso delle galere italiane.
Giorni o al massimo mesi e non sarà più possibile arrestare. Non sarà più possibile condannare. Non sarà più possibile eseguire ordini di custodia cautelare. I delinquenti, anche qualora fossero acciuffati, andrebbero liberati e soprattutto non sarebbero reclusi nelle patrie galere.
Una prospettiva che toglie il sonno al Guardasigilli. Il piano carceri, una speculazione edilizia tanto decantata, come era facilmente prevedibile non ha evitato il collasso del sistema penitenziario. Un incubo. L’impossibilità di carcerare il criminale. Il rapinatore, il violentatore, l’omicida che non trovano posto nei 206 penitenziari del nostro paese. Liberi e impuniti. La resa dello Stato democratico. Una prospettiva inaccettabile. La soluzione un raffinato provvedimento legislativo.
Il ministro della Giustizia, si applica, e presenta alla Camera dei deputati il disegno di legge n. 3291. Questo prevede che colui il quale deve scontare una condanna ad un anno di carcere od un residuo di pena della stessa entità ha la possibilità di trasferire la sua reclusione dal carcere alla propria abitazione. I detenuti che lascerebbero il carcere molti: le stime oscillano tra i 5.000 e i 10.000. Un indulto mascherato, la critica che si leva dalle opposizioni.
Il ministro Alfano chiede la sede legislativa in commissione Giustizia. L’opposizione si oppone con l’esclusione dei Radicali e con il consenso della Lega. Si attende l’ennesimo parere del Csm. La musica non cambia. Lo scenario è lo stesso di sempre. La situazione è oggettivamente gravissima. Grave è il rischio della saturazione del sistema carcerario e l’impossibilità di punire i colpevoli di orrendi reati. Altrettanto grave è il fatto che esseri umani vengano stipati nelle strutture carcerarie. Gravità che aumenta esponenzialmente se si considera che molte delle strutture penitenziarie del nostro paese non possono essere chiamate con questo nome, essendo costituite da strutture vecchie e fatiscenti. Il numero dei suicidi lascia basiti.
Una situazione che, secondo il costume che caratterizza il nostro sistema politico, si affronta con provvedimenti emergenziali. Una situazione che, sempre per non abbandonare usi e costumi, porta ad una netta contrapposizione tra maggioranza e opposizione, a prescindere dalla bontà delle soluzioni adottate e dall’interesse generale.
Il numero delle persone detenute deve essere necessariamente ridotto. Inutile discutere sull’etichetta da appiccicare al provvedimento legislativo (indulto o detenzione domiciliare). Scarcerare, non vi è altra possibilità. Scarcerare però con razionalità (per esempio valutando concretamente la pericolosità) e soprattutto non limitarsi a fronteggiare l’emergenza, ma volare più alto facendo in modo che il problema non si ripresenti.
Siamo alla vigilia del collasso del sistema carcerario • da Il Riformista del 28 aprile 2010
di Fulvio Conti
Meno 550. Pochi giorni al raggiungimento del collasso del sistema carcerario. I numeri: 206 (le carceri italiane); 43.000 (la capienza regolamentare); 68.000 (il numero di persone che possono essere stipate dell’intera struttura carceraria); 67.452 (il numero dei reclusi al 21 aprile 2010). Poco più di 400 ordini di carcerazione e il sistema penitenziario sarà saturo. Completo: il cartello che sarà esposto sui portoni d’ingresso delle galere italiane.
Giorni o al massimo mesi e non sarà più possibile arrestare. Non sarà più possibile condannare. Non sarà più possibile eseguire ordini di custodia cautelare. I delinquenti, anche qualora fossero acciuffati, andrebbero liberati e soprattutto non sarebbero reclusi nelle patrie galere.
Una prospettiva che toglie il sonno al Guardasigilli. Il piano carceri, una speculazione edilizia tanto decantata, come era facilmente prevedibile non ha evitato il collasso del sistema penitenziario. Un incubo. L’impossibilità di carcerare il criminale. Il rapinatore, il violentatore, l’omicida che non trovano posto nei 206 penitenziari del nostro paese. Liberi e impuniti. La resa dello Stato democratico. Una prospettiva inaccettabile. La soluzione un raffinato provvedimento legislativo.
Il ministro della Giustizia, si applica, e presenta alla Camera dei deputati il disegno di legge n. 3291. Questo prevede che colui il quale deve scontare una condanna ad un anno di carcere od un residuo di pena della stessa entità ha la possibilità di trasferire la sua reclusione dal carcere alla propria abitazione. I detenuti che lascerebbero il carcere molti: le stime oscillano tra i 5.000 e i 10.000. Un indulto mascherato, la critica che si leva dalle opposizioni.
Il ministro Alfano chiede la sede legislativa in commissione Giustizia. L’opposizione si oppone con l’esclusione dei Radicali e con il consenso della Lega. Si attende l’ennesimo parere del Csm. La musica non cambia. Lo scenario è lo stesso di sempre. La situazione è oggettivamente gravissima. Grave è il rischio della saturazione del sistema carcerario e l’impossibilità di punire i colpevoli di orrendi reati. Altrettanto grave è il fatto che esseri umani vengano stipati nelle strutture carcerarie. Gravità che aumenta esponenzialmente se si considera che molte delle strutture penitenziarie del nostro paese non possono essere chiamate con questo nome, essendo costituite da strutture vecchie e fatiscenti. Il numero dei suicidi lascia basiti.
Una situazione che, secondo il costume che caratterizza il nostro sistema politico, si affronta con provvedimenti emergenziali. Una situazione che, sempre per non abbandonare usi e costumi, porta ad una netta contrapposizione tra maggioranza e opposizione, a prescindere dalla bontà delle soluzioni adottate e dall’interesse generale.
Il numero delle persone detenute deve essere necessariamente ridotto. Inutile discutere sull’etichetta da appiccicare al provvedimento legislativo (indulto o detenzione domiciliare). Scarcerare, non vi è altra possibilità. Scarcerare però con razionalità (per esempio valutando concretamente la pericolosità) e soprattutto non limitarsi a fronteggiare l’emergenza, ma volare più alto facendo in modo che il problema non si ripresenti.
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domenica 28 febbraio 2010
carcere:la conta dei suicidi sale a 12,mancano 800 educatori rispetto alla reale pianta organica.Angelino Alfano,giustizia,governo,politici,detenuti
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Suicidi in carcere. La conta sale a dodici
Pino Di Maula
DIRITTI. L’ultimo caso, ieri, al Rebibbia di Roma. Maurizio Gubbiotti, candidato dei Verdi alla Regione Lazio: «È una popolazione disperata e come tale si esprime. Con gesti estremi».
Dodicesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno. Roberto Giuliani, ieri notte, si è tolto la vita al Rebibbia di Roma, mentre un altro detenuto, a Siracusa, dopo essersi buttato dalla tromba delle scale del carcere dopo un colloquio, ora è in coma. È solo un take d’agenzia. Una “breve”, anonima. Scritta quasi per dovere professionale, sapendo che comunque incontrerà poco interesse nei politici, troppo presi dall’ansia per la campagna elettorale. Con qualche eccezione, però. Vediamo quali.
«La situazione delle carceri nel nostro Paese è intollerabile. C’è un forte tratto disumano in quei “non luoghi” che ci allontana dalla civiltà. Stiamo annullando tutti i principi fondamentali del diritto internazionale. Senza contare che nei nostri istituti non c’è più traccia di una ricerca per il recupero del detenuto. C’è, invece, un sovraffollamento pazzesco. È una popolazione carceraria composta per lo più da stranieri (resi colpevoli di muoversi per sfuggire la guerra e la fame o, più semplicemente, per cercare nuove opportunità di rinascere) e da povere persone, ma povere davvero, nel senso che non hanno nulla. È una popolazione disperata e come tale si esprime. Con gesti quindi estremi. Dolorosi».
Si fa sempre più grave il tono della voce di Maurizio Gubbiotti mentre al telefono argomenta la sua preoccupazione per la sorte delle persone trasportate «come cose fastidiose da allontanare dalla vista delle persone perbene» a Rebibbia e Regina Coeli. Su questi penitenziari, in queste ore il candidato Verde per Emma Bonino alla Regione Lazio concentra l’attenzione: «I carceri romani purtroppo non si sottraggono ad alcuna di queste drammatiche storture e la drammatica vicenda di Stefano Cucchi, se ce ne fosse stato bisogno, lo dimostra senza possibilità di scampo». Un’altra candidata che, da sempre, nutre le stesse preoccupazioni è Irene Testa.
La segretaria dell’associazione Il detenuto ignoto è in corsa con la Lista Bonino-Pannella. Quando la raggiungiamo per una dichiarazione si scusa ma sta consegnando libri ai detenuti e non può perdere tempo. Più tardi dà solo numeri: «65.774 detenuti ammassati in celle che possono contenerne 43.220 di cui: 40.915 italiani e 24.152 stranieri (8.441 europei, 11.986 africani, 1.109 asiatici e 1.301 americani), 6.261 agenti in meno di quelli previsti in pianta organica; 402 educatori in meno rispetto alla pianta organica ridotta che non fa testo,in realta' ne mancano 800 rispetto alla reale pianta organica, un solo psicologo, per poche ore lavorative a settimana, ogni 187 detenuti, il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio; il 30% di loro sarà riconosciuto “innocente”.
Ma cosa accade negli altri Paesi? «Faccio solo due esempi», spiega l’esponente radicale: in Polonia ci sono oltre 80mila detenuti e si registra un numero di suicidi che è la metà rispetto a quello dell’Italia. E negli Stati Uniti, in 25 anni, il numero dei detenuti suicidi si è ridotto del 70%, anche grazie al lavoro di una sezione “ad hoc” per le carceri all’interno del Dipartimento federale per la prevenzione del suicidio».
Ma torniamo in Italia per sapere dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere cosa accade, tenendo conto che, sottolineano gli operatori che raccolgono i dati, ogni caso di suicido deriva da situazioni e scelte personalissime. Pur tuttavia si tratta di morti annunciate. Come nel caso di Walid Aloui. Si è impiccato nella Sezione “Protetti” della Casa di Reclusione di Padova. Era lì in quanto condannato per un reato a sfondo sessuale (che non è tollerato dai detenuti “comuni”). Probabilmente la sua “gestione” rappresentava un problema, quindi la soluzione è stata di “scaricarlo”. Morte annunciata anche per Giacomo Attolini.
«Lui si è ucciso nella Sezione Infermeria della Casa Circondariale di Verona. Era in carcere da poche settimane, accusato di omicidio. Fin da subito aveva manifestato un forte disagio psichico e più volte si era ferito, dichiarando di volersi uccidere. Per questo era stato rinchiuso in una cella priva di mobili e suppellettili, privato anche di lenzuola, coperte e vestiti, per il timore che si impiccasse. Aveva soltanto un materassino di gommapiuma su cui stendersi e indossava solo le mutande e una maglietta. E proprio con la maglietta si è ucciso: se l’è attorcigliata al collo fino a strozzarsi».
Sono soltanto due esempi, ma servono «a capire - spiegano dall’Osservatorio per bocca dell’avvocato Ernesto Ruffini che opera con l’associazione “A Buon diritto” di Luigi Manconi - che è inutile punire una persona perché manifesta intenzioni suicide, inutile metterlo in una cella priva di tutto, inutile minacciare di trasferirlo lontano dalla famiglia o peggio all’Ospedale psichiatrico giudiziario». Così è, considerando che il concetto di cura viene tenuto, quando lo si prende davvero in considerazione, rigorosamente lontano da quei “non luoghi” dove l’umano non ha più diritto di cittadinanza.
Suicidi in carcere. La conta sale a dodici
Pino Di Maula
DIRITTI. L’ultimo caso, ieri, al Rebibbia di Roma. Maurizio Gubbiotti, candidato dei Verdi alla Regione Lazio: «È una popolazione disperata e come tale si esprime. Con gesti estremi».
Dodicesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno. Roberto Giuliani, ieri notte, si è tolto la vita al Rebibbia di Roma, mentre un altro detenuto, a Siracusa, dopo essersi buttato dalla tromba delle scale del carcere dopo un colloquio, ora è in coma. È solo un take d’agenzia. Una “breve”, anonima. Scritta quasi per dovere professionale, sapendo che comunque incontrerà poco interesse nei politici, troppo presi dall’ansia per la campagna elettorale. Con qualche eccezione, però. Vediamo quali.
«La situazione delle carceri nel nostro Paese è intollerabile. C’è un forte tratto disumano in quei “non luoghi” che ci allontana dalla civiltà. Stiamo annullando tutti i principi fondamentali del diritto internazionale. Senza contare che nei nostri istituti non c’è più traccia di una ricerca per il recupero del detenuto. C’è, invece, un sovraffollamento pazzesco. È una popolazione carceraria composta per lo più da stranieri (resi colpevoli di muoversi per sfuggire la guerra e la fame o, più semplicemente, per cercare nuove opportunità di rinascere) e da povere persone, ma povere davvero, nel senso che non hanno nulla. È una popolazione disperata e come tale si esprime. Con gesti quindi estremi. Dolorosi».
Si fa sempre più grave il tono della voce di Maurizio Gubbiotti mentre al telefono argomenta la sua preoccupazione per la sorte delle persone trasportate «come cose fastidiose da allontanare dalla vista delle persone perbene» a Rebibbia e Regina Coeli. Su questi penitenziari, in queste ore il candidato Verde per Emma Bonino alla Regione Lazio concentra l’attenzione: «I carceri romani purtroppo non si sottraggono ad alcuna di queste drammatiche storture e la drammatica vicenda di Stefano Cucchi, se ce ne fosse stato bisogno, lo dimostra senza possibilità di scampo». Un’altra candidata che, da sempre, nutre le stesse preoccupazioni è Irene Testa.
La segretaria dell’associazione Il detenuto ignoto è in corsa con la Lista Bonino-Pannella. Quando la raggiungiamo per una dichiarazione si scusa ma sta consegnando libri ai detenuti e non può perdere tempo. Più tardi dà solo numeri: «65.774 detenuti ammassati in celle che possono contenerne 43.220 di cui: 40.915 italiani e 24.152 stranieri (8.441 europei, 11.986 africani, 1.109 asiatici e 1.301 americani), 6.261 agenti in meno di quelli previsti in pianta organica; 402 educatori in meno rispetto alla pianta organica ridotta che non fa testo,in realta' ne mancano 800 rispetto alla reale pianta organica, un solo psicologo, per poche ore lavorative a settimana, ogni 187 detenuti, il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio; il 30% di loro sarà riconosciuto “innocente”.
Ma cosa accade negli altri Paesi? «Faccio solo due esempi», spiega l’esponente radicale: in Polonia ci sono oltre 80mila detenuti e si registra un numero di suicidi che è la metà rispetto a quello dell’Italia. E negli Stati Uniti, in 25 anni, il numero dei detenuti suicidi si è ridotto del 70%, anche grazie al lavoro di una sezione “ad hoc” per le carceri all’interno del Dipartimento federale per la prevenzione del suicidio».
Ma torniamo in Italia per sapere dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere cosa accade, tenendo conto che, sottolineano gli operatori che raccolgono i dati, ogni caso di suicido deriva da situazioni e scelte personalissime. Pur tuttavia si tratta di morti annunciate. Come nel caso di Walid Aloui. Si è impiccato nella Sezione “Protetti” della Casa di Reclusione di Padova. Era lì in quanto condannato per un reato a sfondo sessuale (che non è tollerato dai detenuti “comuni”). Probabilmente la sua “gestione” rappresentava un problema, quindi la soluzione è stata di “scaricarlo”. Morte annunciata anche per Giacomo Attolini.
«Lui si è ucciso nella Sezione Infermeria della Casa Circondariale di Verona. Era in carcere da poche settimane, accusato di omicidio. Fin da subito aveva manifestato un forte disagio psichico e più volte si era ferito, dichiarando di volersi uccidere. Per questo era stato rinchiuso in una cella priva di mobili e suppellettili, privato anche di lenzuola, coperte e vestiti, per il timore che si impiccasse. Aveva soltanto un materassino di gommapiuma su cui stendersi e indossava solo le mutande e una maglietta. E proprio con la maglietta si è ucciso: se l’è attorcigliata al collo fino a strozzarsi».
Sono soltanto due esempi, ma servono «a capire - spiegano dall’Osservatorio per bocca dell’avvocato Ernesto Ruffini che opera con l’associazione “A Buon diritto” di Luigi Manconi - che è inutile punire una persona perché manifesta intenzioni suicide, inutile metterlo in una cella priva di tutto, inutile minacciare di trasferirlo lontano dalla famiglia o peggio all’Ospedale psichiatrico giudiziario». Così è, considerando che il concetto di cura viene tenuto, quando lo si prende davvero in considerazione, rigorosamente lontano da quei “non luoghi” dove l’umano non ha più diritto di cittadinanza.
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mercoledì 30 dicembre 2009
Marco Pannella e Rita Bernardini, la notte di Capodanno nel carcere di Padova.carcere,governo,detenuti,politici,costituzione,dap,italia,giustizia
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Marco Pannella e Rita Bernardini trascorreranno la notte di Capodanno nel carcere di Padova
Roma, 30 dicembre 2009
Rita Bernardini e Marco Pannella hanno annunciato che intendono passare la notte di Capodanno con la comunità penitenziaria, con la polizia penitenziaria, il personale amministrativo eventualmente presente e i detenuti della Casa di Reclusione "due palazzi" di Padova, dove saranno accompagnati anche da alcuni altri militanti della stessa loro causa.
Marco Pannella e Rita Bernardini hanno dichiarato:
"Quando eventi umanamente indegni e assolutamente illegali sono sempre più in grave corso di compimento, è non solo diritto ma dovere e obbligo di cittadini degni di questo nome essere coerenti e far essere il loro paese coerente con la letterale insopportabilità di tale situazione. E magari fare anche l'impossibile perché umanità e Legge vengano reintegrate e tornino a regnare in un paese che fu civile e che deve tornare ad esserlo".
Rassegna stampa sulla mancanza di educatori nelle carceri italiane:
I mali della giustizia lucana
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxNmZxdmI4YmY4&hl=it
Carceri sovraffollate: “Intervenga la Procura”
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxMGc0NGc2Z2d6&hl=it
Carceri a rischio collasso
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxNHd6NDc4Z2o3&hl=it
“Le carceri lucane vivono nell’ordinaria illegalità”
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAyMGZ6N2o0eGNy&hl=it
Marco Pannella e Rita Bernardini trascorreranno la notte di Capodanno nel carcere di Padova
Roma, 30 dicembre 2009
Rita Bernardini e Marco Pannella hanno annunciato che intendono passare la notte di Capodanno con la comunità penitenziaria, con la polizia penitenziaria, il personale amministrativo eventualmente presente e i detenuti della Casa di Reclusione "due palazzi" di Padova, dove saranno accompagnati anche da alcuni altri militanti della stessa loro causa.
Marco Pannella e Rita Bernardini hanno dichiarato:
"Quando eventi umanamente indegni e assolutamente illegali sono sempre più in grave corso di compimento, è non solo diritto ma dovere e obbligo di cittadini degni di questo nome essere coerenti e far essere il loro paese coerente con la letterale insopportabilità di tale situazione. E magari fare anche l'impossibile perché umanità e Legge vengano reintegrate e tornino a regnare in un paese che fu civile e che deve tornare ad esserlo".
Rassegna stampa sulla mancanza di educatori nelle carceri italiane:
I mali della giustizia lucana
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxNmZxdmI4YmY4&hl=it
Carceri sovraffollate: “Intervenga la Procura”
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxMGc0NGc2Z2d6&hl=it
Carceri a rischio collasso
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAxNHd6NDc4Z2o3&hl=it
“Le carceri lucane vivono nell’ordinaria illegalità”
http://docs.google.com/Doc?docid=0AZuH295upZ_IZGMzc3pwMjJfMTAyMGZ6N2o0eGNy&hl=it
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giovedì 24 dicembre 2009
Radicali e On. Di Stanislao nel carcere di Castrogno il 25 Dicembre 2009. carcere,politici,rita bernardini,detenuti,politica,governo,costituzione,dap
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Teramo: domani esponenti Radicali e di Idv visitano il carcere
Adnkronos, 24 dicembre 2009
Marco Pannella visiterà domani, nel giorno di Natale, il carcere di Castrogno, in provincia di Teramo. Con lui ci saranno i deputati Rita Bernardini (Radicali/Pd) e Augusto Di Stanislao (Idv), l’avvocato Alessandro Gerardi e i Radicali teramani Renato Ciminà e Orazio Papili. La visita inizierà alle ore 9. Quella di domani, si legge in una nota dei Radicali, sarà la "visita ad un carcere senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155, ma ne servirebbero 203, dove ci sono solo 2 educatori; dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi è malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche".
"Le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno nella più completa inattività. Manca persino il cappellano… verrebbe da dire "un carcere dimenticato da Dio e dagli uomini" ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all’inefficienza e all’indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario", concludono i Radicali.
Teramo: domani esponenti Radicali e di Idv visitano il carcere
Adnkronos, 24 dicembre 2009
Marco Pannella visiterà domani, nel giorno di Natale, il carcere di Castrogno, in provincia di Teramo. Con lui ci saranno i deputati Rita Bernardini (Radicali/Pd) e Augusto Di Stanislao (Idv), l’avvocato Alessandro Gerardi e i Radicali teramani Renato Ciminà e Orazio Papili. La visita inizierà alle ore 9. Quella di domani, si legge in una nota dei Radicali, sarà la "visita ad un carcere senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155, ma ne servirebbero 203, dove ci sono solo 2 educatori; dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi è malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche".
"Le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno nella più completa inattività. Manca persino il cappellano… verrebbe da dire "un carcere dimenticato da Dio e dagli uomini" ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all’inefficienza e all’indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario", concludono i Radicali.
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martedì 22 dicembre 2009
Marco Pannella passera' il Natale nel carcere di Castrogno per protestare contro le carceri disumane. carcere,rita bernardini,detenuti,politici,dap
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Marco Pannella: Passerò il Natale a Castrogno
•
da La Città del 22 dicembre 2009
Marco Pannella verificherà le condizioni del carcere. Il detenuto nigeriano è morto per un tumore al cervello.
Il detenuto nigeriano supertestimone del presunto pestaggio al carcere di Teramo è morto per una neoplasia. Un tumore al cervello accertato nell’autopsia svolta ieri pomeriggio dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Esclusa la tesi della morte violenta, resta alta l’attenzione della Procura su come è stato trattato a livello sanitario il detenuto. Intato Marco Pannella passerà il Natale al carcere di Castrogno. L'esponente radicale lo ha annunciato ieri con una telefonata a "La Città", in cui ha detto di voler prestare fede alla promessa fatta proprio a settembre, in occasione di un'altra tragica morte di un detenuto africano, suicida in cella per l'incapacità di sopportare l'accusa di pedofilia nei confronti di una ragazza disabile. Il radicale teramano manifesterà con la sua presenza fisica davanti ai cancelli del carcere teramano la necessità di porre rimedio alla pessima situazione delle carceri italiane e sulle loro condizioni "ai limiti dell'umano".
UNA MORTE EVITABILE?
«Sarebbe utile sapere perche' il Ministro della Giustizia non risponde alle interrogazioni radicali. Il fatto che non abbia risposto all'interrogazione che abbiamo presentato in seguito alla visita di sindacato ispettivo effettuata il 2 novembre scorso nel carcere Castrogno, e' molto grave perche', forse, si sarebbe potuta evitare l'ennesima tragedia, cioe' la morte del giovane nigeriano che molto probabilmente era stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto". Lo dice Rita Bernardini, deputata radicale-Pd e componente della Commissione Giustizia. "Un carcere - osserva la deputata - senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155 a fronte di una pianta organica che ne prevede 203, dove gli educatori sono solo 2, dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi e' malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche del tutto incompatibili con il regime di detenzione e dove l'assistenza psichiatrica e psicologica e' pressoche' nulla. Un carcere - aggiunge Bernardini - dove le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno perche' non e' prevista alcuna attivita' trattamentale. Persino il cappellano manca a Castrogno. Verrebbe da dire 'dimenticato da Dio e dagli uomini' ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all'inefficienza e all'indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario. Ministro Alfano, te lo abbiamo gia' chiesto: cosa intendi fare di fronte ad una situazione carceraria che esplode? Di fronte a morti cosi' poco 'naturali', come le definiscono i tristi e burocratici bollettini di morte provenienti dalle carceri? Il ragazzo nigeriano che ha lasciato la comunita' dei viventi era tossicodipendente, depresso e percio' fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora occhi per vedere cio' che non avrebbe dovuto vedere. Ma in quel carcere sarebbe stato giusto e opportuno non continuasse a stare".
NUOVO APPELLO AD ALFANO
Il Ministro della Giustizia, Angelo Alfano, "si adoperi per fare piena luce sulla morte di Uzoma Emeka". Lo chiede Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del PdCI - Federazione della sinistra. L'autopsia sul corpo di Uzoma è prevista per oggi pomeriggio. "Il detenuto sarebbe deceduto in circostanze misteriose nell'ospedale civile di Teramo - aggiunge Arzarello - c'é materia per intervenire e per fare dovuti accertamenti. La verità prima di tutto, solo e semplicemente la verità. In un Paese la civiltà si misura dalla capacità con cui viene garantita vivibilità all'interno delle carceri".
TROPPI MORTI IN CELLA
Chiedo al ministro Alfano di aprire al piu' presto un'indagine nel penitenziario per agevolare l'inchiesta della Procura di Teramo". Lo dice il senatore del Pd Francesco Ferrante, che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione parlamentare riportando dati delle associazioni per i diritti dei detenuti Ristretti Orizzonti e Antigone, secondo le quali "il numero de detenuti cresce di 1000 al mese, con un trend che portera' presto la popolazione carceraria a 70 mila detenuti, mentre nella meta' del 2012 potrebbe toccare le 100 mila unita'. Quasi il 65 per cento di tutti i detenuti ha un residuo di pena inferiore ai 3 anni. Nel 2008, a fronte di 121 decessi complessivi, i suicidi sono stati 42". "Si tratta - spiega Ferrante - di dati drammatici, nel contesto dei quali si colloca anche la notizia sopraggiunta oggi. "Chiediamo ad Alfano di riferire in Senato sulla consistenza del fenomeno delle morti nelle prigioni. Servono fondi adeguati per migliorare le condizioni di vita sia delle guardie che dei detenuti. Vogliamo sapere dove e quando saranno realizzati i nuovi penitenziari del 'Piano carceri'".
"ABBANDONO TERAPEUTICO"
L'Associazione per le libertà "A buon diritto", il detenuto Uzoma Emeka sarebbe morto a causa di un tumore al cervello. "Se questa diagnosi venisse avvalorata dall'autopsia - ha detto il presidente dell'associazione, Luigi Mancino, prima dell'autopsia che ha confermato la neoplasia al cervello - si avrebbe la conferma del grave stato di 'abbandono terapeutico' nel quale versava Uzoma e nel quale versa l'intero sistema penitenziario italiano". Manconi afferma che "48 ore prima del malore che ha portato infine Uzoma Emeka - con colpevole e gravissimo ritardo - al ricovero in ospedale, il detenuto già si era sentito molto male. Dunque, i segnali di una condizione particolarmente compromessa, in un soggetto tossicodipendente e depresso, erano già tutti riconoscibili. Ma il carcere di Teramo è, sotto tutti i profili, un autentico disastro. Effettivamente già nelle scorse settimane il nigeriano aveva avuto dei mancamenti, svenendo anche sotto la doccia della cella, spia evidentemente di alcuni problemi fisici. Pare che nei giorni scorsi fosse stata presentata la richiesta di permesso per poter trascorrere il giorno di Natale in famiglia: da qui l’interrogativo dei familiari “Perché la gioia di uscire dal carcere e trascorrere insieme quel giorno avrebbe dovuto lasciare posto all’uso di anti-depressivi? Che motivo aveva?” Tra i dubbi che sarebbero stati sollevati, la notizia che il detenuto possa essere stato vittima nei giorni scorsi di un’intossicazione. L’autopsia ha chiarito le cause dell’arresto cardio-circolatorio che ha stroncato il giovane ad un paio d’ore dal ricovero nell’infermeria interna di Castrogno dopo il malore avvertito nella mattinata: neoplasia, tumore maligno al cervello. Inutili i tentativi di rianimazione al Pronto Soccorso del Mazzini.
Marco Pannella: Passerò il Natale a Castrogno
•
da La Città del 22 dicembre 2009
Marco Pannella verificherà le condizioni del carcere. Il detenuto nigeriano è morto per un tumore al cervello.
Il detenuto nigeriano supertestimone del presunto pestaggio al carcere di Teramo è morto per una neoplasia. Un tumore al cervello accertato nell’autopsia svolta ieri pomeriggio dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Esclusa la tesi della morte violenta, resta alta l’attenzione della Procura su come è stato trattato a livello sanitario il detenuto. Intato Marco Pannella passerà il Natale al carcere di Castrogno. L'esponente radicale lo ha annunciato ieri con una telefonata a "La Città", in cui ha detto di voler prestare fede alla promessa fatta proprio a settembre, in occasione di un'altra tragica morte di un detenuto africano, suicida in cella per l'incapacità di sopportare l'accusa di pedofilia nei confronti di una ragazza disabile. Il radicale teramano manifesterà con la sua presenza fisica davanti ai cancelli del carcere teramano la necessità di porre rimedio alla pessima situazione delle carceri italiane e sulle loro condizioni "ai limiti dell'umano".
UNA MORTE EVITABILE?
«Sarebbe utile sapere perche' il Ministro della Giustizia non risponde alle interrogazioni radicali. Il fatto che non abbia risposto all'interrogazione che abbiamo presentato in seguito alla visita di sindacato ispettivo effettuata il 2 novembre scorso nel carcere Castrogno, e' molto grave perche', forse, si sarebbe potuta evitare l'ennesima tragedia, cioe' la morte del giovane nigeriano che molto probabilmente era stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto". Lo dice Rita Bernardini, deputata radicale-Pd e componente della Commissione Giustizia. "Un carcere - osserva la deputata - senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155 a fronte di una pianta organica che ne prevede 203, dove gli educatori sono solo 2, dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi e' malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche del tutto incompatibili con il regime di detenzione e dove l'assistenza psichiatrica e psicologica e' pressoche' nulla. Un carcere - aggiunge Bernardini - dove le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno perche' non e' prevista alcuna attivita' trattamentale. Persino il cappellano manca a Castrogno. Verrebbe da dire 'dimenticato da Dio e dagli uomini' ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all'inefficienza e all'indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario. Ministro Alfano, te lo abbiamo gia' chiesto: cosa intendi fare di fronte ad una situazione carceraria che esplode? Di fronte a morti cosi' poco 'naturali', come le definiscono i tristi e burocratici bollettini di morte provenienti dalle carceri? Il ragazzo nigeriano che ha lasciato la comunita' dei viventi era tossicodipendente, depresso e percio' fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora occhi per vedere cio' che non avrebbe dovuto vedere. Ma in quel carcere sarebbe stato giusto e opportuno non continuasse a stare".
NUOVO APPELLO AD ALFANO
Il Ministro della Giustizia, Angelo Alfano, "si adoperi per fare piena luce sulla morte di Uzoma Emeka". Lo chiede Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del PdCI - Federazione della sinistra. L'autopsia sul corpo di Uzoma è prevista per oggi pomeriggio. "Il detenuto sarebbe deceduto in circostanze misteriose nell'ospedale civile di Teramo - aggiunge Arzarello - c'é materia per intervenire e per fare dovuti accertamenti. La verità prima di tutto, solo e semplicemente la verità. In un Paese la civiltà si misura dalla capacità con cui viene garantita vivibilità all'interno delle carceri".
TROPPI MORTI IN CELLA
Chiedo al ministro Alfano di aprire al piu' presto un'indagine nel penitenziario per agevolare l'inchiesta della Procura di Teramo". Lo dice il senatore del Pd Francesco Ferrante, che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione parlamentare riportando dati delle associazioni per i diritti dei detenuti Ristretti Orizzonti e Antigone, secondo le quali "il numero de detenuti cresce di 1000 al mese, con un trend che portera' presto la popolazione carceraria a 70 mila detenuti, mentre nella meta' del 2012 potrebbe toccare le 100 mila unita'. Quasi il 65 per cento di tutti i detenuti ha un residuo di pena inferiore ai 3 anni. Nel 2008, a fronte di 121 decessi complessivi, i suicidi sono stati 42". "Si tratta - spiega Ferrante - di dati drammatici, nel contesto dei quali si colloca anche la notizia sopraggiunta oggi. "Chiediamo ad Alfano di riferire in Senato sulla consistenza del fenomeno delle morti nelle prigioni. Servono fondi adeguati per migliorare le condizioni di vita sia delle guardie che dei detenuti. Vogliamo sapere dove e quando saranno realizzati i nuovi penitenziari del 'Piano carceri'".
"ABBANDONO TERAPEUTICO"
L'Associazione per le libertà "A buon diritto", il detenuto Uzoma Emeka sarebbe morto a causa di un tumore al cervello. "Se questa diagnosi venisse avvalorata dall'autopsia - ha detto il presidente dell'associazione, Luigi Mancino, prima dell'autopsia che ha confermato la neoplasia al cervello - si avrebbe la conferma del grave stato di 'abbandono terapeutico' nel quale versava Uzoma e nel quale versa l'intero sistema penitenziario italiano". Manconi afferma che "48 ore prima del malore che ha portato infine Uzoma Emeka - con colpevole e gravissimo ritardo - al ricovero in ospedale, il detenuto già si era sentito molto male. Dunque, i segnali di una condizione particolarmente compromessa, in un soggetto tossicodipendente e depresso, erano già tutti riconoscibili. Ma il carcere di Teramo è, sotto tutti i profili, un autentico disastro. Effettivamente già nelle scorse settimane il nigeriano aveva avuto dei mancamenti, svenendo anche sotto la doccia della cella, spia evidentemente di alcuni problemi fisici. Pare che nei giorni scorsi fosse stata presentata la richiesta di permesso per poter trascorrere il giorno di Natale in famiglia: da qui l’interrogativo dei familiari “Perché la gioia di uscire dal carcere e trascorrere insieme quel giorno avrebbe dovuto lasciare posto all’uso di anti-depressivi? Che motivo aveva?” Tra i dubbi che sarebbero stati sollevati, la notizia che il detenuto possa essere stato vittima nei giorni scorsi di un’intossicazione. L’autopsia ha chiarito le cause dell’arresto cardio-circolatorio che ha stroncato il giovane ad un paio d’ore dal ricovero nell’infermeria interna di Castrogno dopo il malore avvertito nella mattinata: neoplasia, tumore maligno al cervello. Inutili i tentativi di rianimazione al Pronto Soccorso del Mazzini.
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giovedì 10 dicembre 2009
Basta vittime dentro le carceri,il governo affronti immediatamente il problema dei penitenziari italiani! carcere,rita bernardini,detenuti,politici
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Carceri, Staderini: Cucchi e Bianzino vittime del proibizionismo
• Da note di agenzia lette a RadioRadicale
C'e' un filo rosso che lega il caso di Aldo Bianzino a quello di Stefano Cucchi, entrambi morti in carcere a causa del proibizionismo. Lo ha detto questa mattina il segretario nazionale dei Radicali italiani, Mario Staderini, a Perugia per presentare il presidio organizzato venerdi' mattina davanti al tribunale della citta' umbra, cui prenderanno parte anche Emma Bonino e Ilaria Cucchi. La mobilitazione, fissata per le 8:30, e' stata indetta per chiedere che non venga archiviato il fascicolo per omicidio volontario nel caso del falegname 40enne che fu trovato senza vita il 14 ottobre 2007 nel carcere perugino di Capanne."Bianzino - ha ricordato Staderini - fu arrestato per la detenzione di alcune piante di marijuana cosi' come Cucchi e' finito in carcere per un reato legato alla droga. Entrambi i casi dimostrano come il proibizionismo sia il vero crimine di questo paese perche' affolla le carceri, crea vittime e lascia orfani come Rudra Bianzino che a 14 anni si e' trovato il padre morto senza sapere perche'". Sul caso Bianzino, Staderini vorrebbe che "questo caso locale diventasse nazionale per chiedere che si parli di proibizionismo, malagiustizia e sovraffollamento delle carceri" e ha ricordato come ci sia in Parlamento, in attesa di essere calendarizzata, una mozione dei Radicali che impegna il governo ad affrontare il tema carceri immediatamente.
CASO BIANZINO: BONINO E ILARIA CUCCHI VENERDI' A PERUGIA =
Ci saranno Emma Bonino e Ilaria Cucchi venerdi' mattina al presidio davanti al tribunale di Perugia per chiedere che venga fatta piena luce sulla morte di Aldo Bianzino, il falegname trovato morto il 14 ottobre 2007 in una cella del carcere di Capanne. Venerdi' il gip Massimo Ricciarelli dovrebbe pronunciarsi sull'opposizione, presentata dai familiari di Bianzino, all'archiviazione del fascicolo per omicidio volontario, chiesta dal pm Giuseppe Petrazzini dopo che una perizia ha stabilito che la morte fu dovuta a un aneurisma celebrale. Versione contestata dalla famiglia. La mobilitazione, fissata per le 8:30, e' organizzata dai Radicali italiani e dal comitato 'Verita' e giustizia per Aldo' con la partecipazione degli amici di Beppe Grillo di Perugia. In quella giornata i Radicali hanno indetto uno sciopero della fame di 24 ore. Sempre venerdi', Emma Bonino chiedera' di essere ricevuta dalla governatrice dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, per cercare di sbloccare la legge regionale per l'istituzione del garante per i detenuti e il sostegno delle istituzioni per Rudra Bianzino, figlio del falegname, nel frattempo rimasto orfano anche della madre.
MEREDITH: STADERINI, QUANTO HA SPESO RAI PER ATTENZIONE MORBOSA? = Quanto sono costati al servizio pubblico i casi Meredith, Cogne, Garlasco approfonditi in maniera morbosa sulla Rai anziche' discutere dei veri problemi della giustizia e delle carceri?. Lo ha chiesto il segretario nazionale dei Radicali italiani Mario Staderini, stamani a Perugia per presentare il presidio di venerdi' davanti al tribunale del capoluogo umbro sul caso della morte in carcere di Aldo Bianzino. "Il processo Meredith - ha spiegato - ha calamitato attenzione e spese enormi da parte della Rai, con servizi giornalistici quasi quotidiani per due anni e innumerevoli puntate di approfondimento a partire 'da Porta a Porta'. E' ora che iniziamo a chiederci quanto tutto cio' e' costato a noi cittadini". Riferendosi poi allo sviluppo di alcuni casi sotto la pressione dell'attenzione mediatica, Staderini ha affermato che "l'azione giudiziaria delle procure non puo' essere dettata da Porta a Porta".
TV: RADICALI: QUANTO COSTANO PROCESSI MEZ-COGNE-GARLASCO?
Quanto sono costati al sistema giudiziario italiano e a quello radiotelevisivo pubblico i processi Meredith, Garlasco e Cogne?': a chiederlo e' stato oggi il segretario dei Radicali Mario Staderini che a Perugia e' intervenuto alla presentazione di una mobilitazione sulla vicenda di Aldo Bianzino.L'esponente radicale ha parlato di 'approfondimenti morbosi' compiuti al posto di trasmissioni 'che dovrebbero affrontare invece problemi veri come quelli della malagiustizia'. 'Processi per reati piu' gravi per la convivenza civile come ad esempio le rapine - ha detto Staderini - non hanno fondi e milioni di famiglie sono vittime della malagiustizia solo perche' i media non se ne occupano'.'L'agenda giudiziaria delle procure - ha detto ancora Staderini - non puo' essere dettata dai salotti tv come quello di Porta a porta che gia' detta l'agenda politica italiana'.
Carceri, Staderini: Cucchi e Bianzino vittime del proibizionismo
• Da note di agenzia lette a RadioRadicale
C'e' un filo rosso che lega il caso di Aldo Bianzino a quello di Stefano Cucchi, entrambi morti in carcere a causa del proibizionismo. Lo ha detto questa mattina il segretario nazionale dei Radicali italiani, Mario Staderini, a Perugia per presentare il presidio organizzato venerdi' mattina davanti al tribunale della citta' umbra, cui prenderanno parte anche Emma Bonino e Ilaria Cucchi. La mobilitazione, fissata per le 8:30, e' stata indetta per chiedere che non venga archiviato il fascicolo per omicidio volontario nel caso del falegname 40enne che fu trovato senza vita il 14 ottobre 2007 nel carcere perugino di Capanne."Bianzino - ha ricordato Staderini - fu arrestato per la detenzione di alcune piante di marijuana cosi' come Cucchi e' finito in carcere per un reato legato alla droga. Entrambi i casi dimostrano come il proibizionismo sia il vero crimine di questo paese perche' affolla le carceri, crea vittime e lascia orfani come Rudra Bianzino che a 14 anni si e' trovato il padre morto senza sapere perche'". Sul caso Bianzino, Staderini vorrebbe che "questo caso locale diventasse nazionale per chiedere che si parli di proibizionismo, malagiustizia e sovraffollamento delle carceri" e ha ricordato come ci sia in Parlamento, in attesa di essere calendarizzata, una mozione dei Radicali che impegna il governo ad affrontare il tema carceri immediatamente.
CASO BIANZINO: BONINO E ILARIA CUCCHI VENERDI' A PERUGIA =
Ci saranno Emma Bonino e Ilaria Cucchi venerdi' mattina al presidio davanti al tribunale di Perugia per chiedere che venga fatta piena luce sulla morte di Aldo Bianzino, il falegname trovato morto il 14 ottobre 2007 in una cella del carcere di Capanne. Venerdi' il gip Massimo Ricciarelli dovrebbe pronunciarsi sull'opposizione, presentata dai familiari di Bianzino, all'archiviazione del fascicolo per omicidio volontario, chiesta dal pm Giuseppe Petrazzini dopo che una perizia ha stabilito che la morte fu dovuta a un aneurisma celebrale. Versione contestata dalla famiglia. La mobilitazione, fissata per le 8:30, e' organizzata dai Radicali italiani e dal comitato 'Verita' e giustizia per Aldo' con la partecipazione degli amici di Beppe Grillo di Perugia. In quella giornata i Radicali hanno indetto uno sciopero della fame di 24 ore. Sempre venerdi', Emma Bonino chiedera' di essere ricevuta dalla governatrice dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, per cercare di sbloccare la legge regionale per l'istituzione del garante per i detenuti e il sostegno delle istituzioni per Rudra Bianzino, figlio del falegname, nel frattempo rimasto orfano anche della madre.
MEREDITH: STADERINI, QUANTO HA SPESO RAI PER ATTENZIONE MORBOSA? = Quanto sono costati al servizio pubblico i casi Meredith, Cogne, Garlasco approfonditi in maniera morbosa sulla Rai anziche' discutere dei veri problemi della giustizia e delle carceri?. Lo ha chiesto il segretario nazionale dei Radicali italiani Mario Staderini, stamani a Perugia per presentare il presidio di venerdi' davanti al tribunale del capoluogo umbro sul caso della morte in carcere di Aldo Bianzino. "Il processo Meredith - ha spiegato - ha calamitato attenzione e spese enormi da parte della Rai, con servizi giornalistici quasi quotidiani per due anni e innumerevoli puntate di approfondimento a partire 'da Porta a Porta'. E' ora che iniziamo a chiederci quanto tutto cio' e' costato a noi cittadini". Riferendosi poi allo sviluppo di alcuni casi sotto la pressione dell'attenzione mediatica, Staderini ha affermato che "l'azione giudiziaria delle procure non puo' essere dettata da Porta a Porta".
TV: RADICALI: QUANTO COSTANO PROCESSI MEZ-COGNE-GARLASCO?
Quanto sono costati al sistema giudiziario italiano e a quello radiotelevisivo pubblico i processi Meredith, Garlasco e Cogne?': a chiederlo e' stato oggi il segretario dei Radicali Mario Staderini che a Perugia e' intervenuto alla presentazione di una mobilitazione sulla vicenda di Aldo Bianzino.L'esponente radicale ha parlato di 'approfondimenti morbosi' compiuti al posto di trasmissioni 'che dovrebbero affrontare invece problemi veri come quelli della malagiustizia'. 'Processi per reati piu' gravi per la convivenza civile come ad esempio le rapine - ha detto Staderini - non hanno fondi e milioni di famiglie sono vittime della malagiustizia solo perche' i media non se ne occupano'.'L'agenda giudiziaria delle procure - ha detto ancora Staderini - non puo' essere dettata dai salotti tv come quello di Porta a porta che gia' detta l'agenda politica italiana'.
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domenica 15 novembre 2009
Basta suicidi,occorre risolvere il sovraffollamento carceri con piu' misure alternative.Assumere piu' educatori per le relazioni sui detenuti
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
COMUNICATO STAMPA
Detenuto suicida nel carcere di Tolmezzo: è il 63° che si toglie la vita nel 2009
I Radicali annunciano uno sciopero della fame per la drammatica situazione delle carceri
Segnalazione del decesso di un detenuto anche dal carcere di Isili (Ca)
Un detenuto di 47 anni si è suicidato ieri pomeriggio nel carcere di Tolmezzo (UD). Era da poco arrivato nell’Istituto tolmezzino, proveniente dal carcere di “Santa Maria Maggiore” a Venezia.
Condivideva la cella con altri due detenuti, ma avrebbe approfittato dell’ora “di socialità” per togliersi la vita. Un paio di giorni fa aveva fatto il colloquio con la figlia.
Sentito telefonicamente, il Comandante del carcere ha confermato il suicidio all’On. Rita Bernardini (Radicali-PD), che dichiara “Dal Congresso Radicale, parte l’appello a tutta la comunità penitenziaria, affinché ci faccia e si faccia fiducia, di avere ed essere speranza. Come ha detto Marco Pannella nel suo intervento, inizieremo nei prossimi giorni uno sciopero della fame sulla drammatica situazione carceraria. Per quanto mi riguarda chiedo che venga immediatamente insediata una commissione di indagine sulle morti in carcere, che ha già registrato l’accordo della Presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno, della capogruppo del PD in Commissione Donatella Ferranti e del deputato del PDL, membro della Commissione Giustizia, Gaetano Pecorella”.
Dalla Sardegna, intanto, è arrivata la segnalazione della morte di un detenuto nella Casa di Reclusione di Isili, in circostanze che ancora devono essere chiarite.
Da parte nostra, ribadiamo la necessità e l’urgenza di un “Osservatorio permanente sulle morti in carcere”. Bisogna che tutti, chi ci lavora dentro e chi le guarda da fuori, siano convinti che le carceri devono essere trasparenti, e che una società che, quando punisce, sa anche essere mite, attenta e rispettosa dei diritti dei condannati è senz’altro una società più sicura.
A far parte di questo Osservatorio devono essere chiamate persone che hanno prestigio, competenza e voglia di regalare un po’ del loro tempo all’obiettivo di ridare dignità alle galere.
COMUNICATO STAMPA
Detenuto suicida nel carcere di Tolmezzo: è il 63° che si toglie la vita nel 2009
I Radicali annunciano uno sciopero della fame per la drammatica situazione delle carceri
Segnalazione del decesso di un detenuto anche dal carcere di Isili (Ca)
Un detenuto di 47 anni si è suicidato ieri pomeriggio nel carcere di Tolmezzo (UD). Era da poco arrivato nell’Istituto tolmezzino, proveniente dal carcere di “Santa Maria Maggiore” a Venezia.
Condivideva la cella con altri due detenuti, ma avrebbe approfittato dell’ora “di socialità” per togliersi la vita. Un paio di giorni fa aveva fatto il colloquio con la figlia.
Sentito telefonicamente, il Comandante del carcere ha confermato il suicidio all’On. Rita Bernardini (Radicali-PD), che dichiara “Dal Congresso Radicale, parte l’appello a tutta la comunità penitenziaria, affinché ci faccia e si faccia fiducia, di avere ed essere speranza. Come ha detto Marco Pannella nel suo intervento, inizieremo nei prossimi giorni uno sciopero della fame sulla drammatica situazione carceraria. Per quanto mi riguarda chiedo che venga immediatamente insediata una commissione di indagine sulle morti in carcere, che ha già registrato l’accordo della Presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno, della capogruppo del PD in Commissione Donatella Ferranti e del deputato del PDL, membro della Commissione Giustizia, Gaetano Pecorella”.
Dalla Sardegna, intanto, è arrivata la segnalazione della morte di un detenuto nella Casa di Reclusione di Isili, in circostanze che ancora devono essere chiarite.
Da parte nostra, ribadiamo la necessità e l’urgenza di un “Osservatorio permanente sulle morti in carcere”. Bisogna che tutti, chi ci lavora dentro e chi le guarda da fuori, siano convinti che le carceri devono essere trasparenti, e che una società che, quando punisce, sa anche essere mite, attenta e rispettosa dei diritti dei condannati è senz’altro una società più sicura.
A far parte di questo Osservatorio devono essere chiamate persone che hanno prestigio, competenza e voglia di regalare un po’ del loro tempo all’obiettivo di ridare dignità alle galere.
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venerdì 28 agosto 2009
angelino alfano,rita bernardini,carcere,detenuti,governo,berlusconi:Anche su TGCOM la carenza di educatori nelle carceri italiane
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
Clicca sul rettangolo
Emergenza carceri, è allarme
Pannella: "Peggio del fascismo"
Su un punto il governo e i radicali sono d'accordo: il sovraffollamento delle carceri, così com'è, è ingestibile. Lo ha detto chiaramente il Guardasigilli Angelino Alfano nel meeting di Rimini citando alcuni numeri: 43mila detenuti è la capienza massima a fronte dei 63mila211che invece sono stipati in cella; e lo conferma il dossier dei radicali "Ferragosto in carcere" che parla chiaro: 21.860 carcerati in più rispetto alla capienza regolamentare.
Numeri che portano Marco Pannella a paragonare i tempi di oggi con il fascismo: il leader radicale dice che oggi la condizione della Giustizia e degli istituti di pena è ''incommensurabilmente più incivile,criminale e criminogena, violenta, illegittima e illegale, socialmente disastrosa e istituzionalmente aberrante'' rispetto a quella prodotta dal Ventennio ed ''è lo specchio dello Stato, del Regime, vigenti''.
Come fonte di riferimento c'è, appunto, il dossier effettuato dai radicali relativo a 216 istituti penitenziari, che ha portato dietro le sbarre 400 tra parlamentari, amministratori locali e accompagnatori. Questi i dati emersi: il sovraffollamento ha raggiunto cifre record con 21.860 detenuti in più rispetto la capienza regolamentare. Si contano 63.211 unità (60.473 uomini, 2.738 donne) contro le 41.351 regolamentari.
E ancora:nel documento ci sono i risultati dei questionari a cui hanno risposto 216 istituti su 217 istituti penitenziari italiani e i dati contano 116 bambini sotto i tre anni detenuti con le madri. Non solo. Dalle visite a 186 istituti che le delegazioni hanno fatto nella tre giorni di Ferragosto emerge inoltre un'altra realtà: per questi bambini l'unico nido spesso è la cella, e non possono uscire perchè mancano operatori e volontari. ''Il doppio di quanto si diceva finora - ha osservato la deputata radicale, Rita Bernardini - mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva promesso che non ci sarebbero più stati bimbi in carcere''.
E passando alla condizione del personale, lo scenario non migliora:gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 34.111, contro i 42.118 previsti dalla pianta organica. Gli educatori sono 684, anziché 1.088. Solo gli psicologi vanno in controtendenza, 352 invece di 124.
Ancora. I detenuti in attesa di giudizio sono 31.109, di cui 15.363 imputati, 10.381 appellanti e 5.251 ricorrenti in Cassazione. I tossicodipendenti sono 15.660, gli stranieri 22.644. 124 istituti hanno fornito dati relativi alla tipologia del reato relativamente a 34.757 detenuti: il 41,5% è dietro le sbarre per violazione della legge sulla droga, il 27,3% per reati contro il patrimonio e il 18% per reati contro la persona. L'8% è dentro per associazione di stampo mafioso.
Un focus è stato aperto anche su episodi drammatici legati al carcere: nel 2009 sono stati 3.974 gli atti di autolesionismo segnalati, 33 i suicidi. L'iniziativa ''Ferragosto 2009 in carcere'', ha ricordato Bernardini, ha aperto le porte alle visite in 186 istituti penitenziari, comprese le carceri minorili e gli ospedali psichiatrici giudiziari.
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Emergenza carceri, è allarme
Pannella: "Peggio del fascismo"
Su un punto il governo e i radicali sono d'accordo: il sovraffollamento delle carceri, così com'è, è ingestibile. Lo ha detto chiaramente il Guardasigilli Angelino Alfano nel meeting di Rimini citando alcuni numeri: 43mila detenuti è la capienza massima a fronte dei 63mila211che invece sono stipati in cella; e lo conferma il dossier dei radicali "Ferragosto in carcere" che parla chiaro: 21.860 carcerati in più rispetto alla capienza regolamentare.
Numeri che portano Marco Pannella a paragonare i tempi di oggi con il fascismo: il leader radicale dice che oggi la condizione della Giustizia e degli istituti di pena è ''incommensurabilmente più incivile,criminale e criminogena, violenta, illegittima e illegale, socialmente disastrosa e istituzionalmente aberrante'' rispetto a quella prodotta dal Ventennio ed ''è lo specchio dello Stato, del Regime, vigenti''.
Come fonte di riferimento c'è, appunto, il dossier effettuato dai radicali relativo a 216 istituti penitenziari, che ha portato dietro le sbarre 400 tra parlamentari, amministratori locali e accompagnatori. Questi i dati emersi: il sovraffollamento ha raggiunto cifre record con 21.860 detenuti in più rispetto la capienza regolamentare. Si contano 63.211 unità (60.473 uomini, 2.738 donne) contro le 41.351 regolamentari.
E ancora:nel documento ci sono i risultati dei questionari a cui hanno risposto 216 istituti su 217 istituti penitenziari italiani e i dati contano 116 bambini sotto i tre anni detenuti con le madri. Non solo. Dalle visite a 186 istituti che le delegazioni hanno fatto nella tre giorni di Ferragosto emerge inoltre un'altra realtà: per questi bambini l'unico nido spesso è la cella, e non possono uscire perchè mancano operatori e volontari. ''Il doppio di quanto si diceva finora - ha osservato la deputata radicale, Rita Bernardini - mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva promesso che non ci sarebbero più stati bimbi in carcere''.
E passando alla condizione del personale, lo scenario non migliora:gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 34.111, contro i 42.118 previsti dalla pianta organica. Gli educatori sono 684, anziché 1.088. Solo gli psicologi vanno in controtendenza, 352 invece di 124.
Ancora. I detenuti in attesa di giudizio sono 31.109, di cui 15.363 imputati, 10.381 appellanti e 5.251 ricorrenti in Cassazione. I tossicodipendenti sono 15.660, gli stranieri 22.644. 124 istituti hanno fornito dati relativi alla tipologia del reato relativamente a 34.757 detenuti: il 41,5% è dietro le sbarre per violazione della legge sulla droga, il 27,3% per reati contro il patrimonio e il 18% per reati contro la persona. L'8% è dentro per associazione di stampo mafioso.
Un focus è stato aperto anche su episodi drammatici legati al carcere: nel 2009 sono stati 3.974 gli atti di autolesionismo segnalati, 33 i suicidi. L'iniziativa ''Ferragosto 2009 in carcere'', ha ricordato Bernardini, ha aperto le porte alle visite in 186 istituti penitenziari, comprese le carceri minorili e gli ospedali psichiatrici giudiziari.
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domenica 28 giugno 2009
Angelino Alfano,Rita Bernaridni,carcere,governo,educatori,costituzione,Napolitano:nel piano Carceri Ionta nulla su assunzione personale!
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
di Valter Vecellio
L’occasione è stata la Festa della Polizia Penitenziaria. Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano ha illustrato il piano per la realizzazione di nuove carceri messo a punto dal capo del Dap, Franco Ionta, piano che – ha promesso - "sarà sottoposto a breve all'attenzione del presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri".
Il piano prevede la "realizzazione in tempi ragionevolmente brevi" di 48 nuovi padiglioni che amplieranno le carceri già esistenti; la ristrutturazione di due istituti penitenziari; la costruzione 'ex novo' di 24 case circondariali "per le quali si ricorrerà anche al contributo essenziale delle imprese private". A conclusione di questi interventi alla fine del 2012 saranno realizzati, secondo le intenzioni, 17.891 nuovi posti per i detenuti.
Che tutto ciò si possa realizzare in soli tre anni non è molto credibile, ma vedremo. Ad ogni modo, in conseguenza dell'incremento delle strutture carcerarie sarà necessario un "reclutamento straordinario" di poliziotti penitenziari. Alfano se la cava promettendo che "pur nelle ristrettezze determinate dalla contingente crisi economica che non ha risparmiato la pubblica amministrazione", farà quanto è nelle sue possibilità per procedere a questo reclutamento straordinario di agenti. Considerando che il corpo di polizia penitenziaria ora è in sofferenza, non si comprende bene come si possa pensare di aprire nuove carceri e al tempo stesso come garantire i necessari organici. L’ennesimo “fumo” che è la caratteristica fondante di questo governo?
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo il dito nella piaga, Ringraziando la polizia penitenziaria per l'attività svolta "contesto particolarmente complesso della gestione carceraria”, ha sottolineato come sia “reso ancor più problematico dal contesto dal fenomeno del sovraffollamento”.
Le cifre, del resto, parlano chiaro, e lo stesso capo del DAP Ionta ammette l’emergenza: presto, ha detto verrà toccata "la soglia massima di tollerabilità di presenze" nelle carceri.
Nei 206 istituti penitenziari italiani ci sono 62.961 detenuti (dato riferito al 31 maggio scorso, mentre la soglia 'tollerabile' è di 63.702 posti e il limite regolamentare di 43.201, ndr). I poliziotti penitenziari sono 40.334 su un organico previsto di 45.109 unità. Lo stesso Ionta ha riconosciuto che è necessario fare più ricorso alle misure alternative al carcere, non solo per contenere il sovraffollamento ma anche perché è provato che in questo modo il livello di recidiva dei condannati si abbassa. "La certezza della pena - sottolinea - è certamente un principio indiscutibile, ma bisogna comprendere che una pena flessibile sostiene il cambiamento della persona condannata, che, se adeguatamente sostenuta e accompagnata nel percorso di reinserimento sociale, abbassa il livello di recidiva ed è un valido strumento deflattivo delle presenze nelle carceri, con ricadute positive sui livelli di vivibilità" negli istituti penitenziari. Anche perché - aggiunge - "siamo convinti che non basti ampliare i posti letto per i detenuti perché la detenzione sia ritenuta in linea con i principi costituzionali del rispetto della dignità dell’uomo”.
Il ministro Alfano avrà ascoltato le ragionevoli parole del capo del DAP? Per ora abbiamo l’equivalente delle solite grida manzoniane: "Questo governo non intende arretrare di un millimetro sul fronte della sicurezza sociale e della certezza della pena, senza la quale i cittadini onesti rimangono spesso disorientati e la minoranza che delinque si rafforza nella convinzione di una sostanziale impunità ".
Nel frattempo la situazione incancrenisce.
Questo che segue è un piccolo, parziale promemoria.
Giustizia: 63.500 detenuti tra 7 giorni carceri "fuori controllo"
Le carceri non sono state mai così sovraffollate dal dopoguerra ad oggi: nei 206 penitenziari ci sono 63.416 detenuti (39.894 italiani e 23.522 stranieri) che nel giro di una settimana arriveranno a sfondare la soglia "tollerabile", vale a dire un numero (63.702 posti letto) di per sé asettico e non in grado di rendere a sufficienza il dramma di chi sconta la pena in celle dove anziché quattro detenuti ce ne sono otto, con tanto di materassi in terra anche in palestre utilizzate come dormitorio.
Se si considera che il limite regolamentare dovrebbe essere di 43.201 posti, l’ultimo dato rilevato stamani dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fotografa una situazione drammatica, soprattutto in considerazione del caldo dei mesi estivi. I cinque principali sindacati penitenziari (Sappe, Osapp, Uil-Pa, Cgil-Fp, Ussp-Ugl) denunciano da tempo difficoltà senza precedenti, con un crescente numero di casi di agenti aggrediti o di proteste difficili da gestire dal momento che i poliziotti penitenziari sono sotto organico.
Da giorni sono in stato di agitazione e per protesta fanno lo "sciopero" del vitto, rifiutando il cibo della mensa del carcere.
"Il piano edilizio del capo del Dap, Ionta è un fallimento annunciato", ha detto Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione "Antigone" che si batte per i diritti nelle carceri. "Potrà garantire solo il fabbisogno di due-tre mesi".
Ma a preoccupare, al Dap, sono anche le proteste dei detenuti, che a tutt’oggi vengono segnalate nell’ordine di 3-4 al giorno (le ultime segnalate sono lo sciopero della fame dei detenuti stranieri ad Ascoli e la battitura delle inferriate a Castelvetrano), ma che non escluso che possano aumentare nei prossimi mesi. Ecco perché al Dap stato deciso di monitorare giornalmente la situazione.
Tra le proteste monitorate dalla sala situazioni del Dap non vengono segnalate quelle dei circa 600 detenuti in regime di 41 bis che si trovano in carceri del Nord o al Centro (Cuneo, Novara, Milano Opera, Tolmezzo, Parma, Ascoli Piceno, Rebibbia, Terni e Spoleto, mentre quello dell’Aquila è stato evacuato dopo il terremoto).
(Fonte: agenzia ANSA)
Giustizia: nelle carceri c’è il "tutto esaurito", solo posti in piedi
Bene, anche questa è fatta, i dati ufficiali parlano di 63.400 detenuti presenti nelle carceri italiane equivalenti ad almeno 64.000 presenze effettive.
La presenza di detenuti negli istituti penitenziari italiani "tollerabile" (legalmente ammissibile?), pari alla presenza regolamentare incrementata del 50% che oggi è di gran lunga inferiore a quella data dalle cifre ufficiali è stata superata, le aggressioni, le minacce, persino qualche sequestro in sezione di Personale di Polizia Penitenziaria sono all’ordine del giorno e l’unica soluzione "proposta" è la realizzazione di nuovi padiglioni-carceri di cui per 4.615 posti entro il 31.12.2010.
Accade così che negli istituti penitenziari, in particolare in quelli di ben nota fama quali Torino L.C., Milano-S.Vittore, Roma-Regina Coeli, Napoli-Poggioreale etc., di posti detenuto non ce ne siano più, neanche nel terzo letto a castello (a Palermo sarebbero arrivati al quarto con rischi evidenti legati all’altitudine), neanche con i materassi per terra persino nelle aree non detentive. In sintesi e al momento, in via del tutto eccezionale per pochi giorni ancora, solo posti in piedi nelle carceri italiane.
Poi, per allocare gli ulteriori detenuti, si vedrà di recuperare spazi negli Uffici, nelle Direzioni, nei Provveditorati e al Dap come peraltro avevamo già proposto, magari anche presso qualche Scuola (sic!). Nel frattempo la protesta sindacale (di alcuni sindacati tra cui il nostro) è iniziata e non sembrano sussistere le condizioni oggettive per addivenire a reali punti di incontro rispetto ad una divergenza di opinioni, Sindacati vs. Amministrazione, su quanto sta accadendo e soprattutto su quanto accadrà nei prossimi mesi, in attesa che qualcuno che soprattutto ha il dovere politico di farlo non assumerà i necessari correttivi.
Ci riferiamo, ovviamente, al Ministro Alfano uscito a quanto si dice "vincitore", unitamente alla corrente facente capo al Presidente del Senato Schifani, dagli scontri elettorali in Sicilia e che, quindi, adesso e finalmente può occuparsi del carcere e della Polizia Penitenziaria più di quanto ad oggi abbia mai fatto.
Perché poi, dalla manifestazione del 4 giugno propedeutica a quella, più grande, del 17 giugno, è emerso un Capo del Dap nonché Commissario Straordinario per l’Edilizia penitenziaria Dott. Franco Ionta più "umile" e sincero del solito e con idee concrete che nell’incontro con le OO.SS. in protesta ha affermato essere il Piano Carceri il primo tassello degli interventi necessari per risolvere il problema penitenziario italiano e di avere in corso ulteriori iniziative in favore della Polizia Penitenziaria quali: l’abolizione delle convalide extra carcere, la revisione dei corsi presso le Scuole, la revisione dei procedimenti disciplinari, il recupero del personale addetto a servizi di sorveglianza impropri (quali quelli presso i Tribunali), alle sentinelle e agli spacci (circa 1.200 unità) e la revisione degli organici per quanto riguarda i servizi presso i Prap, le Scuole e il Dap. Tutto molto bello e molto sereno, quindi, solo che per qualsiasi cosa vogliano fare, che sia condivisa o meno, che sia utile o indispensabile, è veramente tardi!
(di Leo Benedici, “Polizia Penitenziaria Domani”)
Venezia: il carcere può esplodere, in qualsiasi momento
Il 1° giugno i Consiglieri dei Verdi, Gianfranco Bettin in Consiglio regionale e Beppe Caccia in Consiglio comunale, hanno depositato un identico Ordine del Giorno, che invita "il Presidente della Giunta regionale e il Sindaco di Venezia a rivolgersi al Governo, e al Ministro della Giustizia in particolare, affinché intervengano immediatamente" per disinnescare la situazione che si è creata al carcere maschile veneziano, la Casa circondariale di Santa Maria Maggiore.
Una "situazione drammatica e ingestibile" per il consigliere Bettin che venerdì, insieme a Beppe Caccia, capogruppo in Comune, si era recato in sopralluogo al carcere per verificare coi propri occhi il sovraffollamento. Dopo aver visitato le due sezioni detentive e aver incontrato la Direttrice dottoressa Gabriella Straffi, Bettin ha raccontato: "In celle da tre stanno ormai in otto, in quelle da uno almeno in quattro. Giacigli improvvisati, promiscuità tra i detenuti, condizioni igieniche a rischio e attività di reinserimento sociale diventate impossibili".
Caccia spiega: "L’inasprimento delle norme sui reati minori e sulla recidiva, intervenuto nell’ultimo anno, non ha fatto altro che aggravare il carico che la struttura deve sopportare." Più della metà dei detenuti entrano ed escono nel giro di tre giorni, accusati di "micro-reati" e immediatamente scarcerati.
Un via vai che pesa ulteriormente sull’organico già risicato del personale di custodia. "A oggi ce ne sono almeno una sessantina in meno rispetto alle effettive necessità. - aggiunge Bettin - Con questi numeri, la nuova ala che sarà pronta in autunno, non potrà mai essere aperta."
Pesantissima la condizione degli spazi per l’ora d’aria: "In una superficie grande come un campo da pallamano - racconta Caccia - devono starci in 170. Non possono nemmeno muoversi. Così in cella, se tre stanno in piedi gli altri devono restare confinati a letto. È una situazione esplosiva, che può scoppiare da un momento all’altro. Altro che sicurezza, il governo deve intervenire subito."
(Comunicato stampa che illustra gli ordini del giorno presentati in comune a Venezia e alla Regione Veneto dai consiglieri Verdi Gianfranco Bettin e Beppe Caccia)
Pisa: quasi 400 detenuti, il carcere scoppia
Mentre la Casa Circondariale "Don Bosco" scoppia, a causa del "solito" sovraffollamento, e di tanto in tanto scatta l’allarme-topi - a Pisa sono in arrivo 10 milioni di euro per 200 nuovi posti per i detenuti. Che nessuno, al momento, sa dove e come verranno realizzati.
Neppure il direttore del carcere, il dottor Vittorio Cerri: "L’ho sentito dire in tv - afferma - e poi ho letto qualcosa su alcuni siti internet. Ma ufficialmente non so ancora nulla". A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37), ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza.
"In questa situazione, come ha già correttamente rilevato il Garante di Firenze, Franco Corleone - sostiene l’avvocato Andrea Callaioli, garante del Comune di Pisa per i diritti delle persone private della libertà personale - , bisogna rifiutare la logica del puro deposito dei corpi che sembra ispirare il cosiddetto Piano carceri recentemente avanzato dal Dap e dal ministro Alfano.
Difatti tale piano è concepito esclusivamente in termini numerici e prevede la realizzazione di tre padiglioni con 500 nuovi posti per i detenuti degli istituti di Firenze (200), Livorno (100) e Pisa (200) senza dare alcuna indicazione in ordine alle caratteristiche dei nuovi padiglioni o alla costruzione di nuove strutture. Per Pisa si prevede, entro dicembre 2012, una spesa di 10 milioni di euro, senza, tuttavia, che vi sia una riflessione se intervenire sulla struttura del Don Bosco, vecchia e figlia di una superata concezione degli spazi carcerari, peraltro oggi al limite del collasso, oppure procedere ex novo, coinvolgendo la città e la sua amministrazione nell’individuazione della collocazione e sulle possibilità di pensare ad una nuova struttura che meglio riesca a conciliare le necessità di sicurezza - per i detenuti e gli operatori - con quelle di socializzazione e lavoro.
Inoltre il piano non affronta nessuna delle cause del sovraffollamento delle carceri italiane (fattispecie incriminatrici, scarso accesso alle misure alternative, mancanza di educatori, limitatissime opportunità lavorative), ma pare ragionare in una prospettiva stabile di 90-100 mila detenuti, un numero impressionante di per sé e assolutamente spaventoso laddove si consideri che nel piano nulla si dice sull’aumento degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria né degli educatori e degli assistenti sociali."
Il piano dell’attuale ministro - prosegue l’avvocato Callaioli - pare quindi figlio della concezione ottocentesca del carcere, visto come discarica dei reietti e di tutti i soggetti che il corpo sociale intende "vomitare" lontano dagli occhi. Peraltro, in tutti questi anni i vari governi non hanno affrontato il tema della ristrutturazione dei penitenziari e della loro vivibilità e le risorse sono state indirizzate solo verso i temi securitari, mentre si sono trascurati investimenti sulla formazione del personale, sull’ampliamento dei ruoli degli operatori, sulle convenzioni con il mondo del volontariato. Inoltre, per la struttura del Don Bosco è opportuno e urgente un intervento strutturale che risolva la insostenibile situazione dell’area colloqui, al fine di garantire condizioni minime di intimità e riservatezza, in special modo nelle visite dei familiari e dei bambini".
(da “La Nazione”, servizio di Federico Cortesi)
Napoli: richiesta a Procura per indagine su condizioni detentive
Depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli la denuncia della nostra Associazione. La drammatica, e purtroppo notoria, emergenza che sta vivendo, in questi giorni, il sistema penitenziario, ci vede costretti ad intervenire in difesa di coloro che stanno subendo una non più tollerabile ed incivile aggressione alla loro salute, alla loro vita di relazione e vedono del tutto compromessa la possibilità di partecipare a programmi di rieducazione.
I dati del sovraffollamento sono, di giorno in giorno, più allarmanti. La Casa Circondariale di Poggioreale, ad esempio, che ha una capienza "tollerabile" di 1.300 detenuti, ne ospita più di 2.600. Tali dati comportano, come facilmente intuibile, condizioni igieniche che compromettono la salute e l’equilibrio psico-fisico dei detenuti, costretti a vivere in spazi angusti in una promiscuità che priva ciascuno della propria dignità, in violazione dei principi costituzionali (artt. 3, 27, 32), delle norme dell’ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975, n. 354), del Regolamento Penitenziario (d.p.r. 30 giugno 2000, n. 230) e della legislazione speciale in materia di salute (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, t.u. leggi sanitarie e succ. mod.), igiene e distribuzione e consumo di alimenti (l. 30 aprile 1962, n.283).
"Il Carcere Possibile Onlus", prendendo atto di questa situazione e dei dati ufficiali diffusi dallo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha ritenuto non più procrastinabile un’azione di denuncia mirata a verificare se tutti i soggetti tenuti, per legge, al controllo dello stato in cui vivono i detenuti abbiano effettivamente svolto il proprio compito, se abbiano descritto le reali condizioni di vita all’interno degli Istituti, e se i soggetti destinatari di tali verifiche abbiano adottato tutti i provvedimenti necessari.
Il carcere non può essere considerata una "zona franca", ove la Legge dello Stato non va applicata. La misura cautelare (circa il 60% dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva, ed è pertanto un "presunto innocente") e la sanzione inflitta non possono consistere in umiliazioni e vessazioni con una vera e propria negazione della dignità umana che è "contra legem" e contro la stessa idea di civiltà. I detenuti sono portatori di diritti pieni ed inalienabili, proprio come i soggetti liberi.
(Comunicato stampa de “Il Carcere Possibile Onlus”)
Massa: carcere di Pontremoli; 10 agenti sorvegliano celle vuote
Il carcere mandamentale di via IV Novembre a Pontremoli torna a far parlare di sé perché, dopo due anni dal completamento dei lavori di ristrutturazione che aveva visto il totale rifacimento del tetto e la messa a norma degli ambienti interni, è entrato in funzione ma, pur mantenendo l’organico come se la struttura ospitasse tutta la popolazione carceraria consentita dalla tipologia dell’edificio, è ancora vuoto.
In poche parole la gente si meraviglia per il fatto che la decina di unità impiegate, tra personale dirigente e guardie carcerarie, continuano a vigilare su di un carcere vuoto con turni di guardia che coprono tutto l’arco del giorno e della notte. Insomma: si fa la guardia alle mura. Il carcere di Pontremoli era nato come carcere circoscrizionale e aveva svolto i suoi compiti di casa di reclusione fino agli inizi degli anni Novanta.
Tutti sapevano che il suo muro di cinta era facilmente scavalcabile, ma dal momento che i detenuti dovevano scontare lievi pene o gli ultimi periodi di condanna, non si era mai registrato alcun tentativo di fuga. Fino alla primavera del 1994 quando un pomeriggio un giovane recluso scavalcò il muro di cinta cercando una via di fuga verso il fiume.
Ma, bagnato fradicio, sotto una pioggerellina fredda e battente preferì farsi riprendere dai carabinieri avvisati dalla popolazione che aveva visto l’evaso rifugiarsi sotto il ponte della Cresa. Da allora il muro di cinta fu rialzato e rinforzata la rete di recinzione posta alla sommità. Per la cronaca non si segnalò più nessun tentativo di fuga, ma il carcere da circondariale fu trasformato in casa mandamentale femminile in grado di ospitare una trentina di detenute.
Il resto della vicenda è storia recente. La struttura si era dimostrata non all’altezza delle nuove norme di sicurezza previste per le carceri e i conseguenti lavori per la messa a norma sono stati eseguiti. In un primo tempo sembrava che il carcere femminile di Pontremoli avrebbe dovuto ospitare giovani madri recluse assieme ai figli di età inferiore alla scuola dell’obbligo.
Ma non se ne è fatto niente. È circolata infine la voce che gli ospiti di Via IV Novembre sarebbero stati un esiguo numero di detenuti "transessuali", ma anche questa soluzione al momento si è dimostrata priva di fondamento, almeno dal lato pratico. Per ora, l’unica certezza, è che il carcere è e rimane desolatamente vuoto. E si tratta di una vicenda davvero singolare.
(Articolo pubblicato da “Il Tirreno”, servizio di Sergio Mastrini)
Trapani: Favignana "peggior carcere d’Italia" protestano agenti
Le segreterie provinciali di Trapani di Sappe, Uilpa, Fns Cisl, Sinappe, Cnpp, Uspp e Siappe hanno proclamato lo stato di agitazione della Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri di Favignana. "È stata raggiunta e oltrepassata la massima tollerabilità ricettiva di utenza detentiva - afferma una nota - con quota 130 detenuti presenti all’alba di oggi, quando la capienza si aggira sulle 80 presenze. Il sovraffollamento, sommato alla ben nota carenza di personale del corpo di polizia penitenziaria, significa che a breve la situazione diventerà davvero ingovernabile, esplosiva". I rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro con il prefetto di Trapani, Stefano Trotta.
Dal punto di vista geografico, Favignana è l’ultimo carcere d’Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c’è l’infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.
Assomigliano più a caverne che a luoghi dove espiare la detenzione. Non ci sono finestre e i muri sono corrosi dall’umidità e dalla salsedine. Dentro ogni cella: un piccolo muretto, altro 40 centimetri, separa il bagno dalle brande. 3 o 4 detenuti, occupano la stessa piccola cella e restano chiusi in quelle "caverne" per 22 ore al giorno.
Pur essendo un carcere per detenuti condannati, non vi è di fatto alcuna attività rieducativa. Unico svago è l’ora d’aria, fatta in un cortile posto sempre a dieci metri sotto il livello del mare.
Le condizioni igieniche all’interno del carcere di Favignana sono a dir poco precarie. Le celle sono sporche e non viene fatta manutenzione. Scarafaggi e topi girano indisturbati per le celle. Tutto ciò che è ferro si presenta arrugginito. I detenuti non possono bere l’acqua dai rubinetti in quanto non è potabile. È l’acqua del mare. Se qualche detenuto protesta per queste indegne condizioni di vita, viene messo nella cella di isolamento. Denudato, viene lasciato lì per giorni. E come letto ha una rete di ferro, senza materasso.
Il sotterraneo carcere di Favignana è anche costoso. Ogni detenuto costa 300 euro al giorno. E lo Stato spende ben nove milioni di euro all’anno per mantenere tutti gli 85 "fortunati" detenuti dell’isola.
(articolo da “La Sicilia”)
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
di Valter Vecellio
L’occasione è stata la Festa della Polizia Penitenziaria. Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano ha illustrato il piano per la realizzazione di nuove carceri messo a punto dal capo del Dap, Franco Ionta, piano che – ha promesso - "sarà sottoposto a breve all'attenzione del presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri".
Il piano prevede la "realizzazione in tempi ragionevolmente brevi" di 48 nuovi padiglioni che amplieranno le carceri già esistenti; la ristrutturazione di due istituti penitenziari; la costruzione 'ex novo' di 24 case circondariali "per le quali si ricorrerà anche al contributo essenziale delle imprese private". A conclusione di questi interventi alla fine del 2012 saranno realizzati, secondo le intenzioni, 17.891 nuovi posti per i detenuti.
Che tutto ciò si possa realizzare in soli tre anni non è molto credibile, ma vedremo. Ad ogni modo, in conseguenza dell'incremento delle strutture carcerarie sarà necessario un "reclutamento straordinario" di poliziotti penitenziari. Alfano se la cava promettendo che "pur nelle ristrettezze determinate dalla contingente crisi economica che non ha risparmiato la pubblica amministrazione", farà quanto è nelle sue possibilità per procedere a questo reclutamento straordinario di agenti. Considerando che il corpo di polizia penitenziaria ora è in sofferenza, non si comprende bene come si possa pensare di aprire nuove carceri e al tempo stesso come garantire i necessari organici. L’ennesimo “fumo” che è la caratteristica fondante di questo governo?
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo il dito nella piaga, Ringraziando la polizia penitenziaria per l'attività svolta "contesto particolarmente complesso della gestione carceraria”, ha sottolineato come sia “reso ancor più problematico dal contesto dal fenomeno del sovraffollamento”.
Le cifre, del resto, parlano chiaro, e lo stesso capo del DAP Ionta ammette l’emergenza: presto, ha detto verrà toccata "la soglia massima di tollerabilità di presenze" nelle carceri.
Nei 206 istituti penitenziari italiani ci sono 62.961 detenuti (dato riferito al 31 maggio scorso, mentre la soglia 'tollerabile' è di 63.702 posti e il limite regolamentare di 43.201, ndr). I poliziotti penitenziari sono 40.334 su un organico previsto di 45.109 unità. Lo stesso Ionta ha riconosciuto che è necessario fare più ricorso alle misure alternative al carcere, non solo per contenere il sovraffollamento ma anche perché è provato che in questo modo il livello di recidiva dei condannati si abbassa. "La certezza della pena - sottolinea - è certamente un principio indiscutibile, ma bisogna comprendere che una pena flessibile sostiene il cambiamento della persona condannata, che, se adeguatamente sostenuta e accompagnata nel percorso di reinserimento sociale, abbassa il livello di recidiva ed è un valido strumento deflattivo delle presenze nelle carceri, con ricadute positive sui livelli di vivibilità" negli istituti penitenziari. Anche perché - aggiunge - "siamo convinti che non basti ampliare i posti letto per i detenuti perché la detenzione sia ritenuta in linea con i principi costituzionali del rispetto della dignità dell’uomo”.
Il ministro Alfano avrà ascoltato le ragionevoli parole del capo del DAP? Per ora abbiamo l’equivalente delle solite grida manzoniane: "Questo governo non intende arretrare di un millimetro sul fronte della sicurezza sociale e della certezza della pena, senza la quale i cittadini onesti rimangono spesso disorientati e la minoranza che delinque si rafforza nella convinzione di una sostanziale impunità ".
Nel frattempo la situazione incancrenisce.
Questo che segue è un piccolo, parziale promemoria.
Giustizia: 63.500 detenuti tra 7 giorni carceri "fuori controllo"
Le carceri non sono state mai così sovraffollate dal dopoguerra ad oggi: nei 206 penitenziari ci sono 63.416 detenuti (39.894 italiani e 23.522 stranieri) che nel giro di una settimana arriveranno a sfondare la soglia "tollerabile", vale a dire un numero (63.702 posti letto) di per sé asettico e non in grado di rendere a sufficienza il dramma di chi sconta la pena in celle dove anziché quattro detenuti ce ne sono otto, con tanto di materassi in terra anche in palestre utilizzate come dormitorio.
Se si considera che il limite regolamentare dovrebbe essere di 43.201 posti, l’ultimo dato rilevato stamani dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fotografa una situazione drammatica, soprattutto in considerazione del caldo dei mesi estivi. I cinque principali sindacati penitenziari (Sappe, Osapp, Uil-Pa, Cgil-Fp, Ussp-Ugl) denunciano da tempo difficoltà senza precedenti, con un crescente numero di casi di agenti aggrediti o di proteste difficili da gestire dal momento che i poliziotti penitenziari sono sotto organico.
Da giorni sono in stato di agitazione e per protesta fanno lo "sciopero" del vitto, rifiutando il cibo della mensa del carcere.
"Il piano edilizio del capo del Dap, Ionta è un fallimento annunciato", ha detto Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione "Antigone" che si batte per i diritti nelle carceri. "Potrà garantire solo il fabbisogno di due-tre mesi".
Ma a preoccupare, al Dap, sono anche le proteste dei detenuti, che a tutt’oggi vengono segnalate nell’ordine di 3-4 al giorno (le ultime segnalate sono lo sciopero della fame dei detenuti stranieri ad Ascoli e la battitura delle inferriate a Castelvetrano), ma che non escluso che possano aumentare nei prossimi mesi. Ecco perché al Dap stato deciso di monitorare giornalmente la situazione.
Tra le proteste monitorate dalla sala situazioni del Dap non vengono segnalate quelle dei circa 600 detenuti in regime di 41 bis che si trovano in carceri del Nord o al Centro (Cuneo, Novara, Milano Opera, Tolmezzo, Parma, Ascoli Piceno, Rebibbia, Terni e Spoleto, mentre quello dell’Aquila è stato evacuato dopo il terremoto).
(Fonte: agenzia ANSA)
Giustizia: nelle carceri c’è il "tutto esaurito", solo posti in piedi
Bene, anche questa è fatta, i dati ufficiali parlano di 63.400 detenuti presenti nelle carceri italiane equivalenti ad almeno 64.000 presenze effettive.
La presenza di detenuti negli istituti penitenziari italiani "tollerabile" (legalmente ammissibile?), pari alla presenza regolamentare incrementata del 50% che oggi è di gran lunga inferiore a quella data dalle cifre ufficiali è stata superata, le aggressioni, le minacce, persino qualche sequestro in sezione di Personale di Polizia Penitenziaria sono all’ordine del giorno e l’unica soluzione "proposta" è la realizzazione di nuovi padiglioni-carceri di cui per 4.615 posti entro il 31.12.2010.
Accade così che negli istituti penitenziari, in particolare in quelli di ben nota fama quali Torino L.C., Milano-S.Vittore, Roma-Regina Coeli, Napoli-Poggioreale etc., di posti detenuto non ce ne siano più, neanche nel terzo letto a castello (a Palermo sarebbero arrivati al quarto con rischi evidenti legati all’altitudine), neanche con i materassi per terra persino nelle aree non detentive. In sintesi e al momento, in via del tutto eccezionale per pochi giorni ancora, solo posti in piedi nelle carceri italiane.
Poi, per allocare gli ulteriori detenuti, si vedrà di recuperare spazi negli Uffici, nelle Direzioni, nei Provveditorati e al Dap come peraltro avevamo già proposto, magari anche presso qualche Scuola (sic!). Nel frattempo la protesta sindacale (di alcuni sindacati tra cui il nostro) è iniziata e non sembrano sussistere le condizioni oggettive per addivenire a reali punti di incontro rispetto ad una divergenza di opinioni, Sindacati vs. Amministrazione, su quanto sta accadendo e soprattutto su quanto accadrà nei prossimi mesi, in attesa che qualcuno che soprattutto ha il dovere politico di farlo non assumerà i necessari correttivi.
Ci riferiamo, ovviamente, al Ministro Alfano uscito a quanto si dice "vincitore", unitamente alla corrente facente capo al Presidente del Senato Schifani, dagli scontri elettorali in Sicilia e che, quindi, adesso e finalmente può occuparsi del carcere e della Polizia Penitenziaria più di quanto ad oggi abbia mai fatto.
Perché poi, dalla manifestazione del 4 giugno propedeutica a quella, più grande, del 17 giugno, è emerso un Capo del Dap nonché Commissario Straordinario per l’Edilizia penitenziaria Dott. Franco Ionta più "umile" e sincero del solito e con idee concrete che nell’incontro con le OO.SS. in protesta ha affermato essere il Piano Carceri il primo tassello degli interventi necessari per risolvere il problema penitenziario italiano e di avere in corso ulteriori iniziative in favore della Polizia Penitenziaria quali: l’abolizione delle convalide extra carcere, la revisione dei corsi presso le Scuole, la revisione dei procedimenti disciplinari, il recupero del personale addetto a servizi di sorveglianza impropri (quali quelli presso i Tribunali), alle sentinelle e agli spacci (circa 1.200 unità) e la revisione degli organici per quanto riguarda i servizi presso i Prap, le Scuole e il Dap. Tutto molto bello e molto sereno, quindi, solo che per qualsiasi cosa vogliano fare, che sia condivisa o meno, che sia utile o indispensabile, è veramente tardi!
(di Leo Benedici, “Polizia Penitenziaria Domani”)
Venezia: il carcere può esplodere, in qualsiasi momento
Il 1° giugno i Consiglieri dei Verdi, Gianfranco Bettin in Consiglio regionale e Beppe Caccia in Consiglio comunale, hanno depositato un identico Ordine del Giorno, che invita "il Presidente della Giunta regionale e il Sindaco di Venezia a rivolgersi al Governo, e al Ministro della Giustizia in particolare, affinché intervengano immediatamente" per disinnescare la situazione che si è creata al carcere maschile veneziano, la Casa circondariale di Santa Maria Maggiore.
Una "situazione drammatica e ingestibile" per il consigliere Bettin che venerdì, insieme a Beppe Caccia, capogruppo in Comune, si era recato in sopralluogo al carcere per verificare coi propri occhi il sovraffollamento. Dopo aver visitato le due sezioni detentive e aver incontrato la Direttrice dottoressa Gabriella Straffi, Bettin ha raccontato: "In celle da tre stanno ormai in otto, in quelle da uno almeno in quattro. Giacigli improvvisati, promiscuità tra i detenuti, condizioni igieniche a rischio e attività di reinserimento sociale diventate impossibili".
Caccia spiega: "L’inasprimento delle norme sui reati minori e sulla recidiva, intervenuto nell’ultimo anno, non ha fatto altro che aggravare il carico che la struttura deve sopportare." Più della metà dei detenuti entrano ed escono nel giro di tre giorni, accusati di "micro-reati" e immediatamente scarcerati.
Un via vai che pesa ulteriormente sull’organico già risicato del personale di custodia. "A oggi ce ne sono almeno una sessantina in meno rispetto alle effettive necessità. - aggiunge Bettin - Con questi numeri, la nuova ala che sarà pronta in autunno, non potrà mai essere aperta."
Pesantissima la condizione degli spazi per l’ora d’aria: "In una superficie grande come un campo da pallamano - racconta Caccia - devono starci in 170. Non possono nemmeno muoversi. Così in cella, se tre stanno in piedi gli altri devono restare confinati a letto. È una situazione esplosiva, che può scoppiare da un momento all’altro. Altro che sicurezza, il governo deve intervenire subito."
(Comunicato stampa che illustra gli ordini del giorno presentati in comune a Venezia e alla Regione Veneto dai consiglieri Verdi Gianfranco Bettin e Beppe Caccia)
Pisa: quasi 400 detenuti, il carcere scoppia
Mentre la Casa Circondariale "Don Bosco" scoppia, a causa del "solito" sovraffollamento, e di tanto in tanto scatta l’allarme-topi - a Pisa sono in arrivo 10 milioni di euro per 200 nuovi posti per i detenuti. Che nessuno, al momento, sa dove e come verranno realizzati.
Neppure il direttore del carcere, il dottor Vittorio Cerri: "L’ho sentito dire in tv - afferma - e poi ho letto qualcosa su alcuni siti internet. Ma ufficialmente non so ancora nulla". A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37), ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza.
"In questa situazione, come ha già correttamente rilevato il Garante di Firenze, Franco Corleone - sostiene l’avvocato Andrea Callaioli, garante del Comune di Pisa per i diritti delle persone private della libertà personale - , bisogna rifiutare la logica del puro deposito dei corpi che sembra ispirare il cosiddetto Piano carceri recentemente avanzato dal Dap e dal ministro Alfano.
Difatti tale piano è concepito esclusivamente in termini numerici e prevede la realizzazione di tre padiglioni con 500 nuovi posti per i detenuti degli istituti di Firenze (200), Livorno (100) e Pisa (200) senza dare alcuna indicazione in ordine alle caratteristiche dei nuovi padiglioni o alla costruzione di nuove strutture. Per Pisa si prevede, entro dicembre 2012, una spesa di 10 milioni di euro, senza, tuttavia, che vi sia una riflessione se intervenire sulla struttura del Don Bosco, vecchia e figlia di una superata concezione degli spazi carcerari, peraltro oggi al limite del collasso, oppure procedere ex novo, coinvolgendo la città e la sua amministrazione nell’individuazione della collocazione e sulle possibilità di pensare ad una nuova struttura che meglio riesca a conciliare le necessità di sicurezza - per i detenuti e gli operatori - con quelle di socializzazione e lavoro.
Inoltre il piano non affronta nessuna delle cause del sovraffollamento delle carceri italiane (fattispecie incriminatrici, scarso accesso alle misure alternative, mancanza di educatori, limitatissime opportunità lavorative), ma pare ragionare in una prospettiva stabile di 90-100 mila detenuti, un numero impressionante di per sé e assolutamente spaventoso laddove si consideri che nel piano nulla si dice sull’aumento degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria né degli educatori e degli assistenti sociali."
Il piano dell’attuale ministro - prosegue l’avvocato Callaioli - pare quindi figlio della concezione ottocentesca del carcere, visto come discarica dei reietti e di tutti i soggetti che il corpo sociale intende "vomitare" lontano dagli occhi. Peraltro, in tutti questi anni i vari governi non hanno affrontato il tema della ristrutturazione dei penitenziari e della loro vivibilità e le risorse sono state indirizzate solo verso i temi securitari, mentre si sono trascurati investimenti sulla formazione del personale, sull’ampliamento dei ruoli degli operatori, sulle convenzioni con il mondo del volontariato. Inoltre, per la struttura del Don Bosco è opportuno e urgente un intervento strutturale che risolva la insostenibile situazione dell’area colloqui, al fine di garantire condizioni minime di intimità e riservatezza, in special modo nelle visite dei familiari e dei bambini".
(da “La Nazione”, servizio di Federico Cortesi)
Napoli: richiesta a Procura per indagine su condizioni detentive
Depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli la denuncia della nostra Associazione. La drammatica, e purtroppo notoria, emergenza che sta vivendo, in questi giorni, il sistema penitenziario, ci vede costretti ad intervenire in difesa di coloro che stanno subendo una non più tollerabile ed incivile aggressione alla loro salute, alla loro vita di relazione e vedono del tutto compromessa la possibilità di partecipare a programmi di rieducazione.
I dati del sovraffollamento sono, di giorno in giorno, più allarmanti. La Casa Circondariale di Poggioreale, ad esempio, che ha una capienza "tollerabile" di 1.300 detenuti, ne ospita più di 2.600. Tali dati comportano, come facilmente intuibile, condizioni igieniche che compromettono la salute e l’equilibrio psico-fisico dei detenuti, costretti a vivere in spazi angusti in una promiscuità che priva ciascuno della propria dignità, in violazione dei principi costituzionali (artt. 3, 27, 32), delle norme dell’ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975, n. 354), del Regolamento Penitenziario (d.p.r. 30 giugno 2000, n. 230) e della legislazione speciale in materia di salute (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, t.u. leggi sanitarie e succ. mod.), igiene e distribuzione e consumo di alimenti (l. 30 aprile 1962, n.283).
"Il Carcere Possibile Onlus", prendendo atto di questa situazione e dei dati ufficiali diffusi dallo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha ritenuto non più procrastinabile un’azione di denuncia mirata a verificare se tutti i soggetti tenuti, per legge, al controllo dello stato in cui vivono i detenuti abbiano effettivamente svolto il proprio compito, se abbiano descritto le reali condizioni di vita all’interno degli Istituti, e se i soggetti destinatari di tali verifiche abbiano adottato tutti i provvedimenti necessari.
Il carcere non può essere considerata una "zona franca", ove la Legge dello Stato non va applicata. La misura cautelare (circa il 60% dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva, ed è pertanto un "presunto innocente") e la sanzione inflitta non possono consistere in umiliazioni e vessazioni con una vera e propria negazione della dignità umana che è "contra legem" e contro la stessa idea di civiltà. I detenuti sono portatori di diritti pieni ed inalienabili, proprio come i soggetti liberi.
(Comunicato stampa de “Il Carcere Possibile Onlus”)
Massa: carcere di Pontremoli; 10 agenti sorvegliano celle vuote
Il carcere mandamentale di via IV Novembre a Pontremoli torna a far parlare di sé perché, dopo due anni dal completamento dei lavori di ristrutturazione che aveva visto il totale rifacimento del tetto e la messa a norma degli ambienti interni, è entrato in funzione ma, pur mantenendo l’organico come se la struttura ospitasse tutta la popolazione carceraria consentita dalla tipologia dell’edificio, è ancora vuoto.
In poche parole la gente si meraviglia per il fatto che la decina di unità impiegate, tra personale dirigente e guardie carcerarie, continuano a vigilare su di un carcere vuoto con turni di guardia che coprono tutto l’arco del giorno e della notte. Insomma: si fa la guardia alle mura. Il carcere di Pontremoli era nato come carcere circoscrizionale e aveva svolto i suoi compiti di casa di reclusione fino agli inizi degli anni Novanta.
Tutti sapevano che il suo muro di cinta era facilmente scavalcabile, ma dal momento che i detenuti dovevano scontare lievi pene o gli ultimi periodi di condanna, non si era mai registrato alcun tentativo di fuga. Fino alla primavera del 1994 quando un pomeriggio un giovane recluso scavalcò il muro di cinta cercando una via di fuga verso il fiume.
Ma, bagnato fradicio, sotto una pioggerellina fredda e battente preferì farsi riprendere dai carabinieri avvisati dalla popolazione che aveva visto l’evaso rifugiarsi sotto il ponte della Cresa. Da allora il muro di cinta fu rialzato e rinforzata la rete di recinzione posta alla sommità. Per la cronaca non si segnalò più nessun tentativo di fuga, ma il carcere da circondariale fu trasformato in casa mandamentale femminile in grado di ospitare una trentina di detenute.
Il resto della vicenda è storia recente. La struttura si era dimostrata non all’altezza delle nuove norme di sicurezza previste per le carceri e i conseguenti lavori per la messa a norma sono stati eseguiti. In un primo tempo sembrava che il carcere femminile di Pontremoli avrebbe dovuto ospitare giovani madri recluse assieme ai figli di età inferiore alla scuola dell’obbligo.
Ma non se ne è fatto niente. È circolata infine la voce che gli ospiti di Via IV Novembre sarebbero stati un esiguo numero di detenuti "transessuali", ma anche questa soluzione al momento si è dimostrata priva di fondamento, almeno dal lato pratico. Per ora, l’unica certezza, è che il carcere è e rimane desolatamente vuoto. E si tratta di una vicenda davvero singolare.
(Articolo pubblicato da “Il Tirreno”, servizio di Sergio Mastrini)
Trapani: Favignana "peggior carcere d’Italia" protestano agenti
Le segreterie provinciali di Trapani di Sappe, Uilpa, Fns Cisl, Sinappe, Cnpp, Uspp e Siappe hanno proclamato lo stato di agitazione della Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri di Favignana. "È stata raggiunta e oltrepassata la massima tollerabilità ricettiva di utenza detentiva - afferma una nota - con quota 130 detenuti presenti all’alba di oggi, quando la capienza si aggira sulle 80 presenze. Il sovraffollamento, sommato alla ben nota carenza di personale del corpo di polizia penitenziaria, significa che a breve la situazione diventerà davvero ingovernabile, esplosiva". I rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro con il prefetto di Trapani, Stefano Trotta.
Dal punto di vista geografico, Favignana è l’ultimo carcere d’Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c’è l’infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.
Assomigliano più a caverne che a luoghi dove espiare la detenzione. Non ci sono finestre e i muri sono corrosi dall’umidità e dalla salsedine. Dentro ogni cella: un piccolo muretto, altro 40 centimetri, separa il bagno dalle brande. 3 o 4 detenuti, occupano la stessa piccola cella e restano chiusi in quelle "caverne" per 22 ore al giorno.
Pur essendo un carcere per detenuti condannati, non vi è di fatto alcuna attività rieducativa. Unico svago è l’ora d’aria, fatta in un cortile posto sempre a dieci metri sotto il livello del mare.
Le condizioni igieniche all’interno del carcere di Favignana sono a dir poco precarie. Le celle sono sporche e non viene fatta manutenzione. Scarafaggi e topi girano indisturbati per le celle. Tutto ciò che è ferro si presenta arrugginito. I detenuti non possono bere l’acqua dai rubinetti in quanto non è potabile. È l’acqua del mare. Se qualche detenuto protesta per queste indegne condizioni di vita, viene messo nella cella di isolamento. Denudato, viene lasciato lì per giorni. E come letto ha una rete di ferro, senza materasso.
Il sotterraneo carcere di Favignana è anche costoso. Ogni detenuto costa 300 euro al giorno. E lo Stato spende ben nove milioni di euro all’anno per mantenere tutti gli 85 "fortunati" detenuti dell’isola.
(articolo da “La Sicilia”)
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