Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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COMUNICATO STAMPA
Amministrazione Penitenziaria: indecente trattamento ai neo-Educatori!
Il Segretario Nazionale della CONFSAL-UNSA-Giustizia, Massimo
BATTAGLIA, denuncia pubblicamente il vergognoso trattamento riservato agli
Educatori neo-assunti, in sede di sistemazione logistica nei luoghi in cui sono
stati mandati per il richiesto tirocinio.
Contrariamente alle frettolose rassicurazioni fatte dal Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria circa l’impegno di reperire alloggi
adeguati, i neo-Educatori si sono visti costretti a trovare idonea sistemazione,
a proprie spese, in alberghi ed altre strutture ricettive o, nel migliore dei casi,
presso amici o parenti.
Per ironia della sorte alcuni dei più “fortunati” neo-Educatori hanno potuto
fruire dell’alloggio promesso dall’Amministrazione, alloggio che però li ha
letteralmente costretti alla fuga a causa del sudiciume e della fatiscenza
imperanti all’interno delle camere e nel bagno (in comune).
Se l’Amministrazione voleva “stupire” gli Educatori neo-assunti, c’è
sicuramente riuscita. Ma in negativo.
Aver trovato “sistemazione”, a fedeli servitori dello Stato, in ambienti
indecenti, che farebbero pensare più ad una porcilaia che a locali in cui
dovrebbero soggiornare esseri umani, non fa onore all’Amministrazione ed a
chi la rappresenta ai più alti livelli.
Confsal-Unsa non permetterà che simili incresciose situazioni abbiano
inopinatamente a ripetersi, e vigilerà per il rispetto della dignità delle
lavoratrici e dei lavoratori che dovessero ancora subire tali indecorose
situazioni.
Roma, 30 giugno 2009.
sabato 4 luglio 2009
angelino alfano,rita bernardini,carcere,detenuti,governo,berlusconi:Amministrazione Penitenziaria: indecente trattamento ai neo-Educatori!
Etichette:
tirocinio neoeducatori
giovedì 2 luglio 2009
angelino alfano,rita bernardini,carcere,detenuti,governo,berlusconi:dott. Ionta,i neoeducatori assunti alloggiati in celle delle carceri?!? SOS!!!!
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
Clicca sul rettangolo
Roma, 26 giugno 2009.
Al Pres. Franco Ionta
Capo del D.A.P.
ROMA
Al Dott. Emilio di Somma
Vice Capo Vicario del D.A.P.
ROMA
Al Dott. Massimo De Pascalis
Direttore Generale del Personale e
della Formazione del D.A.P.
ROMA
Alla Dott.ssa Luigia Mariotti Culla
Dirigente Generale I.S.S.P.
ROMA
Al Servizio Relazioni sindacali DAP
ROMA
Oggetto: Tirocinio Educatori neo assunti
Sappiamo bene che entrare in un Istituto penitenziario per chi, come spesso
accade, non ne ha mai visto uno anche dall’esterno, non deve essere assolutamente
facile. Ancor di più deve essere difficile per chi sa di dover imparare la difficoltosa
professione di educatore penitenziario.
Il sovraffollamento, le relazioni con gli altri operatori penitenziari, il problema di
dover comunicare con detenuti che nella maggior parte dei casi parlano un’altra lingua,
la prevedibile iniziale confusione dei ruoli, delle prerogative, delle funzioni e dei
compiti: è probabile che fossero queste le paure dei nuovi assunti educatori.
Tutto si sarebbero attesi, tranne che l’Amministrazione stessa complicasse la
vita, aumentando i disagi di chi si trova lontano da casa e dalla propria sede di
assegnazione.
Di cosa parliamo? Delle numerose proteste raccolte dalla CONFSAL-UNSA
circa il trattamento riservato ai “tirocinanti” raggiungendo le sedi della formazione “on
the job” e non solo.
Facciamo qualche esempio.
Partiamo dalla rassicurazione fatta a tutti loro nel momento di scegliere la sede.
“Non preoccupatevi degli alloggi, almeno fino alla fine della formazione sarà
l’Amministrazione a provvedere”. Forse una frase troppo affrettata o forse una semplice
speranza espressa ad alta voce.
Purtroppo in realtà già raggiungendo la prima sede di servizio sono cominciati i
disagi. Data la concomitanza del tirocinio di allievi ed allieve agenti, le camere
solitamente libere delle caserme all’improvviso si è scoperto che erano impegnate e
quindi anche se per soli 5 giorni di lavoro, alcuni di questi neo colleghi si sono dovuti
sobbarcare le spese di alberghi, residence o si sono dovuti appoggiare presso amici e
parenti. Già questo sarebbe bastato a capire che qualcosa non andava e a porre rimedio.
Invece nulla: formazione all’ISSP. Tutto perfetto, organizzato bene. Ma le
informazioni sono state date? Stiamo parlando di colleghi con una decina di giorni di
servizio e che, se tutto andrà bene, prenderanno il primo stipendio a luglio. Qualcuno
ha mai detto loro della possibilità di chiedere un anticipo sulle missioni? Bastavano due
righe, chiare, sintetiche. Invece è stato tutto demandato alla buona volontà degli Uffici
di Ragioneria della sede di servizio. E anche qui se ne sono viste delle belle. A quanto è
dato sapere non ci sono stati due educatori che hanno avuto la stessa risposta alla stessa
domanda. Di certo una nota esplicativa sarebbe stata gradita sia dai colleghi neoassunti
che dai colleghi delle ragionerie e delle segreterie che senza dubbio sarebbero stati
agevolati sia nel loro lavoro sia nel dare le informazioni necessarie in maniera precisa
ed univoca.
Ma torniamo all’ISSP. Formazione impeccabile. Non è questo il problema.
Cosa è successo allora? L’inimmaginabile. Naturalmente una delle prime
preoccupazioni delle colleghe e dei colleghi formati all’ISSP era quella di sapere se
nelle sedi dell’on the job avrebbero trovato sistemazione nelle caserme. C’è da
biasimarli? Noi non lo crediamo affatto (anche se pare che c’è stato chi ha mosso dei
rilievi su questo aspetto). Comunque sia, molti di loro hanno avuto rassicurazioni.
L’impegno c’è stato, senza dubbio. Lasciato però più alla buona volontà dei tutor e dei
responsabili del corso che ad una effettiva programmazione dipartimentale. E perché
possiamo dire questo con cognizione di causa? Perché ad alcuni di questi malcapitati
neocolleghi, a due giorni dall’inizio della fase successiva di tirocinio, è stato
comunicato che non avrebbero avuto a disposizione la stanza che gli era stata promessa
fino al giorno prima. Ognuno di noi, memore di quando ha preso servizio la prima volta,
magari al Nord, magari in una grande città, può immaginare il senso di smarrimento
provato e la rabbia di qualcuno che ha iniziato a mettere in dubbio la bontà di tutto il
modello organizzativo.
A questo punto noi abbiamo sperato che tutto fosse finito. Normali carenze
organizzative. Potevamo anche essere disposti a spendere una parola buona per
un’Amministrazione che in fondo amiamo e portiamo nel cuore. Non vogliamo essere
polemici a tutti i costi. La nostra volontà è quella di essere il pungolo per un
miglioramento. Non vogliamo fare una critica fine a se stessa. Non avrebbe senso, non
l’abbiamo mai fatto e non cominceremo ora.
Volevamo fare quella che, chi scrive bene, chiama “critica costruttiva”. Poi ci è
arrivata una mail di uno di questi neo colleghi, uno di quelli “fortunati” che ha usufruito
dell’alloggio gentilmente offertogli dall’Amministrazione. Qui sotto ne riportiamo
alcuni passi.
“…..Ci hanno sistemato nell'alloggio che un tempo era adibito per ospitare i
semiliberi: corridoi bui, pieni di polvere e di roba vecchia in disuso (scarpe, cartoni,
fornelletti, vaschette, stendini con panni stesi...qualsiasi cosa), camere sporche con
finestra a vista (con le grate e senza possibilità di oscurarle), bagno in comune con
docce fatiscenti. Dopo lo sgomento iniziale, siamo scappate via e ora siamo in un altro
posto, a nostre spese, ma almeno ci sentiamo trattate da esseri umani. A raccontarlo
non ci si crede, bisogna vederlo quel posto e io non lo auguro a nessuno.”
A parte l’ultima frase, evidente amarissima citazione del film Blade Runner (Ho
visto cose che voi umani non potreste immaginare……), tutto il resto lascia sgomenti.
Non pensiamo che servano parole per descrivere lo sdegno che ci ha pervaso leggendo
quelle righe. Anche nel migliore dei casi, pur volendo considerare (e noi non lo
crediamo) che la collega abbia esagerato nel descrivere la situazione abitativa, anche
sfoltendo, riassumendo, dividendo per quattro, si arriva ad una situazione a dir poco
indecorosa.
Da qui in poi, anche se con difficoltà, parte la critica costruttiva. Consigli? Beh,
piuttosto che fare queste magre figure, ai prossimi assunti sarebbe meglio dire che
l’Amministrazione non può ospitare nelle proprie strutture. Oppure si potrebbero
individuare strutture idonee per ospitare in maniera dignitosa i neoassunti e al tempo
stesso risultare adatte per effettuare il tirocinio formativo. Per il futuro, peraltro non
troppo lontano, auspichiamo e chiediamo che l’impegno dell’Amministrazione sia
quello di “informare”. Su tutto, anche su ciò che si ritiene scontato. Perché in un
mondo dove la conoscenza è tutto, dare le informazioni necessarie è perlomeno
indispensabile e soprattutto organizzare le cose in modo che non si discrimini il
personale tra chi può godere del trattamento alberghiero e chi invece si deve arrangiare
aggravando la propria condizione economica.
Nella certezza che sarà prestata la dovuta attenzione per quanto rappresentato, si
coglie l’occasione per porgere distinti saluti.
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Roma, 26 giugno 2009.
Al Pres. Franco Ionta
Capo del D.A.P.
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Al Dott. Emilio di Somma
Vice Capo Vicario del D.A.P.
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Al Dott. Massimo De Pascalis
Direttore Generale del Personale e
della Formazione del D.A.P.
ROMA
Alla Dott.ssa Luigia Mariotti Culla
Dirigente Generale I.S.S.P.
ROMA
Al Servizio Relazioni sindacali DAP
ROMA
Oggetto: Tirocinio Educatori neo assunti
Sappiamo bene che entrare in un Istituto penitenziario per chi, come spesso
accade, non ne ha mai visto uno anche dall’esterno, non deve essere assolutamente
facile. Ancor di più deve essere difficile per chi sa di dover imparare la difficoltosa
professione di educatore penitenziario.
Il sovraffollamento, le relazioni con gli altri operatori penitenziari, il problema di
dover comunicare con detenuti che nella maggior parte dei casi parlano un’altra lingua,
la prevedibile iniziale confusione dei ruoli, delle prerogative, delle funzioni e dei
compiti: è probabile che fossero queste le paure dei nuovi assunti educatori.
Tutto si sarebbero attesi, tranne che l’Amministrazione stessa complicasse la
vita, aumentando i disagi di chi si trova lontano da casa e dalla propria sede di
assegnazione.
Di cosa parliamo? Delle numerose proteste raccolte dalla CONFSAL-UNSA
circa il trattamento riservato ai “tirocinanti” raggiungendo le sedi della formazione “on
the job” e non solo.
Facciamo qualche esempio.
Partiamo dalla rassicurazione fatta a tutti loro nel momento di scegliere la sede.
“Non preoccupatevi degli alloggi, almeno fino alla fine della formazione sarà
l’Amministrazione a provvedere”. Forse una frase troppo affrettata o forse una semplice
speranza espressa ad alta voce.
Purtroppo in realtà già raggiungendo la prima sede di servizio sono cominciati i
disagi. Data la concomitanza del tirocinio di allievi ed allieve agenti, le camere
solitamente libere delle caserme all’improvviso si è scoperto che erano impegnate e
quindi anche se per soli 5 giorni di lavoro, alcuni di questi neo colleghi si sono dovuti
sobbarcare le spese di alberghi, residence o si sono dovuti appoggiare presso amici e
parenti. Già questo sarebbe bastato a capire che qualcosa non andava e a porre rimedio.
Invece nulla: formazione all’ISSP. Tutto perfetto, organizzato bene. Ma le
informazioni sono state date? Stiamo parlando di colleghi con una decina di giorni di
servizio e che, se tutto andrà bene, prenderanno il primo stipendio a luglio. Qualcuno
ha mai detto loro della possibilità di chiedere un anticipo sulle missioni? Bastavano due
righe, chiare, sintetiche. Invece è stato tutto demandato alla buona volontà degli Uffici
di Ragioneria della sede di servizio. E anche qui se ne sono viste delle belle. A quanto è
dato sapere non ci sono stati due educatori che hanno avuto la stessa risposta alla stessa
domanda. Di certo una nota esplicativa sarebbe stata gradita sia dai colleghi neoassunti
che dai colleghi delle ragionerie e delle segreterie che senza dubbio sarebbero stati
agevolati sia nel loro lavoro sia nel dare le informazioni necessarie in maniera precisa
ed univoca.
Ma torniamo all’ISSP. Formazione impeccabile. Non è questo il problema.
Cosa è successo allora? L’inimmaginabile. Naturalmente una delle prime
preoccupazioni delle colleghe e dei colleghi formati all’ISSP era quella di sapere se
nelle sedi dell’on the job avrebbero trovato sistemazione nelle caserme. C’è da
biasimarli? Noi non lo crediamo affatto (anche se pare che c’è stato chi ha mosso dei
rilievi su questo aspetto). Comunque sia, molti di loro hanno avuto rassicurazioni.
L’impegno c’è stato, senza dubbio. Lasciato però più alla buona volontà dei tutor e dei
responsabili del corso che ad una effettiva programmazione dipartimentale. E perché
possiamo dire questo con cognizione di causa? Perché ad alcuni di questi malcapitati
neocolleghi, a due giorni dall’inizio della fase successiva di tirocinio, è stato
comunicato che non avrebbero avuto a disposizione la stanza che gli era stata promessa
fino al giorno prima. Ognuno di noi, memore di quando ha preso servizio la prima volta,
magari al Nord, magari in una grande città, può immaginare il senso di smarrimento
provato e la rabbia di qualcuno che ha iniziato a mettere in dubbio la bontà di tutto il
modello organizzativo.
A questo punto noi abbiamo sperato che tutto fosse finito. Normali carenze
organizzative. Potevamo anche essere disposti a spendere una parola buona per
un’Amministrazione che in fondo amiamo e portiamo nel cuore. Non vogliamo essere
polemici a tutti i costi. La nostra volontà è quella di essere il pungolo per un
miglioramento. Non vogliamo fare una critica fine a se stessa. Non avrebbe senso, non
l’abbiamo mai fatto e non cominceremo ora.
Volevamo fare quella che, chi scrive bene, chiama “critica costruttiva”. Poi ci è
arrivata una mail di uno di questi neo colleghi, uno di quelli “fortunati” che ha usufruito
dell’alloggio gentilmente offertogli dall’Amministrazione. Qui sotto ne riportiamo
alcuni passi.
“…..Ci hanno sistemato nell'alloggio che un tempo era adibito per ospitare i
semiliberi: corridoi bui, pieni di polvere e di roba vecchia in disuso (scarpe, cartoni,
fornelletti, vaschette, stendini con panni stesi...qualsiasi cosa), camere sporche con
finestra a vista (con le grate e senza possibilità di oscurarle), bagno in comune con
docce fatiscenti. Dopo lo sgomento iniziale, siamo scappate via e ora siamo in un altro
posto, a nostre spese, ma almeno ci sentiamo trattate da esseri umani. A raccontarlo
non ci si crede, bisogna vederlo quel posto e io non lo auguro a nessuno.”
A parte l’ultima frase, evidente amarissima citazione del film Blade Runner (Ho
visto cose che voi umani non potreste immaginare……), tutto il resto lascia sgomenti.
Non pensiamo che servano parole per descrivere lo sdegno che ci ha pervaso leggendo
quelle righe. Anche nel migliore dei casi, pur volendo considerare (e noi non lo
crediamo) che la collega abbia esagerato nel descrivere la situazione abitativa, anche
sfoltendo, riassumendo, dividendo per quattro, si arriva ad una situazione a dir poco
indecorosa.
Da qui in poi, anche se con difficoltà, parte la critica costruttiva. Consigli? Beh,
piuttosto che fare queste magre figure, ai prossimi assunti sarebbe meglio dire che
l’Amministrazione non può ospitare nelle proprie strutture. Oppure si potrebbero
individuare strutture idonee per ospitare in maniera dignitosa i neoassunti e al tempo
stesso risultare adatte per effettuare il tirocinio formativo. Per il futuro, peraltro non
troppo lontano, auspichiamo e chiediamo che l’impegno dell’Amministrazione sia
quello di “informare”. Su tutto, anche su ciò che si ritiene scontato. Perché in un
mondo dove la conoscenza è tutto, dare le informazioni necessarie è perlomeno
indispensabile e soprattutto organizzare le cose in modo che non si discrimini il
personale tra chi può godere del trattamento alberghiero e chi invece si deve arrangiare
aggravando la propria condizione economica.
Nella certezza che sarà prestata la dovuta attenzione per quanto rappresentato, si
coglie l’occasione per porgere distinti saluti.
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tirocinio neoeducatori
mercoledì 1 luglio 2009
Angelino Alfano,Rita Bernaridni,carcere,governo,educatori,costituzione,Napolitano:un concorso espletato con 800 nuovi educatori,ed invece attualmente?
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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Giustizia: un detenuto costa 157 € al giorno, 8 per salute e cibo
Redattore Sociale - Dire, 30 giugno 2009
Rapporto Antigone. Oltre 42.200 poliziotti penitenziari in organico, ma solo 16 mila "si sobbarcano" la responsabilità di garantire la sicurezza. Un educatore ogni 157 detenuti.
La "intollerabilità" denunciata dal rapporto di Antigone, presentato oggi, riguarda anche le condizioni di lavoro degli operatori penitenziari "costretti a turni massacranti" e le risorse. Un detenuto costa allo stato italiano 157 euro al giorno, ma di questa somma poco più di 3 euro sono destinati ai tre pasti giornalieri e circa 5 euro alla salute. Tutto il resto va in spese fisse: manutenzione dei fabbricati, personale e gestione ordinaria.
Il personale. Sono 42.268 i poliziotti penitenziari in organico, 39.482 quelli che lavorano effettivamente (al netto di distacchi e assenze di vario tipo). Ma solo 16 mila "si sobbarcano" la responsabilità di garantire la sicurezza complessiva nelle carceri. E se al sud non ci sono carenze di organico (a Bari l’organico amministrato è superiore di 30 unità a quello previsto dalla pianta organica, mentre Lazio e Campania sono in sovrannumero), al nord "la situazione è drammatica": a Padova nuovo complesso mancano 78 persone, a Tolmezzo 38, a Torino 187, a Brescia 155. I dirigenti in servizio effettivo sono invece 512, ossia uno ogni 123 detenuti. Gli educatori 777 di cui più o meno 400 lavorano effettivamente nelle carceri (ma è in corso una assunzione di altri 80 educatori) ossia uno ogni 157 detenuti, mentre gli assistenti sociali sono 1140 di cui circa 900 lavorano negli Uepe (Uffici per l’esecuzione penale esterna), ossia un assistente sociale ogni 70 detenuti.
La salute. Dal 2000 al 2008, denuncia Antigone sono stati destinati 34 milioni di euro in meno alla sanità penitenziaria. La situazione fotografata dal rapporto parla di: 36 detenuti su 100 con forme di disagio psichico, 1 detenuto su 2 soggetto - seppur occasionalmente - a trattamento con psicofarmaci, i decessi per cause naturali riguardano 2 detenuti ogni 1000, l’ipertensione arteriosa è presente in circa 5 detenuti su 100, 2 detenuti su 100 sono diabetici, 1 detenuto su 100 è portatore di patologia di pertinenza cardiovascolare (circa 400 sono i cardiopatici presenti nei penitenziari), 1 su 100 è affetto da patologie gastrointestinali croniche, 3 su 100 sono affetti da malattie bronco-polmonari, il 2,7% è affetto da Hiv.
Suicidi in carcere. Secondo "Ristretti Orizzonti" nel 2008, a fronte di 121 decessi complessivi, 42 sono stati per suicidio. Di questi, 4 erano donne e 38 uomini. Di tutti i suicidi, 35 erano italiani e 7 stranieri. Nel primo trimestre 2009, su 36 morti, 13 i suicidi e 6 casi da accertare: 4 erano stranieri, 9 italiani. Tutti uomini. In nove anni, dal 2000 al marzo 2009, all’interno delle strutture penitenziarie dislocate su tutto il territorio, sono morte 1.365 persone. Di queste, 501, oltre un terzo, per suicidio. Nel 1990 i suicidi furono solo 23. La punta si raggiunse nel 2001 con ben 69 suicidi.
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Giustizia: un detenuto costa 157 € al giorno, 8 per salute e cibo
Redattore Sociale - Dire, 30 giugno 2009
Rapporto Antigone. Oltre 42.200 poliziotti penitenziari in organico, ma solo 16 mila "si sobbarcano" la responsabilità di garantire la sicurezza. Un educatore ogni 157 detenuti.
La "intollerabilità" denunciata dal rapporto di Antigone, presentato oggi, riguarda anche le condizioni di lavoro degli operatori penitenziari "costretti a turni massacranti" e le risorse. Un detenuto costa allo stato italiano 157 euro al giorno, ma di questa somma poco più di 3 euro sono destinati ai tre pasti giornalieri e circa 5 euro alla salute. Tutto il resto va in spese fisse: manutenzione dei fabbricati, personale e gestione ordinaria.
Il personale. Sono 42.268 i poliziotti penitenziari in organico, 39.482 quelli che lavorano effettivamente (al netto di distacchi e assenze di vario tipo). Ma solo 16 mila "si sobbarcano" la responsabilità di garantire la sicurezza complessiva nelle carceri. E se al sud non ci sono carenze di organico (a Bari l’organico amministrato è superiore di 30 unità a quello previsto dalla pianta organica, mentre Lazio e Campania sono in sovrannumero), al nord "la situazione è drammatica": a Padova nuovo complesso mancano 78 persone, a Tolmezzo 38, a Torino 187, a Brescia 155. I dirigenti in servizio effettivo sono invece 512, ossia uno ogni 123 detenuti. Gli educatori 777 di cui più o meno 400 lavorano effettivamente nelle carceri (ma è in corso una assunzione di altri 80 educatori) ossia uno ogni 157 detenuti, mentre gli assistenti sociali sono 1140 di cui circa 900 lavorano negli Uepe (Uffici per l’esecuzione penale esterna), ossia un assistente sociale ogni 70 detenuti.
La salute. Dal 2000 al 2008, denuncia Antigone sono stati destinati 34 milioni di euro in meno alla sanità penitenziaria. La situazione fotografata dal rapporto parla di: 36 detenuti su 100 con forme di disagio psichico, 1 detenuto su 2 soggetto - seppur occasionalmente - a trattamento con psicofarmaci, i decessi per cause naturali riguardano 2 detenuti ogni 1000, l’ipertensione arteriosa è presente in circa 5 detenuti su 100, 2 detenuti su 100 sono diabetici, 1 detenuto su 100 è portatore di patologia di pertinenza cardiovascolare (circa 400 sono i cardiopatici presenti nei penitenziari), 1 su 100 è affetto da patologie gastrointestinali croniche, 3 su 100 sono affetti da malattie bronco-polmonari, il 2,7% è affetto da Hiv.
Suicidi in carcere. Secondo "Ristretti Orizzonti" nel 2008, a fronte di 121 decessi complessivi, 42 sono stati per suicidio. Di questi, 4 erano donne e 38 uomini. Di tutti i suicidi, 35 erano italiani e 7 stranieri. Nel primo trimestre 2009, su 36 morti, 13 i suicidi e 6 casi da accertare: 4 erano stranieri, 9 italiani. Tutti uomini. In nove anni, dal 2000 al marzo 2009, all’interno delle strutture penitenziarie dislocate su tutto il territorio, sono morte 1.365 persone. Di queste, 501, oltre un terzo, per suicidio. Nel 1990 i suicidi furono solo 23. La punta si raggiunse nel 2001 con ben 69 suicidi.
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riflessioni
lunedì 29 giugno 2009
Angelino Alfano,Rita Bernaridni,carcere,governo,educatori,costituzione,Napolitano:Eugenio Sarno siamo con te!
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
COMUNICATO STAMPA 27 Giugno 2009
Carceri – 63.741 detenuti – Record !“
I 63mila741 detenuti presenti stamani negli istituti penitenziari d’Italia rappresentano l’ennesimo
record di affollamento nella storia delle carceri italiane. Record in perenne, quotidiano,aggiornamento“
Lo ha dichiarato Eugenio SARNO, intervenendo all’Assemblea dei Mille autoconvocati dei Radicali Italianiin corso di svolgimento a Chianciano .
Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari nel “portare il
saluto di quella comunità penitenziaria sempre più isolata e abbandonata al proprio destino dalla politica e dai politici“ ha tracciato un quadro drammatico della realtà penitenziaria “Il degrado, la bruttura e l’inciviltà imperano .
In tantissime realtà mancano persino gli spazi fisici e
l’aria per respirare . Eppure il Governo e il Ministro Alfano ancora insistono nel voler propagandare il piano carceri quale unica soluzione all’emergenza. Purtroppo i numeri, il sovraffollamento, le tensioni e gli episodi critici di questi ultimi giorni impongono di intervenire nell’immediato.
Invece- ha denunciato il sindacalista - assistiamo ad un silenzio irresponsabile e ad un immobilismo atrofico che amplia e
aggrava il dramma che si sta consumando all’interno dei penitenziari. ”
Eugenio SARNO nell’annunciare che mercoledì prossimo, 1 Luglio, sarà in visita al carcere di San Vittore a Milano, ha offerto la disponibilità della UIL Penitenziari “ ad esplorare percorsi comuni con i Radicali
perché la questione penitenziaria trovi adeguata attenzione nell’agenda parlamentare , nella stampa e nella società civile”
Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari nel suo intervento a Chianciano ha anche sottolineato come le attuali difficoltà del sistema non garantiscano le condizioni di detenzione previste dalla Costituzione
“ E’ chiaro che nelle condizioni attuali non solo non si può garantire la sicurezza quant’anche qualunque percorso di reinserimento e di risocializzazione appartiene all’utopia e alla letteratura. E’ pertanto lecito parlare di un sistema anticostituzionale.
Mancano gli agenti penitenziari, gli educatori, gli
psicologi. La Sanità organizzata è ancora una chimera . Nonostante tutto il sistema sino ad ora ha retto per il solo, esclusivo, merito degli operatori penitenziari che hanno saputo gestire le tensioni.
A caro prezzo, però. I 700 agenti feriti in un anno sono il prezzo pagato dalla polizia penitenziaria per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”
Il rischio che le tensioni e le violenze sfocino in rivolte è stato nettamente evocato da Eugenio SARNO
“Noi siamo convinti che alla violenza non si debba rispondere con violenza. Ma a volte potrebbe essere
necessario, inevitabile. Non sempre sarà possibile gestire le tensioni con la sola parola. Ci sarà anche il momento dell’azione, e lì non chiederemo il permesso per entrare . Nel qual caso – ha detto Sarno di fronte ad una platea molto attenta – non sommergeteci di contumelie. Noi non siamo ne aguzzini,tantomeno torturatori. Noi siamo operatori cui sottraggono i diritti. Siamo operatori costretti ad operare
nell’emergenza quotidiana senza i mezzi necessari. Noi siamo operatori che rispondono agli ordini.
Quando si parlerà, nelle cronache, delle violenze in carcere abbiate la consapevolezza che la responsabilità di quelle violenze non sarà di chi la eserciterà per difendere la sicurezza ma di chi pur dovendo non ha voluto dare risposte in tempo e per tempo. Per questo – ha chiuso SARNO – abbiamo il
dovere di provare a restituire dignità alle persone ristrette e garantire diritti, dignità e civiltà a tutti gli operatori penitenziari”
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
COMUNICATO STAMPA 27 Giugno 2009
Carceri – 63.741 detenuti – Record !“
I 63mila741 detenuti presenti stamani negli istituti penitenziari d’Italia rappresentano l’ennesimo
record di affollamento nella storia delle carceri italiane. Record in perenne, quotidiano,aggiornamento“
Lo ha dichiarato Eugenio SARNO, intervenendo all’Assemblea dei Mille autoconvocati dei Radicali Italianiin corso di svolgimento a Chianciano .
Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari nel “portare il
saluto di quella comunità penitenziaria sempre più isolata e abbandonata al proprio destino dalla politica e dai politici“ ha tracciato un quadro drammatico della realtà penitenziaria “Il degrado, la bruttura e l’inciviltà imperano .
In tantissime realtà mancano persino gli spazi fisici e
l’aria per respirare . Eppure il Governo e il Ministro Alfano ancora insistono nel voler propagandare il piano carceri quale unica soluzione all’emergenza. Purtroppo i numeri, il sovraffollamento, le tensioni e gli episodi critici di questi ultimi giorni impongono di intervenire nell’immediato.
Invece- ha denunciato il sindacalista - assistiamo ad un silenzio irresponsabile e ad un immobilismo atrofico che amplia e
aggrava il dramma che si sta consumando all’interno dei penitenziari. ”
Eugenio SARNO nell’annunciare che mercoledì prossimo, 1 Luglio, sarà in visita al carcere di San Vittore a Milano, ha offerto la disponibilità della UIL Penitenziari “ ad esplorare percorsi comuni con i Radicali
perché la questione penitenziaria trovi adeguata attenzione nell’agenda parlamentare , nella stampa e nella società civile”
Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari nel suo intervento a Chianciano ha anche sottolineato come le attuali difficoltà del sistema non garantiscano le condizioni di detenzione previste dalla Costituzione
“ E’ chiaro che nelle condizioni attuali non solo non si può garantire la sicurezza quant’anche qualunque percorso di reinserimento e di risocializzazione appartiene all’utopia e alla letteratura. E’ pertanto lecito parlare di un sistema anticostituzionale.
Mancano gli agenti penitenziari, gli educatori, gli
psicologi. La Sanità organizzata è ancora una chimera . Nonostante tutto il sistema sino ad ora ha retto per il solo, esclusivo, merito degli operatori penitenziari che hanno saputo gestire le tensioni.
A caro prezzo, però. I 700 agenti feriti in un anno sono il prezzo pagato dalla polizia penitenziaria per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”
Il rischio che le tensioni e le violenze sfocino in rivolte è stato nettamente evocato da Eugenio SARNO
“Noi siamo convinti che alla violenza non si debba rispondere con violenza. Ma a volte potrebbe essere
necessario, inevitabile. Non sempre sarà possibile gestire le tensioni con la sola parola. Ci sarà anche il momento dell’azione, e lì non chiederemo il permesso per entrare . Nel qual caso – ha detto Sarno di fronte ad una platea molto attenta – non sommergeteci di contumelie. Noi non siamo ne aguzzini,tantomeno torturatori. Noi siamo operatori cui sottraggono i diritti. Siamo operatori costretti ad operare
nell’emergenza quotidiana senza i mezzi necessari. Noi siamo operatori che rispondono agli ordini.
Quando si parlerà, nelle cronache, delle violenze in carcere abbiate la consapevolezza che la responsabilità di quelle violenze non sarà di chi la eserciterà per difendere la sicurezza ma di chi pur dovendo non ha voluto dare risposte in tempo e per tempo. Per questo – ha chiuso SARNO – abbiamo il
dovere di provare a restituire dignità alle persone ristrette e garantire diritti, dignità e civiltà a tutti gli operatori penitenziari”
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Eugenio Sarno
domenica 28 giugno 2009
Angelino Alfano,Rita Bernaridni,carcere,governo,educatori,costituzione,Napolitano:nel piano Carceri Ionta nulla su assunzione personale!
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
di Valter Vecellio
L’occasione è stata la Festa della Polizia Penitenziaria. Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano ha illustrato il piano per la realizzazione di nuove carceri messo a punto dal capo del Dap, Franco Ionta, piano che – ha promesso - "sarà sottoposto a breve all'attenzione del presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri".
Il piano prevede la "realizzazione in tempi ragionevolmente brevi" di 48 nuovi padiglioni che amplieranno le carceri già esistenti; la ristrutturazione di due istituti penitenziari; la costruzione 'ex novo' di 24 case circondariali "per le quali si ricorrerà anche al contributo essenziale delle imprese private". A conclusione di questi interventi alla fine del 2012 saranno realizzati, secondo le intenzioni, 17.891 nuovi posti per i detenuti.
Che tutto ciò si possa realizzare in soli tre anni non è molto credibile, ma vedremo. Ad ogni modo, in conseguenza dell'incremento delle strutture carcerarie sarà necessario un "reclutamento straordinario" di poliziotti penitenziari. Alfano se la cava promettendo che "pur nelle ristrettezze determinate dalla contingente crisi economica che non ha risparmiato la pubblica amministrazione", farà quanto è nelle sue possibilità per procedere a questo reclutamento straordinario di agenti. Considerando che il corpo di polizia penitenziaria ora è in sofferenza, non si comprende bene come si possa pensare di aprire nuove carceri e al tempo stesso come garantire i necessari organici. L’ennesimo “fumo” che è la caratteristica fondante di questo governo?
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo il dito nella piaga, Ringraziando la polizia penitenziaria per l'attività svolta "contesto particolarmente complesso della gestione carceraria”, ha sottolineato come sia “reso ancor più problematico dal contesto dal fenomeno del sovraffollamento”.
Le cifre, del resto, parlano chiaro, e lo stesso capo del DAP Ionta ammette l’emergenza: presto, ha detto verrà toccata "la soglia massima di tollerabilità di presenze" nelle carceri.
Nei 206 istituti penitenziari italiani ci sono 62.961 detenuti (dato riferito al 31 maggio scorso, mentre la soglia 'tollerabile' è di 63.702 posti e il limite regolamentare di 43.201, ndr). I poliziotti penitenziari sono 40.334 su un organico previsto di 45.109 unità. Lo stesso Ionta ha riconosciuto che è necessario fare più ricorso alle misure alternative al carcere, non solo per contenere il sovraffollamento ma anche perché è provato che in questo modo il livello di recidiva dei condannati si abbassa. "La certezza della pena - sottolinea - è certamente un principio indiscutibile, ma bisogna comprendere che una pena flessibile sostiene il cambiamento della persona condannata, che, se adeguatamente sostenuta e accompagnata nel percorso di reinserimento sociale, abbassa il livello di recidiva ed è un valido strumento deflattivo delle presenze nelle carceri, con ricadute positive sui livelli di vivibilità" negli istituti penitenziari. Anche perché - aggiunge - "siamo convinti che non basti ampliare i posti letto per i detenuti perché la detenzione sia ritenuta in linea con i principi costituzionali del rispetto della dignità dell’uomo”.
Il ministro Alfano avrà ascoltato le ragionevoli parole del capo del DAP? Per ora abbiamo l’equivalente delle solite grida manzoniane: "Questo governo non intende arretrare di un millimetro sul fronte della sicurezza sociale e della certezza della pena, senza la quale i cittadini onesti rimangono spesso disorientati e la minoranza che delinque si rafforza nella convinzione di una sostanziale impunità ".
Nel frattempo la situazione incancrenisce.
Questo che segue è un piccolo, parziale promemoria.
Giustizia: 63.500 detenuti tra 7 giorni carceri "fuori controllo"
Le carceri non sono state mai così sovraffollate dal dopoguerra ad oggi: nei 206 penitenziari ci sono 63.416 detenuti (39.894 italiani e 23.522 stranieri) che nel giro di una settimana arriveranno a sfondare la soglia "tollerabile", vale a dire un numero (63.702 posti letto) di per sé asettico e non in grado di rendere a sufficienza il dramma di chi sconta la pena in celle dove anziché quattro detenuti ce ne sono otto, con tanto di materassi in terra anche in palestre utilizzate come dormitorio.
Se si considera che il limite regolamentare dovrebbe essere di 43.201 posti, l’ultimo dato rilevato stamani dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fotografa una situazione drammatica, soprattutto in considerazione del caldo dei mesi estivi. I cinque principali sindacati penitenziari (Sappe, Osapp, Uil-Pa, Cgil-Fp, Ussp-Ugl) denunciano da tempo difficoltà senza precedenti, con un crescente numero di casi di agenti aggrediti o di proteste difficili da gestire dal momento che i poliziotti penitenziari sono sotto organico.
Da giorni sono in stato di agitazione e per protesta fanno lo "sciopero" del vitto, rifiutando il cibo della mensa del carcere.
"Il piano edilizio del capo del Dap, Ionta è un fallimento annunciato", ha detto Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione "Antigone" che si batte per i diritti nelle carceri. "Potrà garantire solo il fabbisogno di due-tre mesi".
Ma a preoccupare, al Dap, sono anche le proteste dei detenuti, che a tutt’oggi vengono segnalate nell’ordine di 3-4 al giorno (le ultime segnalate sono lo sciopero della fame dei detenuti stranieri ad Ascoli e la battitura delle inferriate a Castelvetrano), ma che non escluso che possano aumentare nei prossimi mesi. Ecco perché al Dap stato deciso di monitorare giornalmente la situazione.
Tra le proteste monitorate dalla sala situazioni del Dap non vengono segnalate quelle dei circa 600 detenuti in regime di 41 bis che si trovano in carceri del Nord o al Centro (Cuneo, Novara, Milano Opera, Tolmezzo, Parma, Ascoli Piceno, Rebibbia, Terni e Spoleto, mentre quello dell’Aquila è stato evacuato dopo il terremoto).
(Fonte: agenzia ANSA)
Giustizia: nelle carceri c’è il "tutto esaurito", solo posti in piedi
Bene, anche questa è fatta, i dati ufficiali parlano di 63.400 detenuti presenti nelle carceri italiane equivalenti ad almeno 64.000 presenze effettive.
La presenza di detenuti negli istituti penitenziari italiani "tollerabile" (legalmente ammissibile?), pari alla presenza regolamentare incrementata del 50% che oggi è di gran lunga inferiore a quella data dalle cifre ufficiali è stata superata, le aggressioni, le minacce, persino qualche sequestro in sezione di Personale di Polizia Penitenziaria sono all’ordine del giorno e l’unica soluzione "proposta" è la realizzazione di nuovi padiglioni-carceri di cui per 4.615 posti entro il 31.12.2010.
Accade così che negli istituti penitenziari, in particolare in quelli di ben nota fama quali Torino L.C., Milano-S.Vittore, Roma-Regina Coeli, Napoli-Poggioreale etc., di posti detenuto non ce ne siano più, neanche nel terzo letto a castello (a Palermo sarebbero arrivati al quarto con rischi evidenti legati all’altitudine), neanche con i materassi per terra persino nelle aree non detentive. In sintesi e al momento, in via del tutto eccezionale per pochi giorni ancora, solo posti in piedi nelle carceri italiane.
Poi, per allocare gli ulteriori detenuti, si vedrà di recuperare spazi negli Uffici, nelle Direzioni, nei Provveditorati e al Dap come peraltro avevamo già proposto, magari anche presso qualche Scuola (sic!). Nel frattempo la protesta sindacale (di alcuni sindacati tra cui il nostro) è iniziata e non sembrano sussistere le condizioni oggettive per addivenire a reali punti di incontro rispetto ad una divergenza di opinioni, Sindacati vs. Amministrazione, su quanto sta accadendo e soprattutto su quanto accadrà nei prossimi mesi, in attesa che qualcuno che soprattutto ha il dovere politico di farlo non assumerà i necessari correttivi.
Ci riferiamo, ovviamente, al Ministro Alfano uscito a quanto si dice "vincitore", unitamente alla corrente facente capo al Presidente del Senato Schifani, dagli scontri elettorali in Sicilia e che, quindi, adesso e finalmente può occuparsi del carcere e della Polizia Penitenziaria più di quanto ad oggi abbia mai fatto.
Perché poi, dalla manifestazione del 4 giugno propedeutica a quella, più grande, del 17 giugno, è emerso un Capo del Dap nonché Commissario Straordinario per l’Edilizia penitenziaria Dott. Franco Ionta più "umile" e sincero del solito e con idee concrete che nell’incontro con le OO.SS. in protesta ha affermato essere il Piano Carceri il primo tassello degli interventi necessari per risolvere il problema penitenziario italiano e di avere in corso ulteriori iniziative in favore della Polizia Penitenziaria quali: l’abolizione delle convalide extra carcere, la revisione dei corsi presso le Scuole, la revisione dei procedimenti disciplinari, il recupero del personale addetto a servizi di sorveglianza impropri (quali quelli presso i Tribunali), alle sentinelle e agli spacci (circa 1.200 unità) e la revisione degli organici per quanto riguarda i servizi presso i Prap, le Scuole e il Dap. Tutto molto bello e molto sereno, quindi, solo che per qualsiasi cosa vogliano fare, che sia condivisa o meno, che sia utile o indispensabile, è veramente tardi!
(di Leo Benedici, “Polizia Penitenziaria Domani”)
Venezia: il carcere può esplodere, in qualsiasi momento
Il 1° giugno i Consiglieri dei Verdi, Gianfranco Bettin in Consiglio regionale e Beppe Caccia in Consiglio comunale, hanno depositato un identico Ordine del Giorno, che invita "il Presidente della Giunta regionale e il Sindaco di Venezia a rivolgersi al Governo, e al Ministro della Giustizia in particolare, affinché intervengano immediatamente" per disinnescare la situazione che si è creata al carcere maschile veneziano, la Casa circondariale di Santa Maria Maggiore.
Una "situazione drammatica e ingestibile" per il consigliere Bettin che venerdì, insieme a Beppe Caccia, capogruppo in Comune, si era recato in sopralluogo al carcere per verificare coi propri occhi il sovraffollamento. Dopo aver visitato le due sezioni detentive e aver incontrato la Direttrice dottoressa Gabriella Straffi, Bettin ha raccontato: "In celle da tre stanno ormai in otto, in quelle da uno almeno in quattro. Giacigli improvvisati, promiscuità tra i detenuti, condizioni igieniche a rischio e attività di reinserimento sociale diventate impossibili".
Caccia spiega: "L’inasprimento delle norme sui reati minori e sulla recidiva, intervenuto nell’ultimo anno, non ha fatto altro che aggravare il carico che la struttura deve sopportare." Più della metà dei detenuti entrano ed escono nel giro di tre giorni, accusati di "micro-reati" e immediatamente scarcerati.
Un via vai che pesa ulteriormente sull’organico già risicato del personale di custodia. "A oggi ce ne sono almeno una sessantina in meno rispetto alle effettive necessità. - aggiunge Bettin - Con questi numeri, la nuova ala che sarà pronta in autunno, non potrà mai essere aperta."
Pesantissima la condizione degli spazi per l’ora d’aria: "In una superficie grande come un campo da pallamano - racconta Caccia - devono starci in 170. Non possono nemmeno muoversi. Così in cella, se tre stanno in piedi gli altri devono restare confinati a letto. È una situazione esplosiva, che può scoppiare da un momento all’altro. Altro che sicurezza, il governo deve intervenire subito."
(Comunicato stampa che illustra gli ordini del giorno presentati in comune a Venezia e alla Regione Veneto dai consiglieri Verdi Gianfranco Bettin e Beppe Caccia)
Pisa: quasi 400 detenuti, il carcere scoppia
Mentre la Casa Circondariale "Don Bosco" scoppia, a causa del "solito" sovraffollamento, e di tanto in tanto scatta l’allarme-topi - a Pisa sono in arrivo 10 milioni di euro per 200 nuovi posti per i detenuti. Che nessuno, al momento, sa dove e come verranno realizzati.
Neppure il direttore del carcere, il dottor Vittorio Cerri: "L’ho sentito dire in tv - afferma - e poi ho letto qualcosa su alcuni siti internet. Ma ufficialmente non so ancora nulla". A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37), ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza.
"In questa situazione, come ha già correttamente rilevato il Garante di Firenze, Franco Corleone - sostiene l’avvocato Andrea Callaioli, garante del Comune di Pisa per i diritti delle persone private della libertà personale - , bisogna rifiutare la logica del puro deposito dei corpi che sembra ispirare il cosiddetto Piano carceri recentemente avanzato dal Dap e dal ministro Alfano.
Difatti tale piano è concepito esclusivamente in termini numerici e prevede la realizzazione di tre padiglioni con 500 nuovi posti per i detenuti degli istituti di Firenze (200), Livorno (100) e Pisa (200) senza dare alcuna indicazione in ordine alle caratteristiche dei nuovi padiglioni o alla costruzione di nuove strutture. Per Pisa si prevede, entro dicembre 2012, una spesa di 10 milioni di euro, senza, tuttavia, che vi sia una riflessione se intervenire sulla struttura del Don Bosco, vecchia e figlia di una superata concezione degli spazi carcerari, peraltro oggi al limite del collasso, oppure procedere ex novo, coinvolgendo la città e la sua amministrazione nell’individuazione della collocazione e sulle possibilità di pensare ad una nuova struttura che meglio riesca a conciliare le necessità di sicurezza - per i detenuti e gli operatori - con quelle di socializzazione e lavoro.
Inoltre il piano non affronta nessuna delle cause del sovraffollamento delle carceri italiane (fattispecie incriminatrici, scarso accesso alle misure alternative, mancanza di educatori, limitatissime opportunità lavorative), ma pare ragionare in una prospettiva stabile di 90-100 mila detenuti, un numero impressionante di per sé e assolutamente spaventoso laddove si consideri che nel piano nulla si dice sull’aumento degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria né degli educatori e degli assistenti sociali."
Il piano dell’attuale ministro - prosegue l’avvocato Callaioli - pare quindi figlio della concezione ottocentesca del carcere, visto come discarica dei reietti e di tutti i soggetti che il corpo sociale intende "vomitare" lontano dagli occhi. Peraltro, in tutti questi anni i vari governi non hanno affrontato il tema della ristrutturazione dei penitenziari e della loro vivibilità e le risorse sono state indirizzate solo verso i temi securitari, mentre si sono trascurati investimenti sulla formazione del personale, sull’ampliamento dei ruoli degli operatori, sulle convenzioni con il mondo del volontariato. Inoltre, per la struttura del Don Bosco è opportuno e urgente un intervento strutturale che risolva la insostenibile situazione dell’area colloqui, al fine di garantire condizioni minime di intimità e riservatezza, in special modo nelle visite dei familiari e dei bambini".
(da “La Nazione”, servizio di Federico Cortesi)
Napoli: richiesta a Procura per indagine su condizioni detentive
Depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli la denuncia della nostra Associazione. La drammatica, e purtroppo notoria, emergenza che sta vivendo, in questi giorni, il sistema penitenziario, ci vede costretti ad intervenire in difesa di coloro che stanno subendo una non più tollerabile ed incivile aggressione alla loro salute, alla loro vita di relazione e vedono del tutto compromessa la possibilità di partecipare a programmi di rieducazione.
I dati del sovraffollamento sono, di giorno in giorno, più allarmanti. La Casa Circondariale di Poggioreale, ad esempio, che ha una capienza "tollerabile" di 1.300 detenuti, ne ospita più di 2.600. Tali dati comportano, come facilmente intuibile, condizioni igieniche che compromettono la salute e l’equilibrio psico-fisico dei detenuti, costretti a vivere in spazi angusti in una promiscuità che priva ciascuno della propria dignità, in violazione dei principi costituzionali (artt. 3, 27, 32), delle norme dell’ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975, n. 354), del Regolamento Penitenziario (d.p.r. 30 giugno 2000, n. 230) e della legislazione speciale in materia di salute (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, t.u. leggi sanitarie e succ. mod.), igiene e distribuzione e consumo di alimenti (l. 30 aprile 1962, n.283).
"Il Carcere Possibile Onlus", prendendo atto di questa situazione e dei dati ufficiali diffusi dallo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha ritenuto non più procrastinabile un’azione di denuncia mirata a verificare se tutti i soggetti tenuti, per legge, al controllo dello stato in cui vivono i detenuti abbiano effettivamente svolto il proprio compito, se abbiano descritto le reali condizioni di vita all’interno degli Istituti, e se i soggetti destinatari di tali verifiche abbiano adottato tutti i provvedimenti necessari.
Il carcere non può essere considerata una "zona franca", ove la Legge dello Stato non va applicata. La misura cautelare (circa il 60% dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva, ed è pertanto un "presunto innocente") e la sanzione inflitta non possono consistere in umiliazioni e vessazioni con una vera e propria negazione della dignità umana che è "contra legem" e contro la stessa idea di civiltà. I detenuti sono portatori di diritti pieni ed inalienabili, proprio come i soggetti liberi.
(Comunicato stampa de “Il Carcere Possibile Onlus”)
Massa: carcere di Pontremoli; 10 agenti sorvegliano celle vuote
Il carcere mandamentale di via IV Novembre a Pontremoli torna a far parlare di sé perché, dopo due anni dal completamento dei lavori di ristrutturazione che aveva visto il totale rifacimento del tetto e la messa a norma degli ambienti interni, è entrato in funzione ma, pur mantenendo l’organico come se la struttura ospitasse tutta la popolazione carceraria consentita dalla tipologia dell’edificio, è ancora vuoto.
In poche parole la gente si meraviglia per il fatto che la decina di unità impiegate, tra personale dirigente e guardie carcerarie, continuano a vigilare su di un carcere vuoto con turni di guardia che coprono tutto l’arco del giorno e della notte. Insomma: si fa la guardia alle mura. Il carcere di Pontremoli era nato come carcere circoscrizionale e aveva svolto i suoi compiti di casa di reclusione fino agli inizi degli anni Novanta.
Tutti sapevano che il suo muro di cinta era facilmente scavalcabile, ma dal momento che i detenuti dovevano scontare lievi pene o gli ultimi periodi di condanna, non si era mai registrato alcun tentativo di fuga. Fino alla primavera del 1994 quando un pomeriggio un giovane recluso scavalcò il muro di cinta cercando una via di fuga verso il fiume.
Ma, bagnato fradicio, sotto una pioggerellina fredda e battente preferì farsi riprendere dai carabinieri avvisati dalla popolazione che aveva visto l’evaso rifugiarsi sotto il ponte della Cresa. Da allora il muro di cinta fu rialzato e rinforzata la rete di recinzione posta alla sommità. Per la cronaca non si segnalò più nessun tentativo di fuga, ma il carcere da circondariale fu trasformato in casa mandamentale femminile in grado di ospitare una trentina di detenute.
Il resto della vicenda è storia recente. La struttura si era dimostrata non all’altezza delle nuove norme di sicurezza previste per le carceri e i conseguenti lavori per la messa a norma sono stati eseguiti. In un primo tempo sembrava che il carcere femminile di Pontremoli avrebbe dovuto ospitare giovani madri recluse assieme ai figli di età inferiore alla scuola dell’obbligo.
Ma non se ne è fatto niente. È circolata infine la voce che gli ospiti di Via IV Novembre sarebbero stati un esiguo numero di detenuti "transessuali", ma anche questa soluzione al momento si è dimostrata priva di fondamento, almeno dal lato pratico. Per ora, l’unica certezza, è che il carcere è e rimane desolatamente vuoto. E si tratta di una vicenda davvero singolare.
(Articolo pubblicato da “Il Tirreno”, servizio di Sergio Mastrini)
Trapani: Favignana "peggior carcere d’Italia" protestano agenti
Le segreterie provinciali di Trapani di Sappe, Uilpa, Fns Cisl, Sinappe, Cnpp, Uspp e Siappe hanno proclamato lo stato di agitazione della Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri di Favignana. "È stata raggiunta e oltrepassata la massima tollerabilità ricettiva di utenza detentiva - afferma una nota - con quota 130 detenuti presenti all’alba di oggi, quando la capienza si aggira sulle 80 presenze. Il sovraffollamento, sommato alla ben nota carenza di personale del corpo di polizia penitenziaria, significa che a breve la situazione diventerà davvero ingovernabile, esplosiva". I rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro con il prefetto di Trapani, Stefano Trotta.
Dal punto di vista geografico, Favignana è l’ultimo carcere d’Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c’è l’infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.
Assomigliano più a caverne che a luoghi dove espiare la detenzione. Non ci sono finestre e i muri sono corrosi dall’umidità e dalla salsedine. Dentro ogni cella: un piccolo muretto, altro 40 centimetri, separa il bagno dalle brande. 3 o 4 detenuti, occupano la stessa piccola cella e restano chiusi in quelle "caverne" per 22 ore al giorno.
Pur essendo un carcere per detenuti condannati, non vi è di fatto alcuna attività rieducativa. Unico svago è l’ora d’aria, fatta in un cortile posto sempre a dieci metri sotto il livello del mare.
Le condizioni igieniche all’interno del carcere di Favignana sono a dir poco precarie. Le celle sono sporche e non viene fatta manutenzione. Scarafaggi e topi girano indisturbati per le celle. Tutto ciò che è ferro si presenta arrugginito. I detenuti non possono bere l’acqua dai rubinetti in quanto non è potabile. È l’acqua del mare. Se qualche detenuto protesta per queste indegne condizioni di vita, viene messo nella cella di isolamento. Denudato, viene lasciato lì per giorni. E come letto ha una rete di ferro, senza materasso.
Il sotterraneo carcere di Favignana è anche costoso. Ogni detenuto costa 300 euro al giorno. E lo Stato spende ben nove milioni di euro all’anno per mantenere tutti gli 85 "fortunati" detenuti dell’isola.
(articolo da “La Sicilia”)
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Carceri: situazione sempre più esplosiva. E intanto il Governo promette…
di Valter Vecellio
L’occasione è stata la Festa della Polizia Penitenziaria. Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano ha illustrato il piano per la realizzazione di nuove carceri messo a punto dal capo del Dap, Franco Ionta, piano che – ha promesso - "sarà sottoposto a breve all'attenzione del presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri".
Il piano prevede la "realizzazione in tempi ragionevolmente brevi" di 48 nuovi padiglioni che amplieranno le carceri già esistenti; la ristrutturazione di due istituti penitenziari; la costruzione 'ex novo' di 24 case circondariali "per le quali si ricorrerà anche al contributo essenziale delle imprese private". A conclusione di questi interventi alla fine del 2012 saranno realizzati, secondo le intenzioni, 17.891 nuovi posti per i detenuti.
Che tutto ciò si possa realizzare in soli tre anni non è molto credibile, ma vedremo. Ad ogni modo, in conseguenza dell'incremento delle strutture carcerarie sarà necessario un "reclutamento straordinario" di poliziotti penitenziari. Alfano se la cava promettendo che "pur nelle ristrettezze determinate dalla contingente crisi economica che non ha risparmiato la pubblica amministrazione", farà quanto è nelle sue possibilità per procedere a questo reclutamento straordinario di agenti. Considerando che il corpo di polizia penitenziaria ora è in sofferenza, non si comprende bene come si possa pensare di aprire nuove carceri e al tempo stesso come garantire i necessari organici. L’ennesimo “fumo” che è la caratteristica fondante di questo governo?
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo il dito nella piaga, Ringraziando la polizia penitenziaria per l'attività svolta "contesto particolarmente complesso della gestione carceraria”, ha sottolineato come sia “reso ancor più problematico dal contesto dal fenomeno del sovraffollamento”.
Le cifre, del resto, parlano chiaro, e lo stesso capo del DAP Ionta ammette l’emergenza: presto, ha detto verrà toccata "la soglia massima di tollerabilità di presenze" nelle carceri.
Nei 206 istituti penitenziari italiani ci sono 62.961 detenuti (dato riferito al 31 maggio scorso, mentre la soglia 'tollerabile' è di 63.702 posti e il limite regolamentare di 43.201, ndr). I poliziotti penitenziari sono 40.334 su un organico previsto di 45.109 unità. Lo stesso Ionta ha riconosciuto che è necessario fare più ricorso alle misure alternative al carcere, non solo per contenere il sovraffollamento ma anche perché è provato che in questo modo il livello di recidiva dei condannati si abbassa. "La certezza della pena - sottolinea - è certamente un principio indiscutibile, ma bisogna comprendere che una pena flessibile sostiene il cambiamento della persona condannata, che, se adeguatamente sostenuta e accompagnata nel percorso di reinserimento sociale, abbassa il livello di recidiva ed è un valido strumento deflattivo delle presenze nelle carceri, con ricadute positive sui livelli di vivibilità" negli istituti penitenziari. Anche perché - aggiunge - "siamo convinti che non basti ampliare i posti letto per i detenuti perché la detenzione sia ritenuta in linea con i principi costituzionali del rispetto della dignità dell’uomo”.
Il ministro Alfano avrà ascoltato le ragionevoli parole del capo del DAP? Per ora abbiamo l’equivalente delle solite grida manzoniane: "Questo governo non intende arretrare di un millimetro sul fronte della sicurezza sociale e della certezza della pena, senza la quale i cittadini onesti rimangono spesso disorientati e la minoranza che delinque si rafforza nella convinzione di una sostanziale impunità ".
Nel frattempo la situazione incancrenisce.
Questo che segue è un piccolo, parziale promemoria.
Giustizia: 63.500 detenuti tra 7 giorni carceri "fuori controllo"
Le carceri non sono state mai così sovraffollate dal dopoguerra ad oggi: nei 206 penitenziari ci sono 63.416 detenuti (39.894 italiani e 23.522 stranieri) che nel giro di una settimana arriveranno a sfondare la soglia "tollerabile", vale a dire un numero (63.702 posti letto) di per sé asettico e non in grado di rendere a sufficienza il dramma di chi sconta la pena in celle dove anziché quattro detenuti ce ne sono otto, con tanto di materassi in terra anche in palestre utilizzate come dormitorio.
Se si considera che il limite regolamentare dovrebbe essere di 43.201 posti, l’ultimo dato rilevato stamani dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fotografa una situazione drammatica, soprattutto in considerazione del caldo dei mesi estivi. I cinque principali sindacati penitenziari (Sappe, Osapp, Uil-Pa, Cgil-Fp, Ussp-Ugl) denunciano da tempo difficoltà senza precedenti, con un crescente numero di casi di agenti aggrediti o di proteste difficili da gestire dal momento che i poliziotti penitenziari sono sotto organico.
Da giorni sono in stato di agitazione e per protesta fanno lo "sciopero" del vitto, rifiutando il cibo della mensa del carcere.
"Il piano edilizio del capo del Dap, Ionta è un fallimento annunciato", ha detto Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione "Antigone" che si batte per i diritti nelle carceri. "Potrà garantire solo il fabbisogno di due-tre mesi".
Ma a preoccupare, al Dap, sono anche le proteste dei detenuti, che a tutt’oggi vengono segnalate nell’ordine di 3-4 al giorno (le ultime segnalate sono lo sciopero della fame dei detenuti stranieri ad Ascoli e la battitura delle inferriate a Castelvetrano), ma che non escluso che possano aumentare nei prossimi mesi. Ecco perché al Dap stato deciso di monitorare giornalmente la situazione.
Tra le proteste monitorate dalla sala situazioni del Dap non vengono segnalate quelle dei circa 600 detenuti in regime di 41 bis che si trovano in carceri del Nord o al Centro (Cuneo, Novara, Milano Opera, Tolmezzo, Parma, Ascoli Piceno, Rebibbia, Terni e Spoleto, mentre quello dell’Aquila è stato evacuato dopo il terremoto).
(Fonte: agenzia ANSA)
Giustizia: nelle carceri c’è il "tutto esaurito", solo posti in piedi
Bene, anche questa è fatta, i dati ufficiali parlano di 63.400 detenuti presenti nelle carceri italiane equivalenti ad almeno 64.000 presenze effettive.
La presenza di detenuti negli istituti penitenziari italiani "tollerabile" (legalmente ammissibile?), pari alla presenza regolamentare incrementata del 50% che oggi è di gran lunga inferiore a quella data dalle cifre ufficiali è stata superata, le aggressioni, le minacce, persino qualche sequestro in sezione di Personale di Polizia Penitenziaria sono all’ordine del giorno e l’unica soluzione "proposta" è la realizzazione di nuovi padiglioni-carceri di cui per 4.615 posti entro il 31.12.2010.
Accade così che negli istituti penitenziari, in particolare in quelli di ben nota fama quali Torino L.C., Milano-S.Vittore, Roma-Regina Coeli, Napoli-Poggioreale etc., di posti detenuto non ce ne siano più, neanche nel terzo letto a castello (a Palermo sarebbero arrivati al quarto con rischi evidenti legati all’altitudine), neanche con i materassi per terra persino nelle aree non detentive. In sintesi e al momento, in via del tutto eccezionale per pochi giorni ancora, solo posti in piedi nelle carceri italiane.
Poi, per allocare gli ulteriori detenuti, si vedrà di recuperare spazi negli Uffici, nelle Direzioni, nei Provveditorati e al Dap come peraltro avevamo già proposto, magari anche presso qualche Scuola (sic!). Nel frattempo la protesta sindacale (di alcuni sindacati tra cui il nostro) è iniziata e non sembrano sussistere le condizioni oggettive per addivenire a reali punti di incontro rispetto ad una divergenza di opinioni, Sindacati vs. Amministrazione, su quanto sta accadendo e soprattutto su quanto accadrà nei prossimi mesi, in attesa che qualcuno che soprattutto ha il dovere politico di farlo non assumerà i necessari correttivi.
Ci riferiamo, ovviamente, al Ministro Alfano uscito a quanto si dice "vincitore", unitamente alla corrente facente capo al Presidente del Senato Schifani, dagli scontri elettorali in Sicilia e che, quindi, adesso e finalmente può occuparsi del carcere e della Polizia Penitenziaria più di quanto ad oggi abbia mai fatto.
Perché poi, dalla manifestazione del 4 giugno propedeutica a quella, più grande, del 17 giugno, è emerso un Capo del Dap nonché Commissario Straordinario per l’Edilizia penitenziaria Dott. Franco Ionta più "umile" e sincero del solito e con idee concrete che nell’incontro con le OO.SS. in protesta ha affermato essere il Piano Carceri il primo tassello degli interventi necessari per risolvere il problema penitenziario italiano e di avere in corso ulteriori iniziative in favore della Polizia Penitenziaria quali: l’abolizione delle convalide extra carcere, la revisione dei corsi presso le Scuole, la revisione dei procedimenti disciplinari, il recupero del personale addetto a servizi di sorveglianza impropri (quali quelli presso i Tribunali), alle sentinelle e agli spacci (circa 1.200 unità) e la revisione degli organici per quanto riguarda i servizi presso i Prap, le Scuole e il Dap. Tutto molto bello e molto sereno, quindi, solo che per qualsiasi cosa vogliano fare, che sia condivisa o meno, che sia utile o indispensabile, è veramente tardi!
(di Leo Benedici, “Polizia Penitenziaria Domani”)
Venezia: il carcere può esplodere, in qualsiasi momento
Il 1° giugno i Consiglieri dei Verdi, Gianfranco Bettin in Consiglio regionale e Beppe Caccia in Consiglio comunale, hanno depositato un identico Ordine del Giorno, che invita "il Presidente della Giunta regionale e il Sindaco di Venezia a rivolgersi al Governo, e al Ministro della Giustizia in particolare, affinché intervengano immediatamente" per disinnescare la situazione che si è creata al carcere maschile veneziano, la Casa circondariale di Santa Maria Maggiore.
Una "situazione drammatica e ingestibile" per il consigliere Bettin che venerdì, insieme a Beppe Caccia, capogruppo in Comune, si era recato in sopralluogo al carcere per verificare coi propri occhi il sovraffollamento. Dopo aver visitato le due sezioni detentive e aver incontrato la Direttrice dottoressa Gabriella Straffi, Bettin ha raccontato: "In celle da tre stanno ormai in otto, in quelle da uno almeno in quattro. Giacigli improvvisati, promiscuità tra i detenuti, condizioni igieniche a rischio e attività di reinserimento sociale diventate impossibili".
Caccia spiega: "L’inasprimento delle norme sui reati minori e sulla recidiva, intervenuto nell’ultimo anno, non ha fatto altro che aggravare il carico che la struttura deve sopportare." Più della metà dei detenuti entrano ed escono nel giro di tre giorni, accusati di "micro-reati" e immediatamente scarcerati.
Un via vai che pesa ulteriormente sull’organico già risicato del personale di custodia. "A oggi ce ne sono almeno una sessantina in meno rispetto alle effettive necessità. - aggiunge Bettin - Con questi numeri, la nuova ala che sarà pronta in autunno, non potrà mai essere aperta."
Pesantissima la condizione degli spazi per l’ora d’aria: "In una superficie grande come un campo da pallamano - racconta Caccia - devono starci in 170. Non possono nemmeno muoversi. Così in cella, se tre stanno in piedi gli altri devono restare confinati a letto. È una situazione esplosiva, che può scoppiare da un momento all’altro. Altro che sicurezza, il governo deve intervenire subito."
(Comunicato stampa che illustra gli ordini del giorno presentati in comune a Venezia e alla Regione Veneto dai consiglieri Verdi Gianfranco Bettin e Beppe Caccia)
Pisa: quasi 400 detenuti, il carcere scoppia
Mentre la Casa Circondariale "Don Bosco" scoppia, a causa del "solito" sovraffollamento, e di tanto in tanto scatta l’allarme-topi - a Pisa sono in arrivo 10 milioni di euro per 200 nuovi posti per i detenuti. Che nessuno, al momento, sa dove e come verranno realizzati.
Neppure il direttore del carcere, il dottor Vittorio Cerri: "L’ho sentito dire in tv - afferma - e poi ho letto qualcosa su alcuni siti internet. Ma ufficialmente non so ancora nulla". A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37), ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza.
"In questa situazione, come ha già correttamente rilevato il Garante di Firenze, Franco Corleone - sostiene l’avvocato Andrea Callaioli, garante del Comune di Pisa per i diritti delle persone private della libertà personale - , bisogna rifiutare la logica del puro deposito dei corpi che sembra ispirare il cosiddetto Piano carceri recentemente avanzato dal Dap e dal ministro Alfano.
Difatti tale piano è concepito esclusivamente in termini numerici e prevede la realizzazione di tre padiglioni con 500 nuovi posti per i detenuti degli istituti di Firenze (200), Livorno (100) e Pisa (200) senza dare alcuna indicazione in ordine alle caratteristiche dei nuovi padiglioni o alla costruzione di nuove strutture. Per Pisa si prevede, entro dicembre 2012, una spesa di 10 milioni di euro, senza, tuttavia, che vi sia una riflessione se intervenire sulla struttura del Don Bosco, vecchia e figlia di una superata concezione degli spazi carcerari, peraltro oggi al limite del collasso, oppure procedere ex novo, coinvolgendo la città e la sua amministrazione nell’individuazione della collocazione e sulle possibilità di pensare ad una nuova struttura che meglio riesca a conciliare le necessità di sicurezza - per i detenuti e gli operatori - con quelle di socializzazione e lavoro.
Inoltre il piano non affronta nessuna delle cause del sovraffollamento delle carceri italiane (fattispecie incriminatrici, scarso accesso alle misure alternative, mancanza di educatori, limitatissime opportunità lavorative), ma pare ragionare in una prospettiva stabile di 90-100 mila detenuti, un numero impressionante di per sé e assolutamente spaventoso laddove si consideri che nel piano nulla si dice sull’aumento degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria né degli educatori e degli assistenti sociali."
Il piano dell’attuale ministro - prosegue l’avvocato Callaioli - pare quindi figlio della concezione ottocentesca del carcere, visto come discarica dei reietti e di tutti i soggetti che il corpo sociale intende "vomitare" lontano dagli occhi. Peraltro, in tutti questi anni i vari governi non hanno affrontato il tema della ristrutturazione dei penitenziari e della loro vivibilità e le risorse sono state indirizzate solo verso i temi securitari, mentre si sono trascurati investimenti sulla formazione del personale, sull’ampliamento dei ruoli degli operatori, sulle convenzioni con il mondo del volontariato. Inoltre, per la struttura del Don Bosco è opportuno e urgente un intervento strutturale che risolva la insostenibile situazione dell’area colloqui, al fine di garantire condizioni minime di intimità e riservatezza, in special modo nelle visite dei familiari e dei bambini".
(da “La Nazione”, servizio di Federico Cortesi)
Napoli: richiesta a Procura per indagine su condizioni detentive
Depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli la denuncia della nostra Associazione. La drammatica, e purtroppo notoria, emergenza che sta vivendo, in questi giorni, il sistema penitenziario, ci vede costretti ad intervenire in difesa di coloro che stanno subendo una non più tollerabile ed incivile aggressione alla loro salute, alla loro vita di relazione e vedono del tutto compromessa la possibilità di partecipare a programmi di rieducazione.
I dati del sovraffollamento sono, di giorno in giorno, più allarmanti. La Casa Circondariale di Poggioreale, ad esempio, che ha una capienza "tollerabile" di 1.300 detenuti, ne ospita più di 2.600. Tali dati comportano, come facilmente intuibile, condizioni igieniche che compromettono la salute e l’equilibrio psico-fisico dei detenuti, costretti a vivere in spazi angusti in una promiscuità che priva ciascuno della propria dignità, in violazione dei principi costituzionali (artt. 3, 27, 32), delle norme dell’ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975, n. 354), del Regolamento Penitenziario (d.p.r. 30 giugno 2000, n. 230) e della legislazione speciale in materia di salute (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, t.u. leggi sanitarie e succ. mod.), igiene e distribuzione e consumo di alimenti (l. 30 aprile 1962, n.283).
"Il Carcere Possibile Onlus", prendendo atto di questa situazione e dei dati ufficiali diffusi dallo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha ritenuto non più procrastinabile un’azione di denuncia mirata a verificare se tutti i soggetti tenuti, per legge, al controllo dello stato in cui vivono i detenuti abbiano effettivamente svolto il proprio compito, se abbiano descritto le reali condizioni di vita all’interno degli Istituti, e se i soggetti destinatari di tali verifiche abbiano adottato tutti i provvedimenti necessari.
Il carcere non può essere considerata una "zona franca", ove la Legge dello Stato non va applicata. La misura cautelare (circa il 60% dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva, ed è pertanto un "presunto innocente") e la sanzione inflitta non possono consistere in umiliazioni e vessazioni con una vera e propria negazione della dignità umana che è "contra legem" e contro la stessa idea di civiltà. I detenuti sono portatori di diritti pieni ed inalienabili, proprio come i soggetti liberi.
(Comunicato stampa de “Il Carcere Possibile Onlus”)
Massa: carcere di Pontremoli; 10 agenti sorvegliano celle vuote
Il carcere mandamentale di via IV Novembre a Pontremoli torna a far parlare di sé perché, dopo due anni dal completamento dei lavori di ristrutturazione che aveva visto il totale rifacimento del tetto e la messa a norma degli ambienti interni, è entrato in funzione ma, pur mantenendo l’organico come se la struttura ospitasse tutta la popolazione carceraria consentita dalla tipologia dell’edificio, è ancora vuoto.
In poche parole la gente si meraviglia per il fatto che la decina di unità impiegate, tra personale dirigente e guardie carcerarie, continuano a vigilare su di un carcere vuoto con turni di guardia che coprono tutto l’arco del giorno e della notte. Insomma: si fa la guardia alle mura. Il carcere di Pontremoli era nato come carcere circoscrizionale e aveva svolto i suoi compiti di casa di reclusione fino agli inizi degli anni Novanta.
Tutti sapevano che il suo muro di cinta era facilmente scavalcabile, ma dal momento che i detenuti dovevano scontare lievi pene o gli ultimi periodi di condanna, non si era mai registrato alcun tentativo di fuga. Fino alla primavera del 1994 quando un pomeriggio un giovane recluso scavalcò il muro di cinta cercando una via di fuga verso il fiume.
Ma, bagnato fradicio, sotto una pioggerellina fredda e battente preferì farsi riprendere dai carabinieri avvisati dalla popolazione che aveva visto l’evaso rifugiarsi sotto il ponte della Cresa. Da allora il muro di cinta fu rialzato e rinforzata la rete di recinzione posta alla sommità. Per la cronaca non si segnalò più nessun tentativo di fuga, ma il carcere da circondariale fu trasformato in casa mandamentale femminile in grado di ospitare una trentina di detenute.
Il resto della vicenda è storia recente. La struttura si era dimostrata non all’altezza delle nuove norme di sicurezza previste per le carceri e i conseguenti lavori per la messa a norma sono stati eseguiti. In un primo tempo sembrava che il carcere femminile di Pontremoli avrebbe dovuto ospitare giovani madri recluse assieme ai figli di età inferiore alla scuola dell’obbligo.
Ma non se ne è fatto niente. È circolata infine la voce che gli ospiti di Via IV Novembre sarebbero stati un esiguo numero di detenuti "transessuali", ma anche questa soluzione al momento si è dimostrata priva di fondamento, almeno dal lato pratico. Per ora, l’unica certezza, è che il carcere è e rimane desolatamente vuoto. E si tratta di una vicenda davvero singolare.
(Articolo pubblicato da “Il Tirreno”, servizio di Sergio Mastrini)
Trapani: Favignana "peggior carcere d’Italia" protestano agenti
Le segreterie provinciali di Trapani di Sappe, Uilpa, Fns Cisl, Sinappe, Cnpp, Uspp e Siappe hanno proclamato lo stato di agitazione della Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri di Favignana. "È stata raggiunta e oltrepassata la massima tollerabilità ricettiva di utenza detentiva - afferma una nota - con quota 130 detenuti presenti all’alba di oggi, quando la capienza si aggira sulle 80 presenze. Il sovraffollamento, sommato alla ben nota carenza di personale del corpo di polizia penitenziaria, significa che a breve la situazione diventerà davvero ingovernabile, esplosiva". I rappresentanti sindacali hanno chiesto un incontro con il prefetto di Trapani, Stefano Trotta.
Dal punto di vista geografico, Favignana è l’ultimo carcere d’Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c’è l’infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.
Assomigliano più a caverne che a luoghi dove espiare la detenzione. Non ci sono finestre e i muri sono corrosi dall’umidità e dalla salsedine. Dentro ogni cella: un piccolo muretto, altro 40 centimetri, separa il bagno dalle brande. 3 o 4 detenuti, occupano la stessa piccola cella e restano chiusi in quelle "caverne" per 22 ore al giorno.
Pur essendo un carcere per detenuti condannati, non vi è di fatto alcuna attività rieducativa. Unico svago è l’ora d’aria, fatta in un cortile posto sempre a dieci metri sotto il livello del mare.
Le condizioni igieniche all’interno del carcere di Favignana sono a dir poco precarie. Le celle sono sporche e non viene fatta manutenzione. Scarafaggi e topi girano indisturbati per le celle. Tutto ciò che è ferro si presenta arrugginito. I detenuti non possono bere l’acqua dai rubinetti in quanto non è potabile. È l’acqua del mare. Se qualche detenuto protesta per queste indegne condizioni di vita, viene messo nella cella di isolamento. Denudato, viene lasciato lì per giorni. E come letto ha una rete di ferro, senza materasso.
Il sotterraneo carcere di Favignana è anche costoso. Ogni detenuto costa 300 euro al giorno. E lo Stato spende ben nove milioni di euro all’anno per mantenere tutti gli 85 "fortunati" detenuti dell’isola.
(articolo da “La Sicilia”)
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Radicali
lunedì 22 giugno 2009
Angelino Alfano,Rita Bernaridni,carcere,governo,educatori,costituzione,Napolitano: nuova interrogazione per mancanza di organico nelle carceri
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03152
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 9 giugno 2009, seduta n.184
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia.- Per sapere - premesso che:
il giorno 16 maggio 2009 l'interrogante, assieme alla prof.ssa Giulia Simi e al dott. Andrea Francioni, ha visitato il carcere di Ranza San Gimignano;
nell'istituto di pena in questione, oltre ad un reparto «transito» e ad un reparto «isolamento», si contano otto sezioni in totale, sei di media sicurezza e due di alta sicurezza;
a fronte di una capienza regolamentare di 237 posti, i detenuti presenti sono 341, di questi 115 sono stranieri (17 comunitari e 98 extracomunitari) ed il 35 per cento risulta essere tossicodipendente, ciò a ulteriore riprova del fatto che il sistema carcerario italiano non risulta sovraffollato a causa dei troppi detenuti provenienti dalle fila della criminalità organizzata, quanto piuttosto dal mondo dell'emarginazione (immigrati e, appunto, tossicodipendenti);
rispetto a questo preoccupante tasso di affollamento, nel carcere di Ranza San Gimignano: a) gli agenti di polizia penitenziaria in servizio sono 146 (compresi gli addetti alle traduzioni che sono 13), ciò a fronte di una pianta regolamentare che ne prevede ben 233; b) gli educatori previsti in pianta organica sono 9, ma, oltre al capo-area pedagogica, il servizio è offerto da due sole persone per cinque giorni a settimana con, in aggiunta, un educatore assunto part-time; c) vi è un solo psicologo per venti ore a settimana e un singolo operatore del SERT, mentre la consulenza psichiatrica viene fatta per venti ore in totale nell'arco di un intero mese;
l'insufficienza dell'organico degli agenti di polizia penitenziaria rispetto al numero delle persone recluse comporta inevitabilmente l'insorgere di rischi per la sicurezza dei detenuti e del personale;
il sovraffollamento, unito alla carenza degli psicologi ed educatori penitenziari, fa sì che i detenuti siano costretti a vivere 20 ore in cella in una condizione di totale disagio; la mancanza di qualsiasi forma di privacy e l'assenza di qualsiasi trattamento rieducativo finalizzato all'eventuale reinserimento sociale dei detenuti determina la totale illegalità del carcere di Ranza San Gimignano; il che è confermato paradossalmente persino dal verificarsi di casi encomiabili come quello di un detenuto che, dopo aver svolto con profitto il percorso scolastico fino al diploma superiore e dopo essersi iscritto alla facoltà di Scienze Politiche di Siena, incontra ora enormi difficoltà nel preparare gli esami atteso che lo stesso si trova costretto a dividere la cella, pensata per un singolo detenuto, con un'altra persona, la quale non fa altro che tenere la televisione sempre accesa essendo questo l'unico passatempo di cui possa disporre nelle 20 ore che trascorre in cella;
il lavoro per i detenuti - ulteriormente ridotto per i tagli di bilancio - è solo quello all'interno dell'istituto: ad esso vi accede una esigua minoranza dei 341 reclusi; il che rende San Gimignano, al pari di altre strutture penitenziarie, un carcere inattivo, ossia un luogo in cui si accumulano tensioni;
mentre, al contrario, investire in progetti che aiutino i detenuti a lavorare aiuterebbe il loro reinserimento e renderebbe il carcere più gestibile;
l'istituto di pena in questione dista 10 Km da San Gimignano e, non essendoci mezzi pubblici di collegamento, per i parenti dei detenuti che non dispongono di un mezzo di trasporto privato c'è solo la costosa alternativa di prendere un taxi o di percorrere a piedi il lungo tragitto; senza considerare che per i congiunti provenienti da altre lontane regioni d'Italia, pernottare nella famosissima località turistica comporta spese insostenibili;
il carcere di San Gimignano, non avendo il collegamento con l'acquedotto, attinge l'acqua dai pozzi artesiani, che però d'estate sono assolutamente insufficienti al punto che, per avere l'acqua potabile, tanto i detenuti quanto il personale si vedono costretti ad acquistare acqua minerale;
va sottolineato che, alla stregua di quanto evidenziato, le condizioni di vita di chi è ristretto nel carcere di San Gimignano sono assolutamente inaccettabili, in quanto, all'evidenza, contrarie al senso di umanità, soprattutto per ciò che concerne il sovraffollamento ad oggi registrato;
va rilevato altresì che, in tale contesto, la pena sofferta dai detenuti non si sostanzia esclusivamente nella, di per sé afflittiva, limitazione della libertà, sommandosi, alla stessa, situazioni che determinano, inevitabilmente, un'inconcepibile lesione della dignità personale degli stessi;
le predette condizioni di vita in cui versano le persone ristrette sono, all'evidenza, incompatibili con la funzione rieducativa della pena, costituzionalmente sancita; la soluzione al sovraffollamento degli istituti di pena non può essere data unicamente dalla costruzione di nuove carceri se la stessa non verrà accompagnata da un maggior ricorso alle misure alternative, ovvero da provvedimenti sicuramente più efficaci nel recupero delle persone condannate, più utili nell'abbattere il tasso di recidiva e meno costosi -:
quali spiegazioni possa dare il Ministro a proposito dello stato del carcere di San Gimignano citato in premessa e quali provvedimenti urgenti intenda adottare per rimediare al suo insostenibile sovraffollamento, atteso che tale situazione rischia di pregiudicare in modo grave sia le condizioni di vita dei detenuti che la sicurezza dell'istituto, nonché le stesse condizioni lavorative del personale dell'amministrazione e della polizia penitenziaria;
quali urgenti iniziative intenda mettere in atto, anche stipulando accordi con il Comune di San Gimignano, per risolvere il problema, che diviene ancora più grave d'estate, dell'acqua potabile e dei trasporti per il personale e i familiari dei detenuti;
se il Ministro non intenda adottare opportuni provvedimenti al fine di aumentare l'organico degli agenti di polizia penitenziaria, degli educatori e degli psicologi in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da renderlo adeguato al numero delle persone recluse;
se e quali provvedimenti il Ministro interrogato intenda adottare al fine di promuovere e valorizzare, anche all'interno del carcere di Ranza San Gimignano, esperienze, come quella di Milano, che hanno visto l'istituzione di una sorta di agenzia di collocamento capace di mettere in contatto la mano d'opera, per quanto detenuta, con le possibilità offerte dal mondo del lavoro;
quali siano le iniziative che il Governo intende adottare al fine di risolvere il grave problema della sovrappopolazione carceraria, considerando che l'annuncio dell'apertura di nuove strutture e l'ampliamento di quelle esistenti - peraltro dilazionate nel tempo, non totalmente coperte dai finanziamenti e che richiederebbero un notevole incremento di personale già oggi totalmente carente per le carceri esistenti - non possono costituire l'unico modo per risolverlo.(4-03152)
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Interrogazione a risposta scritta 4-03152
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RITA BERNARDINI
martedì 9 giugno 2009, seduta n.184
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia.- Per sapere - premesso che:
il giorno 16 maggio 2009 l'interrogante, assieme alla prof.ssa Giulia Simi e al dott. Andrea Francioni, ha visitato il carcere di Ranza San Gimignano;
nell'istituto di pena in questione, oltre ad un reparto «transito» e ad un reparto «isolamento», si contano otto sezioni in totale, sei di media sicurezza e due di alta sicurezza;
a fronte di una capienza regolamentare di 237 posti, i detenuti presenti sono 341, di questi 115 sono stranieri (17 comunitari e 98 extracomunitari) ed il 35 per cento risulta essere tossicodipendente, ciò a ulteriore riprova del fatto che il sistema carcerario italiano non risulta sovraffollato a causa dei troppi detenuti provenienti dalle fila della criminalità organizzata, quanto piuttosto dal mondo dell'emarginazione (immigrati e, appunto, tossicodipendenti);
rispetto a questo preoccupante tasso di affollamento, nel carcere di Ranza San Gimignano: a) gli agenti di polizia penitenziaria in servizio sono 146 (compresi gli addetti alle traduzioni che sono 13), ciò a fronte di una pianta regolamentare che ne prevede ben 233; b) gli educatori previsti in pianta organica sono 9, ma, oltre al capo-area pedagogica, il servizio è offerto da due sole persone per cinque giorni a settimana con, in aggiunta, un educatore assunto part-time; c) vi è un solo psicologo per venti ore a settimana e un singolo operatore del SERT, mentre la consulenza psichiatrica viene fatta per venti ore in totale nell'arco di un intero mese;
l'insufficienza dell'organico degli agenti di polizia penitenziaria rispetto al numero delle persone recluse comporta inevitabilmente l'insorgere di rischi per la sicurezza dei detenuti e del personale;
il sovraffollamento, unito alla carenza degli psicologi ed educatori penitenziari, fa sì che i detenuti siano costretti a vivere 20 ore in cella in una condizione di totale disagio; la mancanza di qualsiasi forma di privacy e l'assenza di qualsiasi trattamento rieducativo finalizzato all'eventuale reinserimento sociale dei detenuti determina la totale illegalità del carcere di Ranza San Gimignano; il che è confermato paradossalmente persino dal verificarsi di casi encomiabili come quello di un detenuto che, dopo aver svolto con profitto il percorso scolastico fino al diploma superiore e dopo essersi iscritto alla facoltà di Scienze Politiche di Siena, incontra ora enormi difficoltà nel preparare gli esami atteso che lo stesso si trova costretto a dividere la cella, pensata per un singolo detenuto, con un'altra persona, la quale non fa altro che tenere la televisione sempre accesa essendo questo l'unico passatempo di cui possa disporre nelle 20 ore che trascorre in cella;
il lavoro per i detenuti - ulteriormente ridotto per i tagli di bilancio - è solo quello all'interno dell'istituto: ad esso vi accede una esigua minoranza dei 341 reclusi; il che rende San Gimignano, al pari di altre strutture penitenziarie, un carcere inattivo, ossia un luogo in cui si accumulano tensioni;
mentre, al contrario, investire in progetti che aiutino i detenuti a lavorare aiuterebbe il loro reinserimento e renderebbe il carcere più gestibile;
l'istituto di pena in questione dista 10 Km da San Gimignano e, non essendoci mezzi pubblici di collegamento, per i parenti dei detenuti che non dispongono di un mezzo di trasporto privato c'è solo la costosa alternativa di prendere un taxi o di percorrere a piedi il lungo tragitto; senza considerare che per i congiunti provenienti da altre lontane regioni d'Italia, pernottare nella famosissima località turistica comporta spese insostenibili;
il carcere di San Gimignano, non avendo il collegamento con l'acquedotto, attinge l'acqua dai pozzi artesiani, che però d'estate sono assolutamente insufficienti al punto che, per avere l'acqua potabile, tanto i detenuti quanto il personale si vedono costretti ad acquistare acqua minerale;
va sottolineato che, alla stregua di quanto evidenziato, le condizioni di vita di chi è ristretto nel carcere di San Gimignano sono assolutamente inaccettabili, in quanto, all'evidenza, contrarie al senso di umanità, soprattutto per ciò che concerne il sovraffollamento ad oggi registrato;
va rilevato altresì che, in tale contesto, la pena sofferta dai detenuti non si sostanzia esclusivamente nella, di per sé afflittiva, limitazione della libertà, sommandosi, alla stessa, situazioni che determinano, inevitabilmente, un'inconcepibile lesione della dignità personale degli stessi;
le predette condizioni di vita in cui versano le persone ristrette sono, all'evidenza, incompatibili con la funzione rieducativa della pena, costituzionalmente sancita; la soluzione al sovraffollamento degli istituti di pena non può essere data unicamente dalla costruzione di nuove carceri se la stessa non verrà accompagnata da un maggior ricorso alle misure alternative, ovvero da provvedimenti sicuramente più efficaci nel recupero delle persone condannate, più utili nell'abbattere il tasso di recidiva e meno costosi -:
quali spiegazioni possa dare il Ministro a proposito dello stato del carcere di San Gimignano citato in premessa e quali provvedimenti urgenti intenda adottare per rimediare al suo insostenibile sovraffollamento, atteso che tale situazione rischia di pregiudicare in modo grave sia le condizioni di vita dei detenuti che la sicurezza dell'istituto, nonché le stesse condizioni lavorative del personale dell'amministrazione e della polizia penitenziaria;
quali urgenti iniziative intenda mettere in atto, anche stipulando accordi con il Comune di San Gimignano, per risolvere il problema, che diviene ancora più grave d'estate, dell'acqua potabile e dei trasporti per il personale e i familiari dei detenuti;
se il Ministro non intenda adottare opportuni provvedimenti al fine di aumentare l'organico degli agenti di polizia penitenziaria, degli educatori e degli psicologi in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da renderlo adeguato al numero delle persone recluse;
se e quali provvedimenti il Ministro interrogato intenda adottare al fine di promuovere e valorizzare, anche all'interno del carcere di Ranza San Gimignano, esperienze, come quella di Milano, che hanno visto l'istituzione di una sorta di agenzia di collocamento capace di mettere in contatto la mano d'opera, per quanto detenuta, con le possibilità offerte dal mondo del lavoro;
quali siano le iniziative che il Governo intende adottare al fine di risolvere il grave problema della sovrappopolazione carceraria, considerando che l'annuncio dell'apertura di nuove strutture e l'ampliamento di quelle esistenti - peraltro dilazionate nel tempo, non totalmente coperte dai finanziamenti e che richiederebbero un notevole incremento di personale già oggi totalmente carente per le carceri esistenti - non possono costituire l'unico modo per risolverlo.(4-03152)
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interrogazioni parlamentari
martedì 2 giugno 2009
Angelino Alfano,carcere,giustizia,costituzione,detenuti: e se fosse un parente del ministro quella persona detenuta sarebbe ancora in carcere? no,eh?
Firma anche tu la petizione per l'assunzione degli educatori nelle carceri!
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Sovraffollamento delle carceri. Interviene il Garante dei diritti dei detenuti. Riflettori accesi sull’istituto penitenziario di Gazzi
Il senatore Fleres scrive al Ministero della Giustizia chiedendo di intervenire al più presto per scongiurare il diffondersi di un’emergenza sanitaria. Il Garante punta si sofferma poi sul caso di un detenuto messinese
Tornano ad accendersi i riflettori sul tema del sovraffollamento delle carceri italiane, e dunque, anche sul carcere messinese di Gazzi. Proprio sulla situazione della casa circondariale della città, qualche mese fa diversi erano stati gli interventi di sindacati e consiglieri provinciali che in più occasioni si sono mossi in favore dei detenuti (vedi articoli correlati). Oggi ne torna a parlare il senatore della repubblica nonché garante dei diritti dei detenuti Salvo Fleres che inquadra la situazione complessiva degli istituti penitenziari italiani, “zoommando” in particolare sulla realtà messinese.
Fleres torna a denunciare le diffuse carenze igienico-sanitarie degli anguste celle in cui sono costrette a coabitare per più di 20 ore al giorno fino alle 12-14 persone, «senza docce e volte anche con l‘acqua razionata nell’unico lavello esistente, tutte condizioni ambiente “ideali” per la diffusione di patologie di diversa natura». Il garante sottolinea dunque quanto alto sia il rischio di scoppio di una vera e propria emergenza sanitaria: «Le condizioni fatiscenti delle celle – continua il garante – con muri scrostati, presenza di scarafaggi e a volte anche di topi, umidità e freddo d’inverno e caldo asfissiante d’estate, sono a dir poco avvilenti. Inoltre, la mancanza di fondi, determina la scarsa o nulla assistenza medico-sanitaria»
Fleres chiede quindi che il Ministero della Giustizia affronti immediatamente la questione con provvedimenti urgenti.
Ma il senatore si rivolge al ministro Alfano anche per segnalare la situazione di un detenuto del carcere di Messina. Lo fa attraverso un’interrogazione in cui viene raccontata la storia del sig. Parla «al quale viene diagnosticato un sospetto tumore e che, nonostante il Magistrato di sorveglianza ne abbia disposto il ricovero in una clinica per ulteriori urgenti accertamenti, viene mantenuto in carcere perché non si trova un posto letto per il necessario ricovero. “I familiari – continua Fleres - preoccupati per la vita del loro caro che continua a perdere peso e a vomitare sangue, chiedono semplicemente che il “malato” venga curato. Non si chiede nessuno sconto di pena, né un condono, né qualsivoglia alchimia giuridica che possa favorire il detenuto, ma solo di intervenire immediatamente per accertare se il sig. Parla è affetto da tumore e, comunque, stabilita con certezza la diagnosi, intervenire per salvargli la vita. Nel caso in cui la vicenda dovesse precipitare – conclude il Senatore Fleres – non si può più parlare di “malattia” ma, quantomeno, di incuria e inettitudine e, in questo caso, vanno ricercati e puniti i responsabili».
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Sovraffollamento delle carceri. Interviene il Garante dei diritti dei detenuti. Riflettori accesi sull’istituto penitenziario di Gazzi
Il senatore Fleres scrive al Ministero della Giustizia chiedendo di intervenire al più presto per scongiurare il diffondersi di un’emergenza sanitaria. Il Garante punta si sofferma poi sul caso di un detenuto messinese
Tornano ad accendersi i riflettori sul tema del sovraffollamento delle carceri italiane, e dunque, anche sul carcere messinese di Gazzi. Proprio sulla situazione della casa circondariale della città, qualche mese fa diversi erano stati gli interventi di sindacati e consiglieri provinciali che in più occasioni si sono mossi in favore dei detenuti (vedi articoli correlati). Oggi ne torna a parlare il senatore della repubblica nonché garante dei diritti dei detenuti Salvo Fleres che inquadra la situazione complessiva degli istituti penitenziari italiani, “zoommando” in particolare sulla realtà messinese.
Fleres torna a denunciare le diffuse carenze igienico-sanitarie degli anguste celle in cui sono costrette a coabitare per più di 20 ore al giorno fino alle 12-14 persone, «senza docce e volte anche con l‘acqua razionata nell’unico lavello esistente, tutte condizioni ambiente “ideali” per la diffusione di patologie di diversa natura». Il garante sottolinea dunque quanto alto sia il rischio di scoppio di una vera e propria emergenza sanitaria: «Le condizioni fatiscenti delle celle – continua il garante – con muri scrostati, presenza di scarafaggi e a volte anche di topi, umidità e freddo d’inverno e caldo asfissiante d’estate, sono a dir poco avvilenti. Inoltre, la mancanza di fondi, determina la scarsa o nulla assistenza medico-sanitaria»
Fleres chiede quindi che il Ministero della Giustizia affronti immediatamente la questione con provvedimenti urgenti.
Ma il senatore si rivolge al ministro Alfano anche per segnalare la situazione di un detenuto del carcere di Messina. Lo fa attraverso un’interrogazione in cui viene raccontata la storia del sig. Parla «al quale viene diagnosticato un sospetto tumore e che, nonostante il Magistrato di sorveglianza ne abbia disposto il ricovero in una clinica per ulteriori urgenti accertamenti, viene mantenuto in carcere perché non si trova un posto letto per il necessario ricovero. “I familiari – continua Fleres - preoccupati per la vita del loro caro che continua a perdere peso e a vomitare sangue, chiedono semplicemente che il “malato” venga curato. Non si chiede nessuno sconto di pena, né un condono, né qualsivoglia alchimia giuridica che possa favorire il detenuto, ma solo di intervenire immediatamente per accertare se il sig. Parla è affetto da tumore e, comunque, stabilita con certezza la diagnosi, intervenire per salvargli la vita. Nel caso in cui la vicenda dovesse precipitare – conclude il Senatore Fleres – non si può più parlare di “malattia” ma, quantomeno, di incuria e inettitudine e, in questo caso, vanno ricercati e puniti i responsabili».
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