Calendarizzata per l'11 Gennaio 2010 la discussione in assemblea della mozione Bernardini

CAMERA DEI DEPUTATI

XVI LEGISLATURA

262^ SEDUTA PUBBLICA

Lunedì 11 gennaio 2010 - Ore 15

ORDINE DEL GIORNO


Discussione delle mozioni Bernardini ed altri n. 1-00288 e Vietti ed altri n. 1-00240 concernenti la situazione del sistema carcerario italiano (vedi allegato).

Carceri: Franceschini scrive a Fini, "A gennaio la camera discuta mozioni su carcere"

Carceri: Franceschini scrive a Fini, "A gennaio la camera discuta mozioni su carcere"

Lettera del capogruppo del Pd al presidente della Camera
Con una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, il capogruppo dei democratici Dario Franceschini ha preannunciato la richiesta del Pd di inserire nel calendario dei lavori del mese di gennaio l’esame delle mozioni concernenti la grave situazione di vita nelle carceri italiane. Franceschini ha ricordato al presidente della Camera che da settimane è in atto “una lotta non violenta con digiuno dal cibo” da parte dell’on. Rita Bernardini e di altri dirigenti e militanti radicali proprio per ottenere la calendarizzazione di tali mozioni già sottoscritte da decine di deputati appartenenti a diversi gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione. “Confidando nella sua sensibilità e in quella degli altri colleghi presidenti di Gruppo – ha aggiunto Franceschini nella sua lettera al presidente Fini – sono fiducioso nella possibilità di riuscire a concordare per gennaio, nella prima seduta utile, tempi e modi per un dibattito parlamentare approfondito sulla situazione delle carceri in Italia”.

Carceri: Mobilitazione Pd, "Governo stanzi nuovi fondiper le carceri"

Per documentare la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane, un gruppo di parlamentari del Partito democratico, insieme al responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando, visiteranno 11 istituti in tutta Italia:Il prossimo 7 dicembre i parlamentari del Pd visiteranno le carceri di Bari e Catania, l’11 e 12 dicembre si recheranno negli istituti di Firenze, Torino, Venezia, Sassari e Palermo mentre la settimana successiva sarannoeffettuate visite nelle prigioni di Milano,Genova, Roma e Napoli.Con questa iniziativa il Pd si mobilita per chiedere al governo nuovi fondi per il comparto giustizia, alla luce delle condizioni di emergenza in cui vive l'amministrazione penitenziaria. Situazione che sarà per altro ulteriormente aggravata dagli ingenti tagli al comparto Giustizia che questo governo ha previsto in Finanziaria.

Graduatoria provvisoria interpello educatori 2010

Clicca sul link per visionare la graduatoria dell'interpello educatori 2010.

http://www.polpenuil.it/attachments/1382_0463564-2009.pdf



giovedì 7 gennaio 2010

Nuove interrogazioni di Rita Bernardini:la mancanza di educatori preclude per molti detenuti un tempestivo accesso alle misure alternative.carcere,dap

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Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena)




Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05612
presentata da
RITA BERNARDINI


lunedì 4 gennaio 2010, seduta n.262

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.

- Per sapere -

premesso che:

il giorno 25 dicembre 2009 la prima firmataria del presente atto, assieme a Marco Pannella, presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, al deputato dell'Italia dei Valori, Di Stanislao, nonché ai militanti radicali, avvocato Alessandro Gerardi, Orazio Papili e Renato Ciminà, ha visitato il carcere Castrogno di Teramo;

la visita ispettiva - cominciata alle ore 9,30 del mattino e protrattasi ininterrottamente fino alle 20,30 - è stata guidata dall'ispettore Alfonso Brillante, attesa l'assenza del direttore dell'istituto di pena abruzzese e del comandante della polizia penitenziaria, il quale peraltro risulta essere stato assegnato da poco al carcere di Castrogno in sostituzione del dott. Giuseppe Luzi, rimosso dall'incarico per avere invitato un suo sottoposto, nel corso di una registrazione poi pubblicata su tutti i principali quotidiani, a non massacrare il detenuto in sezione, ma al piano di sotto, ossia al riparo da occhi indiscreti;


nell'istituto di pena di Castrogno risultano recluse circa 411 persone a fronte di una capienza regolamentare di 231 posti; tra le persone attualmente recluse, circa il 30 per cento è rappresentato da stranieri, più della metà sono in attesa di giudizio, mentre i tossicodipendenti sono circa quaranta, di cui cinque o sei sieropositivi;

gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto-organico e in sofferenza: quelli in servizio infatti sono 155, mentre il decreto ministeriale del 2001 ne prevede minimo 203, anche se oggi, a distanza di quasi dieci anni, attesa la crescita della popolazione detenuta, ne servirebbero molti di più;


gli educatori sono solamente 2, di cui uno a tempo parziale, rispetto ad una pianta organica di 6 unità; nonostante vi sia un'alta incidenza di detenuti portatori di problemi psicologici e/o psichiatrici, all'interno del carcere di Castrogno vi è un solo psichiatra operativo per nemmeno 40 ore mensili; tutto ciò fa sì che molti detenuti chiedano un colloquio senza mai ottenerlo, sentendosi per questo abbandonati. Peraltro la mancanza degli educatori preclude per molti detenuti la possibilità di ottenere ciò che spetta loro di diritto ossia un tempestivo accesso alle misure alternative alla detenzione;


le celle sono malmesse, talmente fredde e umide che all'interno di esse molto spesso i detenuti indossano cappotti, giubbotti e cappelli; diversi di loro hanno mostrato materassi di gommapiuma bagnati che non vengono cambiati da anni; quando piove le celle diventano ancora più umide e fredde, con le finestre malridotte che non riescono ad evitare del tutto il passaggio dell'aria; il riscaldamento funziona poco e male e, in genere, la notte rimane spento;


i detenuti non possono fare la doccia tutti i giorni ma solo tre volte alla settimana. Nei bagni delle celle scorre solo acqua fredda, la carta igienica non viene fornita da circa tre mesi, così come i prodotti per la pulizia e l'igiene degli ambienti (stracci, detersivi e altro); persino gli spazzolini da denti e il dentifricio forniti dall'istituto risultano spesso non a norma e scaduti, al punto che alcuni detenuti, dopo averne fatto uso, sono stati colpiti da allergie alla bocca, il cibo è di pessima qualità e quasi sempre lo stesso, visto e considerato che molto spesso nel corso della settimana viene preparato riso; da qualche settimana ai detenuti non viene più fornito neanche il vino;


all'interno del carcere le attività trattamentali finalizzate alla risocializzazione della popolazione detenuta sono praticamente inesistenti, basti pensare al fatto che pochissimi detenuti risultano ammessi al lavoro esterno per mancanza di fondi; gli educatori in servizio, come sopra ricordato, sono appena due a fronte di una pianta organica che ne prevede sei; vi è un solo psichiatra che presta servizio per appena 40 ore mensili; per i detenuti tossicodipendenti non c'è il S.E.R.T. interno e nemmeno l'infettivologa, sicché gli stessi come unica terapia vengono sottoposti a trattamento metadonico; per i reclusi di nazionalità straniera non è attivo alcun presidio di mediazione culturale; i detenuti possono frequentare solo corsi di scuola elementare (né scuole medie, né superiori, né corsi universitari) ed i corsi di formazione professionale continuano a rimanere un miraggio;


gli spazi per la socialità (salette ricreative) sono strette e anguste, all'interno delle stesse campeggia solo un biliardino o, come nella terza sezione, un tavolo da ping-pong; la palestra è piccola e contiene solo quattro detenuti per volta e gli stessi vi possono accedere solo per un'ora nel corso dell'intera settimana; la cappella per le funzioni religiose è spesso fuori uso perché vi piove dentro, peraltro il cappellano vi si reca assai di rado per celebrare messa (all'incirca una volta alla settimana, in genere il mercoledì quando i detenuti stanno a colloquio con i familiari); come riferito da pressoché tutti i detenuti, la sala colloqui è piccola ed in pessime condizioni e presenta ancora il muretto-divisorio che non consente adeguati contatti umani tra detenuti e familiari, questi ultimi sono spesso costretti a fare lunghe code di attesa prima di poter incontrare i detenuti, dopodiché vengono ammassati all'interno di spazi ridottissimi (manca l'area verde per gli incontri con i bambini);


quasi tutti i detenuti si sono lamentati del fatto che in occasione delle festività natalizie, a causa dell'eccessivo afflusso di parenti, la durata del colloquio tra detenuti e familiari è stata ridotta da due a un'ora; peraltro l'ispettore Brillante ci ha personalmente assicurato che la decisione di ridurre l'orario è stata presa per cause di forza maggiore e che non appena il periodo festivo sarà terminato, il colloquio tra detenuti e familiari tornerà a durare due ore; nel carcere di Castrogno vi è una grande sala dove è ubicato il teatro; spazio che non viene pressoché mai utilizzato stante la mancanza di qualsiasi tipo di attività e/o corso di formazione teatrale;

la mancanza di lavoro, la pressoché totale assenza di corsi di formazione professionale, la presenza di un solo corso di scuola, peraltro elementare, la riduzione degli spazi e dei momenti di socialità e/o di quelli sportivi; le scarse attività ricreative, la soppressione dell'unico corso di informatica presente in istituto, tutto questo costringe i detenuti a trascorrere ben 20 ore della giornata all'interno delle celle, nell'ozio e nell'abbrutimento più assoluto e deleterio;


pressoché tutti i detenuti si sono lamentati del fatto che il nuovo comandante della polizia penitenziaria, dopo la triste vicenda del detenuto Mario Lombardi picchiato in sezione da un agente e la successiva rimozione del precedente comandante, abbia deciso di rendere le regole all'interno dell'istituto ancora più rigide rispetto a quanto già non fosse. Solo per fare qualche esempio: a) la socialità, prima concessa dalle 11 alle 13,30 del mattino, periodo allungabile fino alle 15,30 se il detenuto non voleva andare all'aria, nonché dalle 17 alle 19,15 del pomeriggio, ora viene concessa solo la sera; b) il campo di calcio, che prima i detenuti potevano frequentare due volte a settimana più una volta ogni 15 giorni, oggi viene concesso loro solo una volta ogni 15 giorni, peraltro alternati per ogni singolo lato della sezione, sicché attualmente ogni singolo detenuto si trova a poter giocare a pallone solo una volta al mese rispetto alle cinque/sei concesse prima; c) le docce, che prima i detenuti potevano fare tre volte alla settimana dalle 8,30 alle 11,30, a scelta, dalle 13,30 alle 15,30, attualmente si possono fare (sempre tre volte a settimana) solo dalle 8,30 alle 12;


il fine del reinserimento sociale dei condannati mediante il lavoro è frustrato dalla mancanza del lavoro e dalla indisponibilità di attività qualificata all'interno della predetta struttura penitenziaria, ciò nonostante quanto previsto sia dall'articolo 20 della legge 26 luglio 1975, n. 354 - il quale prevede, tra l'altro, che «il lavoro è obbligatorio per i condannati e per i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro» - sia dal comma 1 dell'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 - il quale stabilisce che «i condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro, che non siano stati ammessi al regime di semilibertà o al lavoro esterno o non siano stati autorizzati a svolgere attività artigianali, intellettuali o artistiche o lavoro a domicilio, per i quali non sia disponibile un lavoro rispondente ai criteri indicati nel sesto comma dell'articolo 20 della legge, sono tenuti a svolgere un'altra attività lavorativa tra quelle organizzate nell'istituto». Solo alcuni detenuti possono svolgere, per poche ore al mese, attività lavorativa scarsamente qualificata (scopino, vivandiere) alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria; attività peraltro remunerata dai 30 ai 70 euro mensili;

a causa degli sfollamenti dalle carceri più grandi, a Castrogno sono detenute molte persone che provengono da centinaia di chilometri di distanza dal luogo di residenza; ciò, oltre a rendere oltremodo difficoltosi i colloqui con i familiari, costringe il già ridotto organico degli agenti a numerosissime traduzioni per accompagnare i detenuti nei luoghi ove si svolgono i processi: nei primi dieci mesi dell'anno sono state già effettuate ben 1.200 traduzioni con grave dispendio di risorse umane e finanziarie;


al primo piano si trova la prima sezione, quella dei cosiddetti «protetti», all'interno della quale si trovano reclusi circa 102 detenuti (tra i quali due transessuali) a fronte di una capienza regolamentare di appena 50 posti. Da qualche settimana, a causa dell'eccessivo sovraffollamento, in quattro celle della prima sezione è stata addirittura aggiunta una terza branda. Ciò è dovuto al fatto che a Teramo si trova l'unico penitenziario dove è presente la sezione «protetti», sicché ogni persona accusata o condannata per un certo tipo di reati e/o chi collabora con la giustizia viene trasferito, dall'Amministrazione penitenziaria, dagli altri istituti di pena abruzzesi o del centro Italia direttamente a Castrogno. Al momento della visita ispettiva, nella sezione «protetti» era presente: a) un detenuto affetto da un tumore al polmone, per quanto consta agli interroganti, non seguito adeguatamente da punto di vista sanitario, il quale è in attesa da diverso tempo di essere sottoposto agli accertamenti e alle analisi cliniche in una struttura ospedaliera esterna al carcere; b) un detenuto affetto da un disturbo bipolare della personalità proveniente dal carcere di Sulmona, struttura all'interno della quale aveva cominciato a seguire una terapia sotto la direzione di uno psichiatra e di uno psicologo; terapia che il trasferimento a Castrogno ha interrotto aggravando il suo stato di salute mentale; c) un detenuto che ha tentato già quattro volte di togliersi la vita;


al secondo piano si trova la seconda sezione che contiene il circuito alta sicurezza all'interno del quale sono attualmente reclusi 84 detenuti, la maggioranza dei quali proviene dalla Campania e della Sicilia; tutti accusati o condannati per reati che vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso (articolo 416-bis) alla spaccio di sostanze stupefacenti (articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990). In questa sezione i detenuti si sono lamentati delle poche ore di «socialità» che la direzione concede loro; della scarsa se non del tutto inesistente assistenza sanitaria (le visite sanitarie vengono descritte come poco approfondite anche perché, spesso, nel corso delle stesse, non viene mai controllata la cartella clinica del paziente; visite che si concludono immancabilmente con la prescrizione della solita «pillola»); della mancanza del «piantone» per l'assistenza e la vigilanza delle persone affette da disturbo border-line della personalità; della rigidità della magistratura di sorveglianza di Teramo nel concedere le misure alternative alla detenzione anche nei confronti di persone che hanno un residuo pena molto basso per reati che non destano particolare allarme sociale;


al terzo piano si trova la terza sezione all'interno della quale sono stipati i detenuti cosiddetti «comuni» (attualmente sono 90). In uno dei due rami in cui è suddivisa questa sezione i detenuti lamentano il mancato o cattivo funzionamento di due docce su tre. Quasi tutte le finestre delle celle sono coperte con carta da giornale per evitare l'afflusso continuo di acqua e vento. Anche per chi è recluso nella terza sezione vi è la totale mancanza di ogni tipo di attività trattamentale; gli spazi per lo svolgimento delle attività ricreative sono ridotti al minimo; i materassi sono intrisi di umidità ed in pessimo stato; in genere ogni tipo di suppellettile è vecchia ed in pessimo stato; mancano i prodotti per la pulizia delle celle; ai detenuti è stato tolto il vino e viene fornito cibo di pessima qualità;


al quarto piano si trova la quarta sezione, quella che contiene i detenuti (attualmente sono un'ottantina) affetti da problemi di tossicodipendenza. In questa sezione i detenuti lamentano il fatto di essere curati solo tramite la somministrazione dei farmaci sostitutivi, visto e considerato che quelli del Se.r.t. non vengono mai, oltre ai fatto che l'istituto non offre loro alcun tipo di sostegno e/o assistenza psichiatrica e/o psicologica. Molti di loro hanno seri problemi ai denti, però non vi è alcun dentista che possa farsene carico o curarli;


nel reparto femminile sono attualmente presenti 31 detenute. Anche in questa zona del carcere è stata riscontrata l'assenza di ogni tipo di attività trattamentale, ricreativa o sportiva. Le celle, umide e fredde, presentano spazi ridotti e bagni privi di acqua calda. Anche qui le docce si possono fare tre volte a settimana, ma solo con acqua fredda per un guasto che, come confermatoci da un agente di polizia penitenziaria, dovrebbe essere in corso di riparazione. Le detenute lamentano la totale assenza dell'assistenza sanitaria. Una di loro, M.M., alla quale è stato asportato lo stomaco per un tumore, riesce a mangiare solo roba liquida che però non riesce ad avere e, pur avendo bisogno di un certo tipo di medicinali, viene curata solo con l'ausilio del maloox. Un'altra, S.S., madre di cinque bambini, dice di essere affetta da cisti alle labbra e alle gambe e di avere per questi motivi più volte richiesto, del tutto inutilmente, di essere sottoposta a delle analisi molto più approfondite, peraltro la stessa detenuta riferisce di essere affetta da una grave forma di infezione ad entrambe le orecchie che richiederebbe un immediato intervento per scongiurare il rischio di sordità, intervento continuamente rimandato;

come sostenuto da Marco Pannella al termine della visita ispettiva, la situazione dell'assistenza sanitaria all'interno l'istituto di pena Teramano «è ai limiti del codice penale»: la legge 26 luglio 1975, n. 354, recante «Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà», all'articolo 1, prevede che «il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona», mentre l'articolo 11 dispone che ogni istituto penitenziario è dotato di servizio medico e di servizio farmaceutico rispondenti alle esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e che, ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati nelle infermerie e nei reparti specialistici degli istituti, i detenuti sono trasferiti negli ospedali civici o in altri luoghi esterni di cura»; ciononostante nel carcere di Castrogno il diritto alla salute dei detenuti viene, ad avviso degli interroganti, continuamente calpestato da un sistema strutturalmente inidoneo a garantire standard minimi di assistenza sanitaria. L'esempio della situazione di sfascio in cui versa il presidio sanitario all'interno dell'istituto di pena teramano è rappresentato emblematicamente dalla sorte toccata al detenuto Uzoma Emeka, morto nel carcere di Castrogno a 32 anni per un tumore al cervello. Venti giorni prima di morire il detenuto senegalese aveva cominciato ad avvertire alcuni forti capogiri: perdeva i sensi all'improvviso, sveniva in cella e nelle docce, vomitava, non riusciva ad alzarsi dal letto, non mangiava, deperiva a vista d'occhio. È stato segnalato alla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo che ogni volta che perdeva i sensi Uzoma veniva condotto in infermeria sulle spalle di altri detenuti, ma il medico di guardia dopo pochi minuti, senza fare né disporre ulteriori accertamenti, lo rimandava in cella prescrivendogli tutt'al più qualche «pillola» per dormire. Anche la notte prima di morire il detenuto senegalese era stato rispedito dall'infermeria nella cella; ma stava talmente male che non riusciva a rimanere steso sul letto e cadeva continuamente a terra. Dopo alcuni tentativi Uzoma è stato lasciato privo di sensi per terra, con un lenzuolo, per l'intera nottata, nonostante avesse vomitato più di una volta. La mattina seguente il detenuto è stato trovato con la bava alla bocca, rigido e privo di coscienza. Solo dopo qualche ora è stata finalmente chiamata l'ambulanza ma ormai i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso; diversi detenuti hanno riferito di essere stati sottoposti a rapporto disciplinare per aver parlato con la prima firmataria del presente atto in occasione della visita ispettiva del 2 novembre 2009 i cui esiti sono riportati nell'interrogazione a risposta scritta n. 4-04862 -:


quali urgenti iniziative si intendano assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del carcere di Castrogno; in particolare, entro quali tempi si preveda che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti;


se non intendano aprire una indagine amministrativa interna sulla morte del detenuto Uzoma Emeka al fine di appurare, negli ambiti di rispettiva competenza, eventuali responsabilità di omessa cura e assistenza in capo al personale penitenziario e medico-sanitario;


cosa intendano fare, negli ambiti di rispettiva competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, entro quali tempi verrà ripristinata un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;


cosa si intenda fare per garantire ai detenuti l'attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall'articolo 27 della Costituzione;


per quali motivi il nuovo comandante della polizia penitenziaria abbia deciso di sopprimere le ore del mattino destinate alla «socialità» nonché la possibilità per i detenuti di fruire del campo di calcio due volte alla settimana e se da questo punto di vista non ritenga opportuno adottare iniziative urgenti e mirate alfine di ripristinare la situazione precedente;


se non si intendano adottare le opportune iniziative al fine di aumentare l'organico degli agenti penitenziari, degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

se non si ritenga di dover urgentemente disporre il completo rifacimento della vetusta ed obsoleta sala-colloqui presente nell'istituto di pena in questione in modo da garantire un miglior contatto umano tra detenuti e familiari e, più in generale, entro quali tempi verrà garantito un normale funzionamento dell'istituto quanto alla manutenzione, al riscaldamento, all'accesso quotidiano alle docce;


se ed in che modo si intendano potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;


quale sia il carico di lavoro della magistratura di sorveglianza di Teramo e quali siano le ragioni di quella che agli interroganti risulta un'inadeguata e carente risposta alle istanze avanzate alla stessa da parte dei detenuti;



se il Governo non intenda assumere iniziative volte a destinare maggiori fondi e risorse al potenziamento delle misure alternative al carcere, anche attraverso la creazione di percorsi protetti di reinserimento sociale e lavori socialmente utili per tutti i condannati a pene inferiori ai tre anni di reclusione;


se corrisponda al vero che alcuni detenuti siano stati sottoposti a rapporto disciplinare solo per aver parlato con la prima firmataria del presente atto in occasione della visita del 2 novembre 2009 e cosa si intenda fare, in generale, per garantire che le visite di sindacato ispettivo effettuate dai parlamentari nelle carceri per verificare le condizioni di detenzione si svolgano nella massima serenità e collaborazione.(4-05612)


Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05602
presentata da
RITA BERNARDINI

l
unedì 4 gennaio 2010, seduta n.262

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia.- Per sapere - premesso che:

il 19 dicembre 2009 la prima firmataria del presente atto, accompagnata da Renata Vuksani e Norberto Costa, ha visitato la casa circondariale Due Palazzi di Padova;

la struttura penitenziaria si presenta all'esterno come un edificio piuttosto fatiscente. Nato come carcere femminile, nel corso del tempo ha subito numerose trasformazioni per essere adibito dapprima a caserma militare, poi a casa circondariale maschile;

i detenuti tuttora presenti sono più di 250, a fronte di una capienza massima di 94 posti. La casa circondariale Due Palazzi di Padova è occupata da detenuti che si fermano da 2-3 giorni fino ad un massimo di 1 anno. Appena si conclude il primo grado di giudizio, i detenuti sono trasferiti in altre strutture di reclusione;

l'istituto di pena è composto da tre piani: a) piano rialzato: 1 corridoio composto da infermeria e ufficio matricola; un corridoio composto da una sala attività fornita di panca piana per pesi, cyclette, biliardino e tavolo da ping-pong; 7 celle, formate in maggior parte da detenuti lavoranti che svolgono mansioni in lavanderia, o come porta vitto, scopini, spesini e addetti M.O.F. (Manutenzione ordinaria del fabbricato). Le celle sono di misura da 4x4 metri a 5x5 metri con 8, 90 anche 10 detenuti per cella, con letti a castello fino a tre piani e 1 o 2 materassi a terra. La nazionalità dei detenuti è mista; b) primo piano (sezione 1): due corridoi formati da 7 celle ciascuno (di cui una completamente distrutta durante la contestazione di giovedì 17 dicembre 2009) con celle da 3x3 metri con 3 detenuti, da 4x4 con 8-9 detenuti presenti. La maggior parte dei detenuti è di nazionalità tunisina o marocchina, ma sono presenti anche detenuti di altre nazionalità. La sala attività è in comune con entrate indipendenti dai due diversi corridoi; c) secondo piano (sezione 2): due corridoi formati da 7 celle ciascuno di forma e dimensioni simili al primo piano;

ogni cella è fornita di: un bagno con lavandino, bidet e doccia; angolo cottura con lavandino, scola piatti e fornelletto a gas; due finestroni in cella e una finestra in bagno; televisione; un pensile-porta oggetti per ogni detenuto; tavolo e sgabelli, che per problemi di spazio non sempre corrispondono al numero di detenuti presenti in cella;

nelle celle i letti arrivano fino a tre piani, durante il giorno, i detenuti che dormono per terra alzano il materasso e lo appoggiano contro il muro. Alcuni di questi usano come cuscino un pezzo di gommapiuma. I problemi di spazio si ripercuotono in tutta la giornata, in quanto le persone devono letteralmente fare a turno anche per muoversi in cella, mentre di notte i detenuti in branda non si possono neanche alzare per andare al bagno perché calpesterebbero chi dorme per terra. La pulizia delle celle è gestita dai detenuti che si organizzano in turni di pulizia. Le celle si presentano piuttosto pulite, il personale sanitario può comunque isolare le celle nel caso in cui si presentino condizioni di scarsa igiene che possono compromettere la salute delle persone. I detenuti comunque non hanno segnalato la presenza di scarafaggi o topi. I blindi si chiudono dalle 8 alle 20, mentre i cancelli sono aperti solo dagli agenti. Alcuni detenuti gestiscono il pranzo autonomamente, comunque il carrello vivande passa intorno alle ore 12 e, nonostante alcuni detenuti dicano scherzosamente che usano il vitto dell'amministrazione per dare da mangiare ai gatti, si segnala che il carrello esce dalle sezioni quasi vuoto e non ci sono lamentele riguardanti il cibo. Nella sezione lavoranti (piano rialzato), i compagni di cella ne aspettano il ritorno per mangiare insieme (per ricreare un ambiente che si possa definire familiare). In una cella i detenuti hanno costruito artigianalmente un piccolo albero di Natale usando un manico di scopa, carte di giornali e carte dorate del caffè e delle arance per gli ornamenti;

riguardo al riscaldamento ci sono pareri contrastanti: la direttrice, dottoressa Antonella Reale, afferma che le caldaie sono accese per 10 ore al giorno, mentre i detenuti sostengono che il periodo in funzione si limita a 4 ore al giorno, divise in 2 ore al mattino e 2 alla sera. L'acqua calda si divide in due turni per sezione: 2 ore e mezza al mattino e 2 alla sera, durante i quali ogni cella organizza autonomamente i turni per fare la doccia e per lavare i piatti;

come già detto, ogni sezione è fornita di una sala attività. I turni per accedervi sono divisi per braccio e ciascun braccio ha diritto ad un'ora e mezza circa al giorno. Il campo sportivo è utilizzabile 6 volte al mese. I passeggi sono disponibili per 4 ore al giorno. Sono in costruzione altre tre nuove strutture: uno spazio per i passeggi e due nuovi campi, uno da calcio e uno da pallavolo. Secondo la direttrice, questi edifici dovrebbero essere pronti per l'arrivo dell'estate; nel carcere è presente anche una chiesa diretta da un cappellano esterno, padre Eraclio Contu, per i detenuti di religione cattolica, mentre i detenuti di religione islamica pregano autonomamente in cella sulle coperte stese per terra. L'Imam è uno dei detenuti, perché l'Imam esterno evita di avere contatti con l'ambiente carcerario;

nella casa circondariale sono presenti due educatori: uno a tempo pieno e uno part-time. Sono presenti anche uno psicologo che lavora presso il servizio «Nuovi Giunti», attivo per 2 ore e mezza per 6 giorni a settimana, che fornisce informazioni utili ai detenuti incarcerati per la prima volta. È attiva anche un'associazione di volontariato che procura vestiti, biancheria, ciabatte, sapone a chi non può usufruire dell'aiuto dei familiari. È presente in struttura anche uno psichiatra per 20 ore al mese, precedentemente era presente anche un dentista ma per l'attuale mancanza di fondi, il servizio è stato sospeso;

l'istituto di pena patavino è sprovvisto del mediatore culturale, il che rappresenta una grave carenza soprattutto se si considera che la popolazione di detenuti è per il 90 per cento composta da stranieri, mescolati in 20-25 etnie diverse. All'interno dell'istituto i detenuti stranieri che non conoscono la lingua italiana possono comunque frequentare un corso di alfabetizzazione;

alcuni insegnanti esterni offrono inoltre la possibilità di acquisire il diploma di scuola media; gli unici lavori svolti dai detenuti sono inerenti all'amministrazione interna. Sono disponibili 30 posti di lavoro a rotazione (spesini, scopini, mof e porta vitto) e stabili (lavanderia e cucina). I turni di lavoro vanno da 1 a 2 ore al giorno. Non sono presenti collaborazioni con cooperative esterne. Si sta avviando solo in questi giorni un progetto con la cooperativa «Altracittà» per stabilire all'interno della struttura un laboratorio di cornici artigianali all'interno del quale i detenuti potranno avere la possibilità di svolgere un lavoro stipendiato. Non vi sono altre cooperative del posto che hanno stabilito relazioni con la casa circondariale;

gli agenti di polizia penitenziaria che esercitano nella struttura sono 110, ma gli agenti stessi affermano che sarebbero necessari almeno altri 40 dipendenti. Infatti il turno dovrebbe essere di 6 ore, ma ogni dipendente lavora almeno 8 ore. Questo turno, dicono gli agenti, è ormai diventato ordinario, in quanto il sovraffollamento ha tolto ogni carattere di straordinarietà al turno di 8 ore. In guardiola per ogni sezione è presente un solo agente, mentre il regolamento ne impone almeno 2. Ogni dipendente deve inoltre lavorare anche all'ufficio matricola, e gli agenti stessi denunciano una insufficienza di personale in quanto ogni agente in servizio deve gestire le richieste di 250 detenuti. Per le traduzioni dei detenuti alla questura o al tribunale o agli altri carceri sono necessari almeno 3 agenti da togliere al servizio in struttura. Anche le ferie, denunciano gli agenti stessi, non sono rispettate. Un agente racconta inoltre di un collega che dopo 18 anni di servizio, in una confidenza gli ha comunicato le decisione di andare a vivere in Germania perché «anche la fabbrica è meglio che stare qui dentro»;

nel corso della visita tutti i detenuti hanno denunciato le pessime condizioni di detenzione alle quali sono quotidianamente sottoposti. Ed invero una struttura che di per sé non presenterebbe particolari disfunzioni o malfunzionamenti di servizio, viene costretta dall'elevato tasso di sovraffollamento in una situazione che agli interroganti appare palesemente contrastante con le norme vigenti. Ogni problema, di ordine quotidiano come il riscaldamento e i materassi per terra, fino alle problematiche più generali come l'uso, ad avviso degli interroganti, sconsiderato della custodia cautelare, all'interno delle celle si amplifica enormemente creando un generale senso di frustrazione e mancanza di speranza per un futuro reinserimento. La direttrice stessa è obbligata ad accogliere tutti i nuovi giunti e ad avere la responsabilità dell'incolumità di ognuno. Anche la lungaggine propria dei processi italiani influenza la gestione di una struttura che in principio doveva essere solo un luogo di passaggio, di transizione, ma che diventa vero e proprio luogo di residenza per periodi che arrivano fino a un anno e mezzo. Nel corso di questo lungo periodo, persone in attesa di giudizio sono costrette ad attendere la sentenza in condizioni pressoché invivibili; la stessa assistenza sanitaria per i malati è carente in quanto tutte le visite specialistiche sono fatte all'esterno; un detenuto diabetico di 60 anni, ad esempio, non riesce a dormire nella brandina inferiore perché gli manca l'aria, ma allo stesso tempo non è in grado di arrampicarsi sulle brandine superiori che per lui rappresentano un ulteriore pericolo;

tutti i detenuti, dal primo all'ultimo, si sono completamente dissociati dall'atto di violenza e vandalismo compiuto nella cella al primo piano nel corso della protesta messa in atto dai reclusi giovedì 17 dicembre 2009. Ancora non è stato stabilito se i detenuti colpevoli di questo atto di vandalismo fossero ubriachi o meno, ma tutti sono d'accordo sul fatto che gli agenti si sono comportati in modo corretto ed estremamente professionale. Le condizioni in cui si presenta la cella dove è andata in scena la protesta violenta sono molto più che sgradevoli: muri letteralmente rotti oltre i mattoni, vetri in frantumi, sanitari divelti, tubature scardinate che hanno causato l'allagamento di tutta la sezione e di parte dell'ufficio matricola. A parte questo singolo episodio, la protesta dei detenuti va avanti in modo assolutamente non violento mediante la battitura della sbarre con pentole e altri oggetti;

a giudizio degli interroganti il sovraffollamento, la mancanza di speranza e l'amnesia dimostrata dagli ambienti politici nei confronti delle problematiche dei detenuti, la mancanza di misure alternative e l'incomprensibile accanimento nei confronti dei reati che non costituiscono particolare grado di pericolosità, sono il solo ed unico fattore scatenante di queste proteste. In sostanza i detenuti stessi non accusano tanto la struttura in sé e chi vi lavora dentro, quanto più l'intero sistema giustizia che non riesce a gestire più il problema che il sistema stesso ha causato -:

quali dati aggiornati siano a disposizione del Governo in relazione alla situazione riscontrata presso la casa circondariale Due Palazzi di Padova, con particolare riguardo al numero di detenuti effettivamente presenti nella struttura e al tasso di sovraffollamento in essa riscontrato;

quali urgenti iniziative intenda assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori della casa circondariale patavina; in particolare, entro quali tempi preveda che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, entro quali tempi verrà ripristinata un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;

cosa intenda fare per garantire ai detenuti l'attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall'articolo 27 della Costituzione;

quali iniziative siano state assunte o programmate e quali misure si vogliano attuare per porre rimedio alle carenze del personale civile (educatori, psicologi e assistenti sociali) e della polizia penitenziaria assegnati presso il carcere Due Palazzi;
s
e ed in che modo si intendono potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;

se il Governo non intenda assumere iniziative volte a destinare maggiori fondi e risorse al potenziamento delle misure alternative al carcere, anche attraverso la creazione di percorsi protetti di reinserimento sociale e lavori socialmente utili per tutti i condannati a pene inferiori ai tre anni di reclusione. (4-05602)

mercoledì 6 gennaio 2010

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Le "carceri d'oro" di Ionta

Pubblicato il 06/01/2010

Bertolaso ha fatto scuola. Così Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e commissario straordinario per l’edilizia carceraria, ha preso carta e penna e con una lettera ha chiesto al ministro della Giustizia Angelino Alfano “mano libera” per l’ingresso di impreditori nel suo piano carceri. Una missiva, insomma, per chiedere poteri speciali da “commissario delegato”, sul modello del potentissimo capo della Protezione Civile. Il piano carceri del governo, sbandierato ai quattro venti da mesi e che dovrebbe portare entro il 2012 al reperimento di nuovi 21.479 posti letto in più grazie alla costruzione di 24 nuovi penitenziari, resta al momento un’utopia: manca la copertura finanziaria.

Il Parlamento ha stanziato 500 milioni di euro, pochi rispetto ai 2 miliardi necessari per realizzare il progetto. Ecco, allora, puntare sui privati. E sui loro affari speculativi. Già con un emendamento nella scorsa Finanziaria il centrodestra chiedeva di cedere ad imprenditori parte del patrimonio immobiliare a disposizione dell’amministrazione penitenziaria in cambio della edificazione di nuove e più capienti strutture in grado di risolvere il sovraffollamento delle carceri. Un esempio concreto? Il trasferimento in periferia del carcere di San Vittore a Milano e la riqualificazione dell’area, centralissima e a meno di un chilometro dai navigli, oggi occupata dal penitenziario.

«Si va verso la privatizzazione delle carceri - denuncia Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera - con la presa in carico da parte di imprenditori delle strutture, la cui costruzione e gestione dovrebbe invece spettare allo Stato, al pari della sicurezza pubblica». Alla fine l’emendamento è considerato inammissibile. Ma il governo, ora, ci riprova. Ecco, quindi, i poteri speciali che consentirebbero a Ionta di aggirare le normali procedure di edilizia penitenziaria, arrivando a togliere le gare pubbliche di appalto in modo da scegliere, in prima persona, a quali ditte assegnare i lavori. Ma c’è dell’altro: «Questa idea dei poteri speciali è scandalosa - denuncia Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti di Firenze ed ex sottosegretario alla Giustizia-. E Ionta vorrebbe anche secretare il nome delle imprese scelte, creando un sistema totalmente privo di trasparenza».

C’è un precendente: nel 1977 una legge, ribattezzata delle “carceri d’oro”, stabiliva “procedure eccezionali per lavori urgenti ed indifferibili negli istituti penitenziari”. Il ministero della Giustizia sceglieva direttamente le ditte, ne nacque un giro di corruzione e truffa ai danni dello Stato. Tanto che nel febbraio 1988 lo scandalo portò alle dimissioni del ministro socialdemocratico Franco Nicolazzi, condannato durante Tangentopoli per concussione proprio nell’ambito del processo per le “carceri d’oro”. «Una nuova edilizia non risolve il problema del sovraffollamento», afferma Francesco Quinti della Fp Cgil che ricorda come gli agenti siano sempre più oggetto di attacchi dei detenuti e 5mila unità in meno. «Gli operatori sono stanchi di lavorare in condizioni del genere - aggiunge il sindacalista -, le prigioni sono luoghi invivibili sia per i reclusi che per noi».

Tutto ciò mentre i numeri sulle galere sono impietosi: 66mila persone detenute di fronte ai 47mila posti letto. I suicidi (71 nel 2009) e le rivolte aumentano. Per questo l’11 e 12 gennaio in Parlamento si discuteranno le mozioni sul sovraffollamento. C’è attesa per la votazione del testo presentato dai radicali e firmato da 92 deputati di tutti gli schieramenti, tranne la Lega. La mozione prevede la messa in campo di misure alternative alla detenzione, l’utilizzo dell’istituto della messa in prova e per i tossicodipendenti, che rappresentano il 25% della popolazione delle galere, un cammino di recupero nelle comunità. «Se passasse soltanto quest’ultimo punto si avrebbe già un bello sfoltimento dei detenuti - dice la radicale Rita Bernardini -. Il governo deve pronunciarsi, è finita l’epoca degli annunci».

terranews.it