Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo

Sign for Aiutaci a garantire l'effettiva applicazione dell'art. 27 Cost.(funzione rieducativa della pena)

Mercoledi',23 Marzo 2011: interrogazioni per l'assunzione degli educatori penitenziari

Mercoledi',23 Marzo 2011,

(rinvio del 16 Marzo 2011)

in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.


5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario


5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario




Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari




Carceri:necessario assumere educatori,assistenti e psicologi.

26 agosto 2010



Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive



“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.





5 luglio 2010





Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"



Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico



L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.



Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.



Così non va.









Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile





Comunicato stampa, 29 maggio 2010





Ai deputati di commissione bilancio



e giustizia camera









Al sottosegretario



On. Caliendo









Al sottosegretario



On. Giorgetti Alberti







Egregi Onorevoli,



dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.



L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.



Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.



Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.



Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.



La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.



L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.



Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.



La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.



Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.



I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo



Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).



Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).



Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.



Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.



Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.



Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.



Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.





FERRANTI SU DDL CARCERI,OTTENUTO ANCHE AMPLIAMENTO ORGANICO EDUCATORI PENITENZIARI.

Donatella Ferranti,PD:piano programmato di assunzioni del personale degli educatori.

Governo favorevole a emendamenti Pd per potenziamento personale penitenziario:piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi.


18 maggio 2010


La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.



Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano

“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.

“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.

“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.

Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"

Carceri: Pd, "Testo migliorato in commissione, ma serve uno sforzo in più" Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"

“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.


Proposta emendativa 8.01.


Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:


«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.

2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa



Proposta emendativa 8.03.

Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:


«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa



28-04-10


Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.




Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.

“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”


16 Marzo 2010:interrogazione a risposta in Commissione su assunzione idonei educatori penitenziari

Convocazione della II Commissione (Giustizia)

Martedì 16 marzo 2010

Ore 13.45

5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari


Interrogazione a risposta in Commissione:

FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.



- Al Ministro della giustizia.

- Per sapere

- premesso che:

il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;

nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);

in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;

lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;

non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009

se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.

(5-02550)


Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.

Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.




24 febbraio 2010:

ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao

La Camera,

premesso che

il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;

il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;


nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria
.


Accolto come raccomandazione.




19 Febbraio 2010:

ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD


La Camera,

premesso che:

l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;

la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,

impegna il Governo

a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.

9/3196/13.
Donatella Ferranti.



Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini

Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.


Donatella Ferranti,PD:da Ionta, un primo segnale l'immediata assunzione dei tanti educatori.

CARCERI: PD, VOGLIAMO VEDERCI CHIARO. AUDIZIONE ALLA CAMERA DI IONTA



Roma, 13 gen



''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.

Assunzione degli educatori primo impegno del governo

Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari esprime piena soddisfazione per l’approvazione delle cinque mozioni sul problema carcerario discusse ed accolte nei giorni 11 e 12 gennaio 2010 dal nostro Parlamento. Per la prima volta il Governo, rappresentato dal Ministro Alfano, ha preso consapevolezza della grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena e, fra le altre fondamentali proposte presentate, si è impegnato:- a procedere all’assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale, affinché anche costoro possano partecipare ai previsti corsi di formazione che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria deve attivare per questi operatori prima dell’ingresso nelle carceri a cui sono destinati, onde evitare sprechi di danaro per doverli riattivare in seguito;- a prorogare di almeno un quinquennio la validità della graduatoria di merito del concorso citato in premessa, in linea con gli orientamenti del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione nonché con le disposizioni in materia di razionalizzazione delle spese pubbliche in vigore - per permetterne un graduale scorrimento parimenti all’avvicendarsi dei fisiologici turn-over pensionistici, al fine di evitare l’indizione di nuovi concorsi per il medesimo profilo che comporterebbero inutili oneri pubblici;- ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l’organico di educatori previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, considerato che lo sforzo economico da sostenere è annualmente molto esiguo, ma necessario per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia che non può più attendere;- a procedere all’alienazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici e alla costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altro sito;Esprimiamo, quindi, pieno compiacimento per l’importantissimo risultato raggiunto dall’On. Di Stanislao dell’Idv, il quale nella Sua circostanziata e approfondita mozione, ha dimostrato ancora una volta la Sua grande disponibilità e sensibilità verso tali problematiche, sapendo cogliere e far emergere sapientemente le necessità di questo delicato settore della nostra giustizia. Ringraziamo, inoltre, gli onorevoli Bernardini, Rao, Ferranti, Melis, Tidei, Vitali, Balzelli, Donadi, Paladini, Franceschini e tutti coloro che hanno appoggiato con voto favorevole le Loro mozioni, poiché di fronte a queste battaglie di umanità hanno saputo permeare il Loro impegno politico di quell’umanità e di quell’alto senso civico che rende capaci di abbandonare i colori politici e di volgere verso una proficua unità di intenti.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari, intanto, continuerà a vigilare affinché tali doveri vengano rispettati e proseguirà nel suo lavoro di diffusione della necessità dell’intervento rieducativo e quindi sulla centralità della presenza degli educatori, ovvero di quella figura professionale che rappresenta il vero catalizzatore ed esecutore materiale del percorso rieducativo di un detenuto, percorso che rappresenta l’unica vera speranza di un sano reinserimento sociale di chi vive l’esperienza delle sbarre e che rappresenta uno dei più validi strumenti atti ad evitare quegli stati di inerzia, apatia, depressione, frustrazione, ansia, inadeguatezza che troppo spesso percorrono prepotentemente i corridoi lungo i quali si snodano le fila di quelle celle all’interno delle quali si consumano, quotidianamente, suicidi, abusi, violenze. Auspichiamo, quindi, che il Governo predisponga celermente tutti gli atti necessari ad ottemperare quanto detto e che questa stessa volontà continui ad animarne tutti i passaggi ad essi necessari, per poter, nei tempi strettamente necessari, cominciare ad affrontare concretamente e efficacemente l’ormai ingestibile emergenza creatasi.

Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Visualizzazione post con etichetta Rassegna stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rassegna stampa. Mostra tutti i post

martedì 5 aprile 2011

Carcere: 37 morti in 95 giorni. Non è “epocale”, ministro Alfano? e la carenza di educatori e assistenti sociali? angelino alfano,giustizia,detenuti

Valter Vecellio


Carcere: 37 morti in 95 giorni. Non è “epocale”, ministro Alfano?

 
05-04-2011


Si può provare una simulazione, o almeno immaginare lo scena. In una stanzuccia di pochi metri quadrati sono ammassate alcune persone, in quella stanzuccia ci vivono in promiscuità per molte ore del giorno, per mesi, anni. Per qualche ora possono andare a prendere una boccata d’aria e fare due passi in circolo in un cortile. Quello è il momento buono. Bisogna aspettare quell’ora d’aria; o, magari, aspettare che sia scesa la notte, tutti i compagni di stanza dormono e fingere di avere un attacco di diarrea e andare nel piccolo locale che fa da bagno, separato dalla stanza da un telo di plastica. In ogni modo, bisogna pensarci, cogliere il momento buono, aspettare l’occasione giusta. Poi bisogna prepararsi per tempo. Una corda? Trovarla. Tocca arrangiarsi con quello che c’è. Un lenzuolo. Bisogna ricavarne delle strisce, annodarle. E poi, dove far leva, dove appendersi? Ecco, quel tubo, quella sbarra. Sì, quella tiene, può andar bene. Finalmente solo! Ecco la corda, annodarla in fretta, vedi mai che ci sia un controllo…fatto il nodo, fissiamo l’estremità alla sbarra…ecco, è fatta, un salto e buonanotte, alla faccia di chi dice no all’amnistia, io me la prendo, la mia amnistia definitiva e irrevocabile…

Poi si può immaginare il seguito: i compagni di cella che accorrono, oppure gli agenti, la corsa del medico di turno se c’è, chiamare l’ambulanza, di corsa al pronto soccorso…no non c’è nulla da fare, se n’è andato; oppure no, l’abbiamo riacchiappato per un soffio, ancora un minuto e sarebbe stato troppo tardi…

Scena, insomma, di ordinari suicidi in un carcere, fate voi se a Milano o a Bologna, a Roma o a Palermo. Non cambia. Perché una simulazione, o cercare di immaginare la scena? Perché quello che si è cercato sommariamente di descrivere non è come aprire una finestra e, in un momento di sconforto, volare giù, oppure se si ha un’arma premere il grilletto e via, roba di un momento. No, in carcere ci devi pensare eccome. Chi lo fa, per forza di cose, ha tutto il tempo per rimuginarsi la cosa. E la sua disperazione, l’insopportabilità della situazione in cui è costretto a vivere non è rubricabile in un momento di sconforto. In una cella, chi decide di farla finita ha tutto il tempo per pensarci e ripensarci, riflettere se quella sia l’unica, sola alternativa che gli è rimasta o se invece può anche giocare altre carte…Provate per esempio a prendere un lenzuolo, ridurlo a strisce, farne una corda: cinque minuti almeno? E comunque occorre farlo senza che nessuno ti veda, sospetti qualcosa…Insomma, c’è tutto il tempo per pensarci e ripensarci. E sono tanti che non ci ripensano.


Negli ultimi quattro giorni non ci hanno “ripensato” in tre, forse quattro. Due detenuti sono morti, gli altri sono in gravissime condizioni. Dall’inizio dell’anno non ci hanno “ripensato” in quindici, che tanti sono i detenuti il cui suicidio è stato accertato. In totale sono morti in trentasette. Diciassette sono deceduti, dicono i referti “per cause naturali”; ma possono esistere “cause naturali” in carcere, quando lo Stato si fa garante dell’incolumità fisica e psichica delle persone che vengono private della loro libertà? Altri sette detenuti sono morti per “cause da accertare”. E quando saranno accertate, queste cause? Quando ci verrà comunicato come sono morti, e perché? Tra i morti per “cause naturali” una donna di 44 anni, Loredana Berlingeri, era detenuta nel carcere di Reggio Calabria. E’ morta il 18 marzo scorso. Qualcuno si è dato pena di sapere come mai è entrata viva, è uscita morta? E perché il 3 aprile Mehedi Kadi, algerino 39enne, detenuto a Padova, appena stato trasferito da Vicenza, condannato con pena definitiva fino al 2023, ha deciso di uccidersi quando è rimasto solo in cella mentre gli altri compagni di reclusione usufruivano dell’ora d’aria pomeridiana?

Negli ultimi dieci anni circa un terzo dei decessi nelle carceri italiane è avvenuto per suicidio. Nelle carceri, gli agenti organizzati in organici ridotti all’osso sono costretti a turni massacranti, e i loro sindacati, unanimi, avvertono da sempre che in queste condizioni non sono in grado di assicurare alcun tipo di sicurezza; occorrono educatori e assistenti sociali per assicurare la funzione rieducativa della pena prevista dall’art. 27 della Costituzione. Quello del ministro della Giustizia è un bilancio che definire fallimentare è poco. E’ bravissimo nell’annunciare riforme “epocali” che di epocale hanno solo il tentativo di ingannare l’opinione pubblica, ma i fatti dicono che non si è saputo e voluto fare nulla. E che siano solo i radicali e pochissimi altri ad agitare la questione e cercare di richiamare l’attenzione su questa enorme, quotidiana, emergenza, è anche questo il segno dei tempi che ci tocca vivere.

Ferrante (Pd); sulle morti in carcere indecente silenzio da parte del Governo,sovraffollamento e carenza agenti,educatori e assistenti sociali. carcere.governo.angelino alfano,giustizia

Giustizia: Ferrante (Pd); sulle morti in carcere indecente silenzio da parte del Governo


 4 aprile 2011


“Mentre in materia di giustizia il governo e la maggioranza sono in tutt’altre faccende affaccendati, con sempre lo scopo ultimo di salvare il premier dai processi, nelle sovraffollate carceri italiane si continua a morire, e si aggiorna con impressionante cadenza la conta dei detenuti che si tolgono la vita.

Con la dodicesima interrogazione parlamentare, che segue ad altre 11 rimaste finora senza risposta, chiederò conto al Presidente del Consiglio di questa strage che avviene nell’indecente silenzio del Governo”.

Così il senatore del Pd Francesco Ferrante dopo il tragico bilancio dell’ultimo weekend nelle carceri italiane, con 2 detenuti morti e altri 2 in fin di vita. “Il sovraffollamento e una scarsa tutela per chi si trova in una situazione di riduzione della libertà personale - continua Ferrante - sono carenze endemiche dei penitenziari del nostro Paese, che da nord a sud registrano un sovraffollamento di 68mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila.

Negli ultimi dieci anni circa un terzo dei decessi nelle carceri italiane è avvenuto per suicidio, una proporzione impressionante se confrontata con quanto accade al di là delle sbarre. Nelle carceri inoltre mancano tantissimi agenti che costringono il personale che c’è ad un lavoro durissimo, ma occorrono anche educatori e assistenti sociali, categorie indispensabili per assicurare la funzione rieducativa della pena prevista dall’art. 27 della Costituzione”. “Tra le misure da assumere, un Governo serio ne sarebbe cosciente, c’è una seria politica di rivalutazione delle misure alternative al carcere”, conclude Ferrante.

lunedì 4 aprile 2011

Carcere di via Burla: i detenutiabbandonati a se stessi, considerata anche la carenza di educatori. carcere,governo,angelino alfano,giustizia

Carcere di via Burla, sit-in della Penitenziaria: "Abbandonati da tutti"


La protesta del Sappe in Emilia Romagna. Il segretario regionale Maiorisi: "Manca il personale, mancano i soldi per la manutenzione dei mezzi e per pagare gli straordinari. Siamo al collasso, soprattutto a Parma"

 
 
Riuniti con striscioni e volantini, ripetono a gran voce ciò che da tempo ribadiscono. Diritti. Ad agire, davanti a tutte le carceri della regione, sono gli aderenti alla manifestazione organizzata dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Non solo a Parma, ma anche a Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini, le sedi penitenziarie diventano teatro di protesta.




"Ci sentiamo abbandonati da tutti! Non vogliamo rassegnarci, ma non è facile continuare in questo modo" afferma un dipendente. Lunga la lista di ragioni per urlare il dissenso, affermano. Prima fra tutte l'insufficienza di personale in base alla capienza delle strutture, aggravata dal sovraffollamento delle stesse. Mancano i soldi per la manutenzione degli automezzi del Corpo, è esiguo il numero di veicoli per il trasporto dei detenuti e sono numerose le caserme che necessiterebbero interventi di manutenzione. Spesso, denunciano i manifestanti, il personale di Polizia Penitenziaria si trova a dover coprire più posti di servizio contemporaneamente, senza ricevere adeguata retribuzione, in considerazione, ad esempio, anche della mancanza di fondi per la liquidazione delle prestazioni di lavoro straordinario. Si tratta di carenze presenti non solo a livello regionale ma su scala nazionale, come dimostrato dalla mancanza di 6500 agenti

Chiesto un intervento immediato da parte dell'Esecutivo. "Non possiamo imputare nessuna colpa alla dirigenza dell'istituto – afferma Errico Maiorisi, segretario regionale Sappe –, sono problemi che riflettono il governo nazionale che ha sbandierato, da anni, questo piano straordinario delle carceri. A conti fatti, siamo carenti di alto numero di unità, il sovraffollamento aumenta, posti in più non se ne vedono e i disagi si moltiplicano giorno per giorno. Il Governo prima si riempie la bocca di sicurezza e poi blocca gli stipendi.




Siamo stati costretti a protestare in tutta la regione, non c'è rimasto altro da fare, il collasso è arrivato. Soprattutto Parma, avendo una categoria di detenuti particolare, 41 bis e via dicendo, è quella che maggiormente, assieme a Bologna, subisce la criticità penitenziaria. E' di pochi giorni fa il suicidio di un detenuto. Purtroppo si sentono abbandonati a se stessi, considerata anche la carenza di educatori. Vengono scaricate sulla penitenziaria le problematiche carcerarie legate anche alle famiglie e, purtroppo, laddove non arriviamo noi, non c'è niente, col risultato di gesti estremi".



Secondo Maiorisi, un ruolo di supporto da parte delle istituzioni locali potrebbe permettere di alleggerire alcune criticità relative alla sfera psicologia dei detenuti.


"A livello comunale qualche iniziativa è stata presa, come per la Festa del Papà. Servono, però, iniziative più concrete, con l'appoggio delle istituzioni e di alcune associazioni si potrebbe intervenire per cercare almeno di colmare il vuoto interiore sofferto dai detenuti. In questo senso sarebbe importante l'aiuto dell'Amministrazione comunale. Chiederemo sicuramente un incontro con il Sindaco e con l'Assessore Fecci in merito".

Prevista una nuova manifestazione in tempi brevi, nell'intento di innescare anche una sensibilizzazione nell'opinione pubblica. "Abbiamo chiesto un incontro con il Prefetto, attendiamo una risposta. In ogni caso, manifesteremo davanti alla Prefettura entro i primi giorni del mese".

martedì 29 marzo 2011

Fassino:nelle carceri occorre investire risorse per aumentare il numero degli educatori penitenziari. carcere,giustizia,angelino alfano,governo,detenuti

Carceri: Fassino, bene un nuovo istituto ma serve personale adeguato.

 ''Con la costruzione di un nuovo istituto penitenziario a Torino, annunciato oggi, si potra' ridurre il sovraffollamento di cui soffre il carcere delle Vallette''. Cosi', in una nota, il candidato sindaco di Torino per il centro sinistra, Piero Fassino, commenta l'intesa siglata oggi. ''Naturalmente so - aggiunge - per aver guidato il ministero della Giustizia, quanto sia indispensabile per il buon funzionamento di un nuovo istituto di pena una adeguata dotazione di personale di custodia, di educatori capaci di far si' che il tempo della permanenza per un detenuto non sia solo punizione e isolamento cosi' come servono risorse finanziarie adeguate che garantiscano un buon funzionamento all'interno del carcere, risorse che in questi anni sono state invece costantemente ridotte e senza il loro ripristino si pregiudica il moderno ed efficace funzionamento del carcere''. ''Restituire alla societa' - conclude Fassino - persone in grado di tornare ad una vita normale rispettando la legalita' e', infatti, il modo piu' sicuro per garantire la sicurezza ai cittadini''.

mercoledì 23 marzo 2011

Ospedali psichiatrici giudiziari e carceri italiane: impressionante il rapporto tra i pochi educatori e numero di detenuti da seguire.rieducazione?inesistente!!! carcere,governo,detenuti,angelino alfano,giustizia

Ospedali psichiatrici giudiziari: i malati dimenticati .



Mercoledì 23 Marzo 2011
 
di Moreno D'Angelo




«Sembra di essere in un manicomio prima di Basaglia. Una discarica umana da cui è difficilissimo uscire».

Ha fatto molto scalpore il servizio sugli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), messo in onda nel corso dell'ultima puntata di 'Presa Diretta' su Raitre, inchiesta che ha ripreso e documentato l'interno dei alcune di queste strutture. Una realtà nella quale, peraltro, raramente sono entrate telecamere e giornalisti.

Gli Opg, sulla carta, sono ospedali, ma in alcuni casi si tratta di luoghi di degrado in cui un uomo rischia a volte di essere dimenticato. «Molti rinchiusi negli Opg sono accusati di "reati bagatella", cioè reati minori» dice Ignazio Marino, impegnato nella Commissione d'inchiesta del Senato che ha aperto uno squarcio su questa realtà semi sconosciuta che coinvolge attualmente 1.535 internati.

È una condizione in cui, oltretutto, non è tanto difficile ritrovarsi: è sufficiente, ad esempio, essere giudicato incapace di intendere o con forti disagi mentali, in seguito magari a qualche gesto che possa offendere qualcuno.

Un'esistenza difficile, quella di chi vive negli Opg, spesso trascorsa in stato quasi catatonico, sedati da pillole e psicofarmaci. Ancora stando al servizio di "Presa Diretta", molti degli ospiti avrebbero quadri giudiziari incerti e, dato ancor più drammatico, è quanto avviene per le persone di fatto giudicate guarite e che restano all'interno degli Opg, permanenza prorogata di semestre in semestre. Casi che andrebbero affidati a strutture socio assistenziali per la salute mentale presenti sul territorio.

Le immagini trasmesse dal programma di informazione condotto da Riccardo Jacona lasciano un forte senso di inquietudine: oltre ai problemi di sovraffollamento, che caratterizzano l'intero sistema carcerario, si registra un pesante degrado allucinante in molte strutture. Nelle scene si vede sporicizia ovunque nelle celle e un livello igienico inaccettabile per un Paese civile, per arrivare ad alcuni malati che arrivano addirittura a costruirsi dei tutori di fortuna con materiali di recupero presenti nelle stanze. Insomma, come sostenuto dalla Commissione d'inchiesta del Senato, «si tratta di condizioni disumane».

Il quadro è aggravato anche da strutturali carenze degli Opg, legato in molti casi alla carenza di personale specializzato, come medici e infermieri, ma anche psichiatri e personale socio assistenziale. Già nelle carceri ordinarie è impressionante il rapporto tra educatori e numero di detenuti da seguire. Di fatto, così, i tanto decantati discorsi di rieducazione e di reinserimento rischiano di essere vanificati. In molte realtà carcerarie, infatti, si è dimostrato fondamentale, al fine del reinserimento, l'esistenza della possibilità di offrire corsi, lavoro e dignità ai reclusi.






Ma l'inchiesta di Raitre va oltre, offrendo uno spaccato di casi davvero sconvolgenti. Come, ad esempio, quello di un uomo legato ad un letto con delle garze, totalmente nudo. Oppure l'incredibile condizione di una cella nella quale sono stipate ben nove persone, sovraffollamento già registrato dalla Commissione nel penitenziario di Aversa.



Il governo ha promesso un intervento di dieci milioni di euro per l'assistenza agli internati da dimettere. È certo che queste controverse realtà andrebbero totalmente ristrutturate, con un impegno che dovrebbe riguardare tutti i soggetti coinvolti. Il punto, probabilmente, non sono solo gli stanziamente promessi dal governo, cifre oltretutto non sufficiente, ma anche e soprattutto la necessità di stilare una nuova filosofia di intervento che metta la parola fine a casi come quelli mostrati nel programma di Jacona.

martedì 15 marzo 2011

Fleres: nelle carceri italiane insufficiente il numero degli educatori penitenziari! carcere,governo,detenuti,angelino alfano

Dei delitti e delle pene …. a Catania




Diritti umani violati piuttosto che un argomento di letteratura. E’ stata l’insolita proposta alla città da parte di un’associazione nata per ricordare un letterato catanese, Sebastiano Addamo. Come relatori, presso la Biblioteca Ursino Recupero, sono stati invitati, lo scorso 25 febbraio, Simonetta Cormaci, di Amnesty International, Maria Randazzo, direttore dell’Istituto Penale Minorile e il senatore Salvo Fleres, garante per la tutela dei diritti dei detenuti.

Fleres è stato il vero mattatore della serata. Ha rivestito il ruolo di presentatore degli altri relatori, di direttore di scena (dando il là alla proiezione di un video) ed infine di relatore, quando -dopo essersi spostato agilmente al di qua del tavolo- ha ripreso in mano il microfono per assumere il ruolo istituzionale e portare il proprio contributo.



Ma andiamo con ordine. Raccontando della nascita di Amnesty e delle finalità perseguite dall’associazione, Simonetta Cormaci non poteva che ripetere quanto molti di noi sanno già. Ma il suo intervento si è riempito di passione man mano che entrava nel dettaglio delle campagne condotte non solo contro la tortura e la pena di morte, ma anche sui diritti delle donne (io pretendo dignità), soprattutto se vittime di tratta o escluse dall’accesso alle cure mediche, sui diritti dei rifugiati e dei migranti, oggi messi a repentaglio dai più recenti provvedimenti del governo. E ultimamente per un’Europa senza discriminazione.

Molto interessante l’intervento della Randazzo, da 18 anni professionalmente impegnata nell’Istituto Penale Minorile, che dirige dal 2006. La possibilità di pensare alla detenzione come momento educativo e non solo punitivo, come del resto recita la nostra Costituzione (art.27), diventa concreta nel caso del carcere minorile, per una serie di ragioni. Tra queste l’introduzione di alcune leggi specifiche, come le Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni, contenute nel DPR 22.09.1988 n 448 del 1988 o la Lettera Circolare del Dipartimemnto della Giustizia Minorile del 2006, Organizzazione e gestione tecnica degli IPM, che ne prevede una riorganizzazione in modo che siano salvaguardati i diritti alla salute, al lavoro, alla socializzazione, alla libera espressione del proprio culto, all’assistenza affettiva e psicologica.

Tutti principi che rimarrebbero solo parole senza la presenza di un personale dotato di preparazione pedagogica, oltre che giuridica, e di una sensibilità che diventa attenta soprattutto se motivata. E qui ha un gran peso la capacità del dirigente di motivare e di creare attorno a sé spirito di gruppo e senso di corresponsabilità. Ma questo lo diciamo noi perchè la sobrietà della relatrice tende ad evitare protagismi.

Alcuni forse non sapevano che l’Istituto Penale Minorile non ospita solo minori, ma anche “giovani adulti”, che hanno commesso il reato nella minore età e possono rimanere a scontare la pena in IPM fino al compimento dei 21 anni.

Gli ospiti dell’istituto vengono dal distretto di Corte di Appello di Catania che comprende le provincie di Catania, Siracusa, Ragusa. Ma vengono anche da Messina, che non ha IPM, e da Palermo o da altre parti d’Italia, in genere per trasferimento “per motivi di opportunità e sicurezza”. Si tratta spesso, in questi casi, di ragazzi difficili, con problemi di adattamento, o comunque a rischio.

Ci sono poi i minori stranieri. Sono i più fragili, emarginati e non accettati dagli altri perchè “diversi”. Soli perchè non hanno la famiglia alle spalle, nessuno che vada a trovarli o porti la biancheria pulita. E soli rimangono nonostante la generosa collaborazione offerta dal Centro Astalli e dal suo mediatore culturale.

Ma anche gli altri, gli italiani, provengono quasi sempre da quartieri poveri e da esperienze dure, di morti violente, di detenzione di altri congiunti, di separazioni o malattie di famlliari. Spesso non hanno potuto studiare e hanno esperienze di lavoro marginale e quindi di sfruttamento. Eppure nutrono, come del resto gli altri adolescenti, sogni di guadagni facili, da spendere subito in oggetti di immediato consumo. Per ottenerli finiscono per utilizzare le vie illegali, rapine, scippi, spaccio di droga.

Spesso hanno compiuto scelte sentimentali precoci, “fughe” e paternità in età giovanissima. Un ragazzo divenuto padre a 16 anni, che si trovi in custodia cautelare, non è previsto che abbia un permesso per vedere la figlia che gli è nata. Il direttore che si prende la resposabilità di fare entrare in carcere questa bimba perchè il padre possa conoscerla ha capito la delicata complessità di queste situazioni. E ha trasformato il problema in una opportunità di crescita umana.

Molte delle opportunità, per questi giovani, vengono dai rapporti con l’esterno, dai progetti che stabiliscono un ponte tra il “dentro” e il “fuori”. Attraverso le misure alternative alla detenzione come l’affidamento in prova al servizio sociale, oppure le misure cautelari meno afflittive come il collocamento in comunità. La cosa più importante è prevedere la possibilità di continuare all’esterno il progetto iniziato dentro l’IPM.

Anche a chi rimane fra le mura dell’istituto vengono offerte possibilità formative che per alcuni di loro possono essere preziose. Innanzi tutto la scuola. Oltre ai corsi di alfabetizzazione per i minori stranieri, si offre ai ragazzi la possibilità di conseguire la licenza media o corsi triennali di formazione per grafico multimediale, elettricista, addetto alla ristorazione, finanziati anche con fondi europei e organizzati in sinergia con centri professionali o istituti superiori della città, sempre nella prospettiva di una continuità del percorso formativo iniziato. Si tratta sempre di competenze spendibili nel mondo del lavoro e questo motiva e dà speranza.

Se poi si prospettano esperienze più originali e imprevedibili, come un corso di vela o la collaborazione al set di un film, l’esperineza in Ipm diventa davvero unica, diventa un risarcimento per quello che non si è ricevuto dalla vita. Ma questo all’incontro non è stato detto, per modestia da parte di un direttore audace e discreto.

Molto più drammatica l’esperienza degli adulti. Carceri sovraffolate, con celle in cui si dorme a turno per terra, inadeguato numero di educatori, personale di polizia penitenziaria spesso non motivato e stressato da turni faticosissimi. Ne ha parlato il senatore Fleres arricchendo il proprio intervento con citazioni letterarie, da Palazzeschi a De Andrè, e presentando i detenuti come i compagni della porta accanto non aiutati dall’ambiente familiare e sociale “ a distinguere il bene dal male”.

L’aumento dei casi di suicidio dimostra il crescente disagio vissuto dai detenuti, ma ci sono anche i suicidi dubbi, contrassegnati da contraddizioni ancora non chiarite. E Fleres ha parlato a lungo del caso Castro.

Ma soprattutto ha fatto dichiarazioni “alte”, sullo Stato che è forte non quando viola i diritti, ma quando agisce nel rispetto della legge, sulla battaglia contro la criminalità che si vince non aumentando il numero dei poliziotti, bensì il numero degli insegnanti, dei parroci, delle associazioni di volontariato.

Belle e condivisibili parole, difficilmente coniugabili però con la politica di un governo che ha tagliato i fondi alla scuola, ha cercato di ridurre il fondo per il 5 per mille, ha istituito il reato di clandestinità e pensa agli appalti per nuove carceri piuttosto che all’applicazione di pene alternative.

Come fa, senatore Fleres, a parlare in questo modo e contestualmente a dare la sua fiducia a un esecutivo che procede esattamente nella direzione opposta a quella da lei indicata? Che abbia dimenticato di militare in Forza Italia o come diavolo si chiama adesso? Ci auguriamo che non abbia scelto l’occasione di quest’incontro per iniziare una campagna elettorale basata su un buonismo di facciata. I detenuti hanno bisogno di un garante, non di uno show man…





Ospedale psichiatrico di Aversa:luogo fatiscente e assoluta mancanza di personale. carcere,angelino alfano,giustizia,detenuti

Carceri psichiatrici, la sofferenza dimenticata


Scritto da Sirio Valent il 15 marzo 2011

Sovraffollamento, violenza e sporcizia. Ma soprattutto abbandono. Per i detenuti degli ospedali psichiatrici giudiziari - gli ex-manicomi criminali - la fine della pena non arriva mai. Ad Aversa, l'arresto di due agenti penitenziari per stupro verso un giovane detenuto transessuale ha riaperto il dibattito sugli "ergastoli bianchi" e la condizione delle strutture penitenziarie.

L'arresto arriva dopo 2 anni di indagini, avviate dalla confidenza della giovane vittima alla psichiatra dell'ospedale giudiziario di Aversa: nel 2008, confessa, avrebbe subito ripetutamente violenza sessuale da parte di due guardie carcerarie. Si cercano i riscontri e le prove di quelle che potrebbero essere solo le parole di un "matto": si trovano, e scattano i domiciliari per i due agenti. Secondo l'accusa, avrebbero abusato dello "stato di evidente soggezione" della vittima e in ragione della loro posizione di autorità.

Una goccia di sofferenza e degrado in un mare magnum sconosciuto, quello degli ospedali psichiatrici giudiziari, ultimi "residui" della legge Basaglia. Nessuna speranza di recupero o di cura per i malati, internati in condizioni di sofferenza e disagio, come testimonia la deputata radicale Rita Bernardini a seguito della sua visita ispettiva nella struttura di Aversa.

L'opg è sovraffollato: 212 posti disponibili a fronte di 284 detenuti. Di questi, il 40% è internato (non sconta una pena, ma viene giudicato socialmente pericoloso e dunque recluso) in regime di proroga. Il 60% non uscirà mai dall'ospedale psichiatrico perché non vi è nessuno (né famiglia, né Asl o associazione di volontariato) disposti ad accoglierlo una volta dimesso. E' l'ergastolo bianco, spesso preferito dalle stesse Asl perchè meno dispendioso dell’assistenza nel mondo libero. Qualcosa è cambiato, grazie alle pressioni delle associazioni per i diritti dei detenuti, ma solo di recente il numero di dimissioni ha superato quello degli internamenti.

La struttura è in condizioni fatiscenti: come riferisce l'onorevole Bernardini, “all'interno ci sono macchie di umidità e nel reparto appena dichiarato agibile sono visibili enormi crepe. Letti a castello incompatibili con le necessità di un centro sanitario di recupero psichiatrico e una situazione disastrosa dal punto di vista igienico, con materassi marci e lenzuola sporche”.

La mancanza di personale aggrava il disagio: solo 2 psicologi per 284 pazienti, 89 guardie carcerarie (di cui 34 beneficiano dell'orario ridotto per la legge 104) su 100 necessarie, 6 psichiatri che esercitano al di sotto delle 36 ore settimanali. I medici sono solo a convenzione e l’assistenza specifica è limitata a poche ore della giornata. Gli educatori di ruolo sono solamente due. La farmacologia ha solo funzione sedativa e non è garantito un presidio medico costante. Solo grazie al lavoro encomiabile del neo direttore della struttura, Carlotta Giaquinto, l'ospedale si regge in piedi. “Le responsabilità di un simile degrado – ha concluso Rita Bernardini – sono da ricercarsi nello stato di abbandono e nel totale menefreghismo del Ministero della Giustizia. Sono stati tagliati fondi essenziali per le attività di recupero dei pazienti. Presenteremo un'interrogazione parlamentare il cui testo sarà inviato alla Procura della Repubblica per verificare che non ci siano violazioni penali. La condizione dei pazienti è di vero e proprio maltrattamento”.



domenica 13 marzo 2011

Emilia Romagna,sindacati pol.pen.:grave carenza di educatori e psicologi con aumento detenuti aumentano le richieste d tali figure! carcere,governo,angelino alfano,giustizia

Emilia Romagna: Sindacati di Polizia Penitenziaria; carenza d’organico e sovraffollamento



Comunicato stampa, 11 marzo 2011


Com’è noto, le oltre 200 carceri italiane, spesso vecchie e fatiscenti, sono state costruite per ospitare al massimo 43 mila detenuti, ma oggi ne contengono circa 65 mila, di cui uno su 3 è straniero e uno su 4 tossicodipendente.

Tale situazione sta divenendo esplosiva al punto che sempre più spesso ci capita di dover registrare episodi suicidari all’interno delle mura carcerarie, a causa dell’immane sovraffollamento e della conseguente sostanziale invivibilità delle carceri italiane.

L’impatto di tali questioni è ancora maggiore nell’Italia settentrionale raggiungendo il punto apicale nella Regione Emilia Romagna laddove, rispetto alla capienza regolamentare, ci sono circa 2.000 detenuti in più e circa 700 agenti di polizia penitenziaria in meno, per un indice di sovraffollamento che supera il 180% contro il dato nazionale del 140%.

Il sovraffollamento rende, tra l’altro, preoccupanti le condizioni igienico-sanitarie e crea grossi rischi dal punto di vista infettivo, con casi di contagio che stanno interessando anche agenti di polizia penitenziaria, mentre la carenza di personale di Polizia Penitenziaria e delle figure professionali del trattamento rende inapplicabili le misure di alleggerimento del regime carcerario.


La situazione è diventata ormai esplosiva con punte di criticità che raggiungono valori allarmanti riguardo al servizio dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti degli istituti della regione ormai non più capaci di gestire autonomamente le incombenze quotidiane e sempre più costretti a chiedere l’ausilio del Nor (nucleo operativo regionale) e, cosa ancor più allarmante, di personale preposto al servizio interno degli Istituti penitenziari, mettendo a rischio la sicurezza non solo del poliziotti del Ntp (si esce sempre sotto scorta) ma di tutte le strutture penitenziarie e soprattutto della cittadinanza del posto. Il personale di polizia penitenziaria è ormai rassegnato a vedersi, da un giorno all’altro, cambiare i turni di servizio, revocare i riposi settimanali programmati, tagliare le ferie, non avere garantito nessuno dei diritti soggettivi sanciti dalle norme contrattuali e di legge.

A ciò va inoltre aggiunta, la grave carenza di educatori e psicologi, a fronte di un aumento dei detenuti che sono affetti da dipendenze croniche, con un conseguente incremento della richiesta di interventi specialistici di tipo psichiatrico e psicologico.

Come se non bastasse, aumentano a dismisura le incombenze richieste al personale di polizia penitenziaria direttamente dal Dap (emblematica è la circolare Ardita sull’osservazione dei detenuti, assolutamente inapplicabile con le attuali dotazioni organiche) e, cosa ancora più grave e fastidiosa, i provvedimenti di distacco o missione decisi al di fuori delle ipotesi previste dall’art. 7 del Dpr 254/99.

La concessione di tali trasferimenti temporanei, oltre a creare grosso malcontento nel personale che vede ledere il proprio diritto, acquisito nel tempo, ad avvicinarsi al luogo di nascita e talvolta di residenza ovvero a vedersi rigettare analoghe istanze seppur supportate da serie e comprovate esigenze familiari e/o di salute, finisce con l’aggravare fortemente la già drammatica carenza di personale.

Il personale di polizia penitenziaria della regione ha sempre dimostrato alta professionalità, senso del dovere ed encomiabile spirito di sacrificio, eseguendo tantissime ore di ore di lavoro straordinario mensile (fino a punte di 90 ore mensili) che tra l’altro non viene ultimamente neppure riconosciuto interamente per i rilevanti tagli operati ai relativi stanziamenti (con la ulteriore conseguenza che la prevista turnazione a sei ore giornaliere dei turni di lavoro non è nemmeno ipotizzabile), ma ora è stanco e sfiduciato da una politica miope fatta di scelte discutibili e provvedimenti unilaterali riguardo alla mobilità del personale non più accettabili. Concludendo, le scriventi OO.SS. chiedono l’assegnazione dai prossimi corsi per neo agenti di un’aliquota straordinaria ed adeguata a coprire le vacanze d’organico di tutti gli istituti della regione, l’immediato blocco dei provvedimenti di distacco-missione già disposti e/o eseguiti di recente a favore di personale di polizia penitenziaria della regione in assenza dei requisiti richiesti dall’art. 7 del Dpr 254/99, l’immediato rientro in sede di quei poliziotti distaccati per motivi diversi da quelli previsti dal predetto art. 7 del Dpr 254/99 nonché l’adozione di una serie di iniziative a sostegno del personale affinché venga alleviato il peso delle procedure lavorative all’interno degli istituti penitenziari della Regione maggiormente colpiti da sovraffollamento e carenza d’organico. Nell’attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.



Lettera unitaria dei Sindacati
Osapp, Uil, Cisl, Cgil, Sinappe, Ugl, Cnpp

Carcere di Maiano: carenza di agenti,psicologi ed educatori i temi principali dell'interrogazione! carcere,governo,angelino alfano,detenuti

Carcere di Maiano, il Partito democratico interroga il Sindaco



Sovraffollamento dei detenuti e carenza di personale i temi principali

di Dan. Ub.



Il Partito democratico interroga il sindaco Bendetti sulle condizioni del carcere di Maiano, alla luce del sovraffollamento di detenuti che affligge la struttura e dello scarso numero di personale impiegato. Attualmente sono circa 670 i reclusi a Spoleto, a fronte di un organico di polizia



penitenziaria "drammaticamente sottostimato", con circa il 20% in meno degli effettivi necessari. Stesso discorso per il personale civile (educatori, psicologi, volontari ecc), con una carenza di fondi imbarazzante anche per la sola gestione dell'ordinaria amministrazione.

Se a tutto ciò si aggiunge che l'annunciato piano carceri del Governo andrà a malapena a coprire i pensionamenti degli attuali dipendenti, e che il sovraffollamento e la promiscuità dei detenuti comporta, oltre a conseguenze negative dal punto di vista psicologico, anche potenziali problemi per l'ordine pubblico, il quadro è completo.

Alla luce di tutti questi elementi, pertanto, il Partito democratico - per bocca del suo capogruppo Marco Trippetti - ha interrogato il sindaco di Spoleto "per conoscere quali azioni intenda intraprendere presso tutte le sedi competenti per porre il tema del sovraffollamento e della carenza di personale del carcere di Spoleto al centro dell'attenzione politica, al di là delle appartenenze partitiche e nel rispetto istituzionale di ognuno, al fine di risolvere una volta per tutte le gravi difficoltà" che affliggono la casa circondariale spoletina.

martedì 1 marzo 2011

Emergenza carcere: le attivita' trattamentali sono fallite,mancano educatori,psicologi,assistenti sociali! carcere,governo,detenuti,giustiziaangelino alfano

Agrigento: carenze strutturali e di personale, 3 persone vivono in cubicoli di 8 metri quadri


La Sicilia, 1 marzo 2011




Il Centro studi Pedagogicamente denuncia le pessime condizioni del carcere di Petrusa. Con una nota ufficiale dell’osservatore carceri siciliane dell’associazione Antigone, Antonello Nicosia si evidenziano fatti e circostanze di spessore.

“Il carcere seppur di nuova costruzione necessiterebbe di una straordinaria ristrutturazione, i detenuti lamentano da anni le infiltrazioni d’acqua nelle celle, chiedono il rifacimento delle docce comuni che si presentano in uno stato pietoso, soprattutto dal punta di vista igienico sanitario, ma anche per l’inefficienza, nei piani superiori non arriva l’acqua calda, inoltre da anni non funziona l’impianto di riscaldamento.

Oggi nei “cubicoli” di circa 8 mq, vi sopravvivono tre persone, uomini e donne in attesa di giudizio o seppur giudicate colpevoli, hanno comunque il diritto di vivere in una condizione dignitosa. Il vitto scadente - scrive Nicosia - costringe chi può, ad acquistare prodotti alimentari per cucinarsi, i prodotti di prima necessità sono carissimi, i detenuti hanno più volte denunciato il caro spesa, ma senza ottenere risultati positivi. Il personale, in particolare la Polizia Penitenziaria in questi ultimi anni ha fatto tanto, ha salvato parecchi detenuti che hanno tentato di suicidarsi, ma se ciò accade è perché gli stessi vivono in una condizione di disagio, il sovraffollamento è uno dei motivi.

La mancanza di attività trattamentali, di luoghi adibiti al trattamento, allo sport, laboratori di hobbistica, la mancanza di lavoro all’interno del carcere, lo studio e altre attività culturali, rende il carcere un luogo contrario a quello che invece secondo l’art. 27 della costituzione dovrebbe essere. I detenuti del Petrusa non posso accedere alla biblioteca del carcere - ricorda Nicosia - non possono accedere al campetto di calcio, forse per motivi di sicurezza? Mancano le figure professionali fondamentali che colmano tutti i disagi che poi sfociano in suicidi e morti poco chiare.

Le aree trattamentali sono al fallimento, mancano educatori, pedagogisti, psicologi, sociologi, medici specialisti e assistenza sanitaria, scarsi i progetti formativi utili ai detenuti a vivere meglio il quotidiano carcerario e fuori dalle celle, percorsi fondamentali che servono a rieducare e a reinserire il reo nel tessuto sociale una volta fuori dal carcere. Da due anni attendiamo il finanziamento di un piccolo progetto di musicoterapia destinato alle donne detenute”.

lunedì 14 febbraio 2011

L’emergenza carceri:un educatore solo di deve occupare di 300-400 detenuti,altro che alternative e rieducazione!!! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,penitenziari,diritti

L’emergenza carceri raccontata da Riccardo Iacona

“Le mie prigioni”, un viaggio nella triste realtà delle carceri italiane. La puntata di “Presa Diretta” parte dalla lettura di dati terribilmente eloquenti: 68 mila detenuti nelle strutture di tutta Italia (sovraccariche, nonostante siano ben 40 quelle costruite e mai terminate), 66 suicidi nel 2010. Si va poi a toccare con mano il paradosso di Poggioreale, un maxi-carcere dalla capienza dalla 1400 detenuti dilatata fino quasi al doppio (si prevedono quest’anno all’incirca 2800 “ospiti”). La legge assicurerebbe sulla carta 7 metri quadri a disposizione di ogni singolo detenuto, ma la media attuale nel carcere napoletano scende fino a 2. Il sovraffollamento nei vari padiglioni impedisce di applicare la pausa ricreativa di 4 ore al giorno, ridotta a 2 ore da trascorrere in cortili angusti e privi di riparo dalle intemperie. Non vi sono palestre, nè campi da gioco, non è possibile fare docce più di due volte a settimana. Un educatore solo di deve occupare di 300-400 detenuti, ma solo fino alle tre del pomeriggio (una decina di colloqui di mezz’ora circa al giorno, a fronte di richieste ben superiori).

Solo un metro e mezzo la distanza tra i letti, spazio appena sufficiente per muoversi. Il tutto testimoniato direttamente dal direttore, dal cappellano (quest’ultimo racconta di detenuti che solo dopo 2 anni di carcere escono come zombie e restano in cura presso i centri di igiene mentale per 5-6 anni), dagli educatori, dai parlamentari in visita, dai familiari di detenuti come il giovane Iorio (arrestato per possesso di una dose di due grammi di cocaina, si è tolto la vita dopo poche settimane: i compagni di cella erano stati allertati del possibile suicidio, ma nessuno è intervenuto per evitare il tragico epilogo). Il quadro generale che emerge dall’inchiesta di Riccardo Iacona è drammatico: strutture penitenziarie trasformate in una discarica sociale con migliaia di tossicodipendenti e malati psichici che per legge dovrebbero stare altrove, misure alternative ridotte al lumicino e tanta esasperazione da parte di tutti coloro che con questa realtà fanno i conti quotidianamente.

venerdì 4 febbraio 2011

Andrea Orlando,PD: impossibile far funzionare le carceri senza educatori,assistenti sociali,psicologi ed amministrativi!!! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,diritti

Report Penitenziaria/Orlando (Pd): "Solidarietà per le condizioni del sistema carcerario"



La Spezia. Andrea Orlando del Pd commenta i dati del report 2010 del Nucleo traduzioni e piantonamenti della Polizia Penitenziaria della Spezia e sostiene che “esprimono la situazione del sistema penitenziario italiano.”


“Esprimo la mia solidarietà ai lavoratori della polizia giudiziaria della Spezia, che come gli altri colleghi che operano quotidianamente nelle carceri italiane, sono costretti a causa dell’assoluta inadeguatezza degli organici, ad effettuare turni massacranti, a non poter usufruire dei riposi settimanali, né, spesso, delle ferie annuali, talvolta a vivere lunghi periodi lontani dalla propria famiglia. Il governo Berlusconi nulla hanno fatto e nulla faranno per aumentare le dotazioni organiche degli agenti di polizia penitenziaria, perché la loro politica fini ad oggi non ha dimostrato di voler intervenire concretamente sui problemi del carcere. Il Governo parla spesso di piano carceri, ma ormai sono solo parole vuote, anche perché un carcere per poter funzionare non ha bisogno solo della struttura edilizia, ma di personale di polizia penitenziaria, di assistenti sociali, educatori, di direttori, di personale amministrativo e tecnico".





venerdì 28 gennaio 2011

Polizia penitenziaria assieme ad educatori,assistenti sociali ed amministrativi Dap scendono in piazza innanzi al prefetto di Milano:carceri disumane e personale ridotto all'osso! carcere,governo,detenuti,giustizia.penitenziari,angelino alfano

"Abbiamo rischiato di dover chiudere il carcere". Il grido d'allarme degli agenti



Oggi la Polizia Penitenziaria assieme al personale del comparto civile di tutta la Lombardia sarà in piazza per protestare contro le condizioni di lavoro. Sui Miogni la Cisl denuncia: «Vive un processo di degrado e abbandono» .
 
 
 

La Polizia Penitenziaria e il comparto civile del dap scende in piazza e protesta. Lo “sciopero” degli agenti che lavorano nelle carceri lombarde italiane è in programma per venerdì 28 gennaio con un presidio di fronte alla prefettura di Milano. Motivo? Le condizioni di lavoro – e potremmo dire di “vita” – negli istituti della regione. In piazza ci saranno anche gli agenti di Varese e Busto Arsizio (foto). Soprattutto nella realtà vicino a Malpensa, la situazione è al limite già da anni: quattrocento persone detenute in un luogo pensato per duecento. E il personale di polizia perennemente sottorganico.«Le problematiche che denunciamo – spiega in un comunicato la Cisl Fns (Federazione nazionale della sicurezza) di Varese - ormai da diversi anni, sono molto complesse e di difficile soluzione. Subiscono gli effetti di scelte legislative, delle carenze del sistema giudiziario e di come la politica affronta il tema della sicurezza».



A Varese (foto) mancano 28 unità di Polizia Penitenziaria dalla pianta prevista. «La Casa Circondariale di Varese – spiegano - di fatto vive un processo irreversibile di degrado e abbandono. Il muro di cinta del Carcere è transennato ormai da anni per che vi sono rischi di stacco e caduta di parti di esso; piove dai tetti nei reparti detentivi; vi sono tubazioni idriche fatiscenti, che spesso generano allagamenti e disservizi e seri pericoli per quanto concerne la sicurezza». E qui il pensiero corre subito al “problema” ormai storico di Varese. «Occorre – continua la Cisl - che l'Amministrazione Penitenziaria individui delle tempestive soluzioni, perlomeno se non ci sono le possibilità per costruirne un istituto nuovo, revochi perlomeno il vigente decreto di dismissione con un finanziamento di un progetto di ristrutturazione. Proprio in questi giorni sono iniziati i lavori per la riparazione del tetto della sezione detentiva, ciò significa che sono stati stanziati parecchie migliaia di euro per i lavori, però poco prima delle festività natalizie si è rischiato di chiudere l'istituto a causa di scoppio delle tubature idriche».


Ma la situazione è realmente drammatica in tutta la regione. La pianta organica della Polizia Penitenziaria della Lombardia è pari 5.353, con una carenza di circa 1.200 agenti rispetto al numero previsto in teoria. Il personale dei ruoli civili del Comparto Ministeri è deficitario di circa 200 unità: mancano Educatori; Assistenti Sociali; Psicologi; Amministrativi. Figure di fondamentale importanza per l'osservazione e il recupero delle persone recluse.

Una situazione che si scarica prima di tutto sulle spalle delle persone detenute, ma anche su chi in carcere lavora ogni giorno. A partite proprio dagli agenti. «La mancanza di interventi seri di riforma del sistema penitenziario – lamentano i poliziotti - è stata scaricata sulle spalle della Polizia Penitenziaria che negli anni ha assunto il ruolo, di fatto, di presidio medico, psicologo, rieducativo, il tutto garantendo contemporaneamente la sicurezza dei cittadini e dei detenuti stessi. A causa delle carenze dell'organico si sobbarca turni massacranti che mettono a dura prova l'equilibrio psicofisico ed alimentano la sindrome del "corto circuito", che come è noto chi la subisce ha un doppio stress quello proprio e quello della persona da aiutare che vive alimentato dalla frustrazione e dall'alienazione del luogo di lavoro».

Un lavoro enorme, non riconosciuto e non valorizzato dalla società, fatto di riposi non fruiti, ore di lavoro straordinario non pagato, spese di missioni anticipate e rimborsate dopo mesi e mesi, disagi che scontano le famiglie, rapporti disciplinari per inadempienze inevitabili, aggressioni subite e in casi estremi, soluzioni drammatiche come il suicidio. Proprio come succede ai detenuti: e infatti, con le carceri in questa condizione, “guardie e ladri” vivono in parte le stesse identiche difficoltà, giorno per giorno.

venerdì 21 gennaio 2011

Carcere di Poggioreale:il ministro nasconde i dati sul sovraffollamento,i sindacati lamentano carenza agenti,problema inesistente.La vera emergenza è la gravissima carenza di figure sociali:educatori,psicologi e assistenti sociali. Basta con le bugie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Poggioreale, notte e giorno




Questo articolo sul carcere di Poggioreale è apparso in versione più ampia su Napoli Monitor del dicembre 2009.



L’imponente portone del carcere di Poggioreale separa i rumori della strada dalla vita di migliaia di persone. Nei padiglioni che portano il nome di città scelte in base a una improbabile geografia della pena (Italia, Napoli, Salerno, Avellino, Torino, Venezia, Milano, Roma) in celle che ospitano fino a quattordici persone, un solo bagno, una doccia forse, sono duemilacinquecento gli uomini che scontano una pena, ma non tutti una condanna. Perché di certo è una pena stare qui, anche se l’ottantotto per cento dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva e, quindi, “tecnicamente” una condanna ancora non ce l’ha. In questo carcere, a cui fanno da sfondo le torri a vetro del centro direzionale, “passa” una larga parte della popolazione della città e una parte altrettanto numerosa, ogni settimana, si affolla, lungo queste mura, in code interminabili per un’ora di colloquio. Lunghe file, centinaia di donne con i loro bambini, pacchi e buste di plastica, che fin dal primo mattino si dispongono in rumorosa attesa. Una scena così triste che un gruppo di deputati radicali ha chiesto, con un’interrogazione al ministro della giustizia, di «mettere a disposizione dei familiari, che a centinaia e per ore attendono nel cortile, alcune panchine e acqua potabile soprattutto per i bambini e gli anziani».



Ciclicamente questo carcere, dove vengono condotte circa sedicimila persone ogni anno, è al centro dell’attenzione dei media. E non sono solo i numerosi suicidi dei detenuti a scandire la vita di questa prigione o a renderla lugubre, ma una quotidianità pesante, fatta di ventidue ore di cella e due al passeggio, il cortile di cemento e lamiera dove a gruppi si percorrono avanti e indietro le “vasche”. Scrive Enzo: «E ora che fa caldo è una vera sofferenza. Si dice che quando stai in carcere stai al fresco, ma noi stavamo in un forno! La cella era infuocata, per un po’ di fresco ci buttavamo l’acqua in testa e basta. La notte, ci chiudevano pure la porta di ferro (il blindato) e non si respirava più. Senza corrente d’aria era da impazzire. E non riesci a dormire, ti giri sulla branda che diventa sempre più bagnata dal sudore».



Questo luogo è un piccolo paese, che tra detenuti, agenti, personale civile, avvocati, familiari, ogni giorno coinvolge la vita di tre-quattromila persone. Qui, sul piano della gestione, l’unico evento significativo è stato, tre anni fa, il cambio di guardia della direzione. Dopo diciassette anni il direttore Salvatore Acerra, destinato a incarico di prestigio, ha lasciato il posto a Cosimo Giordano, direttore di lunga esperienza, la cui carriera fu bruscamente interrotta dalla rivolta del carcere di Porto Azzurro. Era, infatti, direttore dell’istituto livornese che, nel 1987, fu teatro dell’ultima rivolta penitenziaria in Italia, anzi, per meglio dire, di un tentativo di evasione con le armi di un piccolo gruppo di detenuti. Ma il cambio di direzione non ha, all’apparenza, modificato i ritmi e le abitudini di Poggioreale. La storia di questo carcere è più lunga e più forte degli uomini che si sono avvicendati nel tempo alla sua guida.



Un luogo che ha una capienza ufficiale di appena milletrecento posti e che ospita il doppio di detenuti. Qualche tempo fa, per rendere meno impressionanti le statistiche che periodicamente il ministero della giustizia pubblicava, era stato adottato il parametro della capienza tollerabile, fissata a Poggioreale a quota millecinquecento posti. Ora che la situazione è critica e le presenze hanno superato abbondantemente anche i valori tollerabili, hanno deciso, al ministero di Alfano, di non pubblicare più le statistiche sulla popolazione detenuta. E in questa fase storica, in cui l’intero sistema penitenziario italiano è in crisi, le critiche su Poggioreale provengono da fronti contrapposti e certamente incompatibili. Gli agenti di polizia penitenziaria affidano ai loro sindacati di categoria (sono ben sedici le sigle sindacali autonome) il compito di lanciare, a mezzo stampa, allarmi sulle condizioni della detenzione e sul perenne sotto-organico della polizia. È un dato che ha solo una parziale verità perché siamo il paese europeo che ha il tasso più alto di agenti rispetto ai detenuti. Questi allarmi hanno prodotto comunque il risultato di qualche trasferimento per alleggerire la pressione. Più difficile sopperire alla carenza di figure sociali. Su ventotto educatori in organico ne sono presenti giusto la metà, mentre gli psicologi sono a contratto. Di interpreti e mediatori culturali, per i circa duecento stranieri presenti, nemmeno a parlarne. I detenuti e i loro familiari, come sempre nella storia del carcere, affidano invece le loro proteste alle lettere che inviano ai giornali, il più gettonato di tutti è Cronache di Napoli, ma anche la trasmissione radiofonica dei radicali, “Radio Carcere”.



Scrive Mario: «Stavo nel Padiglione Napoli. In quattro eravamo in cella. Una cella piccola, che era la nostra vita. Là dentro ci passavamo tutto il nostro tempo. Tranne che per andare al passeggio, non un’ora, ma quaranta minuti la mattina e quaranta il pomeriggio. A Poggioreale la rieducazione non esiste. Passavamo il tempo a giocare a scopa con le carte fatte da noi. Le fabbricavamo con il cartone delle sigarette, sempre della stessa marca, e nella parte bianca ci disegnavamo i segni: il cavallo, il re, l’asso. Quello facevamo. Poi arrivavano le guardie e ce le sequestravano. E noi ricominciavamo».



Ancora Mario scrive: «Un altro passatempo era ’u dadariello, una specie di dama che si gioca a Poggioreale. Si fa con un pezzo di lenzuolo disegnato e si gioca usando i tappi delle bottiglie come pedine. Anche quello ci sequestravano, e noi ricominciavamo. Le docce stavano fuori dalla cella e la potevamo fare solo due volte a settimana. È poco col caldo che fa ora a Napoli. In più sono docce sporche, piene d’acqua sporca, tanto che noi ci portavamo i giornali per non prenderci malattie. E ti devi anche sbrigare a farti quello schifo di doccia. Un agente appena entri ti fa: “gioventù muoversi!”, e sbatte le chiavi sul tavolo. Una doccia schifosa di pochi secondi».



Le denunce non hanno prodotto risultati. Il governo è impegnato nell’approvazione di un piano straordinario di edilizia penitenziaria per il quale non vi sono risorse certe e che andrà a compiersi, forse, nel 2012. Un’altra delle grandi difficoltà che oggi si vivono è legata all’assistenza sanitaria. Una recente riforma ha previsto che la sanità penitenziaria fosse trasferita alla competenza della sanità regionale. A oggi, questo passaggio di competenze non è ancora completo, e ciò ha determinato un allungamento dei tempi per esami e accertamenti medici. A Poggioreale vi sono cinquecentoventuno tossicodipendenti e quarantanove sieropositivi. Ma nonostante la presenza di un centro clinico, gran parte degli esami bisogna effettuarli all’esterno.



In questo scenario, dove all’elenco di morti si aggiunge l’infinita lista delle difficoltà quotidiane (ottenere un farmaco, uno shampoo, una penna), va segnalato che alle diffuse voci da parte di ex detenuti su episodi di violenza e maltrattamenti non hanno fatto mai seguito denunce di episodi concreti né la magistratura ha mai aperto inchieste. Diversi anni fa, raccontando del regime disciplinare all’interno del carcere, un anonimo operatore raccontava di un codice di comportamento che prevedeva per i detenuti determinate posture (mani dietro la schiena e posizione di attenti all’ingresso in cella di un agente, e così via) e richiamava le parole di Michel Foucault che parlava del carcere come di «un’economia dei diritti sospesi».



Ecco, forse è vero, confrontando le narrazioni che nel corso degli anni si sono prodotte su e da Poggioreale, che questa città nascosta, ma vivamente abitata e attraversata da migliaia di persone, sembra tuttora basarsi su questo stato di sospensione, dove si determinano equilibri, rapporti di forza, regimi disciplinari che non hanno a che fare con la dimensione del diritto, almeno nel senso formale che questa parola dovrebbe avere. Perché nonostante gli allarmi, le denunce e problemi, che sono noti da anni, Poggioreale assolve a una funzione di contenitore di conflitti, disagio e marginalità buona per ogni stagione. Era così negli anni Ottanta quando di fatto era la sede delle lotte e delle faide interne ai cutoliani e alla nuova criminalità organizzata e lo è oggi, mentre si fronteggia un’emergenza penale che vede incarcerati, in larga parte, immigrati e tossicodipendenti. Perchè oggi, ma chi sa per quanto tempo ancora, Poggioreale altro non è che una città nascosta, un altrove, uno specchio in negativo dove ognuno «riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà». (dario stefano dell’aquila)

Scandaloso:al carcere della Dozza solo 8 educatori per 1150 detenuti! la rieducazione nei sogni di Alfano ed Ionta?!?

Carcere delle Dozza, Radicali Bologna: nuovo e grave episodio di inciviltà.



Dopo le molteplici visite e denunce, delle quali l’ultima risale al 1° gennaio 2011, i radicali dell’associazione “Radicali Bologna” hanno constatato più volte le pessime condizioni in cui si trova la struttura penitenziaria della Dozza. Ora, dopo l’ennesimo atto drammatico avvenuto l’altra notte con l’esplosione di una bomboletta a gas utilizzata per il riscaldamento dei cibi che ha causato il ferimento grave di due detenuti, chiediamo ancora una volta che tutte le autorità competenti, e in primis il ministro Alfano assieme al governo, prendano urgentemente provvedimenti per risolvere la questione carceri.


Ogni giorno nelle nostre strutture penitenziarie succede qualcosa di orrido, la garanzia della buona situazione igienica e la dignità della condizione umana sono messe al bando, la capienza è oltre i limiti sanciti dalla nostra costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. – “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” (Costituzione della Repubblica italiana).

Il Carcere della Dozza a Bologna, dove la popolazione di detenuti attuale è di 1150, contro una capienza di 480 e con una tollerabilità di 800, allo stato attuale vede tre persone in celle di 11 metri quadrati. Il 65% della popolazione carceraria è composta da stranieri tra comunitari ed extracomunitari. I tossicodipendenti sono 225. La presenza di educatori per l’intera struttura è di 8 unità. La sovrappopolazione è dovuta alla pratica del cosiddetto SFOLLAMENTO che trasferisce da carcere a carcere le persone in soprannumero. Ciò comporta trasferimenti continui di detenuti dal sud al nord, dal nord al sud e, soprattutto in Sicilia, sono trasferiti gli stranieri. La più palese delle conseguenze è la perdita del collegamento con la realtà familiare: padri che non possono vedere, o vedere di rado, i figli; famiglie che devono percorre migliaia di chilometri per visitare il loro parente detenuto. All’interno vi sono problemi di carattere sanitario, relativi all’assistenza odontoiatrica e all’assistenza psichiatrica. Le medicine di prima necessità devono essere acquistate all’esterno e a spese dei detenuti. Anche la carta igienica è a pagamento. La struttura ha bisogno anche di numerosi interventi di ristrutturazione, in particolare le docce sono molto carenti, proprio in relazione all’elevato numero di detenuti. Il personale di polizia penitenziaria è sempre in difficoltà, i turni di lavoro sono pesantissimi.



(Associazione radicale RADICALI BOLOGNA)

carcere,caligaris: DDL Alfano inutile,per il poco personale educativo solo un aggravio dei compiti! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano

(Adnkronos) - ''La situazione non e' molto diversa - afferma ancora la presidente di Sdr - per i familiari dei detenuti. In molti casi sono in oggettive difficolta' per la presenza di persone anziane e ammalate che non consente di accogliere il detenuto con limitazione della liberta' personale. In altri casi i detenuti che potrebbero ottenere i domiciliari hanno gravi problemi di tossicodipendenza o psichiatrici e i familiari sono preoccupati di non poterli accogliere serenamente''.




''Il provvedimento insomma incontra serie difficolta' ad essere applicato per i limiti di un sistema sociale che - lamenta Caligaris - non intende rimuovere le difficolta' ma semplicemente ignorarle. Se come tutti affermano il carcere e' diventato prevalentemente l''ospizio' dei diseredati e dei disperati, qualunque iniziativa per alleggerire le strutture deve prevedere un piano di sostegno socio-ambientale. Persone che sono rimaste per tanto tempo lontane da casa o che hanno creato problemi in famiglia non possono essere assegnate sic et simpliciter ai domiciliari''.



''Questo provvedimento aumenta anche il rischio di azioni autolesioniste e di atti di ribellismo pericolosi. Insomma cosi' si riducono di poco, e per poco, i detenuti dentro gli Istituti di Pena ma si aumentano di molto i problemi degli agenti di polizia penitenziaria, degli educatori, assistenti sociali, magistrati di sorveglianza e pubblici ministeri. Insomma tanto rumore - conclude Caligaris - per poco o nulla''.

lunedì 10 gennaio 2011

Carcere,Caligaris:a rischio collasso,occorre ampliare la pianta organica di psicologi ed educatori! detenuti,angelino alfano,giustizia,diritti,penitenziari,governo

(Adnkronos) - ''E' assurdo - afferma ancora Caligaris - che una Casa Circondariale sovraffollata con quasi 550 detenuti, anziche' 340, un Centro Clinico con una trentina di ricoverati, e dove si e' registrato nel 2010 un suicidio e 25 tentativi di suicidio possa andare avanti sovraccaricando di lavoro gli Agenti''.


''Risulta paradossale inoltre che la sicurezza tanto decantata dal Ministro Angelino Alfano anziche' agli Agenti - ironizza la responsabile di Socialismo Diritti Riforme - sia affidata ai detenuti chiamati a dare lezioni di buon senso e di collaborazione non previsti da alcun regolamento e suggeriti esclusivamente da quella parte della legge Gozzini che garantisce uno sconto di pena a chi si comporta in modo ineccepibile durante il periodo di detenzione''.

''Costringere gli Agenti a rinunciare ai riposi e ai congedi, rendere obbligatorio lo straordinario significa - conclude Caligaris - surriscaldare un clima che, per le condizioni strutturali oltre che umane e' gia' esplosivo per proprio conto. Sarebbe quindi opportuno rafforzare il numero di Agenti e ampliare la pianta organica di psicologi ed educatori, oltre che favorire l'inserimento dei detenuti ammalati in strutture alternative al carcere o agli arresti domiciliari. Il sistema infatti rischia davvero il collasso indipendentemente dalla buona volonta' della dirigenza dell'Istituto''.



10/01/2011

mercoledì 8 dicembre 2010

Insufficiente il personale educativo:mancano troppi educatori e assistenti sociali! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,diritti,penitenziari

Censis: nelle carceri sovraffollamento al 150 per cento


06-12-2010


Ci sono quasi 70.000 detenuti (nel 2006 erano 60.000) nelle carceri italiane: un tasso di sovraffollamento che supera il 150% e che in alcuni casi è oltre il 170per cento. L'allarme arriva dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2010. Numeri che però sono destinati a diminuire alla luce del ddl 'svuota carceri' approvato in via definitiva al Senato a meta' novembre. La legge prevede che nel caso in cui il detenuto debba scontare pene inferiori a un anno possa usufruire dei domiciliari. Oltre al sovraffollamento il Rapporto individua altri fattori di disagio "che rivelano quale sia la gravità della situazione": il 36,9 per cento dei detenuti e' straniero; il 24,5 per cento e' tossicodipendente, il 2,3 per cento è dipendente da alcol, l'1,8 per cento è infetto da Hiv. Inoltre, rivela il Censis, le guardie penitenziarie sono 39.569 rispetto alle 45.121 previste per legge, e il costo medio giornaliero per detenuto è sceso dai 131,9 euro del 2007 ai 113,4 euro stimati per il 2010. A questo si aggiunge che circa 30.000 detenuti (44 per cento del totale) sono in attesa di uno dei gradi del procedimento. Tra questi, la gran parte (15.111) e' in attesa del giudizio di primo grado.





Inoltre 18.769 condannati si trovano a dover scontare una pena (o una pena residua)inferiore a tre anni (e tra questi 11.601 hanno una pena inferiore a un anno), quindi avrebbero i requisiti per usufruire delle misure alternative alla detenzione. Circa 30.000 detenuti si trovano in carcere per avere contravvenuto alla legge sulla droga e circa 4.000 a quella sull'immigrazione. Secondo l'analisi del Censis, "il personale che lavora in carcere risulta completamente insufficiente a gestire una situazione che diventa di giorno in giorno più complessa: a essere sotto-dimensionate non sono solo le guardie carcerarie, ma anche altre figure più esplicitamente votate al recupero dei detenuti, come gli educatori e gli assistenti sociali". Su questa situazione si innesta il Piano carceri, che si propone di ridurre il sovraffollamento attraverso tre tipi di interventi: l'ampliamento del numero dei posti disponibili per complessivi 21.709 nuovi posti. Questi propositi sono stati ridimensionati nel Piano che il Commissario straordinario ha presentato lo scorso 29 giugno. Il secondo è l'introduzione di misure deflattive, con la possibilità di scontare l'ultimo anno di pena residua agli arresti domiciliari e la messa in prova; su questo punto e' stata approvata a novembre la legge che dovrebbe riguardare circa 7.000 detenuti. Ultimo intervento, l'assunzione di 2.000 nuovi agenti di polizia penitenziaria.

(AGI)






martedì 30 novembre 2010

Carcere di Ferranti Aporti senza educatori! il ministro Alfano parla di rieducazione ma sa cosa significhi?!? carcere,governo,detenuti,giustizia,diritti

Ferrante Aporti senza educatori
di Marco Trabucco



La repubblica

La situazione delle carceri continua a destare allarme anche a Torino: i detenuti sono in costante aumento, e vivono in situazioni ben diverse da quelle che ci imporrebbe l´Unione Europea, la polizia penitenziaria è sotto organico, soprattutto nel Nord Italia, le condizioni di vita sono al limite dell´umano.


E AL Ferrante Aporti in pratica non ci sono più educatori, quelli che servirebbero al recupero dei giovani detenuti. A lanciare l´allarme è una delegazione bipartisan di parlamentari che ieri ha visitato il carcere delle Vallette Lorusso-Cutugno e l´istituto Ferrante Aporti per minorenni nell´ambito dell´iniziativa organizzata dai Radicali in tutta Italia «Ferragosto in carcere» «Anche qui, come nel resto di Italia la condizione delle carceri, è devastante», ha sottolineato all´uscita dalle Vallette Igor Boni, segretario dell´associazione radicale Adelaide Aglietta. Nel carcere torinese i detenuti sono 1.564, contro una capienza prevista di 1.024 posti. La maggior parte, 986, sono in attesa di giudizio. Ben 893 sono gli stranieri.
A fronte di questo gli agenti di custodia sono circa 800 contro un organico previsto di mille persone.

«È una realtà difficile - che necessità di un monitoraggio costante - ha aggiunto il radicale Boni - che per questo ha lanciato un appello al Consiglio regionale - perché sblocchi l´istituzione del garante delle carceri, come prevede una proposta di legge ferma ormai da tre anni».
Situazione difficile anche al Ferrante Aporti, dove ci sono 30 detenuti, la maggior parte stranieri e in attesa di giudizio. Ma dove gli educatori sono solo 4 contro i 12 previsti e anche gli agenti di custodia sono sotto organico. « È grave perché il fine della pena non deve essere solo quello di punire - ha precisato il senatore del Pd, Mauro Marino - ma anche una dare un´occasione di recupero». «Il Governo sta predisponendo - ha ricordato il senatore del Pdl Andrea Fluttero - un piano che dovrebbe garantire 5 mila nuovi posti in carcere nei prossimi 24 mesi».

domenica 28 novembre 2010

Carcere:In una cella rinchiuse 9 persone. Di notte un solo agente sorveglia e senza educatori! governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,dap,costituzione,penitenziari

In una cella rinchiuse 9 persone. Di notte un solo agente sorveglia e senza educatori!


Lamezia Terme - Nove persone rinchiuse in una sola cella per 20 ore al giorno. Tutti affollati su tre letti a castello, intorno a un tavolino in un corridoio stretto, e con un bagnetto. Vita da carcerati, non c'è dubbio. Ma dietro le sbarre del carcere di San Francesco diventa ancora più difficile.


Ci sono 90 detenuti e 20 agenti penitenziari attivi nei corridoi, altri 10 negli uffici amministrativi. Ma il carcere potrebbe ospitare massimo 50 persone, e dovrebbe essere dotato di un agente per ognuno di loro.

Tutte denunce fatte da Francesco Molinaro, segretario del Sappe, il più rappresentato sindacato degli agenti penitenziari. Che ricorda quanto scrive il segretario nazionale di categoria Donato Capece al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: «Il carcere lametino è interessato da tempo da un notevole sovraffollamento se si considera che la capienza regolamentare è di 30 posti e quella tollerabile di 50, mentre i detenuti oscillano dagli 80 ai 90, determinando una percentuale di sovraffollamento tra le più alte d'Italia».

Secondo il Sappe «c'è un solo sovrintendente in servizio per turno» perchè tanti agenti sono distaccati altrove, e diversi non si trovano al lavoro per motivi di salute, e presto potrebbero andare in prepensionamento. Personale ridotto significa anche, secondo il sindacato, che c'è un solo agente donna e quando c'è l'accesso al carcere dei familiari dei detenuti bisogna fare ricorso a dipendenti di supporto che arriva da altre sedi. Manca anche un educatore, ogni tanto ne arriva uno che deve far fronte alle richieste di 90 detenuti.

«La situazione», prosegue Capece, «obbliga il personale ad effettuare gravose ed estenuanti turnazioni di lavoro, senza che possano essere assicurate adeguate condizioni di sicurezza nella struttura penitenziaria». Ed aggiunge il segretario Molinaro che «un solo agente per notte non basta a fare i dovuti controlli nella struttura», sottolineandone così la mancanza di sicurezza.