Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Mercoledi',23 Marzo 2011: interrogazioni per l'assunzione degli educatori penitenziari
Mercoledi',23 Marzo 2011,
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari
Carceri:necessario assumere educatori,assistenti e psicologi.
26 agosto 2010
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
FERRANTI SU DDL CARCERI,OTTENUTO ANCHE AMPLIAMENTO ORGANICO EDUCATORI PENITENZIARI.
Donatella Ferranti,PD:piano programmato di assunzioni del personale degli educatori.
Governo favorevole a emendamenti Pd per potenziamento personale penitenziario:piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
Carceri: Pd, "Testo migliorato in commissione, ma serve uno sforzo in più" Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
16 Marzo 2010:interrogazione a risposta in Commissione su assunzione idonei educatori penitenziari
Convocazione della II Commissione (Giustizia)
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Donatella Ferranti,PD:da Ionta, un primo segnale l'immediata assunzione dei tanti educatori.
CARCERI: PD, VOGLIAMO VEDERCI CHIARO. AUDIZIONE ALLA CAMERA DI IONTA
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Assunzione degli educatori primo impegno del governo
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari esprime piena soddisfazione per l’approvazione delle cinque mozioni sul problema carcerario discusse ed accolte nei giorni 11 e 12 gennaio 2010 dal nostro Parlamento. Per la prima volta il Governo, rappresentato dal Ministro Alfano, ha preso consapevolezza della grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena e, fra le altre fondamentali proposte presentate, si è impegnato:- a procedere all’assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale, affinché anche costoro possano partecipare ai previsti corsi di formazione che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria deve attivare per questi operatori prima dell’ingresso nelle carceri a cui sono destinati, onde evitare sprechi di danaro per doverli riattivare in seguito;- a prorogare di almeno un quinquennio la validità della graduatoria di merito del concorso citato in premessa, in linea con gli orientamenti del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione nonché con le disposizioni in materia di razionalizzazione delle spese pubbliche in vigore - per permetterne un graduale scorrimento parimenti all’avvicendarsi dei fisiologici turn-over pensionistici, al fine di evitare l’indizione di nuovi concorsi per il medesimo profilo che comporterebbero inutili oneri pubblici;- ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l’organico di educatori previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, considerato che lo sforzo economico da sostenere è annualmente molto esiguo, ma necessario per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia che non può più attendere;- a procedere all’alienazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici e alla costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altro sito;Esprimiamo, quindi, pieno compiacimento per l’importantissimo risultato raggiunto dall’On. Di Stanislao dell’Idv, il quale nella Sua circostanziata e approfondita mozione, ha dimostrato ancora una volta la Sua grande disponibilità e sensibilità verso tali problematiche, sapendo cogliere e far emergere sapientemente le necessità di questo delicato settore della nostra giustizia. Ringraziamo, inoltre, gli onorevoli Bernardini, Rao, Ferranti, Melis, Tidei, Vitali, Balzelli, Donadi, Paladini, Franceschini e tutti coloro che hanno appoggiato con voto favorevole le Loro mozioni, poiché di fronte a queste battaglie di umanità hanno saputo permeare il Loro impegno politico di quell’umanità e di quell’alto senso civico che rende capaci di abbandonare i colori politici e di volgere verso una proficua unità di intenti.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari, intanto, continuerà a vigilare affinché tali doveri vengano rispettati e proseguirà nel suo lavoro di diffusione della necessità dell’intervento rieducativo e quindi sulla centralità della presenza degli educatori, ovvero di quella figura professionale che rappresenta il vero catalizzatore ed esecutore materiale del percorso rieducativo di un detenuto, percorso che rappresenta l’unica vera speranza di un sano reinserimento sociale di chi vive l’esperienza delle sbarre e che rappresenta uno dei più validi strumenti atti ad evitare quegli stati di inerzia, apatia, depressione, frustrazione, ansia, inadeguatezza che troppo spesso percorrono prepotentemente i corridoi lungo i quali si snodano le fila di quelle celle all’interno delle quali si consumano, quotidianamente, suicidi, abusi, violenze. Auspichiamo, quindi, che il Governo predisponga celermente tutti gli atti necessari ad ottemperare quanto detto e che questa stessa volontà continui ad animarne tutti i passaggi ad essi necessari, per poter, nei tempi strettamente necessari, cominciare ad affrontare concretamente e efficacemente l’ormai ingestibile emergenza creatasi.
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Visualizzazione post con etichetta lettere dei detenuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettere dei detenuti. Mostra tutti i post
giovedì 29 luglio 2010
E' ormai cronica la carenza di educatori nelle carceri italiane,come possono i detenuti ancora sperare se non ci sono educatori con cui colloquiare ai fini della rieducazione?!? detenuti,giustizia,angelino alfano,carcere,politici
I detenuti: "Vogliamo sperare, non disperare"
Ospitiamo un articolo scritto dai redattori di Mezzo Busto, il giornale del carcere bustocco. Sandro e Gertian ragionano di sovraffollamento e delel conseguenze per la popolazione detenuta
Detenuti a quota 68mila. La soglia della tollerabilità massima è stata ormai ampiamente superata, mentre diversi provvedimenti legislativi, presi negli ultimi anni, continuano ad affollare gli istituti diimmigrati e di persone che restano in cella anche per poco tempo, magari pochi giorni. Le prigioni italiane sono insomma una “bomba a orologeria” che potrebbe esplodere da un momento all'altro. Lo avete già letto e sentito in ogni salsa, ma è importante ripeterlo ancora. La situazione in cui noi persone detenute ci troviamo, è al limite del collasso: celle fatiscenti di nove metri quadrati con tre, a volte quattro, detenuti stipati come bagagli in un deposito; gli arredamenti ridotti al minimo; lo spazio giusto per la latrina alla turca. Ma non è solo una questione di spazio: legate al sovraffollamento ci sono altre questioni strettamente connesse, come la scarsità di agenti di Polizia Penitenziaria e la rieducazione in queste condizioni al limite. Se vi sembra un quadro eccessivamente pessimista, alla fine di quest’articolo capirete come la realtà di oggi potrebbe portarci in breve a una vera e propria emergenza nazionale.
I DATI DEL SOVRAFFOLLAMENTO
- I dati più aggiornati ci dicono che al 31 maggio 2010, a fronte di una capienza regolamentare di 44.592 detenuti, in realtà in Italia ci sono oltre ventimila persone in “eccesso”. Siamo 67.601 in tutta Italia, 9.070 in Lombardia (contro una capienza di 5.667), più di quattrocento a Busto, nello spazio pensato per la metà degli individui. In cosa si traduce tutto questo? In detenuti costretti a restare venti ore al giorno dietro le sbarre, senza lavorare, senza socializzare. È chiaro che questo porta all'esasperazione e a volte a gesti estremi: dall’inizio dell’anno a metà giugno i suicidi in carcere sono arrivati a quota ventinove e fra il 2008 e il 2009 sono passati da 46 a 72.
La colpa di questa “tragedia silenziosa” è anche e sempre più del sovraffollamento e di tutte le conseguenze che questo comporta dal punto di vista fisico e morale. L’ultima legge sull’emigrazione (la cosiddetta Bossi- Fini) ha dato il colpo di grazia a un sistema già sotto stress. Il risultato è che, a fine maggio di quest’anno, poco meno di 25mila detenuti erano stranieri, ovvero il 36 per cento del totale. Molti vengono arrestati e rilasciati nell’arco di tempi brevi: secondo i dati del Ministero della Giustizia nel 2009 (dati aggiornati al 31 dicembre 2009, ndr) il reato contro la “legge stranieri” era la quarta causa di arresto per gli stranieri dopo i reati per droga, contro il patrimonio e contro la persona. Il turn over di stranieri è molto alto e lo dimostra anche la percentuale più alta rispetto a quella degli italiani – 14% contro il 5% al 31 dicembre 2009 – di condannati con pene brevi, ovvero da zero a dodici mesi.
Leggendo i giornali, ascoltando tg e dibattiti televisivi e, soprattutto, osservando la situazione dal nostro punto di vista “privilegiato”, ci siamo convinti che ci sia una crescita esponenziale – e a nostro parere esagerata – nel ricorso alla detenzione. Crescita che purtroppo non è proporzionale alle risorse destinate ai servizi rieducativi e agli interventi sociosanitari in carcere.
A far accrescere il sovraffollamento, ha contribuito anche la legge n. 251 del 5 dicembre 2005 -detta ex Cirielli -, che comporta modifiche in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di usura e di prescrizione. In particolare, prevede una diminuzione dei termini di prescrizione e un aumento delle pene per i delitti di associazione mafiosa e usura e per i recidivi. Quest’ultima modifica ha avuto pesanti conseguenze anche per i detenuti tossicodipendenti. Oggi sono circa un terzo dei detenuti totali e continuano a crescere. Non si tratta necessariamente di spacciatori, ma nella maggioranza dei casi di persone colpevoli di piccoli reati legati alla ricerca di droga per uso personale. Vengono ammassati in celle e dentro soffrono più di tutti. I tossicodipendenti, non siamo certo solo noi a dirlo, avrebbero bisogno, invece, di cure e non certo dell’impatto violento con i luoghi di reclusione. Di questo passo non abbiamo timore a dire che il carcere diventerà una discarica sociale, non il luogo di detenzione per pericolosi criminali.
GLI AGENTI E GLI EDUCATORI
– Il carcere, però, non è popolato solo di detenuti. Ci sono gli operatori, gli educatori e gli agenti di Polizia Penitenziaria. Il sovraffollamento, che caratterizza la stragrande maggioranza degli istituti italiani, comporta condizioni di vita e lavoro difficili anche per tutti loro. Soprattutto la carenza di agenti è un altro tema dolente nel pianeta carcere. L’organico della polizia penitenziaria prevedeva nel 2001 l’impiego di 41.268 agenti negli istituti di pena, ma ancora nel 2009 risultavano all’appello 35mila addetti. Per l’amministrazione penitenziaria l’ottimale sarebbero 10mila addetti circa contro gli attuali 6mila. Anche per loro esistono quindi problemi di organizzazione da superare. Pensiamo prima di tutto alle competenze loro richieste, che riguardano sia la sicurezza sia la rieducazione. Con la riforma del 1990, infatti, la Polizia Penitenziaria è stata formalmente inserita tra gli operatori che partecipano, nell’ambito dei gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati. Il personale al limite del possibile per coprire i turni di lavoro, l’organico insufficiente e la mancanza cronica di educatori creano un contesto, in cui è difficile che la rieducazione prevalga sulla custodia.
RIEDUCAZIONE
– Troppi detenuti, pochi agenti: il sovraffollamento non si riduce però a un semplice calcolo. Se in un carcere, come ad esempio a Busto, siamo il doppio rispetto a quelli che dovremmo essere, come si fa a mettere in campo tutte quelle attività necessarie alla “rieducazione”? La Costituzione, all’art. 27 comma 3, è chiara: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ma, dalla teoria alla pratica, qualcosa si è perso per strada: anche a causa del sovraffollamento le attività rieducative come la scuola, i corsi di formazione, le attività di volontariato non sono accessibili a tutti, perché fisicamente non c’è posto per tutti. Anche attività necessarie a chi si trova in carcere, come i colloqui con gli psicologi e gli educatori, subiscono dei rallentamenti a causa del carico sempre maggiore di lavoro che va a gravare sugli operatori
ESISTE UNA SOLUZIONE?
- Abbiamo parlato nell’articolo di tre punti, magari non fondamentali, ma di sicuro utili per cercare una soluzione a questo problema. Il Ministero della Giustizia vuole costruire nuove strutture carcerarie, ma ci vorranno tempo e denaro. Nel frattempo l’insostenibilità della situazione carceri rimarrà senza soluzione nel tempo, se non si percorrono anche vie alternative. Suonano, quindi, quanto mai fondamentali le parole pronunciate a fine maggio dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’anniversario della fondazione del corpo di Polizia Penitenziaria: “Parlamento e Governo devono intervenire per affrontare l’emergenza carceri, perché è un’emergenza ineludibile”.
Perché, invece, non affrontare la questione da un altro punto di vista, ben più importante (e noi possiamo dirlo senza paura di essere smentiti)? C’è, infatti, la delicata situazione che riguarda le pene alternative alla detenzione. In Italia esistono diverse forme di misure alternative, dagli arresti domiciliari all’affidamento, ma in percentuale sono poco applicate. Non risolverebbero sicuramente i gravi problemi, ma di certo allevierebbero questa situazione.
Il carcere è un servizio per la società e il territorio: dalle più alte cariche, all’ultimo degli addetti servono più presa di coscienza e impegno per raggiungere gli obiettivi. L’Italia, questo nostro paese, sta affrontando problemi molto più pressanti e gravi che coinvolgono tutta la popolazione. Da “dentro” ci chiediamo, però, se e quando il problema del sovraffollamento potrà essere preso in considerazione.
“Qui nihil sperare potest desperet nihil” (Seneca)
(Chi non ha nulla da sperare, non si dispera di nulla)
La popolazione carceraria ha voglia di sperare e non di disperarsi per un futuro migliore.
Sandro&Gertian
redazione@varesenews.it
Ospitiamo un articolo scritto dai redattori di Mezzo Busto, il giornale del carcere bustocco. Sandro e Gertian ragionano di sovraffollamento e delel conseguenze per la popolazione detenuta
Detenuti a quota 68mila. La soglia della tollerabilità massima è stata ormai ampiamente superata, mentre diversi provvedimenti legislativi, presi negli ultimi anni, continuano ad affollare gli istituti diimmigrati e di persone che restano in cella anche per poco tempo, magari pochi giorni. Le prigioni italiane sono insomma una “bomba a orologeria” che potrebbe esplodere da un momento all'altro. Lo avete già letto e sentito in ogni salsa, ma è importante ripeterlo ancora. La situazione in cui noi persone detenute ci troviamo, è al limite del collasso: celle fatiscenti di nove metri quadrati con tre, a volte quattro, detenuti stipati come bagagli in un deposito; gli arredamenti ridotti al minimo; lo spazio giusto per la latrina alla turca. Ma non è solo una questione di spazio: legate al sovraffollamento ci sono altre questioni strettamente connesse, come la scarsità di agenti di Polizia Penitenziaria e la rieducazione in queste condizioni al limite. Se vi sembra un quadro eccessivamente pessimista, alla fine di quest’articolo capirete come la realtà di oggi potrebbe portarci in breve a una vera e propria emergenza nazionale.
I DATI DEL SOVRAFFOLLAMENTO
- I dati più aggiornati ci dicono che al 31 maggio 2010, a fronte di una capienza regolamentare di 44.592 detenuti, in realtà in Italia ci sono oltre ventimila persone in “eccesso”. Siamo 67.601 in tutta Italia, 9.070 in Lombardia (contro una capienza di 5.667), più di quattrocento a Busto, nello spazio pensato per la metà degli individui. In cosa si traduce tutto questo? In detenuti costretti a restare venti ore al giorno dietro le sbarre, senza lavorare, senza socializzare. È chiaro che questo porta all'esasperazione e a volte a gesti estremi: dall’inizio dell’anno a metà giugno i suicidi in carcere sono arrivati a quota ventinove e fra il 2008 e il 2009 sono passati da 46 a 72.
La colpa di questa “tragedia silenziosa” è anche e sempre più del sovraffollamento e di tutte le conseguenze che questo comporta dal punto di vista fisico e morale. L’ultima legge sull’emigrazione (la cosiddetta Bossi- Fini) ha dato il colpo di grazia a un sistema già sotto stress. Il risultato è che, a fine maggio di quest’anno, poco meno di 25mila detenuti erano stranieri, ovvero il 36 per cento del totale. Molti vengono arrestati e rilasciati nell’arco di tempi brevi: secondo i dati del Ministero della Giustizia nel 2009 (dati aggiornati al 31 dicembre 2009, ndr) il reato contro la “legge stranieri” era la quarta causa di arresto per gli stranieri dopo i reati per droga, contro il patrimonio e contro la persona. Il turn over di stranieri è molto alto e lo dimostra anche la percentuale più alta rispetto a quella degli italiani – 14% contro il 5% al 31 dicembre 2009 – di condannati con pene brevi, ovvero da zero a dodici mesi.
Leggendo i giornali, ascoltando tg e dibattiti televisivi e, soprattutto, osservando la situazione dal nostro punto di vista “privilegiato”, ci siamo convinti che ci sia una crescita esponenziale – e a nostro parere esagerata – nel ricorso alla detenzione. Crescita che purtroppo non è proporzionale alle risorse destinate ai servizi rieducativi e agli interventi sociosanitari in carcere.
A far accrescere il sovraffollamento, ha contribuito anche la legge n. 251 del 5 dicembre 2005 -detta ex Cirielli -, che comporta modifiche in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di usura e di prescrizione. In particolare, prevede una diminuzione dei termini di prescrizione e un aumento delle pene per i delitti di associazione mafiosa e usura e per i recidivi. Quest’ultima modifica ha avuto pesanti conseguenze anche per i detenuti tossicodipendenti. Oggi sono circa un terzo dei detenuti totali e continuano a crescere. Non si tratta necessariamente di spacciatori, ma nella maggioranza dei casi di persone colpevoli di piccoli reati legati alla ricerca di droga per uso personale. Vengono ammassati in celle e dentro soffrono più di tutti. I tossicodipendenti, non siamo certo solo noi a dirlo, avrebbero bisogno, invece, di cure e non certo dell’impatto violento con i luoghi di reclusione. Di questo passo non abbiamo timore a dire che il carcere diventerà una discarica sociale, non il luogo di detenzione per pericolosi criminali.
GLI AGENTI E GLI EDUCATORI
– Il carcere, però, non è popolato solo di detenuti. Ci sono gli operatori, gli educatori e gli agenti di Polizia Penitenziaria. Il sovraffollamento, che caratterizza la stragrande maggioranza degli istituti italiani, comporta condizioni di vita e lavoro difficili anche per tutti loro. Soprattutto la carenza di agenti è un altro tema dolente nel pianeta carcere. L’organico della polizia penitenziaria prevedeva nel 2001 l’impiego di 41.268 agenti negli istituti di pena, ma ancora nel 2009 risultavano all’appello 35mila addetti. Per l’amministrazione penitenziaria l’ottimale sarebbero 10mila addetti circa contro gli attuali 6mila. Anche per loro esistono quindi problemi di organizzazione da superare. Pensiamo prima di tutto alle competenze loro richieste, che riguardano sia la sicurezza sia la rieducazione. Con la riforma del 1990, infatti, la Polizia Penitenziaria è stata formalmente inserita tra gli operatori che partecipano, nell’ambito dei gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati. Il personale al limite del possibile per coprire i turni di lavoro, l’organico insufficiente e la mancanza cronica di educatori creano un contesto, in cui è difficile che la rieducazione prevalga sulla custodia.
RIEDUCAZIONE
– Troppi detenuti, pochi agenti: il sovraffollamento non si riduce però a un semplice calcolo. Se in un carcere, come ad esempio a Busto, siamo il doppio rispetto a quelli che dovremmo essere, come si fa a mettere in campo tutte quelle attività necessarie alla “rieducazione”? La Costituzione, all’art. 27 comma 3, è chiara: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ma, dalla teoria alla pratica, qualcosa si è perso per strada: anche a causa del sovraffollamento le attività rieducative come la scuola, i corsi di formazione, le attività di volontariato non sono accessibili a tutti, perché fisicamente non c’è posto per tutti. Anche attività necessarie a chi si trova in carcere, come i colloqui con gli psicologi e gli educatori, subiscono dei rallentamenti a causa del carico sempre maggiore di lavoro che va a gravare sugli operatori
ESISTE UNA SOLUZIONE?
- Abbiamo parlato nell’articolo di tre punti, magari non fondamentali, ma di sicuro utili per cercare una soluzione a questo problema. Il Ministero della Giustizia vuole costruire nuove strutture carcerarie, ma ci vorranno tempo e denaro. Nel frattempo l’insostenibilità della situazione carceri rimarrà senza soluzione nel tempo, se non si percorrono anche vie alternative. Suonano, quindi, quanto mai fondamentali le parole pronunciate a fine maggio dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’anniversario della fondazione del corpo di Polizia Penitenziaria: “Parlamento e Governo devono intervenire per affrontare l’emergenza carceri, perché è un’emergenza ineludibile”.
Perché, invece, non affrontare la questione da un altro punto di vista, ben più importante (e noi possiamo dirlo senza paura di essere smentiti)? C’è, infatti, la delicata situazione che riguarda le pene alternative alla detenzione. In Italia esistono diverse forme di misure alternative, dagli arresti domiciliari all’affidamento, ma in percentuale sono poco applicate. Non risolverebbero sicuramente i gravi problemi, ma di certo allevierebbero questa situazione.
Il carcere è un servizio per la società e il territorio: dalle più alte cariche, all’ultimo degli addetti servono più presa di coscienza e impegno per raggiungere gli obiettivi. L’Italia, questo nostro paese, sta affrontando problemi molto più pressanti e gravi che coinvolgono tutta la popolazione. Da “dentro” ci chiediamo, però, se e quando il problema del sovraffollamento potrà essere preso in considerazione.
“Qui nihil sperare potest desperet nihil” (Seneca)
(Chi non ha nulla da sperare, non si dispera di nulla)
La popolazione carceraria ha voglia di sperare e non di disperarsi per un futuro migliore.
Sandro&Gertian
redazione@varesenews.it
Etichette:
lettere dei detenuti
mercoledì 16 giugno 2010
I detenuti di Marassi scrivono a RadioCarcere:senza educatori e non ci fanno neanche telefonare a casa, come ci spetterebbe perché siamo in troppi! carcere,detenuti,politici,giustizia,angelino alfano,italia
Lettere: da Genova, dopo la protesta nel penitenziario di Marassi i detenuti scrivono a RadioCarcere
www.radiocarcere.com, 16 giugno 2010
Genova, 14 giugno. “Una rumorosissima protesta, è stata messa in atto, ieri a tarda sera, dai detenuti ristretti nel penitenziario genovese di Marassi.” Lo afferma il Segretario Generale della UIL Penitenziari, Eugenio Sarno, che sottolinea: “Dalle 22.00 alle 23.00 in tutte le sezioni i detenuti hanno battuto stoviglie e pentolame alle grate e alle porte delle celle. I detenuti” - prosegue Sarno - “protestano contro il sovrappopolamento e contro le deficienze organizzative dell’istituto. Di certo la situazione di Marassi non può definirsi ottimale, nemmeno normale. Rispetto alla capienza regolamentare di 456 detenuti, sono ristretti circa 760 detenuti. In alcune celle sono stipate otto persone, quando al massimo potrebbero contenerne quattro”.
L’illegale condizione di vita a cui sono costrette le persone detenute nel carcere Marassi di Genova, ci è confermata anche da un lettera inviata a Radiocarcere da alcuni detenuti e che pubblichiamo qui di seguito: Cara Radiocarcere, ti scriviamo per informarti che qui nel carcere Marassi di Genova viviamo in condizioni veramente disastrate. Considera che in una cella piccolissima ci dobbiamo vivere in ben 8 detenuti e qui dentro lo spazio è talmente poco che non sappiamo come muoverci, non a caso la mattina si forma una lunga fila davanti al nostro unico cessetto e spesso c’è chi rischia di farsela addosso.
Qui non solo non ci sono educatori o psicologi, ma spesso capita che non ci fanno neanche telefonare a casa, come ci spetterebbe, perché si perdono la nostra domandina. Ed è così che non possiamo sentire al telefono i nostri familiari. Il tutto avviene chiaramente perché siamo in troppi e il carcere è nel caos. Come se non bastasse ci fanno fare meno tempo di ora d’aria, in quanto , per evitare le risse, ci dividono per paesi di origine, con il risultato che stiamo quasi per tutto il giorno chiusi in questa celletta sovraffollata. Grazie di cuore.
Luca, Rosario, Alex e Michele dalla prima sezione del carcere Marassi di Genova
www.radiocarcere.com, 16 giugno 2010
Genova, 14 giugno. “Una rumorosissima protesta, è stata messa in atto, ieri a tarda sera, dai detenuti ristretti nel penitenziario genovese di Marassi.” Lo afferma il Segretario Generale della UIL Penitenziari, Eugenio Sarno, che sottolinea: “Dalle 22.00 alle 23.00 in tutte le sezioni i detenuti hanno battuto stoviglie e pentolame alle grate e alle porte delle celle. I detenuti” - prosegue Sarno - “protestano contro il sovrappopolamento e contro le deficienze organizzative dell’istituto. Di certo la situazione di Marassi non può definirsi ottimale, nemmeno normale. Rispetto alla capienza regolamentare di 456 detenuti, sono ristretti circa 760 detenuti. In alcune celle sono stipate otto persone, quando al massimo potrebbero contenerne quattro”.
L’illegale condizione di vita a cui sono costrette le persone detenute nel carcere Marassi di Genova, ci è confermata anche da un lettera inviata a Radiocarcere da alcuni detenuti e che pubblichiamo qui di seguito: Cara Radiocarcere, ti scriviamo per informarti che qui nel carcere Marassi di Genova viviamo in condizioni veramente disastrate. Considera che in una cella piccolissima ci dobbiamo vivere in ben 8 detenuti e qui dentro lo spazio è talmente poco che non sappiamo come muoverci, non a caso la mattina si forma una lunga fila davanti al nostro unico cessetto e spesso c’è chi rischia di farsela addosso.
Qui non solo non ci sono educatori o psicologi, ma spesso capita che non ci fanno neanche telefonare a casa, come ci spetterebbe, perché si perdono la nostra domandina. Ed è così che non possiamo sentire al telefono i nostri familiari. Il tutto avviene chiaramente perché siamo in troppi e il carcere è nel caos. Come se non bastasse ci fanno fare meno tempo di ora d’aria, in quanto , per evitare le risse, ci dividono per paesi di origine, con il risultato che stiamo quasi per tutto il giorno chiusi in questa celletta sovraffollata. Grazie di cuore.
Luca, Rosario, Alex e Michele dalla prima sezione del carcere Marassi di Genova
Etichette:
lettere dei detenuti
domenica 30 maggio 2010
Lettera dal carcere Dozza di Bologna:ci sono detenuti che da anni non hanno mai avuto la possibilità di avere un colloquio con gli educatori! carcere,governo,politici,angelino alfano,costituzione,suicidi,giustizia
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Giovanni Lentini, detenuto a Bologna, mi ha inviato una sua piccola relazione, scritta con un altro detenuto, Raffaele Catapano, circa la situazione carceraria della Dozza, che sarebbe il carcere di Bologna. Questo testo lo hanno scritto nell’ambito del loro ruolo di studenti-carcerati.Testi come questi sarebbero importanti anche se riguardassero solo un carcere, in questo caso quello della Dozza. Ma in realtà descrivono situazioni in buona parte estendibili a tutto il pianeta carcerario italiano, come quelle relative all’igiene, al trattamento e alle sezioni speciali. Aggiungo che si tratta di problematiche “classiche”, che non sono le sole presenti in alcune carceri. Carceri come quello di Bologna sono, con tutte le loro mancanze e inefficienze, non nello stato di totale illegalità in cui versano altri istituti, con diffuse angherie, prevaricazioni e violenze. Questo vuol dire che alcuni detenuti oltre già a dover sopportare le pesanti questioni poste da Lentini e Catapano nel loro testo, ne hanno davanti anche altre, ancora più odiose se possibile.
LA SITUAZIONE CARCERARIA DELLA DOZZA
Se si facesse una ricerca di tutti quelli che entrano in carcere, alla fine si scoprirebbe che, in maggioranza, alla base di tutto, c’è stato un disagio sociale. Sicuramente ha una grossa influenza anche il posto dove si è nati o cresciuti. Fatta questa premessa, arriviamo al dunque.
Considerando che la maggioranza della popolazione detenuta è composta da giovani e spesso con poca cultua scolastica, con un pò di volontà si potrebbe migliorare sia la vita in carcere, sia il recupero di una grossa percentuale degli stessi. La scuola in carcere sta facendo la sua parte, ma da sola non basta. Si dovrebbero impiegare le varie categorie del volontariato che orbitano intorno al carcere per organizzare dei seminari, e discutere dei vari argomenti sociali e culturali.
Anche i corsi professionali hanno la loro rilevanza. La maggioranza dei detenuti nella loro vita non ha mai lavorato, per cui una volta fuori dalle mura del carcere, con tutta la buona volontà che possono avere, è difficile che si inseriscano nel mondo del lavoro. Perciò già dal carcere si deve iniiare questo percorso lavorativo. Serve non solo ad insegnare loro un mestiere, ma anche a far capire il valore che hanno i soldi guadagnati onestamente.
Attualmente, con la scusa che c’è la crisi economica, in carcere lavorano appena il 5%. La restante parte della popolazione detenuta, a parte una esigua minoranza che frequenta la scuola, rimane chiusa nelle celle 20 ore su 24, buttati sui letti a guardare la televisione; quando le celle dovrebbero servire solo per il pernottamento. Per il poco spazio che c’è, è impossibile stare in piedi. L’alternativa è sdraiarsi sui letti. Celle progettate per ospitare un singolo detenuto, sono occupate da tre, e a volte anche da quattro.
Il miglioramento del predetto servizio del volontariato certamente consentirebbe di stimolare attività di partecipazione ed incentivi al lavoro, a quella popolazione detenuta che, oggi, affronta il percorso detentitvo in uno stato di assoluta immobilità ed inerzia. Peraltro ristretta, come sopra citato, in celle la cui occupazione talvolta è satura e, già da tempo, al limite della capienza.
Negli ultimi anni la vita in carcere è peggiorata, e ciò è dovuto anche al sovraffollamento, ma soprattutto alla noncuranza delle istituzioni.
Sinteticamente riportiamo alcune problematiche che affliggono i detenuti:
* SANITA’: scarseggia la specialistica e i medicinali. Gli unici farmaci che abbondano sono gli psicofarmaci, che non fanno altro che peggiorare lo stato psicofisico del detenuto, rendendolo incapace di fare qualsiasi cosa.
* AFFETTIVITA’: non ci sono spazi dove poter trascorrere qualche ora di colloquio tranquillamente con i propri cari. Le poche ore di colloquio (quattro ore mensili) si svolgono in salette insieme a numerosi detenuti e parenti. Sembra quasi di essere ad un mercato rionale.
* EDUCATORI: la figura dell’educatore è fondamentale per programmare ed iniziare un piano trattamentale per il reinserimento del detenuto. Purtroppo ci sono detenuti che da anni non hanno mai avuto la possibilità di avere un colloquio con gli stessi. Di conseguenza, taluni pur essendo nei termini per usufruire di misure alternative, si vedono rigettare le richieste per la mancanza della sintesi carceraria sul comportamento del detenuto.
* TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA: ultimamente la matricola è intasata di rigetti con motivazioni anomale. Cosa che provoca un ingorgo totale, bloccando tutto il sistema penitenziario. Detenuti che già usufruivano di benefici (permessi premi, semilibertà e così via..) si sono visti rigettare le istanze, senza nessun motivo che possa giustificarne la negazione.
* IGIENE: anche questo è un tasto dolente della situazione carceraria della Dozza. Sporcizia ovunque, dalle scale che portano ai passeggi, ai locali adibiti alle docce, alle celle che non vengono pitturate regolarmente e sono prive di pavimentazione, alla mancanza di illuminazione sia artificiale sia naturale. Quella n aturale è oscurata dalle grate che sono state montate da poco. Quella artificiale viene erogata sono nelle ore pomeridiane. Non ci sono più frigoriferi per conservare gli alimenti acquistati tramite il sopravvitto, quindi si è costretti a tenere gli alimenti in cella, con le drastiche conseguenze che ne derivano (vanno a male e provocano cattivo odore).
* DIFFERENZIAZIONE DELLE SEZIONI IN AS1, AS2. AS3, E CIRCUITI COMUNI. Viene spontaneo citare la famosa frase scritta da Leonardo Sciascia, “la vera mafia è l’antimafia”. Creano allarmismo sociale ovunque. Hanno iniziato con creare allarme nelle regioni del sud, poi sono passati al nord. Adesso sono arrivati addirittura a creare allarme sociale nelle strutture penitenziarie, inventandosi la differenziazione dei detenuti. Sarà un’ulteriore emarginazione sociale. “Un’emarginazione nell’emarginazione”. Sarà ancora più difficile il reinserimento per queste categorie. Sicuramente si assisterà ad una riduzione delle già poche attività culturali e ricreative esistenti. Negli anni ’80, con l’applicazione dell’art. 90, l’apertura delle sezioni differenziate, e l’apertura dei cosiddetti “braccetti della morte” (piccole sezioni dove venivano ubicati non più di 5 detenuti) crearono il terrore, ma fortunatamente non ebbero lunga durata, perché abolite con l’approvazione della legge Gozzini. Adesso, a distanza di anni, non solo li stanno ripristinanoo, ma addirittura inasprendo. Si parla tanto di integrazione, socializzazione e di parità di diritti; ma restano solo chiacchere. Chi verrà inserito in questi circuiti non potrà avere gli stessi diritti degli altri. Sarà escluso da tutte le attività svolte nella struttura del carcere. Quindi diventerà impossibile attuare un piano trattamentale. Da venti anni esiste il famoso 41bis, una vergogna non solo per come vengono trattati i sottoposti, ma soprattutto per i figli costretti a vedere i propri genitori attraverso un vetro divisore.
* CULTO: chi è ubicato nelle sezioni di alta sicurezza non può avere accesso nella Chiesa Cattolica per poter partecipare alle sante messe, che vengono celebrate regolarmente ogni domenica.
Se c’è l’intenzione di far morire i detenuti in carcere si deve avere il coraggio di modificare l’art. 27 della nostra Costituzione italiana, e l’aart. 354 dell’ordinamento penitenziario. Oggi in Italia esiste una pena del carcere a vita, una pena perpetua che ti fa restare recluso fino alla morte. Questa si chiama Ergastolo Ostativo. L’art. 27 della Costituzione italiana recita testualmente “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. La legge nà 354 O.P. afferma che nei confronti del condannato e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tend, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Se non vengono attuati questi principi costituzionali a cosa servono i Tribunali di Sorveglianza? A cosa servono gli educatori? A cosa servono gli assistenti sociali? A questo punto tanto vale abolirli. Almeno si risparmiano energie umane ed economiche.
Gli studenti/detenuti Lentini Giovanni e Catapano Raffaele
dell’IIS Keynes, sez. distaccata
Giovanni Lentini, detenuto a Bologna, mi ha inviato una sua piccola relazione, scritta con un altro detenuto, Raffaele Catapano, circa la situazione carceraria della Dozza, che sarebbe il carcere di Bologna. Questo testo lo hanno scritto nell’ambito del loro ruolo di studenti-carcerati.Testi come questi sarebbero importanti anche se riguardassero solo un carcere, in questo caso quello della Dozza. Ma in realtà descrivono situazioni in buona parte estendibili a tutto il pianeta carcerario italiano, come quelle relative all’igiene, al trattamento e alle sezioni speciali. Aggiungo che si tratta di problematiche “classiche”, che non sono le sole presenti in alcune carceri. Carceri come quello di Bologna sono, con tutte le loro mancanze e inefficienze, non nello stato di totale illegalità in cui versano altri istituti, con diffuse angherie, prevaricazioni e violenze. Questo vuol dire che alcuni detenuti oltre già a dover sopportare le pesanti questioni poste da Lentini e Catapano nel loro testo, ne hanno davanti anche altre, ancora più odiose se possibile.
LA SITUAZIONE CARCERARIA DELLA DOZZA
Se si facesse una ricerca di tutti quelli che entrano in carcere, alla fine si scoprirebbe che, in maggioranza, alla base di tutto, c’è stato un disagio sociale. Sicuramente ha una grossa influenza anche il posto dove si è nati o cresciuti. Fatta questa premessa, arriviamo al dunque.
Considerando che la maggioranza della popolazione detenuta è composta da giovani e spesso con poca cultua scolastica, con un pò di volontà si potrebbe migliorare sia la vita in carcere, sia il recupero di una grossa percentuale degli stessi. La scuola in carcere sta facendo la sua parte, ma da sola non basta. Si dovrebbero impiegare le varie categorie del volontariato che orbitano intorno al carcere per organizzare dei seminari, e discutere dei vari argomenti sociali e culturali.
Anche i corsi professionali hanno la loro rilevanza. La maggioranza dei detenuti nella loro vita non ha mai lavorato, per cui una volta fuori dalle mura del carcere, con tutta la buona volontà che possono avere, è difficile che si inseriscano nel mondo del lavoro. Perciò già dal carcere si deve iniiare questo percorso lavorativo. Serve non solo ad insegnare loro un mestiere, ma anche a far capire il valore che hanno i soldi guadagnati onestamente.
Attualmente, con la scusa che c’è la crisi economica, in carcere lavorano appena il 5%. La restante parte della popolazione detenuta, a parte una esigua minoranza che frequenta la scuola, rimane chiusa nelle celle 20 ore su 24, buttati sui letti a guardare la televisione; quando le celle dovrebbero servire solo per il pernottamento. Per il poco spazio che c’è, è impossibile stare in piedi. L’alternativa è sdraiarsi sui letti. Celle progettate per ospitare un singolo detenuto, sono occupate da tre, e a volte anche da quattro.
Il miglioramento del predetto servizio del volontariato certamente consentirebbe di stimolare attività di partecipazione ed incentivi al lavoro, a quella popolazione detenuta che, oggi, affronta il percorso detentitvo in uno stato di assoluta immobilità ed inerzia. Peraltro ristretta, come sopra citato, in celle la cui occupazione talvolta è satura e, già da tempo, al limite della capienza.
Negli ultimi anni la vita in carcere è peggiorata, e ciò è dovuto anche al sovraffollamento, ma soprattutto alla noncuranza delle istituzioni.
Sinteticamente riportiamo alcune problematiche che affliggono i detenuti:
* SANITA’: scarseggia la specialistica e i medicinali. Gli unici farmaci che abbondano sono gli psicofarmaci, che non fanno altro che peggiorare lo stato psicofisico del detenuto, rendendolo incapace di fare qualsiasi cosa.
* AFFETTIVITA’: non ci sono spazi dove poter trascorrere qualche ora di colloquio tranquillamente con i propri cari. Le poche ore di colloquio (quattro ore mensili) si svolgono in salette insieme a numerosi detenuti e parenti. Sembra quasi di essere ad un mercato rionale.
* EDUCATORI: la figura dell’educatore è fondamentale per programmare ed iniziare un piano trattamentale per il reinserimento del detenuto. Purtroppo ci sono detenuti che da anni non hanno mai avuto la possibilità di avere un colloquio con gli stessi. Di conseguenza, taluni pur essendo nei termini per usufruire di misure alternative, si vedono rigettare le richieste per la mancanza della sintesi carceraria sul comportamento del detenuto.
* TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA: ultimamente la matricola è intasata di rigetti con motivazioni anomale. Cosa che provoca un ingorgo totale, bloccando tutto il sistema penitenziario. Detenuti che già usufruivano di benefici (permessi premi, semilibertà e così via..) si sono visti rigettare le istanze, senza nessun motivo che possa giustificarne la negazione.
* IGIENE: anche questo è un tasto dolente della situazione carceraria della Dozza. Sporcizia ovunque, dalle scale che portano ai passeggi, ai locali adibiti alle docce, alle celle che non vengono pitturate regolarmente e sono prive di pavimentazione, alla mancanza di illuminazione sia artificiale sia naturale. Quella n aturale è oscurata dalle grate che sono state montate da poco. Quella artificiale viene erogata sono nelle ore pomeridiane. Non ci sono più frigoriferi per conservare gli alimenti acquistati tramite il sopravvitto, quindi si è costretti a tenere gli alimenti in cella, con le drastiche conseguenze che ne derivano (vanno a male e provocano cattivo odore).
* DIFFERENZIAZIONE DELLE SEZIONI IN AS1, AS2. AS3, E CIRCUITI COMUNI. Viene spontaneo citare la famosa frase scritta da Leonardo Sciascia, “la vera mafia è l’antimafia”. Creano allarmismo sociale ovunque. Hanno iniziato con creare allarme nelle regioni del sud, poi sono passati al nord. Adesso sono arrivati addirittura a creare allarme sociale nelle strutture penitenziarie, inventandosi la differenziazione dei detenuti. Sarà un’ulteriore emarginazione sociale. “Un’emarginazione nell’emarginazione”. Sarà ancora più difficile il reinserimento per queste categorie. Sicuramente si assisterà ad una riduzione delle già poche attività culturali e ricreative esistenti. Negli anni ’80, con l’applicazione dell’art. 90, l’apertura delle sezioni differenziate, e l’apertura dei cosiddetti “braccetti della morte” (piccole sezioni dove venivano ubicati non più di 5 detenuti) crearono il terrore, ma fortunatamente non ebbero lunga durata, perché abolite con l’approvazione della legge Gozzini. Adesso, a distanza di anni, non solo li stanno ripristinanoo, ma addirittura inasprendo. Si parla tanto di integrazione, socializzazione e di parità di diritti; ma restano solo chiacchere. Chi verrà inserito in questi circuiti non potrà avere gli stessi diritti degli altri. Sarà escluso da tutte le attività svolte nella struttura del carcere. Quindi diventerà impossibile attuare un piano trattamentale. Da venti anni esiste il famoso 41bis, una vergogna non solo per come vengono trattati i sottoposti, ma soprattutto per i figli costretti a vedere i propri genitori attraverso un vetro divisore.
* CULTO: chi è ubicato nelle sezioni di alta sicurezza non può avere accesso nella Chiesa Cattolica per poter partecipare alle sante messe, che vengono celebrate regolarmente ogni domenica.
Se c’è l’intenzione di far morire i detenuti in carcere si deve avere il coraggio di modificare l’art. 27 della nostra Costituzione italiana, e l’aart. 354 dell’ordinamento penitenziario. Oggi in Italia esiste una pena del carcere a vita, una pena perpetua che ti fa restare recluso fino alla morte. Questa si chiama Ergastolo Ostativo. L’art. 27 della Costituzione italiana recita testualmente “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. La legge nà 354 O.P. afferma che nei confronti del condannato e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tend, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Se non vengono attuati questi principi costituzionali a cosa servono i Tribunali di Sorveglianza? A cosa servono gli educatori? A cosa servono gli assistenti sociali? A questo punto tanto vale abolirli. Almeno si risparmiano energie umane ed economiche.
Gli studenti/detenuti Lentini Giovanni e Catapano Raffaele
dell’IIS Keynes, sez. distaccata
Etichette:
lettere dei detenuti
sabato 22 maggio 2010
Carcere: detenuti di Termini Imerese,siamo abbandonati da tutti.non ci sono il direttore,educatatori e medici,aiutateci. angelino alfano,governo,detenuti,giustizia,politici
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Viviamo il tempo della morte di ogni pensiero critico sulla realtà, il tempo dell'affermazione di un pensiero che esalta i forti e i vincenti. Ma resta la speranza...siamo noi stessi...
La vergogna delle carceri italiane: perchè un carcere lager non ha alcuna utilità neanche per noi che stiamo fuori.Perchè in carcere sono uomini e non bestie
Vi do conto di quanto appreso da radiocarcere.com
Alessandro, Franco, Bernardo, Antonio, Domenico, Mico e Rosario dal carcere di Termini Imerese
Viviamo il tempo della morte di ogni pensiero critico sulla realtà, il tempo dell'affermazione di un pensiero che esalta i forti e i vincenti. Ma resta la speranza...siamo noi stessi...
La vergogna delle carceri italiane: perchè un carcere lager non ha alcuna utilità neanche per noi che stiamo fuori.Perchè in carcere sono uomini e non bestie
Vi do conto di quanto appreso da radiocarcere.com
Cara Radiocarcere, qui nel carcere di Termini Imerese la situazione è terribile.
Il carcere non solo è vecchissimo , ma è anche molto sovraffollato. Infatti potrebbe ospitare solo 60 detenuti, mentre noi oggi siamo più di 175. Di fatto viviamo in 8 o in 9 detenuti dentro piccole celle, i letti a castello sono alti anche quattro piani e in tantissime celle c’è qualcuno di noi che è costretto a dormire per terra. Nelle celle non abbiamo nulla. Né sgabelli dive sederci, né tantomeno i cuscini per dormirci e anche l’acqua calda ci hanno tolto!
Il cesso poi, oltre ad essere piccolissimo, è anche rotto, tanto che la tazza si stacca dal muro con estrema facilità. Rimaniamo chiusi in queste celle per 24 ore al giorno, in quanto il cortile per fare l’ora d’aria è troppo piccolo per ospitarci tutti.
Considera che le nostre celle sono anche moto rovinate e sporche. Le mura sono luride e quando piove l’acqua ci cade nelle celle perché, per evitare che il tetto del carcere crollasse con il peso della pioggia, ci hanno fatto dei buchi sopra. Per il resto siamo abbandonati da tutti. Dal direttore, dagli educatori e dai medici che qui non vediamo mai.
La disperazione qui si potrebbe tagliare con un colpetto, e non a caso ultimamente hanno cercato di uccidersi ben 4 detenuti. 4 tentativi di suicidio di cui nessuno però ha detto nulla.
Insomma qui nel carcere di Termini Imerese siamo veramente nei guai, aiutateci.
Ciao e grazie per averci dato voce
Alessandro, Franco, Bernardo, Antonio, Domenico, Mico e Rosario dal carcere di Termini Imerese
Etichette:
lettere dei detenuti
giovedì 11 marzo 2010
carcere:14 detenuti suicidi da inizio 2010 per mancanza di prospettive causate da carenza educatori,ma il ministro alfano che fa? politici,governo,dap
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Lettere: i detenuti, da varie carceri, scrivono a Riccardo ArenaPagina di Radio Carcere su Il Riformista, 11 marzo 2010
Il sovraffollato carcere di Sanremo. Caro Arena, ti scriviamo in quanto qui nel carcere di Sanremo siamo ormai giunti alla disperazione a causa del sovraffollamento. Infatti siamo arrivati al punto che dentro ad una piccola cella siamo costretti a viverci in otto detenuti. Otto detenuti costretti a restare chiusi in questa piccola cella per 21 ore al giorno. Ti assicuro che c’è da impazzire a vivere così!
Una cella la nostra non solo sovraffollata, ma dove è a rischio anche l’igiene personale. Considera, per esempio, che è da più di un anno che abbiamo lo scarico del bagno rotto e quando facciamo i bisogni siamo costretti a usare una bacinella. Inoltre il vitto che ci danno è immangiabile, la cucina è invasa dai topi e addirittura qualcuno del personale addetto alla cucina del carcere è stato portato in infermeria perché gli hanno riscontrato la scabbia. Già la scabbia, una malattia dimenticata fuori, ma ben radicata qui.
Per il resto nel carcere di Sanremo non c’è nulla per noi detenuti. Né la possibilità di imparare un lavoro o di lavorare, che sarebbe tanto utile, né la possibilità di essere seguiti con costanza dall’educatore. Noi speriamo tanto che il nostro grido venga ascoltato da qualcuno, perché viviamo nel più completo abbandono e nella più assoluta disperazione.
Siracusa: Commissione del consiglio provinciale visita le carceri
www.siracusanews.it, 11 marzo 2010
Il giro delle tre carceri della provincia di Siracusa si è concluso stamani con l’ultimo sopralluogo della specifica commissione del consiglio provinciale, presieduta da Carmelo Spataro, presso l’istituto penitenziario di Cava Donna.
La commissione, composta oltre cha da Spataro anche dai consiglieri Liddo Schiavo, Niky Paci, Nino Iacono, Corrado Calvo, assieme al presidente del Consiglio Provinciale Michele Mangiafico, è stata ricevuta dalla direttrice dell’Istituto Penitenziario, Angela Gianì, che ha fornito alla commissione i principali dati della struttura.
È emerso, quindi, che su una ricettività ottimale di detenuti di 280 unità, ve ne sono costantemente circa 550. Di questi, il 35% composto da extracomunitari e solo 138 con pene passate in giudicato. Per la maggior parte si tratta, quindi, di detenuti in attesa di sentenza definitiva. Assolutamente inadeguata anche la situazione del personale. A fronte dei 315 agenti di polizia penitenziaria previsti in organico, ve ne sono in servizio solo 251. Di questi, fra servizi esterni e di traduzione dei detenuti da e per i tribunali, solo 150 sono effettivamente in servizio, e su tre turni.
Sul versante del personale educativo, rispetto alle previste sei unità (già inadeguate) ve ne sono in servizio solo tre. Solo cinquanta detenuti svolgono una attività lavorativa, mentre sono circa cento quelli che partecipano a corsi di formazione. Il lavoro della commissione consiliare non si conclude effettivamente con questa visita ma continua con incontri che si terranno nelle prossime settimane. Sono previste audizioni di operatori sociali ed anche del Garante regionale dei detenuti. Dopo la commissione passerà alla redazione della relazione finale che sarà presenta in occasione di un importante evento pubblico.
OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE
Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”
Associazione “A Buon Diritto”, “Radiocarcere”, “Ristretti Orizzonti
Detenuto malato di mente si impicca a Poggioreale: è il 14° suicidio in carcere da inizio anno
Angelo Russo, 31 anni, affetto da una grave forma di schizofrenia, era stato arrestato il 24 febbraio scorso febbraio con l’accusa di aver violentato una ragazza di 19 anni, mentre entrambi erano ricoverati in un Istituto di Igiene Mentale a Pozzuoli. Ieri sera si è impiccato nel carcere di Poggioreale.
Salgono a 14 i detenuti suicidi dall’inizio del 2010, mentre il carcere si riconferma ancora una volta come “ricettacolo” di ogni forma di disagio sociale: una recente ricerca, realizzata dalla SIMSPE (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria) ha rivelato che il 10% della popolazione detenuta è affetta da malattie mentali. Si tratta di oltre 6.000 persone: 1.533 internate nei 6 OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e le altre recluse nelle sezioni per detenuti comuni.
Russo era in carcere da meno di due settimane (formalmente indagato e non ancora rinviato a giudizio) sulla base di una presunzione di “pericolosità sociale”, che è particolarmente difficile da definire quando una persona è affetta da patologie psichiche, poiché va innanzitutto valutata la sua “capacità di intendere e volere”.
Una volta escluso il “vizio totale di mente” - che impedirebbe la celebrazione del processo e la detenzione in regime ordinario, sostituita da una “misura di sicurezza” come l’internamento in Ospedale Psichiatrico Giudiziario - il detenuto malato mentale va comunque sottoposto a cure e attenzioni particolari, anche per evitare il rischio di suicidi e autolesionismi.
Oggi il carcere, caratterizzato da sovraffollamento, carenze di personale e di risorse economiche, non è in grado di tutelare la vita e la salute dei detenuti, tantomeno di “recuperarli” alla vita sociale: il caso di Poggioreale è emblematico: ha 1.385 posti e vi sono ristretti più di 2.800 detenuti, negli ultimi 3 anni vi sono morti più di 30 detenuti, di cui 9 suicidi.
Lettere: i detenuti, da varie carceri, scrivono a Riccardo ArenaPagina di Radio Carcere su Il Riformista, 11 marzo 2010
Il sovraffollato carcere di Sanremo. Caro Arena, ti scriviamo in quanto qui nel carcere di Sanremo siamo ormai giunti alla disperazione a causa del sovraffollamento. Infatti siamo arrivati al punto che dentro ad una piccola cella siamo costretti a viverci in otto detenuti. Otto detenuti costretti a restare chiusi in questa piccola cella per 21 ore al giorno. Ti assicuro che c’è da impazzire a vivere così!
Una cella la nostra non solo sovraffollata, ma dove è a rischio anche l’igiene personale. Considera, per esempio, che è da più di un anno che abbiamo lo scarico del bagno rotto e quando facciamo i bisogni siamo costretti a usare una bacinella. Inoltre il vitto che ci danno è immangiabile, la cucina è invasa dai topi e addirittura qualcuno del personale addetto alla cucina del carcere è stato portato in infermeria perché gli hanno riscontrato la scabbia. Già la scabbia, una malattia dimenticata fuori, ma ben radicata qui.
Per il resto nel carcere di Sanremo non c’è nulla per noi detenuti. Né la possibilità di imparare un lavoro o di lavorare, che sarebbe tanto utile, né la possibilità di essere seguiti con costanza dall’educatore. Noi speriamo tanto che il nostro grido venga ascoltato da qualcuno, perché viviamo nel più completo abbandono e nella più assoluta disperazione.
Siracusa: Commissione del consiglio provinciale visita le carceri
www.siracusanews.it, 11 marzo 2010
Il giro delle tre carceri della provincia di Siracusa si è concluso stamani con l’ultimo sopralluogo della specifica commissione del consiglio provinciale, presieduta da Carmelo Spataro, presso l’istituto penitenziario di Cava Donna.
La commissione, composta oltre cha da Spataro anche dai consiglieri Liddo Schiavo, Niky Paci, Nino Iacono, Corrado Calvo, assieme al presidente del Consiglio Provinciale Michele Mangiafico, è stata ricevuta dalla direttrice dell’Istituto Penitenziario, Angela Gianì, che ha fornito alla commissione i principali dati della struttura.
È emerso, quindi, che su una ricettività ottimale di detenuti di 280 unità, ve ne sono costantemente circa 550. Di questi, il 35% composto da extracomunitari e solo 138 con pene passate in giudicato. Per la maggior parte si tratta, quindi, di detenuti in attesa di sentenza definitiva. Assolutamente inadeguata anche la situazione del personale. A fronte dei 315 agenti di polizia penitenziaria previsti in organico, ve ne sono in servizio solo 251. Di questi, fra servizi esterni e di traduzione dei detenuti da e per i tribunali, solo 150 sono effettivamente in servizio, e su tre turni.
Sul versante del personale educativo, rispetto alle previste sei unità (già inadeguate) ve ne sono in servizio solo tre. Solo cinquanta detenuti svolgono una attività lavorativa, mentre sono circa cento quelli che partecipano a corsi di formazione. Il lavoro della commissione consiliare non si conclude effettivamente con questa visita ma continua con incontri che si terranno nelle prossime settimane. Sono previste audizioni di operatori sociali ed anche del Garante regionale dei detenuti. Dopo la commissione passerà alla redazione della relazione finale che sarà presenta in occasione di un importante evento pubblico.
OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE
Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”
Associazione “A Buon Diritto”, “Radiocarcere”, “Ristretti Orizzonti
Detenuto malato di mente si impicca a Poggioreale: è il 14° suicidio in carcere da inizio anno
Angelo Russo, 31 anni, affetto da una grave forma di schizofrenia, era stato arrestato il 24 febbraio scorso febbraio con l’accusa di aver violentato una ragazza di 19 anni, mentre entrambi erano ricoverati in un Istituto di Igiene Mentale a Pozzuoli. Ieri sera si è impiccato nel carcere di Poggioreale.
Salgono a 14 i detenuti suicidi dall’inizio del 2010, mentre il carcere si riconferma ancora una volta come “ricettacolo” di ogni forma di disagio sociale: una recente ricerca, realizzata dalla SIMSPE (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria) ha rivelato che il 10% della popolazione detenuta è affetta da malattie mentali. Si tratta di oltre 6.000 persone: 1.533 internate nei 6 OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e le altre recluse nelle sezioni per detenuti comuni.
Russo era in carcere da meno di due settimane (formalmente indagato e non ancora rinviato a giudizio) sulla base di una presunzione di “pericolosità sociale”, che è particolarmente difficile da definire quando una persona è affetta da patologie psichiche, poiché va innanzitutto valutata la sua “capacità di intendere e volere”.
Una volta escluso il “vizio totale di mente” - che impedirebbe la celebrazione del processo e la detenzione in regime ordinario, sostituita da una “misura di sicurezza” come l’internamento in Ospedale Psichiatrico Giudiziario - il detenuto malato mentale va comunque sottoposto a cure e attenzioni particolari, anche per evitare il rischio di suicidi e autolesionismi.
Oggi il carcere, caratterizzato da sovraffollamento, carenze di personale e di risorse economiche, non è in grado di tutelare la vita e la salute dei detenuti, tantomeno di “recuperarli” alla vita sociale: il caso di Poggioreale è emblematico: ha 1.385 posti e vi sono ristretti più di 2.800 detenuti, negli ultimi 3 anni vi sono morti più di 30 detenuti, di cui 9 suicidi.
Etichette:
lettere dei detenuti
lunedì 7 dicembre 2009
Lettera dei detenuti di S. Vittore a Rita Bernardini:1 solo educatore per 500 detenuti,quale rieducazione? carcere,governo,Ionta,politica,detenuti
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
LA DENUNCIA DEI DETENUTI DI SAN VITTORE: "QUI IL SOVRAFFOLLAMENTO E' ORMAI ALL'ULTIMO STADIO"
Cronaca
Pubblichiamo la lettera scritta dai detenuti di San Vittore alla parlamentare Rita Bernardini, che il 24/11 da RadioCarcere aveva chiesto a tutti i reclusi di partecipare allo sciopero della fame. I carcerati denunciano: "siamo stati boicottati dalla polizia giudiziaria che ha ignorato i biglietti di chi chiedeva di essere pesato per poter dimostrare l'adesione di un gran numero di noi allo sciopero"
Siamo dei detenuti del carcere di S. Vittore, Le scriviamo innanzitutto per ringraziare Lei e i tutti/e coloro che stanno protestando con lo sciopero della fame ad oltranza contro lo stato disastroso delle carceri italiane. Alcuni di noi detenuti, dopo aver sentito il Suo appello sulla rubrica radiofonica Radio Carcere del 24/11 in cui chiedeva ai detenuti delle carceri di partecipare allo sciopero, hanno iniziato a digiunare.
Desideriamo fare sapere a Lei, e tramite Lei all'esterno, che abbiamo anche protestato con una battitura delle sbarre dalle 22 alle 23 e facendo lo "sciopero del carrello". Domenica 29/11 volevamo fare uno sciopero della fame totale, coinvolgendo l'intero carcere per denunciare le condizioni a dir poco "poco dignitose" in cui versano le carceri italiane e per chiedere soluzioni adeguate, ma non siamo riusciti.
Un po' per la difficoltà di aggregare i diversi piani e raggi, un po' per la diffidenza e la paura dei nostri compagni di diverse nazionalità che temono molto possibili ripercussioni (rapporti, trasferimenti, percosse...). Soprattutto però siamo stati boicottati dalla polizia giudiziaria che ha ignorato i biglietti di chi chiedeva di essere pesato per poter dimostrare l'adesione di un gran numero di noi allo sciopero.
Siamo sconfortati dall'impossibilità anche solo di poter protestare per il rispetto di condizioni minime di vita. L'unica cosa che riusciamo a fare è la battitura di sbarre che non sente nessuno fuori dalle mura del carcere e che viene controllata da secondini con facce truci.
Qui a San Vittore il sovraffolamento è ormai all'ultimo stadio: il 4° raggio è chiuso per ristrutturazioni e i nuovi detenuti vengono messi nelle celle infermeria dove dormono al buio e per terra tra valium e psicofarmaci... Manca l'acqua calda per i termosifoni, c'é un'educatrice per 500 persone, 1 agente per 5 piani ecc. ecc.
Se volete venire a trovarci, non fatevi portare alla visita guidata al 3° raggio, ma fatevi portare al 4° o al 6° raggio e guardate in che condizioni si vive, anzi NON si vive.
Notizie dal carcere di San Vittore
CNRmedia- 06/12/2009
LA DENUNCIA DEI DETENUTI DI SAN VITTORE: "QUI IL SOVRAFFOLLAMENTO E' ORMAI ALL'ULTIMO STADIO"
Cronaca
Pubblichiamo la lettera scritta dai detenuti di San Vittore alla parlamentare Rita Bernardini, che il 24/11 da RadioCarcere aveva chiesto a tutti i reclusi di partecipare allo sciopero della fame. I carcerati denunciano: "siamo stati boicottati dalla polizia giudiziaria che ha ignorato i biglietti di chi chiedeva di essere pesato per poter dimostrare l'adesione di un gran numero di noi allo sciopero"
Siamo dei detenuti del carcere di S. Vittore, Le scriviamo innanzitutto per ringraziare Lei e i tutti/e coloro che stanno protestando con lo sciopero della fame ad oltranza contro lo stato disastroso delle carceri italiane. Alcuni di noi detenuti, dopo aver sentito il Suo appello sulla rubrica radiofonica Radio Carcere del 24/11 in cui chiedeva ai detenuti delle carceri di partecipare allo sciopero, hanno iniziato a digiunare.
Desideriamo fare sapere a Lei, e tramite Lei all'esterno, che abbiamo anche protestato con una battitura delle sbarre dalle 22 alle 23 e facendo lo "sciopero del carrello". Domenica 29/11 volevamo fare uno sciopero della fame totale, coinvolgendo l'intero carcere per denunciare le condizioni a dir poco "poco dignitose" in cui versano le carceri italiane e per chiedere soluzioni adeguate, ma non siamo riusciti.
Un po' per la difficoltà di aggregare i diversi piani e raggi, un po' per la diffidenza e la paura dei nostri compagni di diverse nazionalità che temono molto possibili ripercussioni (rapporti, trasferimenti, percosse...). Soprattutto però siamo stati boicottati dalla polizia giudiziaria che ha ignorato i biglietti di chi chiedeva di essere pesato per poter dimostrare l'adesione di un gran numero di noi allo sciopero.
Siamo sconfortati dall'impossibilità anche solo di poter protestare per il rispetto di condizioni minime di vita. L'unica cosa che riusciamo a fare è la battitura di sbarre che non sente nessuno fuori dalle mura del carcere e che viene controllata da secondini con facce truci.
Qui a San Vittore il sovraffolamento è ormai all'ultimo stadio: il 4° raggio è chiuso per ristrutturazioni e i nuovi detenuti vengono messi nelle celle infermeria dove dormono al buio e per terra tra valium e psicofarmaci... Manca l'acqua calda per i termosifoni, c'é un'educatrice per 500 persone, 1 agente per 5 piani ecc. ecc.
Se volete venire a trovarci, non fatevi portare alla visita guidata al 3° raggio, ma fatevi portare al 4° o al 6° raggio e guardate in che condizioni si vive, anzi NON si vive.
Notizie dal carcere di San Vittore
CNRmedia- 06/12/2009
Etichette:
lettere dei detenuti
giovedì 12 novembre 2009
Detenuti di Bologna scrivono al ministro,nessuna rieducazione con soli 4 educatori.Carcere,governo angelino alfano,costituzione,rita bernardini
Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Lettera dei detenuti del carcere di Bologna al ministro Alfano
Numeri, numeri infiniti e spropositati, numeri oramai impossibili da contenere,
numeri non più possibili da nascondere all’interno di altissime mura tra migliaia di sbarre.
Numeri da condividere con l’opinione pubblica che oramai sa, ha visto, ha sentito qualcosa
e vorrebbe non avere né visto né sentito.
63.570 a fronte di 43.000 posti, questo è il dato che spaventa e che crea disagio e
panico tra coloro che ci governano. Sì è così, non abbiamo sbagliato, ci governano perché,
sebbene con orrore e distacco, prendono i voti anche da noi e, solo in quella circostanza,
sono palesemente felici del nostro grande numero, un grande bacino dal quale attingere
tanti voti.
Ebbene, questo grande numero che ora è emerso e non si può più nascondere è
formato dallo stesso identico numero di volti, di nomi, di provenienze, di storie di vita
differenti, di casi giudiziari diversi e, benché possa apparire improbabile, è lo stesso
numero dato dalla somma di singole unità umane. Siamo persone con una dignità, una
morale, una famiglia, degli affetti, nonostante tutto dei diritti e, spesso, una colpa, talvolta
vittime di errori.
C’è chi tra noi non ha ancora avuto un giudizio, chi l’ha ricevuto parziale e chi
definitivo ma in tutti i casi giudicati lo siamo stati o lo saremo da Giudici, Magistrati, organi
della Magistratura, comunque uomini, nostri simili.
Molti tra noi, anzi, moltissimi hanno sbagliato, molti tra loro hanno sbagliato o
sbaglieranno, da qui viene la nostra umanità, la nostra unica e comune appartenenza alla
razza umana.
Molti di noi sono cambiati, molti di noi cambieranno, ecco perché ci piace pensare
che molti di loro possano o potranno fare lo stesso.
Ministro Alfano, le Sue intenzioni di costruire nuove carceri non risolveranno il
problema divenuto oramai incontenibile; non insegneranno un lavoro a chi non ha un
lavoro, né tanto meno a chi non ha mai lavorato; non faranno in modo che un
tossicodipendente possa amare la vita per quella che è e non per una boccetta di
metadone in sostituzione provvisoria ad una siringa; non faranno capire che uccidere è
peccato se ogni giorno qui dentro moriamo un po’; e non permetteranno a chi per vivere
ha sempre rubato a capire che il lavoro è la base solida della vita; e di certo non potranno
insegnare il grande unico valore della vita che è la famiglia, se all’interno di queste mura
che Lei, Ministro, costruirà sempre più alte e sempre più spesse, i colloqui saranno come
ora di sei ore al mese, in uno spazio di pochi metri quadrati, spiati da agenti penitenziari
che impediscono qualunque slancio d’affetto.
La nostra realtà è quella del Carcere della Dozza di Bologna: 1.200 detenuti ma
tante, tante storie differenti, pochi Magistrati, fissazione per le Camere di Consiglio
lunghissime ed impersonali, fredde, tutte uguali e quasi sempre un’unica risposta, NO.
Detenuti in attesa di Giudizio da tanto, troppo tempo; e chi potrà restituire loro ciò
che ora gli viene tolto nel caso risultassero non colpevoli? Quattro educatori per questo
numero spropositato di persone, pochissimi psicologi e nessun corso finalizzato ad un
reinserimento nella società, una scarsissima attenzione alle norme più elementari della
pulizia e della salute. Assenza totale di istruzione: solo in questo istituto i casi di
analfabetismo sono diversi e chi o cosa potrà garantire loro un futuro se autonomamente
non sono neppure in grado di leggere nero su bianco il loro presente. Madri cui viene
negata la possibilità di stringere tra le braccia i propri figli perché gli assistenti sociali non
lo permettono.
Ministro Alfano, noi tutte, un piccolo numero facente parte di quell’enorme numero
che tante volte viene citato negli ultimi tempi, quello spaventoso numero che terrorizza e
schifa allo stesso tempo, quel grande numero che è composto anche da noi (80 donne e 2
bambini), con questa lettera arricchita da alcuni nostri profili seppur stringati, non
vogliamo rappresentare una protesta, né uno sfogo, né una lezione, ma semplicemente
una preghiera affinché al posto delle tante mura che Lei ancora vuole innalzare per
continuare a contenere dei numeri che si andrebbero tristemente ad aggiungere al già
paradossale numero; la preghiera di provare a capire il perché di tutto questo, capire
come risolverlo, aiutando ognuna di noi, noi tutte fatte non di cifre ma di singole
esperienze, a tornare su quella strada dalla quale siamo state sbalzate via.
La nostra preghiera è quella di non continuare a giudicare per ciò che abbiamo fatto
o perciò per il quale saremo giudicate ma per ciò che siamo e per ciò che vorremmo e
potremmo diventare.
Le detenute del Carcere della Dozza – Bologna
Lettera dei detenuti del carcere di Bologna al ministro Alfano
Numeri, numeri infiniti e spropositati, numeri oramai impossibili da contenere,
numeri non più possibili da nascondere all’interno di altissime mura tra migliaia di sbarre.
Numeri da condividere con l’opinione pubblica che oramai sa, ha visto, ha sentito qualcosa
e vorrebbe non avere né visto né sentito.
63.570 a fronte di 43.000 posti, questo è il dato che spaventa e che crea disagio e
panico tra coloro che ci governano. Sì è così, non abbiamo sbagliato, ci governano perché,
sebbene con orrore e distacco, prendono i voti anche da noi e, solo in quella circostanza,
sono palesemente felici del nostro grande numero, un grande bacino dal quale attingere
tanti voti.
Ebbene, questo grande numero che ora è emerso e non si può più nascondere è
formato dallo stesso identico numero di volti, di nomi, di provenienze, di storie di vita
differenti, di casi giudiziari diversi e, benché possa apparire improbabile, è lo stesso
numero dato dalla somma di singole unità umane. Siamo persone con una dignità, una
morale, una famiglia, degli affetti, nonostante tutto dei diritti e, spesso, una colpa, talvolta
vittime di errori.
C’è chi tra noi non ha ancora avuto un giudizio, chi l’ha ricevuto parziale e chi
definitivo ma in tutti i casi giudicati lo siamo stati o lo saremo da Giudici, Magistrati, organi
della Magistratura, comunque uomini, nostri simili.
Molti tra noi, anzi, moltissimi hanno sbagliato, molti tra loro hanno sbagliato o
sbaglieranno, da qui viene la nostra umanità, la nostra unica e comune appartenenza alla
razza umana.
Molti di noi sono cambiati, molti di noi cambieranno, ecco perché ci piace pensare
che molti di loro possano o potranno fare lo stesso.
Ministro Alfano, le Sue intenzioni di costruire nuove carceri non risolveranno il
problema divenuto oramai incontenibile; non insegneranno un lavoro a chi non ha un
lavoro, né tanto meno a chi non ha mai lavorato; non faranno in modo che un
tossicodipendente possa amare la vita per quella che è e non per una boccetta di
metadone in sostituzione provvisoria ad una siringa; non faranno capire che uccidere è
peccato se ogni giorno qui dentro moriamo un po’; e non permetteranno a chi per vivere
ha sempre rubato a capire che il lavoro è la base solida della vita; e di certo non potranno
insegnare il grande unico valore della vita che è la famiglia, se all’interno di queste mura
che Lei, Ministro, costruirà sempre più alte e sempre più spesse, i colloqui saranno come
ora di sei ore al mese, in uno spazio di pochi metri quadrati, spiati da agenti penitenziari
che impediscono qualunque slancio d’affetto.
La nostra realtà è quella del Carcere della Dozza di Bologna: 1.200 detenuti ma
tante, tante storie differenti, pochi Magistrati, fissazione per le Camere di Consiglio
lunghissime ed impersonali, fredde, tutte uguali e quasi sempre un’unica risposta, NO.
Detenuti in attesa di Giudizio da tanto, troppo tempo; e chi potrà restituire loro ciò
che ora gli viene tolto nel caso risultassero non colpevoli? Quattro educatori per questo
numero spropositato di persone, pochissimi psicologi e nessun corso finalizzato ad un
reinserimento nella società, una scarsissima attenzione alle norme più elementari della
pulizia e della salute. Assenza totale di istruzione: solo in questo istituto i casi di
analfabetismo sono diversi e chi o cosa potrà garantire loro un futuro se autonomamente
non sono neppure in grado di leggere nero su bianco il loro presente. Madri cui viene
negata la possibilità di stringere tra le braccia i propri figli perché gli assistenti sociali non
lo permettono.
Ministro Alfano, noi tutte, un piccolo numero facente parte di quell’enorme numero
che tante volte viene citato negli ultimi tempi, quello spaventoso numero che terrorizza e
schifa allo stesso tempo, quel grande numero che è composto anche da noi (80 donne e 2
bambini), con questa lettera arricchita da alcuni nostri profili seppur stringati, non
vogliamo rappresentare una protesta, né uno sfogo, né una lezione, ma semplicemente
una preghiera affinché al posto delle tante mura che Lei ancora vuole innalzare per
continuare a contenere dei numeri che si andrebbero tristemente ad aggiungere al già
paradossale numero; la preghiera di provare a capire il perché di tutto questo, capire
come risolverlo, aiutando ognuna di noi, noi tutte fatte non di cifre ma di singole
esperienze, a tornare su quella strada dalla quale siamo state sbalzate via.
La nostra preghiera è quella di non continuare a giudicare per ciò che abbiamo fatto
o perciò per il quale saremo giudicate ma per ciò che siamo e per ciò che vorremmo e
potremmo diventare.
Le detenute del Carcere della Dozza – Bologna
Etichette:
lettere dei detenuti
Iscriviti a:
Post (Atom)

