Continuate a firmare e far firmare la nostra petizione per la presentazione al parlamento. Clicca sul rettangolo
Mercoledi',23 Marzo 2011: interrogazioni per l'assunzione degli educatori penitenziari
Mercoledi',23 Marzo 2011,
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari
(rinvio del 16 Marzo 2011)
in commissione giustizia discussione delle interrogazioni orali per l'assunzione degli educatori penitenziari.
5-04298 Cassinelli: Sull’iter del concorso pubblico per educatore penitenziario
5-04314 Ferranti: Questioni relative all’assunzione dei vincitori del concorso per educatore penitenziario
Per leggere il testo delle interrogazioni vai su news giornaliere o etichetta interrogazioni parlamentari
Carceri:necessario assumere educatori,assistenti e psicologi.
26 agosto 2010
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
Giustizia: Bernardini (Radicali); basta morti in carcere, varare in fretta misure deflattive
“Il tempo dell’illegalità e dell’inciviltà carceraria italiana è scandito ad un ritmo impressionante dalle morti, dai suicidi. Dico al Governo e ai miei colleghi parlamentari che così numerosi hanno partecipato all’iniziativa del Ferragosto in carcere, che occorre fare in fretta a varare, intanto, misure adeguate a decongestionare la sovrappopolazione carceraria”. Lo afferma Rita Bernardini, deputata Radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera, dopo la morte di un detenuto a Sulmona. “Il disegno di legge Alfano - così come svuotato dalla Commissione Giustizia della Camera - non serve a spegnere l’incendio di disperazione e di morte che sta divampando - prosegue.Affidare infatti ai Tribunali di sorveglianza la valutazione della pericolosità sociale e l’idoneità del domicilio per consentire di scontare ai domiciliari pene residue sotto i 12 mesi, significa paralizzare tutto: la valutazione arriverà troppo tardi! Si dia ai direttori degli istituti penitenziari questo compito che saprebbero fare meglio e più in fretta dei magistrati di sorveglianza. Ridimensionata almeno un po’ la popolazione detenuta, occorre immediatamente riformare il sistema come previsto dalle mozioni approvate in gennaio dalle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama a partire dallo stop all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva e alla depenalizzazione dei reati minori, per arrivare alle misure e pene alternative che si rivelano molto più efficaci del carcere ai fini della rieducazione e del reinserimento sociale, all’adeguamento degli organici penitenziari (agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali), alle possibilità di lavoro per i detenuti, agli istituti di custodia attenuata dove i tossicodipendenti possano curarsi”.
5 luglio 2010
Carceri: Favi, "Bene Tg2, condizioni indegne per detenuti e lavoratori"
Dichiarazione di Sandro Favi responsabile Carceri del Partito Democratico
L’inchiesta del Tg2 sulla drammatica situazione delle nostre carceri evidenzia ciò che il Partito Democratico denuncia da mesi, e cioè condizioni di vita per i detenuti e per i lavoratori penitenziari del tutto indegne. Quelle viste all’Ucciardone sono situazioni che in realtà riguardano la stragrande maggioranza delle carceri italiane. Le morti in carcere e gli atti di autolesionismo sono segnali inequivocabili: occorre attuare da subito politiche penitenziarie che decongestionino gli istituti. È assolutamente necessario investire sulle misure alternative alla detenzione e sull’aumento di agenti di polizia penitenziaria, di educatori, di assistenti sociali e psicologi.
Finora il ministro Alfano e il direttore delle carceri Ionta hanno saputo solo ipotizzare un piano carceri che avrà lunghissimi tempi di realizzazione e che non inciderà minimamente per un miglioramento della situazione nell’immediato.
Così non va.
Lettere: senza assunzione personale educativo il ddl Alfano è inutile
Comunicato stampa, 29 maggio 2010
Ai deputati di commissione bilancio
e giustizia camera
Al sottosegretario
On. Caliendo
Al sottosegretario
On. Giorgetti Alberti
Egregi Onorevoli,
dopo aver appreso la notizia sul parere negativo della Commissione Bilancio sugli artt. 2 quater e 2 sexies del Ddl Alfano questo Comitato ritiene necessario porre alla Vostra attenzione alcune osservazioni. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru 2.060 svuoterebbe di significato il Ddl Alfano riducendolo ad una imago sine re.
L’investimento in risorse umane è propedeutico alla concreta materializzazione della normativa contenuta nel provvedimento. Secondo quanto enunciato dall’art. 1 comma 3 del Ddl. il magistrato di sorveglianza decide sulla base della relazione inviatagli dall’istituto penitenziario.
Alla luce della normativa penitenziaria è l’educatore colui che osserva il comportamento del detenuto e provvede alla stesura della relazione di sintesi, cioè di quella relazione di cui si servirà il magistrato di sorveglianza per la decisione finale sulla misura alternativa.
Senza l’incremento di ulteriori unità di personale pedagogico la situazione del sovraffollamento carcerario non potrà mai essere risolta né tantomeno potrà trovare risoluzione la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane.
Pochi educatori significa poche relazioni da inviare al magistrato di sorveglianza. Pochi educatori significa impossibilità di fare il trattamento. Pochi educatori significa stasi della concessione di misure alternative. L’eliminazione dell’articolo aggiuntivo Schirru creerebbe un vero e proprio effetto boomerang che provocherebbe la totale paralisi del Ddl Alfano.
La Commissione Giustizia dopo aver preso atto della grave situazione di disagio in cui versano le carceri italiani ha dato voce all’articolo 27 della Costituzione decidendo di investire su quello che già nel Settecento Beccaria definiva “il più sicuro mezzo di prevenire i delitti” ossia l’educazione.
L’approvazione dell’articolo aggiuntivo che esclude il Dap dalla riduzione della pianta organica e dal blocco delle assunzioni costituisce una vera e propria presa di coscienza dell’assunto secondo il quale non può esserci alcun miglioramento delle condizioni di detenzione senza l’investimento in risorse umane.
Si evidenzia inoltre che l’emendamento è già stato “riformulato” originariamente infatti prevedeva l’obbligo per il governo,dopo l’invio della relazione per l’adeguamento della pianta organica, di predisporre entro 2 mesi un piano straordinario di assunzioni.
La totale eliminazione di questo emendamento volto alla concreta applicazione della misura alternativa sulla quale questo Governo intende puntare per risolvere il dramma del pianeta carcere renderebbe inutile l’approvazione di un Ddl che non riuscirebbe mai ad essere attuato.
Ci sarebbe infatti una vera e propria antinomia tra norma e realtà. La realtà è che la situazione carceraria italiana è drammatica e preoccupante.
I continui suicidi in carcere sono da porre in relazione con le insopportabili condizioni di disagio in cui vivono i reclusi delle carceri italiane alla carenza di trattamento e attività rieducative e alla mancata assistenza psicologica dovuta alla cronica carenza di personale educativo
Ebbene, l’Italia, Paese democratico, è stata condannata dalla Cedu per trattamento degradante e disumano. A tale situazione va data una risposta concreta, soprattutto se si considera che il bilancio dello stato potrebbe essere aggravato dalle condanne della Cedu (Sic!).
Inoltre non si comprende come la crisi riguardi solo le risorse umane e non anche lo stanziamento dei fondi per l’edilizia penitenziaria ,infatti, una volta costruite nuove carceri queste rimarranno inutilizzate (Sic!) Un esempio è fornito dal carcere di Agrigento e dal carcere di Rieti, a Pinerolo inoltre, c’è un carcere vuoto da 10 anni ma è già stata individuata un’area per costruir un nuovo carcere (fonte Girodivite).
Per un provvedimento importante, come quello in esame, che punta sulla rieducazione e sul recupero del reo, occorre assumersi delle responsabilità serie, perché l’incremento del personale pedagogico rappresenta il sine qua non della correlazione legge - realtà.
Ancora una volta si evidenzia inoltre che il “decantato” vulnus di copertura finanziaria può essere sanato attingendo dai fondi della Cassa delle Ammende che secondo quanto disposto dall’art 129 III comma del Dpr 30 giugno 2000, n. 230, devono essere destinati ai programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale dei detenuti e degli internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”e non all’edilizia penitenziaria (Sic!) . Qualora il Governo non intenda attingere i fondi necessari dalla cassa delle Ammende potrebbe ricavarli dai fondi del Fug, visto che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che assegna per la prima volta le quote delle risorse sequestrate alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati al Fondo Unico Giustizia (Fug), nella misura del 50 per cento al Ministero dell’Interno e del 50 per cento al Ministero della Giustizia. Attingendo i fondi o dalla cassa delle Ammende o dal Fug non vi sarebbe alcun onere aggiuntivo in quanto gli stessi sono già previsti in bilancio.
Per le ragioni suesposte riteniamo che l’emendamento presentato dall’On. Donatella Ferranti e Schirru sia una vera proposta “bipartisan” che deve, necessariamente,trovare accoglimento così come è stato approvato in Commissione Giustizia.
Riteniamo altresì che il governo, dopo aver provveduto all’adeguamento della pianta organica anche in relazione alla popolazione detenuta ( quasi 70mila detenuti) debba predisporre un piano straordinario di assunzioni di educatori penitenziari da attingersi dalla vigente graduatoria del concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con Pdg 21 novembre 2003.
Una scelta in tal senso rappresenterebbe la chiave di volta per un chiaro e ben preciso impegno di responsabilità affinché la drammatica situazione che affligge il pianeta carcere possa finalmente essere risolta. Per tali ragioni auspichiamo che tutta la commissione bilancio della camera e il sottosegretario Alberto Giorgetti facciano una seria e proficua riflessione riconoscendo l’importanza ai fini dell’attuazione del Ddl in esame dell’emendamento Schirru 2.060.
FERRANTI SU DDL CARCERI,OTTENUTO ANCHE AMPLIAMENTO ORGANICO EDUCATORI PENITENZIARI.
Donatella Ferranti,PD:piano programmato di assunzioni del personale degli educatori.
Governo favorevole a emendamenti Pd per potenziamento personale penitenziario:piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
18 maggio 2010
La commissione Giustizia della Camera ha cominciato a votare gli emendamenti presentati al ddl carceri e il Governo ha dato parere favorevole alle proposte di modifica del Pd che prevedevano il potenziamento del personale civile e amministrativo penitenziario (psicologi, educatori, ecc) e l’adeguamento delle piante organiche di carabinieri e polizia in funzione del nuovo impegno che dovranno svolgere per vigilare sui detenuti che trascorreranno agli arresti domiciliari l’ultimo periodo della loro detenzione. Il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, ha espresso soddisfazione per questo parere favorevole del Governo augurandosi che alla fine l’emendamento venga approvato.
Pd: nostre proposte sono su linea indicata da Napolitano
“Il Pd è pronto” a rispondere al monito del presidente della Repubblica sulla necessità di risolvere il sovraffollamento delle carceri e “a fare la propria parte”. Per questo, annuncia Sandro Favi, responsabile Carceri dei democratici, “nei prossimi giorni il nostro partito presenterà proposte su questi temi, in un quadro di sistema e in continuità e sviluppo delle mozioni approvate dal Parlamento già nei primi mesi di quest`anno”.
“Proporremo - spiega Favi - che si proceda alla revisione del codice penale, che vengano riviste le norme che determinano l`alta incidenza di imputati in custodia cautelare in carcere e quelle sul trattamento penale dei tossicodipendenti, che siano ampliate le opportunità di accesso alle misure alternative alla detenzione. Chiederemo inoltre al Governo - prosegue - un piano programmato di assunzioni, per l`adeguamento degli organici del personale di Polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, nonché gli indispensabili stanziamenti ed investimenti per ripristinare la corretta funzionalità ed operatività dei servizi e delle strutture”.
“Il Partito Democratico - conclude l’esponente del Pd - rinnova la stima e la fiducia degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e l`apprezzamento verso i dirigenti dell`Amministrazione penitenziaria, verso le professionalità socio-educative, sanitarie, amministrative e tecniche che, in questa fase difficile, dimostrano il proprio impegno con alto senso di umanità e qualificate competenze”.
Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
Carceri: Pd, "Testo migliorato in commissione, ma serve uno sforzo in più" Ferranti: "Iter rapido? Vediamo atteggiamento maggioranza su nostre proposte"
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
“Lo stralcio della messa in prova consentirà di esaminare rapidamente il provvedimento sulla detenzione domiciliare”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti facendo notare come ‘la messa in prova non riguardava la popolazione carceraria e quindi non avrebbe avuto effetti sul grave stato di sovraffollamento delle carceri italiane. In ogni caso – sottolinea la democratica – il voto di oggi conferma il nostro giudizio negativo sul testo uscito dal consiglio dei ministri che era confuso ed inefficace anche perché privo di qualsiasi copertura finanziaria. Stiamo adesso valutando se aderire o meno alla richiesta di un voto in sede legislativa sul testo modificato nel corso dei lavori in commissione. La nostra disponibilità dipenderà anche dall’atteggiamento della maggioranza sulle nostre ulteriori proposte di modifica. In particolare: la tutela delle vittime di violenza domestica, il rafforzamento del personale di polizia (non solo quella penitenziaria) e del personale del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria(educatori e psicologi)”.
Proposta emendativa 8.01.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della Giustizia, sentiti i Ministri dell'interno e della funzione pubblica, riferisce alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo di Polizia penitenziaria e del personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria anche in relazione all'entità numerica della popolazione carceraria e al numero dei posti esistenti e programmati.
2. A tal fine il Governo presenta al Parlamento entro i successivi novanta giorni un apposito piano straordinario di assunzioni di nuove unità specificandone i tempi di attuazione e le modalità di finanziamento.».
Ferranti Donatella, Schirru Amalia, Samperi Marilena, Amici Sesa
Proposta emendativa 8.03.
Dopo l'articolo 8 inserire il seguente:
«Art. 8-bis. - 1. Al comma 8-quinquies, della legge n. 26 del 2010, dopo le parole Il Corpo della Polizia penitenziaria, sono inserite le seguenti il personale del comparto civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria,».
Schirru Amalia, Ferranti Donatella, Samperi Marilena, Amici Sesa
28-04-10
Dopo l'ennesimo suicidio in carcere (23 dall'inizio dell'anno), nel penitenziario di Castrogno, a Teramo, il parlamentare dell'IdV, Augusto Di Stanislao, ribadisce la necessita' di interventi diretti ed immediati da parte del Governo. ''Non e' piu' ammissibile - afferma il deputato IdV - una tale situazione di completa incapacita' da parte del Governo di affrontare concretamente le problematiche delle carceri in Italia''. Di Stanislao ricorda che ''dopo varie visite presso il carcere di Castrogno e altrettante interrogazioni ad Alfano, dopo una mozione a mia prima firma approvata all'unanimita', con la quale anche la maggioranza si e' impegnata in una serie di iniziative atte a risollevare una drammatica realta' focalizzando l'attenzione sul sovraffollamento e sulla carenza di personale penitenziario e di educatori, dopo l'annuncio dell'emergenza carceri di Alfano e del fantomatico piano carceri, dopo continue denunce e sollecitazioni dei sindacati sulla necessita' di intervenire sulle strutture, sugli organici, siamo ancora di fronte ad una situazione insostenibile e all'emergenza soluzioni''. ''Ho presentato da tempo - conclude Di Stanislao - una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia che, ora piu' che mai, diventa fondamentale per dare risposte e soluzioni ai molteplici problemi e disagi dell'intero mondo penitenziario''.
Di Stanislao:il ministro tace sulle assunzioni degli educatori,riferisca in parlamento.
“E’ giusta l’assunzione di 2.000 agenti così come evidenziato da Sarno, Segretario generale Uil Pa Penitenziari, per garantire il turnover e quindi supplire la carenza del personale di polizia penitenziaria, ma vi è una colpevole dimenticanza da parte del Ministro quando tace sulla necessità di garantire la presenza degli educatori così come previsto nella Mozione IdV approvata all’unanimità dal Parlamento.” Queste le parole dell’On. Di Stanislao che prosegue: “Non vorremmo che questo impegno del Ministro si focalizzi esclusivamente sull’edilizia carceraria e altresì non vorremmo che dietro la parola magica “stato di emergenza” si celi il grimaldello per ridare vita ad una ” Carceri d’oro 2″ che in barba alla procedure di appalti e alla trasparenza abbiano buon gioco, piuttosto che la pubblica utilità e l’urgenza, i furbetti delle sponsorizzazioni. Si segnala al Ministro, nel frattempo, che in Italia vi sono 40 penitenziari incompiuti ed inutilizzati in un Paese che ne ha 171 in tutto e nel Piano Carceri presentato non c’è cenno di recupero di questo patrimonio. Chiedo che il Ministro venga, così come richiesto in Aula, a riferire in Parlamento sugli impegni presi in relazione ai tempi e modi e risorse da impiegare. Nel frattempo con due distinte interrogazioni chiedo al Ministro quale modello di recupero intenda mettere in campo visto che non si parla assolutamente di assumere gli educatori e cosa intenda fare per i 40 penitenziari incompiuti.”
16 Marzo 2010:interrogazione a risposta in Commissione su assunzione idonei educatori penitenziari
Convocazione della II Commissione (Giustizia)
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Martedì 16 marzo 2010
Ore 13.45
5-02550 Ferranti: In relazione all’assunzione di educatori penitenziari
Interrogazione a risposta in Commissione:
FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI.
- Al Ministro della giustizia.
- Per sapere
- premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hannosuperato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)
Risposta all'interrogazione di Donatella Ferranti:dal 2011 assunzioni degli idonei educatori concorso,il comitato vigilera'.
Nel rispondere agli On. interroganti ritengo opportuno segnalare che il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di "Educatore", Area C, posizione economica C1, dell'Amministrazione Penitenziaria, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16.4.2004 - IV serie speciale e si è concluso in data 9 luglio 2008.La graduatoria definitiva, immediatamente dopo l'approvazione del Direttore Generale con provvedimento dell'11 luglio 2008, è stata trasmessa all'Ufficio centrale per il bilancio per l'apposizione del visto di controllo.Nell'anno 2009, in ragione dell'entità dei fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 346, della Legge 24.12.2007 n. 244, è stato possibile procedere all'assunzione dei primi 103 vincitori del predetto concorso a 397 posti.Quanto alle restanti 294 unità, la competente Direzione Generale di questa amministrazione ha già programmato il relativo piano di assunzione ricorrendo, per la copertura degli originari 397 posti a concorso, allo scorrimento della graduatoria, ai sensi dell'art. 15, co. 7, DPR n. 487/99 e successive integrazioni e modificazioni.I nuovi educatori - alcuni dei quali individuati tra i candidati idonei, ma non vincitori del concorso, attese le 12 defezioni intervenute per rinunce, mancate stipule del contratto o dimissioni da parte degli aventi diritto - hanno infatti già scelto la sede di destinazione e, entro aprile del corrente anno, saranno formalmente assunti con firma del relativo contratto.Per quanto riguarda, invece, l'auspicata possibilità di procedere ad un ulteriore scorrimento della graduatoria oltre il numero dei posti originariamente messi a concorso, mi corre l'obbligo di segnalare che tale eventualità non rientra tra le ipotesi di cui all'art. 15, co. 7, del DPR n. 487/1994 e che pertanto, limitatamente all'anno in corso, non può essere attuata per mancato stanziamento dei fondi occorrenti.I fondi disponibili, infatti, sono stati impegnati sia per l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso per educatori, sia per l'assunzione degli idonei al concorso a 110 posti di contabile, a copertura dei posti previsti dal relativo bando ed in ragione delle gravi carenze riscontrate anche nell'area contabile.Dato atto di quanto sopra e, premesso che la validità delle graduatorie è indicata in tre anni dalla data della pubblicazione nei Bollettini ufficiali, faccio presente che, nel caso di specie, la validità della graduatoria del concorso a 397 posti è fissata al 31 maggio 2012 e che, pertanto, a partire dal prossimo anno, in presenza delle risorse economiche necessarie, potranno esservi le condizioni per procedere ad uno scorrimento della graduatoria, anche oltre il numero dei posti pubblicati.
24 febbraio 2010:
ordine del giorno su non riduzione organico educatori di Roberto Rao
La Camera,
premesso che
il provvedimento in esame prevede, all'esito del processo di riorganizzazione di cui all'articolo 74, del decreto legge n. 112 del 2008, un'ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche ai fini del contenimento della spesa pubblica;
il comma 8-quinquies dell'articolo 2 individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte, tra cui il Corpo di Polizia Penitenziaria;
nonostante le difficoltà operative, la scarsezza di mezzi e personale risulta, inopinatamente escluso da tale previsione il personale civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte ad includere tra il personale delle amministrazioni non interessate dalla riorganizzazione delle piante organiche non solo quello di polizia penitenziaria ma anche quello civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con particolare riferimento alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, anche in vista dell'avvio del Piano carceri che necessiterà di adeguate risorse umane e professionali. 9/3210/41. Rao, Ria.
Accolto come raccomandazione.
19 Febbraio 2010:
ordine del giorno su assunzione educatori di Donatella Ferranti e PD
La Camera,
premesso che:
l'articolo 17-ter stabilisce che, per l'attuazione del cosiddetto «Piano carceri» si conferiscono pieni poteri al Commissario straordinario che, per individuare la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, potrà agire in deroga alla normativa urbanistica vigente, velocizzando procedure e semplificando le gare di appalto, utilizzando il modello adottato per il dopo terremoto a L'Aquila, derogando anche all'obbligo previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, volto a consentire agli interessati, proprietari delle aree che si intendono espropriare, la necessaria partecipazione al procedimento amministrativo;
la localizzazione costituisce di per sé variante e produce l'effetto di imporre il vincolo preordinato all'espropriazione e contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo e si introduce anche una deroga al limite dei subappalti, che potranno aumentare dall'attuale 30 per cento fino al 50 per cento, in deroga all'articolo 118 del codice dei contratti pubblici; in sostanza, si affidano pieni poteri al Commissario straordinario, che potrà avvalersi anche del Dipartimento per la protezione civile per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzioni lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, in deroga ai criteri di trasparenza e pubblicità e in palese contraddizione con la mozione Franceschini ed altri n. 1-00302 (approvata sostanzialmente all'unanimità alla Camera il 12 gennaio di quest'anno e accettata dal Governo) che impegnava chiaramente il Governo a garantire, nell'ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l'economicità delle opere evitando il ricorso a procedure straordinarie, anche se legislativamente previste,
impegna il Governo
a verificare l'adeguatezza, in proporzione alla popolazione carceraria, delle piante organiche riferite non solo al personale di polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre il turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria per il 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto, sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale.
9/3196/13.
Donatella Ferranti.
Il comitato vincitori idonei concorso educatori dap in sostegno di Rita Bernadini
Educatori penitenziari sostengono la protesta di Rita Bernardini e Irene TestaRistretti Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori condivide e sostiene l’iniziativa non violenta intrapresa da Irene Testa e Rita Bernardini, impegnate in uno sciopero della fame perrichiedere l’esecuzione immediata di quanto proposto nelle cinque Mozioni parlamentari,unanimemente approvate nei giorni 11 e 12 gennaio 2010, riguardanti la situazione del sistema carcerario italiano.Giova ricordare che in quella occasione lo stesso Ministro Alfano assumeva precisi impegni ed affermava che vi avrebbe dato celere e certa attuazione sancendo l’inizio di un nuovo percorso,iniziato con la dichiarazione di Emergenza di tutto il sistema penitenziario alla quale ci si aspettava sarebbe seguita la predisposizione nel Piano Carceri di tutti quegli atti necessari ad ottemperare a quanto detto nelle citate Mozioni per poter, nei tempi strettamente necessari, affrontareconcretamente e efficacemente l´ormai ingestibile situazione creatasi nei nostri istituti penitenziari.Tuttavia, da un’iniziale analisi condotta sui primissimi elementi costitutivi e organizzativi del Piano Carceri emerge solo una particolare attenzione all’aspetto strutturale e custodiale, non prevedendo,invece, alcun intervento per incrementare e favorire la fondamentale componente rieducativa, vero obiettivo dell’esperienza carceraria.Questo Comitato ed altri illustri interlocutori del mondo penitenziario, continuano, infatti, a chiedere a gran voce che vengano assunti più educatori, affinché l’ingresso nelle nostre carceri non si limiti ad un forzato ozio, ma divenga precipuo momento di riflessione e riprogettazione del sé.Ad oggi, però, in merito alla questione degli educatori, alcuna volontà specifica è stata espressa dal Ministro, nonostante, le nostre carceri continuino quotidianamente ad affollarsi a causa dei numerosi nuovi ingressi, ma anche per la spaventosa carenza di educatori che, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi, rappresentano i coordinatori e i realizzatori materiali dei percorsirieducativi, nonché quelle figure professionali atte a garantire, nei giusti modi e nei tempi,l’espletamento, dell’intero iter necessario all’accesso alle misure alternative alla detenzione di quei detenuti che ne avrebbero i requisiti, ma che continuano a restare in carcere a causa dello sparuto numero di educatori attualmente in servizio a fronte di una popolazione di 66.000 persone carcerate.Pertanto, ci uniamo all´Onorevole Bernardini e a Irene Testa per chiedere l´immediata esecuzione delle citate mozioni e auspichiamo che il Ministro Alfano ne predisponga repentinamente l’avvio.Il Comitato, altresì, ad ausilio dell’iniziativa intrapresa da Rita Bernardini e da Irene Testa,promuove una “catena di informazione solidale” impegnandosi a diffondere la conoscenza di tale protesta non violenta tramite l’invio di questo comunicato non solo a tutti gli organi di informazione, ma anche ai propri conoscenti invitandoli a fare altrettanto.Il Comitato vincitori e idonei concorso educatori.
Donatella Ferranti,PD:da Ionta, un primo segnale l'immediata assunzione dei tanti educatori.
CARCERI: PD, VOGLIAMO VEDERCI CHIARO. AUDIZIONE ALLA CAMERA DI IONTA
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Roma, 13 gen
''Lo vogliamo esaminare puntigliosamente ed e' per questo che gia' domani chiederemo al presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno di attivarsi per prevedere al piu' presto l'audizione del capo del Dap, dott. Franco Ionta''. Cosi' la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta l'approvazione del piano carceri da parte del Cdm di oggi. ''I primi dati forniti dal ministro Alfano - sottolinea - non ci convincono fino in fondo: se infatti le carceri italiane possono ''tollerare' sino a circa 64.237 detenuti, da regolamento non potrebbero ospitarne piu' di 43.087. Il grado di sovraffollamento e' elevatissimo, siamo ampiamente fuori quota, e per arrivare ad 80.000 posti, i 21.749 annunciati oggi dal ministro Alfano sembrano insufficienti. E poi - prosegue - non basta costruire muri, occorre riempirli di personale numericamente e professionalmente adeguato: dalla polizia penitenzieria, agli psicologi, agli educatori e agli altri esperti. Di tutto questo ancora non c'e' traccia, ma aspettiamo di conoscere nel merito dal dott. Ionta le cifre esatte, certo - conclude - che un primo segnale potrebbe essere l'immediata assunzione dei tanti educatori e psicologi del concorso''.
Assunzione degli educatori primo impegno del governo
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari esprime piena soddisfazione per l’approvazione delle cinque mozioni sul problema carcerario discusse ed accolte nei giorni 11 e 12 gennaio 2010 dal nostro Parlamento. Per la prima volta il Governo, rappresentato dal Ministro Alfano, ha preso consapevolezza della grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena e, fra le altre fondamentali proposte presentate, si è impegnato:- a procedere all’assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale, affinché anche costoro possano partecipare ai previsti corsi di formazione che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria deve attivare per questi operatori prima dell’ingresso nelle carceri a cui sono destinati, onde evitare sprechi di danaro per doverli riattivare in seguito;- a prorogare di almeno un quinquennio la validità della graduatoria di merito del concorso citato in premessa, in linea con gli orientamenti del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione nonché con le disposizioni in materia di razionalizzazione delle spese pubbliche in vigore - per permetterne un graduale scorrimento parimenti all’avvicendarsi dei fisiologici turn-over pensionistici, al fine di evitare l’indizione di nuovi concorsi per il medesimo profilo che comporterebbero inutili oneri pubblici;- ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l’organico di educatori previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, considerato che lo sforzo economico da sostenere è annualmente molto esiguo, ma necessario per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia che non può più attendere;- a procedere all’alienazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici e alla costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altro sito;Esprimiamo, quindi, pieno compiacimento per l’importantissimo risultato raggiunto dall’On. Di Stanislao dell’Idv, il quale nella Sua circostanziata e approfondita mozione, ha dimostrato ancora una volta la Sua grande disponibilità e sensibilità verso tali problematiche, sapendo cogliere e far emergere sapientemente le necessità di questo delicato settore della nostra giustizia. Ringraziamo, inoltre, gli onorevoli Bernardini, Rao, Ferranti, Melis, Tidei, Vitali, Balzelli, Donadi, Paladini, Franceschini e tutti coloro che hanno appoggiato con voto favorevole le Loro mozioni, poiché di fronte a queste battaglie di umanità hanno saputo permeare il Loro impegno politico di quell’umanità e di quell’alto senso civico che rende capaci di abbandonare i colori politici e di volgere verso una proficua unità di intenti.Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari, intanto, continuerà a vigilare affinché tali doveri vengano rispettati e proseguirà nel suo lavoro di diffusione della necessità dell’intervento rieducativo e quindi sulla centralità della presenza degli educatori, ovvero di quella figura professionale che rappresenta il vero catalizzatore ed esecutore materiale del percorso rieducativo di un detenuto, percorso che rappresenta l’unica vera speranza di un sano reinserimento sociale di chi vive l’esperienza delle sbarre e che rappresenta uno dei più validi strumenti atti ad evitare quegli stati di inerzia, apatia, depressione, frustrazione, ansia, inadeguatezza che troppo spesso percorrono prepotentemente i corridoi lungo i quali si snodano le fila di quelle celle all’interno delle quali si consumano, quotidianamente, suicidi, abusi, violenze. Auspichiamo, quindi, che il Governo predisponga celermente tutti gli atti necessari ad ottemperare quanto detto e che questa stessa volontà continui ad animarne tutti i passaggi ad essi necessari, per poter, nei tempi strettamente necessari, cominciare ad affrontare concretamente e efficacemente l’ormai ingestibile emergenza creatasi.
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Il Comitato vincitori e idonei del concorso per educatori penitenziari
Visualizzazione post con etichetta Associazioni Sindacali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Associazioni Sindacali. Mostra tutti i post
venerdì 18 marzo 2011
Sindacati Lombardia: assumere agenti e deroga dal blocco assunzione per il personale civile del dap assumendo tutte le unita' cessate del turn over! carcere,angelino alfano,giustizia,detenuti
Coordinamento Sindacale Unitario - Lombardia
Milano lì, 15.03.2011
Al Ministro della Giustizia
On. Angelino Alfano
e, per conoscenza
Al Sig. Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Pres. Franco Ionta
OGGETTO: Stato di agitazione OO.SS. Lombardia
Incontro del 15.03.2011.
Nel ricevere con favore la convocazione odierna le scriventi OO.SS., al fine di razionalizzare
tempi e modi, hanno ritenuto opportuno rendere chiare le proprie rivendicazioni attraverso
un documento unitario, per non vanificare la protesta in atto, ma anche per consentire a Lei
di focalizzare i punti ed assumere impegni concreti.
Sono due anni ormai che ascoltiamo la favola dei “tre pilastri” che avrebbero dovuto
consentire il rilancio dell’Amministrazione e risolvere l’attuale emergenza, vale a dire la legge
sulla detenzione domiciliare, il piano di edilizia penitenziaria e l’adeguata assunzione di
personale.
Orbene, è sotto gli occhi di tutti che gli effetti della legge c.d. “svuota carceri” di fatto non
ha svuotato nulla, al contrario dei proclami del Governo, perché a beneficiarne sono stati più
o meno 1400 detenuti, 150 dei quali in Lombardia; che il piano di edilizia penitenziaria
procede a rilento e ancora oggi non ha un’adeguata copertura finanziaria, senza considerare
che nessun confronto preliminare è stato effettuato con le OO.SS. che pure avrebbero
potuto fornire il loro, seppur modesto, contributo.
La sensazione è quella che il Governo dopo aver proclamato lo Stato di emergenza delle
carceri, tra l’altro prorogato di recente, deve in qualche modo mantenere fede agli annunci e
slogan elettorali: “basta indulti e certezza della pena”. Anche se, ad onor del vero, noi
ricaviamo che si tratti più di certezza della detenzione che della pena, perché le due cose,
anche se apparentemente simili, converrà con noi, sono profondamente diverse.
La verità, Presidente, è che il carcere oggi non è in grado di assolvere al proprio compito e
coloro che ci lavorano sono disorientati dall’assenza di linee guida certe e univoche.
Il trattamento e la rieducazione sono delle utopie delle quali riempirsi la bocca e la sicurezza
degli istituti è talmente scarsa da sfiorare il ridicolo. Impianti di allarme e di
antiscavalcamento praticamente inesistenti, sale regia perlopiù ridicole, strumenti di lavoro
antiquati e carenza di risorse umane impongono modelli organizzativi che si rifanno alla
“sicurezza dinamica”, al “poliziotto di quartiere”, all’attività “d’intelligence”. In realtà, fatta
qualche rara eccezione, sono soltanto modi diversi di “ricamare il vestito”. La verità è che i
livelli di sicurezza degli istituti penitenziari, compresi quelli di massima sicurezza, sono ridicoli
e le risorse umane sono assolutamente inadeguate. Ciò comporta anche le difficoltà ad
attuare i progetti trattamentali, soprattutto quelli legati ai contatti con i servizi del territorio.
Ciononostante, prendiamo atto della recentissima comunicazione della Direzione Generale
delle Risorse, Beni e Servizi, con la quale il DAP comunica che anche il capitolo della
manutenzione ordinaria degli istituti è stato ridotto addirittura del 75% circa. Come vogliamo
continuare a fare il nostro lavoro? Anzi, consentiteci, come volete ridurre il nostro lavoro ??
Il terzo pilastro, quello più traballante che rende la casa pericolante, è quello delle assunzioni
che stante gli annunci dovrebbero riguardare 2800 o 3300 unità, ma che allo stato attuale in
concreto riguardano soltanto 760 unità circa. Altre eventualmente, se troveranno copertura
economica, saranno disponibili chissà quando.
Ribadiamo che prevedere l’apertura dei nuovi padiglioni senza prevedere la
contestuale immissione di personale significa essere ciechi, sordi e, consentiteci,
anche incompetenti.
Non valutare l’incidenza che i nuovi carichi di lavoro hanno sull’attività amministrativa e,
quindi, sugli educatori, sui contabili, sui direttori, sull’attività dei nuclei traduzioni e
piantonamenti significa che quel personale dovrà sempre essere integrato e/o surrogato.
Per continuare con la metafora della casa, noi diciamo che per renderla stabile è necessario
prevedere il quarto pilastro che, a nostro avviso, è costituito dall’adeguamento dei modelli
organizzativi, a proposito dei quali Le chiediamo se è così difficile prevedere una certa
uniformità tra tutti gli istituti e nuclei traduzioni del Paese.
E’ possibile mai che ogni istituto, con la favola dell’autonomia gestionale, deve essere un
Ministero? E’ possibile che ogni nucleo traduzione debba osservare un modello organizzativo
“autonomo” ? Noi pensiamo di no, siamo certi che si possa fare di meglio. Basta guardare in
casa di altri (Polizia e Carabinieri ad esempio) per capire che l’autonomia gestionale si esalta
quando è collocata in una struttura organizzativa predisposta con regole e criteri simili.
Da noi invece anche solo la denominazione di un ufficio che svolge le medesime funzioni è
diversa da un istituto all’altro.
Si dovrebbe invece, dopo aver rivisto le piante organiche, realizzare un modello
organizzativo unico che, sulla base degli organici presenti (non previsti) contempli la
differenziazione dei circuiti penitenziari, i diversi livelli di sicurezza, un modello unico per
traduzioni e piantonamenti, la medesima denominazione di uffici e servizi all’interno degli
istituti e così via. Il tutto ovviamente partendo dal presupposto che al personale devono
essere garantiti il riposo settimanale, il congedo ordinario e, più in generale, i diritti
contrattuali.
A proposito di organici e presenza, come dimenticare quella Sua disposizione che prevedeva
il rientro in sede di tutti coloro che sono impiegati presso le AA.GG. in Lombardia? Non
ancora attuata per le proroghe intervenute. Il personale della Lombardia è forse diverso da
quello delle altre Regioni ? Perché un agente proveniente dalla Lombardia può lavorare
presso il Tribunale di Roma e non può farlo a Milano ? Non sarebbe stato forse più giusto e
coerente consentirne a tutti l’impiego o disporre il rientro di tutti ?
Siamo convinti che questo potrebbe essere un modo per favorire lo spirito di corpo e quel
senso di appartenenza che poi genera entusiasmo, stimoli e senso del dovere.
Nel frattempo però dobbiamo ritornare alle nostre attuali questioni ed in particolare a quelle
della Lombardia che, in senso negativo, non hanno pari.
Le nostre rivendicazioni rispetto allo stato di agitazione in essere sono le seguenti:
1) Individuare risorse economiche che consentano l’automazione di quanti più servizi
possibili. E questo lo si potrebbe fare distogliendo un piccola parte delle risorse dal
c.d. “piano carceri”. L’incidenza che questo avrebbe sul recupero di risorse umane
sarebbe sicuramente immediata e più positiva per il personale anche in previsione di
nuovi padiglioni. Visto che si parla tanto di crisi economica, tagli, risparmio e di
“debito pubblico”, forse è utile ricordare che costa meno automatizzare un cancello o
installare un sistema di video-sorveglianza o antiscavalcamento che impiegare un
agente il cui costo alla lunga è sicuramente maggiore. A tal riguardo ricordiamo che,
nell’attuale assetto, la Lombardia soffre di una carenza d’organico di circa
1200 unità di Polizia Penitenziaria e di circa 200 del comparto ministeri e
che ci sono nuovi reparti e/o padiglioni pronti o quasi a Cremona, Voghera, Pavia,
Busto Arsizio ecc. che vedranno sicuramente la nostra forte opposizione, se aperti
senza un adeguato incremento di uomini e mezzi;
2) Rispettare l’impegno di gestire i detenuti 41 bis con il personale del GOM senza
incidere sul personale di Opera che oggi è costretto a garantire le video conferenze, i
piantonamenti e le traduzioni. In pratica il GOM, paradossalmente, gestisce soltanto la
sezione all’interno dell’istituto dove i rischi sono indubbiamente inferiori. Un’ulteriore
proposta potrebbe essere quella di far rientrare tutte le unità distaccate fuori regione
(fatta eccezione per quelle dettate da reali e gravi situazioni familiari) in cambio del
personale del GOM, per “gestire noi il reparto 41 bis” di Opera. L’Amministrazione
ovviamente deve impegnarsi a non tenere più di un centinaio di distacchi fuori
Regione;
3) Revocare immediatamente tutti i provvedimenti di distacco del personale Lombardo,
compresi quelli che non presentano gravi e reali motivi d’urgenza (art.7 DPR 254/99)
oppure quelli ex L.104 che, opportunamente verificate, non presentano più la loro
attualità;
4) Ridare forza al confronto regionale in materia di assegnazione delle risorse umane in
virtù del principio di decentramento delle funzioni, ma soprattutto perché a quel livello
si ha una maggiore cognizione di quelle che sono le esigenze e le priorità. Le
assegnazioni gestite dal centro hanno creato non poche disparità in Regione.
5) Far sbloccare tutti i concorsi attualmente congelati, due dei quali esterni. Quelli per
ispettori e sovrintendenti, banditi in ossequio alle esigenze operative e delle carenze,
perché in Lombardia le carenze nelle predette qualifiche sono gravissime e gli anziani
aspettano ormai da anni una mobilità, mai attuata per effetto del mantenimento della
sede, in occasione degli ultimi concorsi;
6) Sbloccare in via straordinaria il turn over per il comparto penitenziario dei ministeri,
permettendo così, soprattutto per il ruolo degli assistenti sociali, un congruo
incremento degli organici, in vista anche della necessità di adempiere alle crescenti
necessità istituzionali;
7) Rendere univoca e razionale la gestione dei detenuti sottoposti al regime 41 bis O.P.
presso la casa reclusione di Milano Opera. Gestione affidata completamente al GOM;
8) Revocare con effetto immediato la circolare sul reimpiego scorta dello scorso
novembre, emanata in violazione delle norme contrattuali che ha generato e genera
situazioni operative disumane. Le disposizioni ivi contenute impongono al personale di
espletare servizio anche per venti ore consecutive e viene, di fatto, demandata agli
U.S.T., da un ufficio, dietro una scrivania e per telefono, la valutazione dello stato
psico-fisico della scorta. Oltretutto non ci risulta che presso gli staff degli UST
regionali ci siano sanitari all’uopo destinati (??);
9) Provvedere a reperire fondi per retribuire nei termini previsti dalla legge il saldo dei
servizi di missione disposti dall’amministrazione che registrano mesi e mesi di
arretrati. Nel contempo disporre che vengano concessi gli anticipi previsti, ovvero
chiarire (con una lettera circolare) che in caso contrario non è legittimo agire
disciplinarmente nei confronti di coloro che non assicurano il servizio di missione
perché impossibilitati ad anticipare di tasca propria le spese;
10)Prevedere, per ogni aspetto e anche per il comparto dei ministeri, un monitoraggio
costante della situazione anche in loco con la collaborazione delle OO.SS. che si
rendono disponibili a fornire la loro esperienza in favore del personale.
In ultimo, ma non per importanza, appare utile affrontare l’argomento delle relazioni
sindacali. Perché, a distanza di 20 anni dalla riforma, ancora oggi regna spesso l’anarchia. Il
confronto e la partecipazione sono elusi in ragione di un’emergenza che, al contrario,
dovrebbe favorire le discussioni.
Per questo non possiamo esimerci dal manifestare preoccupazione per l’incapacità della
maggior parte dei Direttori di garantire il rispetto di un corretto sistema di relazioni sindacali,
ma soprattutto dei diritti contrattuali, a partire dal riposo settimanale e dal congedo
ordinario.
Anche l’azione del Provveditore Regionale a ciò finalizzata, sta risultando vana e presenta
aspetti negativi, laddove, in ragione di una mera “difesa d’ufficio”, giustifica, accetta e/o
condivide l’operato di alcuni Dirigenti, anche quando le violazioni sono evidenti.
Un intervento della S.V. finalizzato a chiarire le procedure da osservare per garantire il
diritto/dovere di controllo nei confronti dei Direttori appare utile ed opportuno.
Per chiudere, servirebbero anche indicazioni operative per limitare e prevenire le numerose
aggressioni che si registrano nei confronti del personale, in particolare in quegli istituti come
Bollate dove si attuano avanzati progetti rieducativi.
Questi sono solo alcuni impegni che chiediamo alla S.V. di assumere oggi. Impegni che non
hanno alcun costo e/o ostacolo oggettivo se non quelli riferiti alla esplicita volontà della S.V..
Continuare a giustificare, o addirittura compiacere, un’Amministrazione lenta, distante e
farraginosa, significherebbe farsi complice dell’emergenza.
Facciamo appello alla sensibilità della S.V., auspicando un gesto di attenzione nei confronti di
tutto il personale dell’Amministrazione, quello del comparto ministeri e quello di una Polizia
di cui Lei si è sempre proclamato Capo.
Un Capo deve dare l’esempio e dimostrare di meritare il rispetto del proprio personale.
Cordiali saluti.
SAPPE OSAPP UIL PA SINAPPE FNS CISL FP CGIL UGL Pol.P. FSA-CNPP
P.Salamone G.L.Cascino D. Benemia M.Di Sciacca M. Corti C.Lo Presti G. Cesta F. Volpe
G.L. Madonia B. Campagna
Milano lì, 15.03.2011
Al Ministro della Giustizia
On. Angelino Alfano
e, per conoscenza
Al Sig. Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Pres. Franco Ionta
OGGETTO: Stato di agitazione OO.SS. Lombardia
Incontro del 15.03.2011.
Nel ricevere con favore la convocazione odierna le scriventi OO.SS., al fine di razionalizzare
tempi e modi, hanno ritenuto opportuno rendere chiare le proprie rivendicazioni attraverso
un documento unitario, per non vanificare la protesta in atto, ma anche per consentire a Lei
di focalizzare i punti ed assumere impegni concreti.
Sono due anni ormai che ascoltiamo la favola dei “tre pilastri” che avrebbero dovuto
consentire il rilancio dell’Amministrazione e risolvere l’attuale emergenza, vale a dire la legge
sulla detenzione domiciliare, il piano di edilizia penitenziaria e l’adeguata assunzione di
personale.
Orbene, è sotto gli occhi di tutti che gli effetti della legge c.d. “svuota carceri” di fatto non
ha svuotato nulla, al contrario dei proclami del Governo, perché a beneficiarne sono stati più
o meno 1400 detenuti, 150 dei quali in Lombardia; che il piano di edilizia penitenziaria
procede a rilento e ancora oggi non ha un’adeguata copertura finanziaria, senza considerare
che nessun confronto preliminare è stato effettuato con le OO.SS. che pure avrebbero
potuto fornire il loro, seppur modesto, contributo.
La sensazione è quella che il Governo dopo aver proclamato lo Stato di emergenza delle
carceri, tra l’altro prorogato di recente, deve in qualche modo mantenere fede agli annunci e
slogan elettorali: “basta indulti e certezza della pena”. Anche se, ad onor del vero, noi
ricaviamo che si tratti più di certezza della detenzione che della pena, perché le due cose,
anche se apparentemente simili, converrà con noi, sono profondamente diverse.
La verità, Presidente, è che il carcere oggi non è in grado di assolvere al proprio compito e
coloro che ci lavorano sono disorientati dall’assenza di linee guida certe e univoche.
Il trattamento e la rieducazione sono delle utopie delle quali riempirsi la bocca e la sicurezza
degli istituti è talmente scarsa da sfiorare il ridicolo. Impianti di allarme e di
antiscavalcamento praticamente inesistenti, sale regia perlopiù ridicole, strumenti di lavoro
antiquati e carenza di risorse umane impongono modelli organizzativi che si rifanno alla
“sicurezza dinamica”, al “poliziotto di quartiere”, all’attività “d’intelligence”. In realtà, fatta
qualche rara eccezione, sono soltanto modi diversi di “ricamare il vestito”. La verità è che i
livelli di sicurezza degli istituti penitenziari, compresi quelli di massima sicurezza, sono ridicoli
e le risorse umane sono assolutamente inadeguate. Ciò comporta anche le difficoltà ad
attuare i progetti trattamentali, soprattutto quelli legati ai contatti con i servizi del territorio.
Ciononostante, prendiamo atto della recentissima comunicazione della Direzione Generale
delle Risorse, Beni e Servizi, con la quale il DAP comunica che anche il capitolo della
manutenzione ordinaria degli istituti è stato ridotto addirittura del 75% circa. Come vogliamo
continuare a fare il nostro lavoro? Anzi, consentiteci, come volete ridurre il nostro lavoro ??
Il terzo pilastro, quello più traballante che rende la casa pericolante, è quello delle assunzioni
che stante gli annunci dovrebbero riguardare 2800 o 3300 unità, ma che allo stato attuale in
concreto riguardano soltanto 760 unità circa. Altre eventualmente, se troveranno copertura
economica, saranno disponibili chissà quando.
Ribadiamo che prevedere l’apertura dei nuovi padiglioni senza prevedere la
contestuale immissione di personale significa essere ciechi, sordi e, consentiteci,
anche incompetenti.
Non valutare l’incidenza che i nuovi carichi di lavoro hanno sull’attività amministrativa e,
quindi, sugli educatori, sui contabili, sui direttori, sull’attività dei nuclei traduzioni e
piantonamenti significa che quel personale dovrà sempre essere integrato e/o surrogato.
Per continuare con la metafora della casa, noi diciamo che per renderla stabile è necessario
prevedere il quarto pilastro che, a nostro avviso, è costituito dall’adeguamento dei modelli
organizzativi, a proposito dei quali Le chiediamo se è così difficile prevedere una certa
uniformità tra tutti gli istituti e nuclei traduzioni del Paese.
E’ possibile mai che ogni istituto, con la favola dell’autonomia gestionale, deve essere un
Ministero? E’ possibile che ogni nucleo traduzione debba osservare un modello organizzativo
“autonomo” ? Noi pensiamo di no, siamo certi che si possa fare di meglio. Basta guardare in
casa di altri (Polizia e Carabinieri ad esempio) per capire che l’autonomia gestionale si esalta
quando è collocata in una struttura organizzativa predisposta con regole e criteri simili.
Da noi invece anche solo la denominazione di un ufficio che svolge le medesime funzioni è
diversa da un istituto all’altro.
Si dovrebbe invece, dopo aver rivisto le piante organiche, realizzare un modello
organizzativo unico che, sulla base degli organici presenti (non previsti) contempli la
differenziazione dei circuiti penitenziari, i diversi livelli di sicurezza, un modello unico per
traduzioni e piantonamenti, la medesima denominazione di uffici e servizi all’interno degli
istituti e così via. Il tutto ovviamente partendo dal presupposto che al personale devono
essere garantiti il riposo settimanale, il congedo ordinario e, più in generale, i diritti
contrattuali.
A proposito di organici e presenza, come dimenticare quella Sua disposizione che prevedeva
il rientro in sede di tutti coloro che sono impiegati presso le AA.GG. in Lombardia? Non
ancora attuata per le proroghe intervenute. Il personale della Lombardia è forse diverso da
quello delle altre Regioni ? Perché un agente proveniente dalla Lombardia può lavorare
presso il Tribunale di Roma e non può farlo a Milano ? Non sarebbe stato forse più giusto e
coerente consentirne a tutti l’impiego o disporre il rientro di tutti ?
Siamo convinti che questo potrebbe essere un modo per favorire lo spirito di corpo e quel
senso di appartenenza che poi genera entusiasmo, stimoli e senso del dovere.
Nel frattempo però dobbiamo ritornare alle nostre attuali questioni ed in particolare a quelle
della Lombardia che, in senso negativo, non hanno pari.
Le nostre rivendicazioni rispetto allo stato di agitazione in essere sono le seguenti:
1) Individuare risorse economiche che consentano l’automazione di quanti più servizi
possibili. E questo lo si potrebbe fare distogliendo un piccola parte delle risorse dal
c.d. “piano carceri”. L’incidenza che questo avrebbe sul recupero di risorse umane
sarebbe sicuramente immediata e più positiva per il personale anche in previsione di
nuovi padiglioni. Visto che si parla tanto di crisi economica, tagli, risparmio e di
“debito pubblico”, forse è utile ricordare che costa meno automatizzare un cancello o
installare un sistema di video-sorveglianza o antiscavalcamento che impiegare un
agente il cui costo alla lunga è sicuramente maggiore. A tal riguardo ricordiamo che,
nell’attuale assetto, la Lombardia soffre di una carenza d’organico di circa
1200 unità di Polizia Penitenziaria e di circa 200 del comparto ministeri e
che ci sono nuovi reparti e/o padiglioni pronti o quasi a Cremona, Voghera, Pavia,
Busto Arsizio ecc. che vedranno sicuramente la nostra forte opposizione, se aperti
senza un adeguato incremento di uomini e mezzi;
2) Rispettare l’impegno di gestire i detenuti 41 bis con il personale del GOM senza
incidere sul personale di Opera che oggi è costretto a garantire le video conferenze, i
piantonamenti e le traduzioni. In pratica il GOM, paradossalmente, gestisce soltanto la
sezione all’interno dell’istituto dove i rischi sono indubbiamente inferiori. Un’ulteriore
proposta potrebbe essere quella di far rientrare tutte le unità distaccate fuori regione
(fatta eccezione per quelle dettate da reali e gravi situazioni familiari) in cambio del
personale del GOM, per “gestire noi il reparto 41 bis” di Opera. L’Amministrazione
ovviamente deve impegnarsi a non tenere più di un centinaio di distacchi fuori
Regione;
3) Revocare immediatamente tutti i provvedimenti di distacco del personale Lombardo,
compresi quelli che non presentano gravi e reali motivi d’urgenza (art.7 DPR 254/99)
oppure quelli ex L.104 che, opportunamente verificate, non presentano più la loro
attualità;
4) Ridare forza al confronto regionale in materia di assegnazione delle risorse umane in
virtù del principio di decentramento delle funzioni, ma soprattutto perché a quel livello
si ha una maggiore cognizione di quelle che sono le esigenze e le priorità. Le
assegnazioni gestite dal centro hanno creato non poche disparità in Regione.
5) Far sbloccare tutti i concorsi attualmente congelati, due dei quali esterni. Quelli per
ispettori e sovrintendenti, banditi in ossequio alle esigenze operative e delle carenze,
perché in Lombardia le carenze nelle predette qualifiche sono gravissime e gli anziani
aspettano ormai da anni una mobilità, mai attuata per effetto del mantenimento della
sede, in occasione degli ultimi concorsi;
6) Sbloccare in via straordinaria il turn over per il comparto penitenziario dei ministeri,
permettendo così, soprattutto per il ruolo degli assistenti sociali, un congruo
incremento degli organici, in vista anche della necessità di adempiere alle crescenti
necessità istituzionali;
7) Rendere univoca e razionale la gestione dei detenuti sottoposti al regime 41 bis O.P.
presso la casa reclusione di Milano Opera. Gestione affidata completamente al GOM;
8) Revocare con effetto immediato la circolare sul reimpiego scorta dello scorso
novembre, emanata in violazione delle norme contrattuali che ha generato e genera
situazioni operative disumane. Le disposizioni ivi contenute impongono al personale di
espletare servizio anche per venti ore consecutive e viene, di fatto, demandata agli
U.S.T., da un ufficio, dietro una scrivania e per telefono, la valutazione dello stato
psico-fisico della scorta. Oltretutto non ci risulta che presso gli staff degli UST
regionali ci siano sanitari all’uopo destinati (??);
9) Provvedere a reperire fondi per retribuire nei termini previsti dalla legge il saldo dei
servizi di missione disposti dall’amministrazione che registrano mesi e mesi di
arretrati. Nel contempo disporre che vengano concessi gli anticipi previsti, ovvero
chiarire (con una lettera circolare) che in caso contrario non è legittimo agire
disciplinarmente nei confronti di coloro che non assicurano il servizio di missione
perché impossibilitati ad anticipare di tasca propria le spese;
10)Prevedere, per ogni aspetto e anche per il comparto dei ministeri, un monitoraggio
costante della situazione anche in loco con la collaborazione delle OO.SS. che si
rendono disponibili a fornire la loro esperienza in favore del personale.
In ultimo, ma non per importanza, appare utile affrontare l’argomento delle relazioni
sindacali. Perché, a distanza di 20 anni dalla riforma, ancora oggi regna spesso l’anarchia. Il
confronto e la partecipazione sono elusi in ragione di un’emergenza che, al contrario,
dovrebbe favorire le discussioni.
Per questo non possiamo esimerci dal manifestare preoccupazione per l’incapacità della
maggior parte dei Direttori di garantire il rispetto di un corretto sistema di relazioni sindacali,
ma soprattutto dei diritti contrattuali, a partire dal riposo settimanale e dal congedo
ordinario.
Anche l’azione del Provveditore Regionale a ciò finalizzata, sta risultando vana e presenta
aspetti negativi, laddove, in ragione di una mera “difesa d’ufficio”, giustifica, accetta e/o
condivide l’operato di alcuni Dirigenti, anche quando le violazioni sono evidenti.
Un intervento della S.V. finalizzato a chiarire le procedure da osservare per garantire il
diritto/dovere di controllo nei confronti dei Direttori appare utile ed opportuno.
Per chiudere, servirebbero anche indicazioni operative per limitare e prevenire le numerose
aggressioni che si registrano nei confronti del personale, in particolare in quegli istituti come
Bollate dove si attuano avanzati progetti rieducativi.
Questi sono solo alcuni impegni che chiediamo alla S.V. di assumere oggi. Impegni che non
hanno alcun costo e/o ostacolo oggettivo se non quelli riferiti alla esplicita volontà della S.V..
Continuare a giustificare, o addirittura compiacere, un’Amministrazione lenta, distante e
farraginosa, significherebbe farsi complice dell’emergenza.
Facciamo appello alla sensibilità della S.V., auspicando un gesto di attenzione nei confronti di
tutto il personale dell’Amministrazione, quello del comparto ministeri e quello di una Polizia
di cui Lei si è sempre proclamato Capo.
Un Capo deve dare l’esempio e dimostrare di meritare il rispetto del proprio personale.
Cordiali saluti.
SAPPE OSAPP UIL PA SINAPPE FNS CISL FP CGIL UGL Pol.P. FSA-CNPP
P.Salamone G.L.Cascino D. Benemia M.Di Sciacca M. Corti C.Lo Presti G. Cesta F. Volpe
G.L. Madonia B. Campagna
Etichette:
Associazioni Sindacali
domenica 20 febbraio 2011
Cigl: emergenza educatori: manca in organico piu' del 50% di personale! incrementare il numero degli educatori penitenziari adeguandolo alla legge di 1 a 25 per detenuti!!! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,penitenziari,diritti,assunzioni
IL LAVORO NELLE CARCERI DEL LAZIO
Le Proposte della FP CGIL di Roma e Lazio per uscire dall'emergenza
Detenuti
i Numeri al 15/2/2011
Popolazione Carceraria in Italia 67.437
Capienza Regolamentare 45.281
Sovraffollamento 140,00%
Lazio
Istituti 14
Capienza Regolare 4461
Detenuti Presenti 6398
Sovraffollamento 137%
Italia 1° paese in Europa per sovraffollamento
carceri
Detenuti Lazio al 31/12/2006 3753
Detenuti Lazio al 15/2/2011 6398
Variazione 70%
Carcere Romano con Maggior Sovraffollamento
Regina Coeli 155%
Carcere del Lazio con Maggior sovraffollamento
‐ Cassino 179%
Detenuti Lazio Donne 7%
Detenuti Lazio in attesa di giudizio 46%
Detenuti Lazio Stranieri 39%
Detenuti Tossicodipendenti 24,50%
Detenuti con Epatite 40%
Morti in carcere nel Lazio nel 2010 8
Tentati suicidi 97
Atti di autolesione 309
Aggressioni nei confronti di Poliziotti Penitenziari 21
Detenuti nel Lazio che hanno goduto dei Benefici previsti dalla legge svuota carceri circa 100 Lavoratori
Personale Polizia Penitenziario previsto dalla pianta organica 4136
Personale in servizio negli istituti 3531
Carenza personale 605
Personale Pol.Pen. Amministrato nel Lazio 4909
Del personale di Pol.Pen Non prestano servizio nelle carceri del Lazio 1378
Istituto Romano con Maggior carenza di Personale‐ Rebibbia Reclusione ‐19%
Istituto del Lazio con Maggior carenza di Personale ‐ Viterbo ‐36%
Assistenti Sociali previsti 117
Assistenti sociali in servizio 66
Carenza assistenti Sociali 51 (‐43%)
Educatori previsti 181
Educatori in servizio 88
Carenza educatori 93 (‐51%)
Rapporto Educatori/Detenuti 1 a 76
Rapporto Educatori/Detenuti previsto 1 a 25
Emergenza Educatori Viterbo rapporto Ed/det 1 a 143
Emergenza Educatori Rebibbia rapporto Ed/det 1 a 105
Taglio ore di servizio degli psicologi nel 2011 ‐30%
Tempo annuo per detenuto di servizio da 8 minuti a 2 ore
Tagli
Taglia alla spesa dell'amministrazione
penitenziaria negli ultimi 10 anni ‐22%
Costo medio giornaliero detenuto 2001 131,9 Euro
Costo medio giornaliero detenuto 2010 113 euro
Taglio alle più importanti voci di spesa del Lazio
dal 2010 al 2011 3 Milioni di euro (‐13%)
“IL LAVORO
TRATTAMENTALE”
GLI EDUCATORI
181 unità previste
147 unità assegnate
84 in servizio nelle strutture
63 impegnati in altri servizi
RAPPORTO EDUCATORI/DETENUTI 1 a 76
Dovrebbe essere 1 a 25
Sono le figure professionali con funzione trattamentale e di recupero dei detenuti (colloqui‐ i rapporti tra
detenuti e l’esterno e la famiglia il volontariato. Redigono relazioni al giudice di sorveglianza per l’accesso ai
benefici del detenuto (permessi premio , ex art 81. accesso al lavoro esterno ,semi libertà)
Educatori presenti e realmente presenti:
STRUTTURA PREVISTI PRESENTI
CASSINO 4 3
CIVITAVECCHIA 14 9
FROSINONE 9 7
LATINA 4 5
PALIANO 3 1
RIETI 2 3
REGINA COELI 13 12
REBIBBIA III CASA 4 4
REBIBBIA FEMMINILE 6 5
REBIBBIA NUOVO COMPLESSO 18 16
REBIBBIA RECLUSIONE 11 9
VELLETRI 6 5
VITERBO 11 5
TOTALE 105 84
Gli assistenti sociali ‐ uffici esecuzione penale esterna CARENZA 51 UNITA’
117 n° unità previsto dalle piante organiche (DPCM del 2000)
66 n° unità in servizio
PERSONALE UEPE NEL LAZIO
PSICOLOGI
Il Ministero ha ridotto pesantemente le ore di servizio degli psicologi:
‐ 57% nel 2008
‐ 30% nel 2009
‐ 30% nel 2011
La loro esclusione dalla riorganizzazione della sanità penitenziaria rende ancora più problematica non solo la
valutazione psicologica dei detenuti ma rende di fatto impossibile prevenire e gestire le condotte
autolesionistiche e suicidarie, potendo dedicare ad ogni detenuto in media solo da 0,8 minuti a 2,2 ore l’anno.
Etichette:
Associazioni Sindacali
venerdì 18 febbraio 2011
Carceri stracolme:Reclusi, agenti di penitenziaria,educatori e assistenti sempre più in affanno. carcere,governo,detenuti,giustizia.angelino alfano,penitenziari
Lazio: carceri stracolme, emergenza umanitaria
Negli istituti di pena della regione il numero di detenuti negli ultimi sei anni è quasi raddoppiato, passando da 3.753 a 6.398, mentre il personale è diminuito per effetti dei tagli. Reclusi, agenti di penitenziaria,educatori e assistenti sempre più in affanno
Istituti di pena che "esplodono" per il sovraffollamento, carenza di personale, tagli alla spesa. È vera e propria emergenza umanitaria nelle carceri del Lazio. Lo afferma uno studio curato dalla Funzione pubblica Cgil di Roma e del Lazio presentato oggi (17 febbraio). Il rapporto tra educatori e detenuti è oggi 1 a 76 contro quello previsto di 1 a 25. A Viterbo arriva addirittura a un educatore ogni 143 detenuti. Il personale di polizia penitenziaria in servizio è inferiore del 20% rispetto alla pianta organica, ma all’interno degli istituti la carenza supera il 35%, perché sono molte le unità di personale “distolte” dall’attività per svolgere altre mansioni.
Il sindacato denuncia "la politica scellerata dei governi che hanno tagliato le risorse all'amministrazione penitenziaria causando negli ultimi dieci anni il dimezzamento delle risorse per gli istituti penitenziari della regione". In particolare nel Lazio, dove il numero di detenuti negli ultimi sei anni è quasi raddoppiato passando da 3.753 a 6.398, mentre il personale che svolge il lavoro 'trattamentale' è progressivamente diminuito.
Non stanno meglio gli assistenti sociali, con un organico del 40% inferiore rispetto alle disposizioni di legge, e penalizzati dagli aggravi dei carichi di lavoro dovuti alla legge “svuota carceri” voluta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano che avrebbe dovuto portare alla fuoriuscita di 9.000 detenuti, fermandosi invece a non più di 1.100. "Drammatica" viene definita la situazione degli psicologi, che hanno visto ridurre le ore si servizio del 30% solo nell’ultimo anno. "Lavorare in carcere - si legge - è sempre più simile alla espiazione di una pena. Turni massacranti, stress da lavoro insopportabile, nessun riconoscimento sociale del servizio che viene prestato".
Insieme al dossier, il sindacato ha presentato le sue proposte: ridurre il numero dei detenuti, riportare dentro alle carceri il personale assegnato impropriamente a funzioni esterne, creare piani di formazione del personale e di sostegno psicologico e intraprendere con gli enti locali e la Regione percorsi per l’integrazione dei detenuti e il miglioramento della sanità penitenziaria.
Negli istituti di pena della regione il numero di detenuti negli ultimi sei anni è quasi raddoppiato, passando da 3.753 a 6.398, mentre il personale è diminuito per effetti dei tagli. Reclusi, agenti di penitenziaria,educatori e assistenti sempre più in affanno
Istituti di pena che "esplodono" per il sovraffollamento, carenza di personale, tagli alla spesa. È vera e propria emergenza umanitaria nelle carceri del Lazio. Lo afferma uno studio curato dalla Funzione pubblica Cgil di Roma e del Lazio presentato oggi (17 febbraio). Il rapporto tra educatori e detenuti è oggi 1 a 76 contro quello previsto di 1 a 25. A Viterbo arriva addirittura a un educatore ogni 143 detenuti. Il personale di polizia penitenziaria in servizio è inferiore del 20% rispetto alla pianta organica, ma all’interno degli istituti la carenza supera il 35%, perché sono molte le unità di personale “distolte” dall’attività per svolgere altre mansioni.
Il sindacato denuncia "la politica scellerata dei governi che hanno tagliato le risorse all'amministrazione penitenziaria causando negli ultimi dieci anni il dimezzamento delle risorse per gli istituti penitenziari della regione". In particolare nel Lazio, dove il numero di detenuti negli ultimi sei anni è quasi raddoppiato passando da 3.753 a 6.398, mentre il personale che svolge il lavoro 'trattamentale' è progressivamente diminuito.
Non stanno meglio gli assistenti sociali, con un organico del 40% inferiore rispetto alle disposizioni di legge, e penalizzati dagli aggravi dei carichi di lavoro dovuti alla legge “svuota carceri” voluta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano che avrebbe dovuto portare alla fuoriuscita di 9.000 detenuti, fermandosi invece a non più di 1.100. "Drammatica" viene definita la situazione degli psicologi, che hanno visto ridurre le ore si servizio del 30% solo nell’ultimo anno. "Lavorare in carcere - si legge - è sempre più simile alla espiazione di una pena. Turni massacranti, stress da lavoro insopportabile, nessun riconoscimento sociale del servizio che viene prestato".
Insieme al dossier, il sindacato ha presentato le sue proposte: ridurre il numero dei detenuti, riportare dentro alle carceri il personale assegnato impropriamente a funzioni esterne, creare piani di formazione del personale e di sostegno psicologico e intraprendere con gli enti locali e la Regione percorsi per l’integrazione dei detenuti e il miglioramento della sanità penitenziaria.
Etichette:
Associazioni Sindacali
sabato 12 febbraio 2011
FRIULI VENEZIA GIULIA, LE CARCERI FANNO PENA, TRA AFFOLLAMENTO E MANCANZA DI PERSONALE.IL GOVERNO? INESISTENTE! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,penitenziari
FRIULI VENEZIA GIULIA, LE CARCERI FANNO PENA, TRA AFFOLLAMENTO E MANCANZA DI PERSONALE
Cinque istituti di pena nei quali sono custoditi circa 850 detenuti, spesso in condizioni di sovraffollamento insostenibile, con almeno due strutture, quelle di Gorizia e Pordenone, che andrebbero chiuse il prima possibile e sostituite da complessi più degni di un Paese civile. E' questa la situazione delle carceri in Friuli Venezia Giulia in base ai dati forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e dopo aver ascoltato vari interlocutori, a partire da Enrico Sbriglia, segretario nazionale del Sindacato direttori penitenziari (Sidipe) che, tra l'altro, dirige da anni il carcere del Coroneo a Trieste.
Quanto accade in Friuli Venezia Giulia - sottolinea Sbriglia - si colloca purtroppo nella media nazionale: a fronte di strutture adeguate per un popolazione carceraria di 44 mila individui, custodiamo circa 70 mila detenuti. Tutti i penitenziari regionali sono strapieni con la sola eccezione di Gorizia. In questo caso, l'edificio è in gran parte inagibile e ancora si attendono iniziative capaci di dare al Goriziano una struttura dignitosa. Avvocati, famigliari, detenuti e agenti sono costretti a fare la spola e la situazione sta diventando insostenibile.
Il discorso cambia, di poco a Pordenone, dove i detenuti sono il doppio del dovuto e non si riesce, dopo anni di dibattito, a trovare una soluzione alternativa all'antico maniero medioevale, nonostante il Comune abbia dato la propria disponibilità a cedere i terreni della Comina, dove il ministero dovrebbe realizzare il nuovo penitenziario se e quando troverà i soldi. Situazione al limite del collasso anche quando si parla di personale: mancano all'appello almeno il 30 per cento degli agenti rispetto alla pianta organica che per è tarata su un numero di detenuti di molto inferiore a quello reale.
Il deficit di personale, inoltre - aggiunge Sbriglia - riguarda anche educatori, psicologi, assistenti sociali e finanche gli stessi direttori.
Gli stessi che stanno attendendo, dal Governo del Fare, il loro primo contratto di lavoro da oltre 5 anni. La privatizzazione strisciante La situazione degli istituti di pena è talmente grave da far sorgere qualche dubbio. Poco personale, manutenzioni impossibili per mancanza di soldi, celle dove i detenuti dormono per terra perchè sovraffollate, strutture fatiscenti.
Si tratta di problemi tutt'altro che nuovi, che anzi si trascinano da anni, come nel caso di Pordenone. E allora ecco il dubbio: questo caos serve a qualcuno? Che sia la condizione indispensabile per spingere a privatizzare anche questo pezzo di Stato, come in fondo è avvenuto con risultati incerti in altre nazioni? L'ingresso dei privati in strutture molto simili a un carcere è già avvenuto anche in Italia, con l'avvento dei Centri di identificazione ed espulsione.
Che ora tocchi alle galere vere e proprie? Agenti sotto pressione Il ministero ha promesso nuove assunzioni, ma saranno un goccia nel mare.
Ne è certo Vito Gesualdo, segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che traccia una quadro desolante: Le carenze di organico costringono gli agenti a turni di lavoro troppo intensi con problemi di sovraccarico, anche perchè non si tratta soltanto di garantire la sicurezza in carceri sovraffollate, ma pure di espletare vari servizi all'esterno, che si tratti di portare i detenuti in ospedale o in tribunale. Stanno diventando molto gravi anche le problematiche dovute alla scarsa manutenzione, a causa degli stanziamenti limitati che non permettono di mantenere gli istituti in stato adeguato.
Cinque istituti di pena nei quali sono custoditi circa 850 detenuti, spesso in condizioni di sovraffollamento insostenibile, con almeno due strutture, quelle di Gorizia e Pordenone, che andrebbero chiuse il prima possibile e sostituite da complessi più degni di un Paese civile. E' questa la situazione delle carceri in Friuli Venezia Giulia in base ai dati forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e dopo aver ascoltato vari interlocutori, a partire da Enrico Sbriglia, segretario nazionale del Sindacato direttori penitenziari (Sidipe) che, tra l'altro, dirige da anni il carcere del Coroneo a Trieste.
Quanto accade in Friuli Venezia Giulia - sottolinea Sbriglia - si colloca purtroppo nella media nazionale: a fronte di strutture adeguate per un popolazione carceraria di 44 mila individui, custodiamo circa 70 mila detenuti. Tutti i penitenziari regionali sono strapieni con la sola eccezione di Gorizia. In questo caso, l'edificio è in gran parte inagibile e ancora si attendono iniziative capaci di dare al Goriziano una struttura dignitosa. Avvocati, famigliari, detenuti e agenti sono costretti a fare la spola e la situazione sta diventando insostenibile.
Il discorso cambia, di poco a Pordenone, dove i detenuti sono il doppio del dovuto e non si riesce, dopo anni di dibattito, a trovare una soluzione alternativa all'antico maniero medioevale, nonostante il Comune abbia dato la propria disponibilità a cedere i terreni della Comina, dove il ministero dovrebbe realizzare il nuovo penitenziario se e quando troverà i soldi. Situazione al limite del collasso anche quando si parla di personale: mancano all'appello almeno il 30 per cento degli agenti rispetto alla pianta organica che per è tarata su un numero di detenuti di molto inferiore a quello reale.
Il deficit di personale, inoltre - aggiunge Sbriglia - riguarda anche educatori, psicologi, assistenti sociali e finanche gli stessi direttori.
Gli stessi che stanno attendendo, dal Governo del Fare, il loro primo contratto di lavoro da oltre 5 anni. La privatizzazione strisciante La situazione degli istituti di pena è talmente grave da far sorgere qualche dubbio. Poco personale, manutenzioni impossibili per mancanza di soldi, celle dove i detenuti dormono per terra perchè sovraffollate, strutture fatiscenti.
Si tratta di problemi tutt'altro che nuovi, che anzi si trascinano da anni, come nel caso di Pordenone. E allora ecco il dubbio: questo caos serve a qualcuno? Che sia la condizione indispensabile per spingere a privatizzare anche questo pezzo di Stato, come in fondo è avvenuto con risultati incerti in altre nazioni? L'ingresso dei privati in strutture molto simili a un carcere è già avvenuto anche in Italia, con l'avvento dei Centri di identificazione ed espulsione.
Che ora tocchi alle galere vere e proprie? Agenti sotto pressione Il ministero ha promesso nuove assunzioni, ma saranno un goccia nel mare.
Ne è certo Vito Gesualdo, segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che traccia una quadro desolante: Le carenze di organico costringono gli agenti a turni di lavoro troppo intensi con problemi di sovraccarico, anche perchè non si tratta soltanto di garantire la sicurezza in carceri sovraffollate, ma pure di espletare vari servizi all'esterno, che si tratti di portare i detenuti in ospedale o in tribunale. Stanno diventando molto gravi anche le problematiche dovute alla scarsa manutenzione, a causa degli stanziamenti limitati che non permettono di mantenere gli istituti in stato adeguato.
Etichette:
Associazioni Sindacali
venerdì 14 gennaio 2011
Perugia,nuovo suicidio detenuto,incremento psicologi ed educatori è necessario per prevenirli! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,penitenziari
Morte in carcere: suicidio di un 23enne a perugia. Lettera Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria
Perugia - La morte in carcere è sempre una morte che fa più rumore di altre morti e il suicidio di un essere umano rinchiuso in carcere è il fallimento della collettivita.
Naturalmente il carcere è una componente limite della società, è quella componente che per certi versi è facile e comodo dimenticare, ma ripeto è quella frontiera dove la società isola i suoi rifiuti, i suoi fallimenti.
In carcere chi vuole veramente suicidarsi, almeno che non sia sottoposto a sorveglianza a vista, lo può fare in qualsiasi momento, con la conseguenza che chi ne è preposto alla vigilanza ed osservazione ne può soltanto prendere atto a fatto compiuto, almeno che per la combinazione di fortunose coincidenze non ne riesce a sventare il tentativo.
Tuttavia i soggetti con problemi psichiatrici e intenti anticonservativi vengono segnalati a Grande Sorveglianza, ma in una giornata di 24 ore in una struttura Penitenziaria dove un Poliziotto Penitenziario in alcune ore della giornata deve vigilare anche 130 detenuti, maggior parte dei quali segnalati a Grande Sorveglianza, l’occasione per suicidarsi non manca.
Possiamo dire soltanto che esistono strutture adeguate al trattamento di soggetti psichiatrici, ma per motivi di sovraffollamento, di burocrazia del sistema, di mancanza di fondi per il pagamento di figure professionali quali Psichiatri, Psicologi, ed Educatori Penitenziari, diventa sempre più difficile gestire le necessità di un essere umano con disagi psichiatrici e l’invio di questi uomini con necessità di cura in queste strutture, diventa sempre più difficile per la grande congestione del sistema Penitenziario Italiano.
A complicare il sistema sanitario c’è anche stato il passaggio di gestione del sistema stesso
da quello penitenziario a quello pubblico, il quale deve far quadrare i bilanci e taglia dove invece dovrebbe investire.
La Casa Circondariale di Perugia è gravata da numerosi problemi legati alla carenza di
organico di Polizia Penitenziaria di educatori Penitenziari ed in più è una struttura sovraffollata,
appunto a fronte di una capienza regolamentare di 250 detenuti ne ospita 620 per l’ottanta percento dei quali extracomunitari, molti dei quali tossicodipendenti e comunque detenuti per reati legati allo spaccio delle sostanze stupefacenti. Tuttavia la situazione grazie all’impegno straordinario di tutte le figure professionali va avanti soltanto perché ci deve andare, perché gli obbiettivi dell’art 27 comma tre della Costituzione Italiana oltre che essere di difficile conseguimento in situazioni ordinarie, in queste condizioni sono soltanto utopia.
Ma questo noi lo andiamo dicendo ormai da anni ed affinché le promesse da marinaio della
Politica Italiana continueranno ad essere protagoniste di questo mesto palcoscenico, sarà sempre più difficile gestire la situazione di disagio degli uomini che vengono consegnati dalla società al carcere per iniziare il percorso di redenzione di cura e poi di reinserimento.
Si parla del carcere soltanto quando succedono casi limite come nel caso, ed è da tempo che questa O.S. non fa parlare di se sui giornali soltanto, perché crediamo che situazioni come queste per la società siano diventate ordinarie, ma questa O.S. crede che ci si debba interrogare sulla situazione riflettendo sulle problematiche del sistema Penitenziario Italiano, facendo anche se necessario autocritica ma anche delle scelte di priorità, ma è soltanto restituendo la giusta importanza agli eventi, che questa società potrà veramente iniziare un costruttivo e serio programma di riorganizzazione di alcuni settori dello Stato, come quello Penitenziario il quale è ormai sull’orlo del baratro.
Il Coordinatore Nazionale Sinappe
Daniele Rosati
Perugia - La morte in carcere è sempre una morte che fa più rumore di altre morti e il suicidio di un essere umano rinchiuso in carcere è il fallimento della collettivita.
Naturalmente il carcere è una componente limite della società, è quella componente che per certi versi è facile e comodo dimenticare, ma ripeto è quella frontiera dove la società isola i suoi rifiuti, i suoi fallimenti.
In carcere chi vuole veramente suicidarsi, almeno che non sia sottoposto a sorveglianza a vista, lo può fare in qualsiasi momento, con la conseguenza che chi ne è preposto alla vigilanza ed osservazione ne può soltanto prendere atto a fatto compiuto, almeno che per la combinazione di fortunose coincidenze non ne riesce a sventare il tentativo.
Tuttavia i soggetti con problemi psichiatrici e intenti anticonservativi vengono segnalati a Grande Sorveglianza, ma in una giornata di 24 ore in una struttura Penitenziaria dove un Poliziotto Penitenziario in alcune ore della giornata deve vigilare anche 130 detenuti, maggior parte dei quali segnalati a Grande Sorveglianza, l’occasione per suicidarsi non manca.
Possiamo dire soltanto che esistono strutture adeguate al trattamento di soggetti psichiatrici, ma per motivi di sovraffollamento, di burocrazia del sistema, di mancanza di fondi per il pagamento di figure professionali quali Psichiatri, Psicologi, ed Educatori Penitenziari, diventa sempre più difficile gestire le necessità di un essere umano con disagi psichiatrici e l’invio di questi uomini con necessità di cura in queste strutture, diventa sempre più difficile per la grande congestione del sistema Penitenziario Italiano.
A complicare il sistema sanitario c’è anche stato il passaggio di gestione del sistema stesso
da quello penitenziario a quello pubblico, il quale deve far quadrare i bilanci e taglia dove invece dovrebbe investire.
La Casa Circondariale di Perugia è gravata da numerosi problemi legati alla carenza di
organico di Polizia Penitenziaria di educatori Penitenziari ed in più è una struttura sovraffollata,
appunto a fronte di una capienza regolamentare di 250 detenuti ne ospita 620 per l’ottanta percento dei quali extracomunitari, molti dei quali tossicodipendenti e comunque detenuti per reati legati allo spaccio delle sostanze stupefacenti. Tuttavia la situazione grazie all’impegno straordinario di tutte le figure professionali va avanti soltanto perché ci deve andare, perché gli obbiettivi dell’art 27 comma tre della Costituzione Italiana oltre che essere di difficile conseguimento in situazioni ordinarie, in queste condizioni sono soltanto utopia.
Ma questo noi lo andiamo dicendo ormai da anni ed affinché le promesse da marinaio della
Politica Italiana continueranno ad essere protagoniste di questo mesto palcoscenico, sarà sempre più difficile gestire la situazione di disagio degli uomini che vengono consegnati dalla società al carcere per iniziare il percorso di redenzione di cura e poi di reinserimento.
Si parla del carcere soltanto quando succedono casi limite come nel caso, ed è da tempo che questa O.S. non fa parlare di se sui giornali soltanto, perché crediamo che situazioni come queste per la società siano diventate ordinarie, ma questa O.S. crede che ci si debba interrogare sulla situazione riflettendo sulle problematiche del sistema Penitenziario Italiano, facendo anche se necessario autocritica ma anche delle scelte di priorità, ma è soltanto restituendo la giusta importanza agli eventi, che questa società potrà veramente iniziare un costruttivo e serio programma di riorganizzazione di alcuni settori dello Stato, come quello Penitenziario il quale è ormai sull’orlo del baratro.
Il Coordinatore Nazionale Sinappe
Daniele Rosati
Etichette:
Associazioni Sindacali
martedì 4 gennaio 2011
Amministrazione penitenziaria:occorre superare i conflitti montati ad arte da chi vuole un personale penitenziario diviso,basta un dap autistico!!! carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,penitenziari,diritti
Giustizia: Sindacato Direttori Penitenziari; nel 2011 una lotta sindacale senza precedenti.
Comunicato Si.Di.Pe.
Il non esaltante 2010 si chiude da parte dei vertici del Dap e del ministro con l’ennesima promessa del cambiamento. Noi tutti, addestrati da sempre a gestire risorse umane e finanziarie, realizzando ben più rispetto ai mezzi di cui disponiamo, neanche ci scomponiamo: basta voltarsi e guardare la lunga, larga, regolare linea delle promesse mancate e degli annunci roboanti e ,immancabilmente, caduti nel vuoto, per capire verso quale baratro vorrebbero condurci.
Nessuno più si illude; tutti sappiamo che se il cambiamento avverrà non sarà per le cose che si dicono, bensì per quelle che potrebbero accadere: il dèjà vu penitenziario riprende forma…
In questi giorni, tra l’altro, assistiamo alla singolare accelerazione di stipule, intese, patti, protocolli di collaborazione e quanto dir si voglia: impegni solenni per realizzare nuove strutture penitenziarie (la firma di un protocollo non si nega a nessuno e può regalare anche un passaggio televisivo), con la promessa di tanti altri posti letto e celle (senza che vengano assicurate le necessarie risorse umane e finanziarie!).
Per noi, invece, aridi amministratori pubblici, la migliore “convenzione”, il più proficuo protocollo continua ad essere quello che si può leggere “in finanziaria”: è il piccolo rigo dove sono indicate, in asciutto numerario, le cifre dei fondi realmente disponibili, “cash”. A questo punto sorgono spontanee delle domande per le quali gradiremmo risposte circostanziate, in particolare, rispetto al terribile 2010:
1. I fondi per il pagamento degli straordinari per i direttori penitenziari e di Uepe saranno maggiori, uguali o minori?
2. Sono state previste le risorse finanziarie per il rialliniamento della polizia penitenziaria con gli altri corpi delle FF.OO.?
3. Dove si trovano, nella legge di stabilità, le risorse per il primo contratto dei dirigenti penitenziari di diritto pubblico? Quanto ancora dovremo lavorare defraudati dell’indennità di posizione e di quella di risultato?
4. Le somme utilizzabili per le manutenzioni ordinarie programmate degli impianti (antincendio, elettrici, d’allarme, idraulici, di videosorveglianza, di gestione calore, degli ascensori, per il trattamento dell’aria, etc. ) saranno maggiori, uguali o minori?
5. Le somme per la manutenzione degli automezzi per le traduzioni dei detenuti e per il rinnovo del parco auto del corpo saranno maggiori, uguali o minori?
6. I fondi per le missioni del personale di polizia e del comparto ministeri , al fine di garantire almeno gli anticipi, saranno maggiori, uguali o minori?
7. Le spese di luce, gas, acqua, relative agli anni trascorsi a seguito della crescita del numero dei detenuti, e non ancora onorate verso le aziende, saranno finalmente azzerate?
8. I fondi necessari per la minima manutenzione ordinaria (sistemazione dei gabinetti, delle docce, ritinteggiatura delle pareti, risistemazione di pavimenti, intonaci, plafoniere, cucine, etc.) saranno maggiori, uguali o minori?
9. Neanche osiamo parlare di nuove assunzioni, in particolare di direttori penitenziari, degli uffici dell’esecuzione penale esterna, di educatori e assistenti sociali (ad onor del vero, non ricordiamo neanche gli annunci in tal senso).
Attendiamo di conoscere, pubblicamente, punto per punto, quanti euro sono stati investiti per far fronte alle questioni sopra evidenziate e soltanto allora potremo credere che effettivamente si vuole fare qualcosa! Nel 2011 daremo inizio ad una lotta sindacale senza precedenti e chiederemo la partecipazione di ognuno di voi: ne va di mezzo la dignità di noi tutti, compresi i colleghi provveditori, dilatati tra un centro lontano ed una periferia frantumata nelle problematicità: non possiamo continuare ad essere maltrattati da quanti vivono la funzione penitenziaria come terra di conquista, ai margini della giustizia, dove, liberi da lacci e lacciuoli, si possa dar sfogo a ogni velleità.
In questa lotta sindacale, che annunciamo serrata, chiederemo la partecipazione la solidarietà di tutte le altre categorie di lavoratori penitenziari, nessuna esclusa, ed in tal senso saremo disponibili e lieti di avviare ogni confronto per una efficace dialettica interprofessionale che possa consentire il superamento di quelle conflittualità da sempre montate ad arte da chi vuole un personale penitenziario diviso, per distrarlo dal male vero e comune: un’amministrazione autoreferenziale e tendente all’autismo.
Auguri, quindi, per un 2011 che sia davvero del cambiamento, nel quale gli operatori penitenziari siano tutti protagonisti e non comparse smarrite in una scena dominata dalla confusione progettuale.
Comunicato Si.Di.Pe.
Il non esaltante 2010 si chiude da parte dei vertici del Dap e del ministro con l’ennesima promessa del cambiamento. Noi tutti, addestrati da sempre a gestire risorse umane e finanziarie, realizzando ben più rispetto ai mezzi di cui disponiamo, neanche ci scomponiamo: basta voltarsi e guardare la lunga, larga, regolare linea delle promesse mancate e degli annunci roboanti e ,immancabilmente, caduti nel vuoto, per capire verso quale baratro vorrebbero condurci.
Nessuno più si illude; tutti sappiamo che se il cambiamento avverrà non sarà per le cose che si dicono, bensì per quelle che potrebbero accadere: il dèjà vu penitenziario riprende forma…
In questi giorni, tra l’altro, assistiamo alla singolare accelerazione di stipule, intese, patti, protocolli di collaborazione e quanto dir si voglia: impegni solenni per realizzare nuove strutture penitenziarie (la firma di un protocollo non si nega a nessuno e può regalare anche un passaggio televisivo), con la promessa di tanti altri posti letto e celle (senza che vengano assicurate le necessarie risorse umane e finanziarie!).
Per noi, invece, aridi amministratori pubblici, la migliore “convenzione”, il più proficuo protocollo continua ad essere quello che si può leggere “in finanziaria”: è il piccolo rigo dove sono indicate, in asciutto numerario, le cifre dei fondi realmente disponibili, “cash”. A questo punto sorgono spontanee delle domande per le quali gradiremmo risposte circostanziate, in particolare, rispetto al terribile 2010:
1. I fondi per il pagamento degli straordinari per i direttori penitenziari e di Uepe saranno maggiori, uguali o minori?
2. Sono state previste le risorse finanziarie per il rialliniamento della polizia penitenziaria con gli altri corpi delle FF.OO.?
3. Dove si trovano, nella legge di stabilità, le risorse per il primo contratto dei dirigenti penitenziari di diritto pubblico? Quanto ancora dovremo lavorare defraudati dell’indennità di posizione e di quella di risultato?
4. Le somme utilizzabili per le manutenzioni ordinarie programmate degli impianti (antincendio, elettrici, d’allarme, idraulici, di videosorveglianza, di gestione calore, degli ascensori, per il trattamento dell’aria, etc. ) saranno maggiori, uguali o minori?
5. Le somme per la manutenzione degli automezzi per le traduzioni dei detenuti e per il rinnovo del parco auto del corpo saranno maggiori, uguali o minori?
6. I fondi per le missioni del personale di polizia e del comparto ministeri , al fine di garantire almeno gli anticipi, saranno maggiori, uguali o minori?
7. Le spese di luce, gas, acqua, relative agli anni trascorsi a seguito della crescita del numero dei detenuti, e non ancora onorate verso le aziende, saranno finalmente azzerate?
8. I fondi necessari per la minima manutenzione ordinaria (sistemazione dei gabinetti, delle docce, ritinteggiatura delle pareti, risistemazione di pavimenti, intonaci, plafoniere, cucine, etc.) saranno maggiori, uguali o minori?
9. Neanche osiamo parlare di nuove assunzioni, in particolare di direttori penitenziari, degli uffici dell’esecuzione penale esterna, di educatori e assistenti sociali (ad onor del vero, non ricordiamo neanche gli annunci in tal senso).
Attendiamo di conoscere, pubblicamente, punto per punto, quanti euro sono stati investiti per far fronte alle questioni sopra evidenziate e soltanto allora potremo credere che effettivamente si vuole fare qualcosa! Nel 2011 daremo inizio ad una lotta sindacale senza precedenti e chiederemo la partecipazione di ognuno di voi: ne va di mezzo la dignità di noi tutti, compresi i colleghi provveditori, dilatati tra un centro lontano ed una periferia frantumata nelle problematicità: non possiamo continuare ad essere maltrattati da quanti vivono la funzione penitenziaria come terra di conquista, ai margini della giustizia, dove, liberi da lacci e lacciuoli, si possa dar sfogo a ogni velleità.
In questa lotta sindacale, che annunciamo serrata, chiederemo la partecipazione la solidarietà di tutte le altre categorie di lavoratori penitenziari, nessuna esclusa, ed in tal senso saremo disponibili e lieti di avviare ogni confronto per una efficace dialettica interprofessionale che possa consentire il superamento di quelle conflittualità da sempre montate ad arte da chi vuole un personale penitenziario diviso, per distrarlo dal male vero e comune: un’amministrazione autoreferenziale e tendente all’autismo.
Auguri, quindi, per un 2011 che sia davvero del cambiamento, nel quale gli operatori penitenziari siano tutti protagonisti e non comparse smarrite in una scena dominata dalla confusione progettuale.
Etichette:
Associazioni Sindacali
mercoledì 22 dicembre 2010
Sollecito assunzione educatori penitenziario da Armando Algozzino della UIl PA. carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano
Roma lì, 20/12/2010
Al Ministero della Giustizia
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Capo del DAP
Vice Capo del DAP
Capo del Personale
Responsabile Ufficio Concorsi
Roma
Oggetto: Richiesta di completamento delle assunzioni relative al concorso a 397 posti nel profilo
professionale di Educatore Area C posizione economica C1 (Area terza f 1)
La scrivente Segreteria nazionale sollecita i decreti di assunzione di 45 Educatori idonei del
concorso in oggetto indicato.
Predetto concorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 Aprile 2004, indetto con Pdg del
21 Novembre 2003 e dopo quattro anni di procedure concorsuali, il 15 dicembre 2008 nel Bollettino
Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 23, veniva pubblicata la graduatoria ufficiale definitiva, e solo nel
Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 12 del 30 giugno 2009 venivano avviate le procedure di
assunzione dei primi 86 vincitori, poi con Bollettino Ufficiale n. 16 del 31 Agosto 2009 ne venivano assunti
altri 16 ed infine il 12 Aprile 2010 è avvenuta l’assunzione degli altri vincitori cioè 295.
In tale concorso, tra i vincitori sono emerse successivamente 45 rinunce, che potevano essere
coperte ed integrate con un semplice scorrimento della graduatoria.
Il 24 Maggio 2010 il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha invitato gli idonei
utilmente collocati (45) a redigere in ordine di preferenza le richieste per le Sedi rimaste vacanti per le
rinunce.
Considerato che l’assunzione dei 45 Educatori idonei, divenuti vincitori a pieno titolo non comporta
ulteriore stanziamento economico in quanto già programmato con le assunzioni del 12 Aprile 2010,
SI CHIEDE
L’immediata formulazione dei decreti di assunzione entro il 31 Dicembre 2010 considerato che la
graduatoria cesserà di avere validità nel 2011 e l’Amministrazione Penitenziaria non può permettersi di
perdere la possibilità di incrementare l’organico del personale di Area Educativa di 45 unità visto che
attualmente il rapporto educatori/detenuti è di circa 1 a 1000, per altro con uno stanziamento economico già
previsto.
Si resta in attesa urgente riscontro.
Il segretario nazionale
Armando Algozino
Al Ministero della Giustizia
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Capo del DAP
Vice Capo del DAP
Capo del Personale
Responsabile Ufficio Concorsi
Roma
Oggetto: Richiesta di completamento delle assunzioni relative al concorso a 397 posti nel profilo
professionale di Educatore Area C posizione economica C1 (Area terza f 1)
La scrivente Segreteria nazionale sollecita i decreti di assunzione di 45 Educatori idonei del
concorso in oggetto indicato.
Predetto concorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 Aprile 2004, indetto con Pdg del
21 Novembre 2003 e dopo quattro anni di procedure concorsuali, il 15 dicembre 2008 nel Bollettino
Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 23, veniva pubblicata la graduatoria ufficiale definitiva, e solo nel
Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 12 del 30 giugno 2009 venivano avviate le procedure di
assunzione dei primi 86 vincitori, poi con Bollettino Ufficiale n. 16 del 31 Agosto 2009 ne venivano assunti
altri 16 ed infine il 12 Aprile 2010 è avvenuta l’assunzione degli altri vincitori cioè 295.
In tale concorso, tra i vincitori sono emerse successivamente 45 rinunce, che potevano essere
coperte ed integrate con un semplice scorrimento della graduatoria.
Il 24 Maggio 2010 il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha invitato gli idonei
utilmente collocati (45) a redigere in ordine di preferenza le richieste per le Sedi rimaste vacanti per le
rinunce.
Considerato che l’assunzione dei 45 Educatori idonei, divenuti vincitori a pieno titolo non comporta
ulteriore stanziamento economico in quanto già programmato con le assunzioni del 12 Aprile 2010,
SI CHIEDE
L’immediata formulazione dei decreti di assunzione entro il 31 Dicembre 2010 considerato che la
graduatoria cesserà di avere validità nel 2011 e l’Amministrazione Penitenziaria non può permettersi di
perdere la possibilità di incrementare l’organico del personale di Area Educativa di 45 unità visto che
attualmente il rapporto educatori/detenuti è di circa 1 a 1000, per altro con uno stanziamento economico già
previsto.
Si resta in attesa urgente riscontro.
Il segretario nazionale
Armando Algozino
Etichette:
Associazioni Sindacali
sabato 30 ottobre 2010
CIGL:Inserire in finanziaria adeguate risorse per il Dap al fine di provvedere a nuoe assunzioni di personale! carcere,governo,detenuti,angelino alfano,diritti
Carceri: in piazza per il rispetto del lavoro e della dignità delle persone
«Le carceri esplodono, noi le portiamo in piazza» questo il messaggio utilizzato dalla FP CGIL per denunciare l'emergenza umanitaria vissuta nei sistemi penitenziari italiani e avanzare dieci proposte contro il sovraffollamento
ROMA - La vita in carcere, per chi vi lavora come per chi vi è recluso, è divenuta ormai insostenibile. Il sovraffollamento, i numerosi decessi, ma anche la carenza del personale penitenziario, come quella dei magistrati, assistenti sociali, educatori, sono i principali motivi della protesta organizzata dalla FP CGIL questa mattina, davanti Montecitorio e di fronte alle prefetture italiane.
«Le carceri esplodono, noi le portiamo in piazza», è con questo chiaro messaggio, che i delegati della Funzione Pubblica CGIL insieme agli operatori del settore, agli esponenti del mondo della politica, dell'associazionismo e del volontariato, si sono ritrovati oggi in piazza per chiedere condizioni dignitose di vita e di lavoro nei penitenziari e contrastare la reclusione del disagio sociale affinchè «il carcere non diventi una seconda condanna».
Una situazione di emergenza umanitaria, quella denunciata dal sindacato e rappresentata in piazza dall'istallazione di tre celle: una per illustrare le condizioni attuali di sovraffollamento; una come dovrebbe essere secondo le regole, e la terza, stracolma di manichini, per dare l'idea di come i detenuti vivranno se non si riuscirà ad invertire la rotta. Una condizione drammaticamente riassunta da alcune cifre: nei 206 istituti di pena i detenuti presenti sono 68.527, a fronte di 44.612 posti letto regolamentari. La popolazione carceraria supera così, di quasi 22mila unità il livello regolamentare. Mentre i poliziotti penitenziari sono 18mila su 37.348, quindi 6mila unità in meno rispetto alla dotazione organica fissata con D.M. 8 febbraio 2010.
Sono dieci le proposte che la FP CGIL ha avanzato per un sistema di detenzione umano che rispetti il lavoro e la dignità delle persone. Innanzitutto, come ha dichiarato alla CGILtv Rossana Dettori, Segretaria Generale FP CGIL, è necessario rivedere alcune leggi come la Fini-Giovanardi in materia di sostanze stupefacenti e la Bossi-Fini in materia di immigrazione. Inoltre, è indispensabile modificare la normativa sulla custodia cautelare, adottare nuove misure per il reinserimento sociale dei detenuti e provvedere alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, eliminando le misure di internamento psichiatrico. Infine, rifinanziare il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e mettere in atto un piano di ottimizzazione delle risorse umane disponibili e provvedere all'immediata assunzione di 6mila unità aggiuntive. Sul fronte edilizio la FP CGIL chiede al Governo di mettere in atto il 'piano carceri', inserendo in finanziaria lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro necessario per attuarlo.
CGIL.it
«Le carceri esplodono, noi le portiamo in piazza» questo il messaggio utilizzato dalla FP CGIL per denunciare l'emergenza umanitaria vissuta nei sistemi penitenziari italiani e avanzare dieci proposte contro il sovraffollamento
ROMA - La vita in carcere, per chi vi lavora come per chi vi è recluso, è divenuta ormai insostenibile. Il sovraffollamento, i numerosi decessi, ma anche la carenza del personale penitenziario, come quella dei magistrati, assistenti sociali, educatori, sono i principali motivi della protesta organizzata dalla FP CGIL questa mattina, davanti Montecitorio e di fronte alle prefetture italiane.
«Le carceri esplodono, noi le portiamo in piazza», è con questo chiaro messaggio, che i delegati della Funzione Pubblica CGIL insieme agli operatori del settore, agli esponenti del mondo della politica, dell'associazionismo e del volontariato, si sono ritrovati oggi in piazza per chiedere condizioni dignitose di vita e di lavoro nei penitenziari e contrastare la reclusione del disagio sociale affinchè «il carcere non diventi una seconda condanna».
Una situazione di emergenza umanitaria, quella denunciata dal sindacato e rappresentata in piazza dall'istallazione di tre celle: una per illustrare le condizioni attuali di sovraffollamento; una come dovrebbe essere secondo le regole, e la terza, stracolma di manichini, per dare l'idea di come i detenuti vivranno se non si riuscirà ad invertire la rotta. Una condizione drammaticamente riassunta da alcune cifre: nei 206 istituti di pena i detenuti presenti sono 68.527, a fronte di 44.612 posti letto regolamentari. La popolazione carceraria supera così, di quasi 22mila unità il livello regolamentare. Mentre i poliziotti penitenziari sono 18mila su 37.348, quindi 6mila unità in meno rispetto alla dotazione organica fissata con D.M. 8 febbraio 2010.
Sono dieci le proposte che la FP CGIL ha avanzato per un sistema di detenzione umano che rispetti il lavoro e la dignità delle persone. Innanzitutto, come ha dichiarato alla CGILtv Rossana Dettori, Segretaria Generale FP CGIL, è necessario rivedere alcune leggi come la Fini-Giovanardi in materia di sostanze stupefacenti e la Bossi-Fini in materia di immigrazione. Inoltre, è indispensabile modificare la normativa sulla custodia cautelare, adottare nuove misure per il reinserimento sociale dei detenuti e provvedere alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, eliminando le misure di internamento psichiatrico. Infine, rifinanziare il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e mettere in atto un piano di ottimizzazione delle risorse umane disponibili e provvedere all'immediata assunzione di 6mila unità aggiuntive. Sul fronte edilizio la FP CGIL chiede al Governo di mettere in atto il 'piano carceri', inserendo in finanziaria lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro necessario per attuarlo.
CGIL.it
Etichette:
Associazioni Sindacali
martedì 19 ottobre 2010
CARCERI: SAPPE, DOMANI SIT-IN DAVANTI ALLA SEDE DEL DAP. carcere,gverno,detenuti,politici,angelino alfano,giustizia
CARCERI: SAPPE, DOMANI SIT-IN DAVANTI ALLA SEDE DEL DAP
'DIECI MESI FA DECRETATO STATO DI EMERGENZA MA NIENTE E' CAMBIATO DA ALLORA'
Roma, 18 ott. - (Adnkronos) -
"Sono ormai passati quasi dieci mesi, da quando il governo ha decretato ufficialmente lo stato
di emergenza nazionale conseguente all'eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti
sul territorio nazionale, ma la situazione non e' affatto cambiata; anzi, e' peggiorata".
E' quanto sottolinea il segretario del SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria,
Donato Capece annunciando per domani un sit-in davanti alla sede del Dap, il dipartimento
amministrazione penitenziaria. "Dai 64.791 detenuti che c'erano nelle 206 carceri del Paese
il 31 dicembre 2009 siamo arrivati a contare 68.536 presenze il 13 ottobre scorso, rispetto alla
capienza regolamentare di poco superiore a 43.000 posti letto - ricorda Capece - Si era ravvisata la
necessita' di procedere, in termini di somma urgenza, all'immediato avvio di interventi volti
alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie e all'aumento della capienza di quelle esistenti,
al fine di assicurare la tutela della salute e la sicurezza dei detenuti, garantendo una migliore
condizione di vita degli stessi e la funzione rieducativa della pena, ma non e' stato fatto fino
ad oggi nulla".
'DIECI MESI FA DECRETATO STATO DI EMERGENZA MA NIENTE E' CAMBIATO DA ALLORA'
Roma, 18 ott. - (Adnkronos) -
"Sono ormai passati quasi dieci mesi, da quando il governo ha decretato ufficialmente lo stato
di emergenza nazionale conseguente all'eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti
sul territorio nazionale, ma la situazione non e' affatto cambiata; anzi, e' peggiorata".
E' quanto sottolinea il segretario del SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria,
Donato Capece annunciando per domani un sit-in davanti alla sede del Dap, il dipartimento
amministrazione penitenziaria. "Dai 64.791 detenuti che c'erano nelle 206 carceri del Paese
il 31 dicembre 2009 siamo arrivati a contare 68.536 presenze il 13 ottobre scorso, rispetto alla
capienza regolamentare di poco superiore a 43.000 posti letto - ricorda Capece - Si era ravvisata la
necessita' di procedere, in termini di somma urgenza, all'immediato avvio di interventi volti
alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie e all'aumento della capienza di quelle esistenti,
al fine di assicurare la tutela della salute e la sicurezza dei detenuti, garantendo una migliore
condizione di vita degli stessi e la funzione rieducativa della pena, ma non e' stato fatto fino
ad oggi nulla".
Etichette:
Associazioni Sindacali
venerdì 15 ottobre 2010
SIDIPE:urgente assunzione di agenti,educatori,assistenti sociali,collaboratori amm.,contabili e psicologi! carcere,governo,angelino alfano,detenuti,politici
SIDIPE- RIPRENDERE IL PROCESSO DI RIFORMA DEL SISTEMA PENITENZIARIO PER USCIRE DALLA CRISI
Dopo la legge di riforma 154/2005 della Dirigenza Penitenziaria, non si sono più registrati gli attesi segnali di innovazione e cambiamento ed il DAP si è inspiegabilmente bloccato, mostrando incapacità ad assecondare la volontà parlamentare, impedendosi nei fatti che l’organizzazione penitenziaria potesse avvalersi, utilmente, di un Corpo di Dirigenti Penitenziari che avevano il legittimo diritto di pretendere un incarico definito e perfezionato, per essere concretamente impiegati, dalla periferia al centro, nelle corrispondenti posizioni di responsabilità.
La mancata stipula del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Dirigenza Penitenziaria ha aggravato, ulteriormente, la situazione di paralisi, benché esso potesse rappresentare lo strumento più flessibile ed idoneo per incardinare, all’interno del complesso sistema dell’esecuzione penale, nel rispetto di regole prestabilite, ed in termini di maggiore efficacia ed efficienza, tutta la Dirigenza di diritto pubblico, la quale invocava semplicemente il rispetto della legge 154/2005 e del D.lgs. n. 63/2006.
In perfetto anticipo avevamo rappresentato come fosse necessario intervenire subito sull’organizzazione e sulle strutture penitenziarie, di come la situazione rischiasse a breve di esplodere, di come non ci si dovesse illudere sugli effetti fatui dell’indulto il quale, in sostanza, aveva soltanto differito di un breve periodo la manifesta criticità di un sistema che abbisognava di una solerte rimanutenzione e reingegnerizzazione. A tanto si aggiungeva anche la constatazione di come il predetto sistema, da troppo tempo, mostrasse di essere ostaggio di boutade giustizialiste, dove le farfugliate pretese del sommo rigore e della certezza della pene non erano, però, mai accompagnate dai contemporanei ed effettivi conferimenti di risorse umane e finanziarie; dove poco e nulla si era fatto ed innovato sul piano legislativo, in materia di misure alternative alla pena, soprattutto in tema di tossicodipendenza, al fine di preferire, ai “percorsi carcerari”, le più confacenti “comunità terapeutiche”, idem per una effettiva implementazione degli uffici dell’esecuzione penale esterna, dove non si rilevava da parte del DAP una convinta azione di persuasion sul legislatore, affinché si sostenesse l’utilità di novare con provvedimenti tempestivi e dissuadenti, di natura però amministrativa, il catalogo delle sanzioni che non poteva continuare ad essere essenzialmente di natura penale.
Insomma, non si assisteva al necessario responsabile tentativo di invitare la Politica a calibrare meglio, e ragionevolmente, la reazione dello Stato il quale avrebbe potuto, e può ancora, prevedere un ventaglio di rimedi che non deve incardinarsi, esclusivamente, sulla onerosa e tradizionale soluzione carceraria.
Purtroppo non siamo stati ascoltati, al contrario, ci siamo trovati, soli, nella paradossale situazione di dover dare coraggio alle persone detenute ed agli operatori penitenziari, in particolare a quelli del Corpo di Polizia, sempre più sottonumero, sfruttato, oggettivamente umiliato perchè costretto, nei fatti, a rinunciare alla funzione “nobile” del lavoro carcerario, quella che fa la sicurezza duratura attraverso l’osservazione, il trattamento ed il recupero del condannato, il che non significa automatica “libertà”.
Ebbene è opportuno tornare a ribadire che noi, Direttori Penitenziari d’Istituto e degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna non vogliamo essere complici di un tradimento costituzionale e di una sciagura nazionale, pur rimanendo fermi, per senso di responsabilità, ai nostri posti.
Per questo facciamo appello ai tutti i rappresentanti del potere legislativo ed al Governo perché si inverta la marcia e si avvii una vera urgentissima stagione di riforme, capace per un verso di coinvolgere e motivare tutte le componenti professionali penitenziarie, riconoscendo la possibilità di traguardi di carriera oggi francamente assenti, al fine di rafforzare una dignità di funzione altrimenti umiliata, in quanto non si è voluto distinguere il difficile lavoro penitenziario dagli altri, riconoscendone la peculiarità nella vasta area della “Sicurezza”.
Esigiamo, inoltre, che si disegni realmente un progetto strategico per il sistema penitenziario e si provveda, nel frattempo, a riempire i vistosi vuoti di organico la cui persistenza renderebbe ogni proposta di miglioramento e cambiamento falsa ed ipocrita.
Limitarsi a pensare ad una “Giustizia Giusta”, trattando le problematiche penitenziarie come ammennicoli della “Questione Giustizia”, non solo mostrerebbe cecità politica ma anche di-suma-ni-tà.
Il Governo, 13 gennaio scorso, ha proclamato LO STATO EMERGENZIALE DELLE CARCERI, si sia perciò coerenti: Le situazioni straordinarie richiedono, per essere affrontate e risolte, risposte altrettanto straordinarie, e non solo nel senso “edilizio” ma, soprattutto, di tipo organizzativo.
La previsione urgente delle necessarie assunzioni di poliziotti penitenziari, di funzionari del Corpo, di Educatori ed Assistenti Sociali, di Collaboratori Amm.vo Contabili, di Psicologi, di Esperti Informatici, di quadri amministrativi e tecnici, nonché di Dirigenti Penitenziari dovrebbe essere di tutta evidenza, così come va riconsiderata la progressione di carriera premiando, in modo VISIBILE, l’esperienza professionale maturata sul campo.
La previsione della costituzione di un ruolo dirigenziale speciale sia per i funzionari apicali ministeriali che per quelli della polizia penitenziaria, non costituirebbe uno scandalo, a fronte dell’obiettiva criticità che si vive nelle carceri, premiando il sacrificio e l’impegno profusi in prima linea dai tanti educatori, assistenti sociali, ragionieri, commissari di polizia penitenziaria, etc., ancorché privi del diploma di laurea.
Nelle carceri “Si è quello che fai e non quello che affermi di essere…”, i paraventi e le fictio non sono credibili.
Infine, ma non per importanza, occorrerà pervenire alla rapida definizione di strumenti normativi finalizzati ad applicare, con semplici automatismi, le misure alternative alla detenzione ad una platea più vasta di destinatari, temperando il limite della recidiva ove si tratti, soprattutto, di persone detenute tossicodipendenti.
Siamo convinti che i costi economici delle misure che suggeriamo risulteranno sensibilmente minori rispetto a quelli che altrimenti dovranno essere affrontati, in termini di rischi, non più teorici, di implosione-esplosione del sistema penitenziario, ai quali si aggiungeranno gli ulteriori che fanno capo ai tradizionali apparati di sicurezza: in caso contrario, dovremo soltanto confidare nella manzoniana Divina Provvidenza.
Enrico SBRIGLIA
Segretario Nazionale
Dopo la legge di riforma 154/2005 della Dirigenza Penitenziaria, non si sono più registrati gli attesi segnali di innovazione e cambiamento ed il DAP si è inspiegabilmente bloccato, mostrando incapacità ad assecondare la volontà parlamentare, impedendosi nei fatti che l’organizzazione penitenziaria potesse avvalersi, utilmente, di un Corpo di Dirigenti Penitenziari che avevano il legittimo diritto di pretendere un incarico definito e perfezionato, per essere concretamente impiegati, dalla periferia al centro, nelle corrispondenti posizioni di responsabilità.
La mancata stipula del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Dirigenza Penitenziaria ha aggravato, ulteriormente, la situazione di paralisi, benché esso potesse rappresentare lo strumento più flessibile ed idoneo per incardinare, all’interno del complesso sistema dell’esecuzione penale, nel rispetto di regole prestabilite, ed in termini di maggiore efficacia ed efficienza, tutta la Dirigenza di diritto pubblico, la quale invocava semplicemente il rispetto della legge 154/2005 e del D.lgs. n. 63/2006.
In perfetto anticipo avevamo rappresentato come fosse necessario intervenire subito sull’organizzazione e sulle strutture penitenziarie, di come la situazione rischiasse a breve di esplodere, di come non ci si dovesse illudere sugli effetti fatui dell’indulto il quale, in sostanza, aveva soltanto differito di un breve periodo la manifesta criticità di un sistema che abbisognava di una solerte rimanutenzione e reingegnerizzazione. A tanto si aggiungeva anche la constatazione di come il predetto sistema, da troppo tempo, mostrasse di essere ostaggio di boutade giustizialiste, dove le farfugliate pretese del sommo rigore e della certezza della pene non erano, però, mai accompagnate dai contemporanei ed effettivi conferimenti di risorse umane e finanziarie; dove poco e nulla si era fatto ed innovato sul piano legislativo, in materia di misure alternative alla pena, soprattutto in tema di tossicodipendenza, al fine di preferire, ai “percorsi carcerari”, le più confacenti “comunità terapeutiche”, idem per una effettiva implementazione degli uffici dell’esecuzione penale esterna, dove non si rilevava da parte del DAP una convinta azione di persuasion sul legislatore, affinché si sostenesse l’utilità di novare con provvedimenti tempestivi e dissuadenti, di natura però amministrativa, il catalogo delle sanzioni che non poteva continuare ad essere essenzialmente di natura penale.
Insomma, non si assisteva al necessario responsabile tentativo di invitare la Politica a calibrare meglio, e ragionevolmente, la reazione dello Stato il quale avrebbe potuto, e può ancora, prevedere un ventaglio di rimedi che non deve incardinarsi, esclusivamente, sulla onerosa e tradizionale soluzione carceraria.
Purtroppo non siamo stati ascoltati, al contrario, ci siamo trovati, soli, nella paradossale situazione di dover dare coraggio alle persone detenute ed agli operatori penitenziari, in particolare a quelli del Corpo di Polizia, sempre più sottonumero, sfruttato, oggettivamente umiliato perchè costretto, nei fatti, a rinunciare alla funzione “nobile” del lavoro carcerario, quella che fa la sicurezza duratura attraverso l’osservazione, il trattamento ed il recupero del condannato, il che non significa automatica “libertà”.
Ebbene è opportuno tornare a ribadire che noi, Direttori Penitenziari d’Istituto e degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna non vogliamo essere complici di un tradimento costituzionale e di una sciagura nazionale, pur rimanendo fermi, per senso di responsabilità, ai nostri posti.
Per questo facciamo appello ai tutti i rappresentanti del potere legislativo ed al Governo perché si inverta la marcia e si avvii una vera urgentissima stagione di riforme, capace per un verso di coinvolgere e motivare tutte le componenti professionali penitenziarie, riconoscendo la possibilità di traguardi di carriera oggi francamente assenti, al fine di rafforzare una dignità di funzione altrimenti umiliata, in quanto non si è voluto distinguere il difficile lavoro penitenziario dagli altri, riconoscendone la peculiarità nella vasta area della “Sicurezza”.
Esigiamo, inoltre, che si disegni realmente un progetto strategico per il sistema penitenziario e si provveda, nel frattempo, a riempire i vistosi vuoti di organico la cui persistenza renderebbe ogni proposta di miglioramento e cambiamento falsa ed ipocrita.
Limitarsi a pensare ad una “Giustizia Giusta”, trattando le problematiche penitenziarie come ammennicoli della “Questione Giustizia”, non solo mostrerebbe cecità politica ma anche di-suma-ni-tà.
Il Governo, 13 gennaio scorso, ha proclamato LO STATO EMERGENZIALE DELLE CARCERI, si sia perciò coerenti: Le situazioni straordinarie richiedono, per essere affrontate e risolte, risposte altrettanto straordinarie, e non solo nel senso “edilizio” ma, soprattutto, di tipo organizzativo.
La previsione urgente delle necessarie assunzioni di poliziotti penitenziari, di funzionari del Corpo, di Educatori ed Assistenti Sociali, di Collaboratori Amm.vo Contabili, di Psicologi, di Esperti Informatici, di quadri amministrativi e tecnici, nonché di Dirigenti Penitenziari dovrebbe essere di tutta evidenza, così come va riconsiderata la progressione di carriera premiando, in modo VISIBILE, l’esperienza professionale maturata sul campo.
La previsione della costituzione di un ruolo dirigenziale speciale sia per i funzionari apicali ministeriali che per quelli della polizia penitenziaria, non costituirebbe uno scandalo, a fronte dell’obiettiva criticità che si vive nelle carceri, premiando il sacrificio e l’impegno profusi in prima linea dai tanti educatori, assistenti sociali, ragionieri, commissari di polizia penitenziaria, etc., ancorché privi del diploma di laurea.
Nelle carceri “Si è quello che fai e non quello che affermi di essere…”, i paraventi e le fictio non sono credibili.
Infine, ma non per importanza, occorrerà pervenire alla rapida definizione di strumenti normativi finalizzati ad applicare, con semplici automatismi, le misure alternative alla detenzione ad una platea più vasta di destinatari, temperando il limite della recidiva ove si tratti, soprattutto, di persone detenute tossicodipendenti.
Siamo convinti che i costi economici delle misure che suggeriamo risulteranno sensibilmente minori rispetto a quelli che altrimenti dovranno essere affrontati, in termini di rischi, non più teorici, di implosione-esplosione del sistema penitenziario, ai quali si aggiungeranno gli ulteriori che fanno capo ai tradizionali apparati di sicurezza: in caso contrario, dovremo soltanto confidare nella manzoniana Divina Provvidenza.
Enrico SBRIGLIA
Segretario Nazionale
Etichette:
Associazioni Sindacali
martedì 5 ottobre 2010
Continuano i suicidi dei detenuti,ma il ministro Alfano non aumenta gli organici di agenti ed educatori,sara' impoegnato in altro?!? carcere,governo,detenuti,giustizia,angelino alfano,politici,costituzione,dap
Poggioreale – Suicida un detenuto 35enne
E’ il 52° del 2010
Dichiarazione Stampa di Eugenio SARNO
Segretario Generale UIL PA Penitenziari
Un detenuto di origini campane , Antonio GRANATA, di 35 anni arrestato il 29 settembre scorso si è tolto la vita, impiccandosi, in tarda mattinata nel carcere napoletano di Poggioreale. Il Granata appena fatto ingresso in carcere era stato allocato al Padiglione Firenze - reparto “nuovi giunti” .
Dopo che gli era stata notificata una ordinanza di custodia cautelare per 416-bis era stato spostato nel padiglione Livorno – Alta Sicurezza
Con quello odierno sono 52 i suicidi verificatisi nelle celle delle prigioni italiane dal 1 gennaio ad oggi.
Una mattanza che il DAP e il Ministero della Giustizia non sembrano capaci di arginare. Il loro colpevole immobilismo, coniugato ad un incomprensibile silenzio ampliano responsabilità che appaiono ben delineate.
Con il Ministro della Giustizia diversamente impegnato ed il Capo del DAP a presiedere i cantieri edili il sistema penitenziario è condannato ad una deriva senza controllo .
Tra autosoppressioni, aggressioni, violenze, sovrappopolamento e violazione del diritto le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità.
Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste.
L’aumento degli organici della polizia penitenziaria e del personale addetto al trattamento; maggior ricorso alle pene alternative; modifica del sistema sanzionatorio e abbreviazione dei tempi processuali .
Queste sono alcune delle soluzioni indifferibili per recuperare civiltà, legalità ed umanità all’interno degli istituti penitenziari.
Purtroppo abbiamo ragionevole certezze per sottolineare come non ci sia una volontà politica di questo Governo per risolvere il dramma penitenziario.
Allora la lista dei morti e delle violenze è destinata, inevitabilmente, ad allungarsi.
Salvo registrare il momentaneo, quanto inutile sdegno, di chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa.
E’ il 52° del 2010
Dichiarazione Stampa di Eugenio SARNO
Segretario Generale UIL PA Penitenziari
Un detenuto di origini campane , Antonio GRANATA, di 35 anni arrestato il 29 settembre scorso si è tolto la vita, impiccandosi, in tarda mattinata nel carcere napoletano di Poggioreale. Il Granata appena fatto ingresso in carcere era stato allocato al Padiglione Firenze - reparto “nuovi giunti” .
Dopo che gli era stata notificata una ordinanza di custodia cautelare per 416-bis era stato spostato nel padiglione Livorno – Alta Sicurezza
Con quello odierno sono 52 i suicidi verificatisi nelle celle delle prigioni italiane dal 1 gennaio ad oggi.
Una mattanza che il DAP e il Ministero della Giustizia non sembrano capaci di arginare. Il loro colpevole immobilismo, coniugato ad un incomprensibile silenzio ampliano responsabilità che appaiono ben delineate.
Con il Ministro della Giustizia diversamente impegnato ed il Capo del DAP a presiedere i cantieri edili il sistema penitenziario è condannato ad una deriva senza controllo .
Tra autosoppressioni, aggressioni, violenze, sovrappopolamento e violazione del diritto le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità.
Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste.
L’aumento degli organici della polizia penitenziaria e del personale addetto al trattamento; maggior ricorso alle pene alternative; modifica del sistema sanzionatorio e abbreviazione dei tempi processuali .
Queste sono alcune delle soluzioni indifferibili per recuperare civiltà, legalità ed umanità all’interno degli istituti penitenziari.
Purtroppo abbiamo ragionevole certezze per sottolineare come non ci sia una volontà politica di questo Governo per risolvere il dramma penitenziario.
Allora la lista dei morti e delle violenze è destinata, inevitabilmente, ad allungarsi.
Salvo registrare il momentaneo, quanto inutile sdegno, di chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa.
Etichette:
Associazioni Sindacali
martedì 31 agosto 2010
Suicidio nel carcere di Parma, la Cgil: “La situazione è molto grave”,mancano agenti.educatori,psicologi,assistenti e contabili! carcere,politici,detenuti,giustizia,angelino alfano
Suicidio nel carcere di Parma, la Cgil: “La situazione è molto grave”
Sul suicidio del 30enne parmigiano nel carcere di via Burla, avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 agosto, interviene anche la Cgil di Parma per denunciare lo stato di precarietà in cui versa l'istituto penitenziario parmigiano. "Questa volta non è stato possibile evitare il peggio. Dopo ben 8 tentativi di suicidio evitati dalla Polizia Penitenziaria in Emilia Romagna, dopo 3 tentativi di suicidio evitati solo in questa estate, questa volta il dramma non si è potuto evitare e si è compiuto".
Il carcere di Parma ha una capienza di 418 posti e ospita 539 detenuti. “Già da tempo – spiega Luisa Diana, segretaria della FP Cgil di Parma – denunciamo come sindacato di categoria la grave situazione di sovraffollamento; altrettanto grave è la carenza degli organici sia di Polizia Penitenziaria, ma anche di educatori, assistenti sociali, contabili, e di tutte le altre professionalità presenti in carcere”.
“È appunto questa carenza di personale – precisa Luisa Diana – la causa primaria delle difficoltà nelle relazioni umane all'interno del carcere. In questo stato di emergenza, proprio di tutte le carceri italiane, tra le quali Parma non è certo il caso peggiore, il Governo è assente e propina solo vaghe promesse di assunzione di ulteriori duemila unità senza alcuna copertura finanziaria, senza preoccuparsi dello stato di abbandono dei detenuti, senza adeguate iniziative interne ed esterne che favoriscano il loro recupero. Servirebbe un aumento consistente delle risorse economiche, un aumento di educatori, amministrativi, assistenti sociali e di poliziotti penitenziari per rendere il carcere equilibrato e funzionale, oltre che coerente ai principi costituzionali”.
“La stessa Polizia Penitenziaria – aggiunge la segretaria FP Cgil – soffre fortemente di questa condizione. Ed è proprio alla Polizia Penitenziaria che viene poi richiesto di far fronte alle esigenze e di adibirsi a compiti che non le sono propri, quali quelli di educatori, assistenti sociali, uscieri e contabili, facendo tutto quello che non riguarda l'essere poliziotti, con senso del dovere e di grande responsabilità. Tutto questo sulla pelle di chi in carcere ci lavora, in solitudine, per 8 ore nelle sezioni detentive, e di chi in carcere è detenuto senza le garanzie previste dai principi costituzionali”.
Etichette:
Associazioni Sindacali
giovedì 26 agosto 2010
I suicidi in carcere? Troppi detenuti e poco personale.Gli agenti costretti a rimpiazzare i compiti degli educatori che mancano! carcere,governo,detenuti,angelino alfano,giustizia
«I suicidi in carcere? Troppi detenuti e poco personale»
«Questa volta non è stato possibile evitare il peggio. Dopo ben otto tentativi di suicidio evitati dalla polizia penitenziaria in Emilia Romagna, dopo 3 tentativi di suicidio evitati solo in questa estate, questa volta il dramma non si è potuto evitare e si è compiuto: un giovane detenuto si è suicidato nel carcere di Parma». A parlare è Luisa Diana, segretaria della Fp Cgil di Parma.
«I dati sui suicidi nelle carceri - si legge in una nota del sindacato - rappresentano un bollettino di guerra e denunciano una situazione gravissima, situazione che si aggrava nel periodo estivo anche a causa della calura. Il carcere di Parma ha una capienza di 418 posti e ospita 539 detenuti». «Già da tempo - spiega Luisa Diana - denunciamo come sindacato di categoria la grave situazione di sovraffollamento; altrettanto grave è la carenza degli organici sia di polizia penitenziaria, ma anche di educatori, assistenti sociali, contabili, e di tutte le altre professionalità presenti in carcere». «E' appunto questa carenza di personale - precisa la Diana - la causa primaria delle difficoltà nelle relazioni umane all’interno del carcere. In questo stato di emergenza, proprio di tutte le carceri italiane, tra le quali Parma non è certo il caso peggiore, il governo è assente e propina solo vaghe promesse di assunzione di ulteriori duemila unità senza alcuna copertura finanziaria, senza preoccuparsi dello stato di abbandono dei detenuti, senza adeguate iniziative interne ed esterne che favoriscano il loro recupero». «Servirebbe - spiega la segretaria Fp Cgil - un aumento consistente delle risorse economiche, un aumento di educatori, amministrativi, assistenti sociali e di poliziotti penitenziari per rendere il carcere equilibrato e funzionale, oltre che coerente ai principi costituzionali». «La stessa polizia penitenziaria - aggiunge Luisa Diana - soffre fortemente di questa condizione. Ed è proprio alla polizia penitenziaria che viene poi richiesto di far fronte alle esigenze e di adibirsi a compiti che non le sono propri, quali quelli di educatori, assistenti sociali, uscieri e contabili, facendo tutto quello che non riguarda l’essere poliziotti, con senso del dovere e di grande responsabilità». «Tutto questo - conclude l'esponente della Cgil - sulla pelle di chi in carcere ci lavora, in solitudine, per 8 ore nelle sezioni detentive, e di chi in carcere è detenuto senza le garanzie previste dai principi costituzionali».
«Questa volta non è stato possibile evitare il peggio. Dopo ben otto tentativi di suicidio evitati dalla polizia penitenziaria in Emilia Romagna, dopo 3 tentativi di suicidio evitati solo in questa estate, questa volta il dramma non si è potuto evitare e si è compiuto: un giovane detenuto si è suicidato nel carcere di Parma». A parlare è Luisa Diana, segretaria della Fp Cgil di Parma.
«I dati sui suicidi nelle carceri - si legge in una nota del sindacato - rappresentano un bollettino di guerra e denunciano una situazione gravissima, situazione che si aggrava nel periodo estivo anche a causa della calura. Il carcere di Parma ha una capienza di 418 posti e ospita 539 detenuti». «Già da tempo - spiega Luisa Diana - denunciamo come sindacato di categoria la grave situazione di sovraffollamento; altrettanto grave è la carenza degli organici sia di polizia penitenziaria, ma anche di educatori, assistenti sociali, contabili, e di tutte le altre professionalità presenti in carcere». «E' appunto questa carenza di personale - precisa la Diana - la causa primaria delle difficoltà nelle relazioni umane all’interno del carcere. In questo stato di emergenza, proprio di tutte le carceri italiane, tra le quali Parma non è certo il caso peggiore, il governo è assente e propina solo vaghe promesse di assunzione di ulteriori duemila unità senza alcuna copertura finanziaria, senza preoccuparsi dello stato di abbandono dei detenuti, senza adeguate iniziative interne ed esterne che favoriscano il loro recupero». «Servirebbe - spiega la segretaria Fp Cgil - un aumento consistente delle risorse economiche, un aumento di educatori, amministrativi, assistenti sociali e di poliziotti penitenziari per rendere il carcere equilibrato e funzionale, oltre che coerente ai principi costituzionali». «La stessa polizia penitenziaria - aggiunge Luisa Diana - soffre fortemente di questa condizione. Ed è proprio alla polizia penitenziaria che viene poi richiesto di far fronte alle esigenze e di adibirsi a compiti che non le sono propri, quali quelli di educatori, assistenti sociali, uscieri e contabili, facendo tutto quello che non riguarda l’essere poliziotti, con senso del dovere e di grande responsabilità». «Tutto questo - conclude l'esponente della Cgil - sulla pelle di chi in carcere ci lavora, in solitudine, per 8 ore nelle sezioni detentive, e di chi in carcere è detenuto senza le garanzie previste dai principi costituzionali».
Etichette:
Associazioni Sindacali
venerdì 6 agosto 2010
DDL pena domicliare,CIGL Funzione pubblica:impossibile darvi attuazione senza incremento personale dell'area pedagogica! carcere,governo,angelino alfano,detenuti,giustizia
Al Ministro della Giustizia
On. Avv. Angelino Alfano
Al Capo del D. A.P.
Ai Vice Capo D. A.P.
Al Direttore GeneraleEsecuzione Penale Esterna
Al Direttore Generale Detenuti e Trattamento
Al Direttore Generale del Personale e della Formazione
All' Ufficio per le Relazioni Sindacali
p.c. Al Provveditore Regionale del Piemonte
Anche in occasione della complicata vicenda dell’intervento legislativo finalizzato a deflazionare
gli Istituti dalla drammatica condizione di sovraffollamento, si deve prendere atto della scarsa
considerazione che la politica e, purtroppo, gli stessi vertici dell’Amministrazione Penitenziaria
dimostrano nei confronti degli operatori del Comparto Ministeri.
Se un emendamento stabilisce, a ragione, l’assunzione di nuovo personale di polizia penitenziaria
per fronteggiare l’emergenza, nulla si dice e tanto meno si propone per il resto del personale, che
pure garantisce un quotidiano, prezioso, contributo per la tenuta del sistema e che viene
direttamente e massicciamente coinvolto dall’ imminente misura deflattiva.
Oltre ai danni, anche la beffa: si spaccia lo svuotamento dell’originario Ddl, che tutti sappiamo
dovuto alle intricate ragioni degli equilibri politici, per lo sforzo di emanare un provvedimento che
tiene conto della funzione educativa della pena (!!)
In realtà, chi ha anche solo un minimo di conoscenza della realtà carceraria, sa bene che non ci
saranno né i tempi né le risorse per interventi che non siano meri, ma comunque gravosi,
adempimenti burocratici.
Basta leggere la circolare del Capo del Dipartimento 311194 del 22 Luglio scorso per rendersene
conto. Una circolare, inviata per conoscenza (!) alle Direzioni Generali competenti per il
trattamento intra ed extramurario, che innanzitutto richiama alla necessità di attenzionare
prioritariamente le attività di osservazione, trattamento e sostegno, nonché il supporto per il
ristabilimento dei rapporti famigliari (praticamente l’intero panorama degli interventi trattamentali,
rispetto a cui denunciamo da tempo lo stato di grave carenza organica e di risorse del personale).
Come se non bastasse, si danno delle disposizioni operative per l’applicazione della misura di legge
che ancora non è stata approvata, e di cui si sconoscono contenuti fondamentali, quali, giusto per
fare un esempio, le condizioni ostative previste per la concessione, la durata del provvedimento, e
così via.
Nel frattempo, “ad ogni buon conto”, le Aree pedagogiche devono procedere a verificare la
presenza di sintesi aggiornate o a produrre relazioni comportamentali, a compilare una scheda (per
ogni detenuto che, forse, sarà interessato dalla misura) comprensiva di informazioni relative alla
posizione giuridica, al percorso trattamentale intramurario, e ad ogni riferimento abitativo,
affettivo, lavorativo utile alla detenzione domiciliare.
Parimenti, gli Uepe dovranno effettuare la verifica dei suddetti riferimenti e attivare le reti del
territorio, nonché reperire, insieme alle Direzioni degli Istituti, eventuali risorse mancanti. Impresa
certo non facile, considerata l’attuale povertà del contesto socio-economico e le caratteristiche della
popolazione detenuta nelle nostre carceri!
Non è difficile immaginare lo stato di frustrazione del personale a vario titolo coinvolto, che vede
da tempo sistematicamente ignorate le proprie legittime richieste di condizioni lavorative dignitose,
che spesso è persino oggetto di omissione in tante dichiarazioni ufficiali dei vertici
dell’Amministrazione. Su questo personale si scarica un lavoro gravoso, inutile, per tacitare la
coscienza o salvare l’immagine chi non ha saputo né voluto affrontare con serietà il problema del
sovraffollamento (cominciando ad esempio a metter mano alle leggi carcerizzanti frutto di tante
politiche demagogiche sulla sicurezza, e valorizzando il sistema delle misure alternative).
Un lavoro gravoso ma inutile, perché la moltitudine di derelitti che affolla gli istituti non è in
possesso dei requisiti richiesti, altrimenti sarebbe già in detenzione domiciliare, e soprattutto perché
metà della popolazione detenuta è costituita da persone che non si fermano in carcere più di tre
giorni!
Sappiamo tutti che la stima prevista di una deflazione pari a 12000 detenuti è frutto di pura fantasia
o, peggio, è espressione di ipocrisia.
E ancora una volta pagheranno quei lavoratori mal retribuiti, mal considerati, attenzionati solo come
destinatari di provvedimenti punitivi contro gli sprechi e il fannullonismo.
Come se non bastasse, si invitano le Direzioni degli UEPE e degli Istituti ad “un’accorta
programmazione delle ferie del personale”(!).
Forse il Capo del Dipartimento non è a conoscenza del fatto che la condizione di cronica carenza di
organico impone ogni anno questo sano esercizio, né è pensabile che operazioni di così dubbia
efficacia come quella di imminente attuazione possano ulteriormente comprimere il sacrosanto
diritto alle ferie dei lavoratori, sovvertire i programmi delle loro famiglie, oberare oltre ogni misura
gli operatori che rimangono nei luoghi di lavoro.
La F.P. CGIL vigilerà perché questo non accada, e intanto rivolge un accorato appello al senso di
responsabilità della politica e delle Istituzioni affinché la misura deflattiva risponda realmente ai
problemi del penitenziario, e non sia una mera operazione di facciata.
FP CGIL Piemonte
Coord. DAP Ministeri
Anna Greco
FP CGIL Piemonte
Segreteria Regionale
Roberto Galasso
Torino 3 agosto 2010
On. Avv. Angelino Alfano
Al Capo del D. A.P.
Ai Vice Capo D. A.P.
Al Direttore GeneraleEsecuzione Penale Esterna
Al Direttore Generale Detenuti e Trattamento
Al Direttore Generale del Personale e della Formazione
All' Ufficio per le Relazioni Sindacali
p.c. Al Provveditore Regionale del Piemonte
Anche in occasione della complicata vicenda dell’intervento legislativo finalizzato a deflazionare
gli Istituti dalla drammatica condizione di sovraffollamento, si deve prendere atto della scarsa
considerazione che la politica e, purtroppo, gli stessi vertici dell’Amministrazione Penitenziaria
dimostrano nei confronti degli operatori del Comparto Ministeri.
Se un emendamento stabilisce, a ragione, l’assunzione di nuovo personale di polizia penitenziaria
per fronteggiare l’emergenza, nulla si dice e tanto meno si propone per il resto del personale, che
pure garantisce un quotidiano, prezioso, contributo per la tenuta del sistema e che viene
direttamente e massicciamente coinvolto dall’ imminente misura deflattiva.
Oltre ai danni, anche la beffa: si spaccia lo svuotamento dell’originario Ddl, che tutti sappiamo
dovuto alle intricate ragioni degli equilibri politici, per lo sforzo di emanare un provvedimento che
tiene conto della funzione educativa della pena (!!)
In realtà, chi ha anche solo un minimo di conoscenza della realtà carceraria, sa bene che non ci
saranno né i tempi né le risorse per interventi che non siano meri, ma comunque gravosi,
adempimenti burocratici.
Basta leggere la circolare del Capo del Dipartimento 311194 del 22 Luglio scorso per rendersene
conto. Una circolare, inviata per conoscenza (!) alle Direzioni Generali competenti per il
trattamento intra ed extramurario, che innanzitutto richiama alla necessità di attenzionare
prioritariamente le attività di osservazione, trattamento e sostegno, nonché il supporto per il
ristabilimento dei rapporti famigliari (praticamente l’intero panorama degli interventi trattamentali,
rispetto a cui denunciamo da tempo lo stato di grave carenza organica e di risorse del personale).
Come se non bastasse, si danno delle disposizioni operative per l’applicazione della misura di legge
che ancora non è stata approvata, e di cui si sconoscono contenuti fondamentali, quali, giusto per
fare un esempio, le condizioni ostative previste per la concessione, la durata del provvedimento, e
così via.
Nel frattempo, “ad ogni buon conto”, le Aree pedagogiche devono procedere a verificare la
presenza di sintesi aggiornate o a produrre relazioni comportamentali, a compilare una scheda (per
ogni detenuto che, forse, sarà interessato dalla misura) comprensiva di informazioni relative alla
posizione giuridica, al percorso trattamentale intramurario, e ad ogni riferimento abitativo,
affettivo, lavorativo utile alla detenzione domiciliare.
Parimenti, gli Uepe dovranno effettuare la verifica dei suddetti riferimenti e attivare le reti del
territorio, nonché reperire, insieme alle Direzioni degli Istituti, eventuali risorse mancanti. Impresa
certo non facile, considerata l’attuale povertà del contesto socio-economico e le caratteristiche della
popolazione detenuta nelle nostre carceri!
Non è difficile immaginare lo stato di frustrazione del personale a vario titolo coinvolto, che vede
da tempo sistematicamente ignorate le proprie legittime richieste di condizioni lavorative dignitose,
che spesso è persino oggetto di omissione in tante dichiarazioni ufficiali dei vertici
dell’Amministrazione. Su questo personale si scarica un lavoro gravoso, inutile, per tacitare la
coscienza o salvare l’immagine chi non ha saputo né voluto affrontare con serietà il problema del
sovraffollamento (cominciando ad esempio a metter mano alle leggi carcerizzanti frutto di tante
politiche demagogiche sulla sicurezza, e valorizzando il sistema delle misure alternative).
Un lavoro gravoso ma inutile, perché la moltitudine di derelitti che affolla gli istituti non è in
possesso dei requisiti richiesti, altrimenti sarebbe già in detenzione domiciliare, e soprattutto perché
metà della popolazione detenuta è costituita da persone che non si fermano in carcere più di tre
giorni!
Sappiamo tutti che la stima prevista di una deflazione pari a 12000 detenuti è frutto di pura fantasia
o, peggio, è espressione di ipocrisia.
E ancora una volta pagheranno quei lavoratori mal retribuiti, mal considerati, attenzionati solo come
destinatari di provvedimenti punitivi contro gli sprechi e il fannullonismo.
Come se non bastasse, si invitano le Direzioni degli UEPE e degli Istituti ad “un’accorta
programmazione delle ferie del personale”(!).
Forse il Capo del Dipartimento non è a conoscenza del fatto che la condizione di cronica carenza di
organico impone ogni anno questo sano esercizio, né è pensabile che operazioni di così dubbia
efficacia come quella di imminente attuazione possano ulteriormente comprimere il sacrosanto
diritto alle ferie dei lavoratori, sovvertire i programmi delle loro famiglie, oberare oltre ogni misura
gli operatori che rimangono nei luoghi di lavoro.
La F.P. CGIL vigilerà perché questo non accada, e intanto rivolge un accorato appello al senso di
responsabilità della politica e delle Istituzioni affinché la misura deflattiva risponda realmente ai
problemi del penitenziario, e non sia una mera operazione di facciata.
FP CGIL Piemonte
Coord. DAP Ministeri
Anna Greco
FP CGIL Piemonte
Segreteria Regionale
Roberto Galasso
Torino 3 agosto 2010
Etichette:
Associazioni Sindacali
giovedì 15 luglio 2010
Carcere,SIDIPE:il governo non assume piu' agenti e personale educativo,ma riduce stanziamenti per il sistema penitenziario,SENZA SENSO” Cosa c’è sotto ?(forse ….) giustizia,detenuti,angelino alfano
DALLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL SI.DI.PE. (SINDACATO
DIRETTORI PENITENZIARI)
COMUNICATO STAMPA 14-7-2010
“SENZA SENSO” (forse ….)
(Cosa c’è sotto ?)
Il 13 gennaio scorso il Governo decreta lo stato di emergenza delle carceri italiane, si tratta di un
provvedimento straordinario, unico nella storia della Repubblica, che prende atto di una
situazione difficilissima vissuta dalla generalità degli istituti penitenziari.
Finalmente si parla di “Piano Carceri”, seppure i direttori penitenziari sostengono che esso,
da solo, non basti: occorrebbe infatti un progetto strategico generale di sistema,
intervenendo:
1. per limitare il ricorso alla custodia cautelare;
2. per assicurare, almeno nelle città capoluogo di provincia, le camere di sicurezza, onde
evitare l’effetto ”porta girevole” del carcere;
3. per fare tesoro dell’esperienza degli operatori penitenziari, al fine di modificare quelle
norme regolamentari che risultano di difficile se non impossibile applicazione;
4. nell’ampliare il catalogo delle pene diverse da quelle detentive, prevedendo la
possibilità di irrogare, già in sentenza, misure diverse da quelle cautelari in carcere;
5. per riservare il carcere ai reati più gravi.
Il numero dei detenuti, infatti, sta crescendo incessantemente e non si è più in grado di
rispettare il dettato costituzionale in termini di attenzione verso i diritti inalienabili dell’uomo,
nell’assicurare la dignità ed il rispetto che si deve ad ogni persona, ancorché colpevole della
commissione di reati.
Di fronte ad uno stato di emergenza, “certificato” dal Governo, si attenderebbero ragionevoli
conseguenti provvedimenti.
Apprendiamo invece di riduzione di stanziamenti per il sistema penitenziario: questo
significa buttare benzina sul fuoco!
Il numero dei detenuti continua ad aumentare in modo inarrestabile, e per contro non si
prevedono urgentemente nuove assunzioni di personale, già fortemente sott’organico, nonché
riferito a proiezioni di popolazione detenuta ben inferiore a quella attuale.
Inoltre il non conferire risorse finanziarie, aggiuntive, significa produrre le condizioni per
accelerare l’esplosione del sistema.
Non implementare con pari urgenza le risorse di personale, di polizia penitenziaria ma anche di
quello pedagogico ed amministrativo, significa condannare, senza appello, il sistema penitenziario
all’impotenza, in danno degli operatori carcerari che si trovano sacrificati in prima linea, oltre che
esporsi al rischio di disumanità nei riguardi degli stessi detenuti. Nessuno si interroga sul fatto
che una quota significativa del personale è in procinto, in tutti i ruoli, di andare in
quiescenza, che il personale di polizia svolge un lavoro così usurante da registrare assenze
numericamente e temporalmente elevate su giudizio delle stesse Commissioni Mediche
Ospedaliere, determinando così ulteriori vuoti di organici.
Non si può accettare l’indifferenza politica nei confronti del carcere. Non si può
accettare che gli stessi operatori penitenziari siano abbandonati mentre il sistema esplode:
prigionieri essi stessi, si ha la sensazione che il dramma penitenziario appartenga solo a loro, pur
continuando ad essere dimenticati, malpagati e condannati!
Mentre il sistema esplode i detenuti si suicidano, talvolta anche gli stessi appartenenti al
Corpo, esausti per un lavoro che invade la coscienza e avvilisce, se prevale il senso d’impotenza
nell’essere costretti ad affrontare un quotidiano di problematicità senza risorse.
In questa situazione assolutamente straordinaria ed apocalittica, che qualche collega
sindacalista di altra sigla afferma “Dantesca”, invece di raccogliere apprezzamenti, sentiamo di
denunce contro direttori per presunte loro incapacità gestionali.
Se fosse vero, si starebbe vivendo una situazione kafkiana dove prima “si favoriscono
le criticità, facendo mancare le risorse minime necessarie alle direzioni, e poi si condannano gli
operatori penitenziari”, perché costretti ad operare nelle conseguenti difficoltà.
Visto che si parla tanto di trasparenza perché, allora, non pubblicare online, su
intranet, i finanziamenti che TUTTI GLI ISTITUTI PENITENZIARI nonché i Provveditorati e gli
uffici centrali ricevono su ogni capitolo di spesa e per ciascuna di esse, insieme ad una
sintetica descrizione degli interventi ed opere realizzate, mettendo accanto i finanziamenti ricevuti
per gli stessi capitoli negli ultimi 5 anni ?
L’assenza di interventi efficaci e l’assenza di risorse ci inquieta e finanche ci insospettisce:
Non vi sarà, forse, qualche cordata di imprenditori commisti a “pezzi dello Stato” che voglia
risolvere il problema con un modello tipo “americano”, ove si preveda la privatizzazione
delle carceri che tanto funziona per le tasche degli investitori, con il surplus di guadagno che
potrebbe derivare dall’esecuzione di opere sottratte alle normali procedure di gara ? Non vogliamo
pensarlo e allora qual’è il senso di tutto ciò?
Qualche collega si spinge a pensare che tutto ciò che sta accadendo non sia casuale
o frutto di sottovalutazioni.
Tra l’esplosione e l’implosione delle carceri potrebbe esservi la voglia d’inserire
soluzioni straordinarie e pilota, semmai in modo graduale.
Si osserva come già diversi servizi “pubblici” riguardanti la sicurezza, siano, dopo “l’11
settembre”, già tempo affidati ai privati, gli esempi sono quelli più noti: la vigilanza negli imbarchi
ed i relativi controlli negli aeroporti, e cosa dire dell’affidamento a cooperative della gestione dei
Centri per gli immigrati clandestini: quale novità, quindi, vi sarebbe ?
Certo è che risulta “senza senso”, ed ambiguo, quanto sta accadendo.
Però spiegherebbe il perché non si tesaurizzino le esperienze professionali pur presenti
nell’amm.ne penitenziaria, coprendo anzitutto gli organici dei direttori penitenziari ove alcun
ricambio risulti essere stato programmato, nonostante il pensionamento di tanti: nessun nuovo
fabbisogno è stato preventivato, l’ultimo concorso a dispetto di quanto avviene per il corpo
della magistratura dove i concorsi sono praticamente previsti ogni anno, risale a ben 13
anni fa, inoltre – attraverso una applicazione rigida della Meduri, non sono state previste e
valutate opportune estensioni ai tanti funzionari, laureati e riqualificati, che possono
costituire una risorsa importante e necessaria . Di fatto “si fa mancare” la continuità, si
registrano “salti” se non “fossati” generazionali, con tutto ciò che segue.
Una cosa è certa: il mondo penitenziario che conoscevamo non c’è già più ed al suo posto
non sappiamo cosa stia venendo.
Il Segretario Nazionale Dr. Enrico SBRIGLIA
Il Presidente Dr.ssa Cinzia CALANDRINO
Il Vicesegretario Nazionale Dr. Rosario TORTORELLA
Il Vicesegretario Nazionale Aggiunto Dr. Francesco D’ANSELMO
Il Consiglio DIRETTIVO
Dr.ssa Antonietta PEDRINAZZI, Dr.ssa M. Antonietta CERBO, Dr.ssa Silvia DELLA BRANCA,
Dr.ssa Angela GIANI’, Dr. Nicola PETRUZZELLI, Dr. Salvatore PIRRUCCIO, Dr. Francesco
CACCIOLA, Dr. Giuseppe DONATO, Dr. Francesco DELL’AIRA.
Segreteria Nazionale SI.DI.PE.
(Sindacato Direttori Penitenziari) Via del Coroneo 26 - 34133 – TRIESTE
Cell.392-9715607 www.sidipe.it - segnazionale.sidipe@gmail.com
DIRETTORI PENITENZIARI)
COMUNICATO STAMPA 14-7-2010
“SENZA SENSO” (forse ….)
(Cosa c’è sotto ?)
Il 13 gennaio scorso il Governo decreta lo stato di emergenza delle carceri italiane, si tratta di un
provvedimento straordinario, unico nella storia della Repubblica, che prende atto di una
situazione difficilissima vissuta dalla generalità degli istituti penitenziari.
Finalmente si parla di “Piano Carceri”, seppure i direttori penitenziari sostengono che esso,
da solo, non basti: occorrebbe infatti un progetto strategico generale di sistema,
intervenendo:
1. per limitare il ricorso alla custodia cautelare;
2. per assicurare, almeno nelle città capoluogo di provincia, le camere di sicurezza, onde
evitare l’effetto ”porta girevole” del carcere;
3. per fare tesoro dell’esperienza degli operatori penitenziari, al fine di modificare quelle
norme regolamentari che risultano di difficile se non impossibile applicazione;
4. nell’ampliare il catalogo delle pene diverse da quelle detentive, prevedendo la
possibilità di irrogare, già in sentenza, misure diverse da quelle cautelari in carcere;
5. per riservare il carcere ai reati più gravi.
Il numero dei detenuti, infatti, sta crescendo incessantemente e non si è più in grado di
rispettare il dettato costituzionale in termini di attenzione verso i diritti inalienabili dell’uomo,
nell’assicurare la dignità ed il rispetto che si deve ad ogni persona, ancorché colpevole della
commissione di reati.
Di fronte ad uno stato di emergenza, “certificato” dal Governo, si attenderebbero ragionevoli
conseguenti provvedimenti.
Apprendiamo invece di riduzione di stanziamenti per il sistema penitenziario: questo
significa buttare benzina sul fuoco!
Il numero dei detenuti continua ad aumentare in modo inarrestabile, e per contro non si
prevedono urgentemente nuove assunzioni di personale, già fortemente sott’organico, nonché
riferito a proiezioni di popolazione detenuta ben inferiore a quella attuale.
Inoltre il non conferire risorse finanziarie, aggiuntive, significa produrre le condizioni per
accelerare l’esplosione del sistema.
Non implementare con pari urgenza le risorse di personale, di polizia penitenziaria ma anche di
quello pedagogico ed amministrativo, significa condannare, senza appello, il sistema penitenziario
all’impotenza, in danno degli operatori carcerari che si trovano sacrificati in prima linea, oltre che
esporsi al rischio di disumanità nei riguardi degli stessi detenuti. Nessuno si interroga sul fatto
che una quota significativa del personale è in procinto, in tutti i ruoli, di andare in
quiescenza, che il personale di polizia svolge un lavoro così usurante da registrare assenze
numericamente e temporalmente elevate su giudizio delle stesse Commissioni Mediche
Ospedaliere, determinando così ulteriori vuoti di organici.
Non si può accettare l’indifferenza politica nei confronti del carcere. Non si può
accettare che gli stessi operatori penitenziari siano abbandonati mentre il sistema esplode:
prigionieri essi stessi, si ha la sensazione che il dramma penitenziario appartenga solo a loro, pur
continuando ad essere dimenticati, malpagati e condannati!
Mentre il sistema esplode i detenuti si suicidano, talvolta anche gli stessi appartenenti al
Corpo, esausti per un lavoro che invade la coscienza e avvilisce, se prevale il senso d’impotenza
nell’essere costretti ad affrontare un quotidiano di problematicità senza risorse.
In questa situazione assolutamente straordinaria ed apocalittica, che qualche collega
sindacalista di altra sigla afferma “Dantesca”, invece di raccogliere apprezzamenti, sentiamo di
denunce contro direttori per presunte loro incapacità gestionali.
Se fosse vero, si starebbe vivendo una situazione kafkiana dove prima “si favoriscono
le criticità, facendo mancare le risorse minime necessarie alle direzioni, e poi si condannano gli
operatori penitenziari”, perché costretti ad operare nelle conseguenti difficoltà.
Visto che si parla tanto di trasparenza perché, allora, non pubblicare online, su
intranet, i finanziamenti che TUTTI GLI ISTITUTI PENITENZIARI nonché i Provveditorati e gli
uffici centrali ricevono su ogni capitolo di spesa e per ciascuna di esse, insieme ad una
sintetica descrizione degli interventi ed opere realizzate, mettendo accanto i finanziamenti ricevuti
per gli stessi capitoli negli ultimi 5 anni ?
L’assenza di interventi efficaci e l’assenza di risorse ci inquieta e finanche ci insospettisce:
Non vi sarà, forse, qualche cordata di imprenditori commisti a “pezzi dello Stato” che voglia
risolvere il problema con un modello tipo “americano”, ove si preveda la privatizzazione
delle carceri che tanto funziona per le tasche degli investitori, con il surplus di guadagno che
potrebbe derivare dall’esecuzione di opere sottratte alle normali procedure di gara ? Non vogliamo
pensarlo e allora qual’è il senso di tutto ciò?
Qualche collega si spinge a pensare che tutto ciò che sta accadendo non sia casuale
o frutto di sottovalutazioni.
Tra l’esplosione e l’implosione delle carceri potrebbe esservi la voglia d’inserire
soluzioni straordinarie e pilota, semmai in modo graduale.
Si osserva come già diversi servizi “pubblici” riguardanti la sicurezza, siano, dopo “l’11
settembre”, già tempo affidati ai privati, gli esempi sono quelli più noti: la vigilanza negli imbarchi
ed i relativi controlli negli aeroporti, e cosa dire dell’affidamento a cooperative della gestione dei
Centri per gli immigrati clandestini: quale novità, quindi, vi sarebbe ?
Certo è che risulta “senza senso”, ed ambiguo, quanto sta accadendo.
Però spiegherebbe il perché non si tesaurizzino le esperienze professionali pur presenti
nell’amm.ne penitenziaria, coprendo anzitutto gli organici dei direttori penitenziari ove alcun
ricambio risulti essere stato programmato, nonostante il pensionamento di tanti: nessun nuovo
fabbisogno è stato preventivato, l’ultimo concorso a dispetto di quanto avviene per il corpo
della magistratura dove i concorsi sono praticamente previsti ogni anno, risale a ben 13
anni fa, inoltre – attraverso una applicazione rigida della Meduri, non sono state previste e
valutate opportune estensioni ai tanti funzionari, laureati e riqualificati, che possono
costituire una risorsa importante e necessaria . Di fatto “si fa mancare” la continuità, si
registrano “salti” se non “fossati” generazionali, con tutto ciò che segue.
Una cosa è certa: il mondo penitenziario che conoscevamo non c’è già più ed al suo posto
non sappiamo cosa stia venendo.
Il Segretario Nazionale Dr. Enrico SBRIGLIA
Il Presidente Dr.ssa Cinzia CALANDRINO
Il Vicesegretario Nazionale Dr. Rosario TORTORELLA
Il Vicesegretario Nazionale Aggiunto Dr. Francesco D’ANSELMO
Il Consiglio DIRETTIVO
Dr.ssa Antonietta PEDRINAZZI, Dr.ssa M. Antonietta CERBO, Dr.ssa Silvia DELLA BRANCA,
Dr.ssa Angela GIANI’, Dr. Nicola PETRUZZELLI, Dr. Salvatore PIRRUCCIO, Dr. Francesco
CACCIOLA, Dr. Giuseppe DONATO, Dr. Francesco DELL’AIRA.
Segreteria Nazionale SI.DI.PE.
(Sindacato Direttori Penitenziari) Via del Coroneo 26 - 34133 – TRIESTE
Cell.392-9715607 www.sidipe.it - segnazionale.sidipe@gmail.com
Etichette:
Associazioni Sindacali
mercoledì 30 giugno 2010
Emergenza Carceri in tutta Italia: Eugenio Sarno,UIL PA:mancano agenti,assistenti sociali,contabili e 371 educatori! Ionta ed Alfano fanno finta di non capire! carcere,governo,detenuti,politici,italia,angelino alfano,penitenziari,costituzione
L’ultima puntata relativa alla situazione carceri in Italia, e in particolare in Emilia Romagna non ha purtroppo aggiunto nulla di nuovo alla precaria condizione in cui si trovano da troppo tempo gli istituti penitenziari italiani, poche eccezioni escluse.
“Alle ore 17 di ieri (lunedì; ndr) – recita il comunicato firmato da Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil P.A. Penitenziari – erano presenti in Emilia Romagna 4.508 detenuti (4345 uomini e 163 donne) a fronte di una ricettività massima consentita pari a 2393 (2273 uomini e 120 donne), per un indice di sovraffollamento pari all’ 88%, il più alto in Italia. Certamente la situazione della Dozza di Bologna e la più complessa, e per certi versi anche la più pericolosa del panorama penitenziario regionale. L’incredibile sovraffollamento (154 detenuti rispetto ad una capienza massima di 502) e la gravissima deficienza organica del personale di polizia ed amministrativo fanno della Dozza una vera emergenza nazionale”.
Altro problema nel problema i numeri inerenti il personale occupato nei vari penitenziari, tasto sui cui Sarno non ha certo sorvolato: “Confermando che l’emergenza più acuta sul fronte delle vacanze organiche in polizia penitenziaria è a Bologna (-164), non possiamo ignorare nemmeno situazioni davvero molto gravi come Parma (-131), Ferrara (- 55 ) Piacenza (-50) e Modena (-52). Rispetto agli organici prefissati mancano 5 dirigenti, 24 educatori, 33 assistenti sociali, 25 contabili, 113 collaboratori e 17 tecnici. Di questo passo la completa paralisi è uno scenario possibile e concreto”.
Significativi alcuni passaggi dell’intervento del Segretario Generale della Uil P.A. Penitenziari che vanno di pari passo alla gravità delle cifre registrate: “E’ del tutto evidente che questo incredibile sovrappopolamento impedisce di agire nel senso indicato dalla Carta Costituzionale all’art. 27. Il personale deve limitarsi, quando può, alla sola attività di vigilanza e controllo, che negli ultimi anni è divenuta anche una attività di salvataggio delle vite umane”.
E ancora: “Occorre premettere che le dotazioni organiche della polizia penitenziaria presentano un carenza spaventosa, pari a circa 5mila unità. Con questi numeri temo che il piano carceri, qualora fosse una certezza, si ridurrebbe alla costruzione di cattedrali nel deserto. Già oggi per garantire la funzionalità delle strutture attive il personale non può godere delle ferie ed è costretto a turni allucinanti, anche di dodici ore. Ne si può dimenticare come anche gli altri profili professionali del personale amministrativo presentino gravi carenze. Ad oggi rispetto alla piante organiche previste mancano 371 educatori, 535 assistenti sociali, 305 contabili, 1032 collaboratori d’istituto e 325 tecnici”.
La classifica nazionale degli indici di sovraffollamento , su base regionale, rispetto alla capacità ricettiva vede appunto in testa l’ Emilia Romagna con l’88%, seguita da: Puglia (77%), Veneto (75%), Calabria (65%), Friuli (61%), Lombardia ( 60%) , Sicilia (58%), Basilicata e Trentino (54%), Liguria (53%), Piemonte (50%), Umbria (49%), Campania (48%), Marche (43%), Lazio e Toscana (36%), Abruzzo (35%), Molise (19%), Sardegna (17%).
Si diceva di Ferrara, che non fa certo eccezione alla regola. Non più tardi di sei mesi fa, era il mese di dicembre, le croniche condizioni di carenza di personale al carcere dell’Arginone sfociarono dopo numerosi appelli in un corteo pubblico.
“L’attuale organico effettivo presente è di 166 unità – conteneva il volantino distribuito per l’occasione – , quello previsto dal decreto ministeriale del 2002 è di 232 unità; a fronte di una capienza regolamentare di 256 detenuti, tollerabile di 466 ma effettivi 532 e siamo arrivati a 555″ si leggeva sul volantino ufficiale distribuito durante la manifestazione svoltasi dal carcere sino al Municipio – di fine ottobre delle Guardie Penitenziarie”. Il sindaco Tagliani nel frattempo si era impegnato a scrivere al Ministro della Giustizia.
La situazione non era mutata nemmeno a metà gennaio 2010. Erano in tutto 526 persone rinchiuse in uno spazio che ne dovrebbe contenere 466: la situazione di sovraffollamento carcerario dell’Arginone di Ferrara finì sul tavolo del consiglio provinciale. A relazionare sullo stato di cose della casa circondariale Federica Berti, garante dei diritti delle persone private e delle libertà personali, che svolge il proprio servizio nelle carceri di Ferrara dal 2008. La Berti ricordò le attuali dimensioni della popolazione carceraria di Ferrara, col dato degli allora 526 detenuti rispetto alla tollerabilità della struttura valutata in 466 unità. Critica ovviamente risultò anche la situazione del personale in servizio: 165 le guardie carcerarie impiegate, con uno scarto di 67 agenti rispetto ad un organico stabilito in 232 unità.
Etichette:
Associazioni Sindacali
Iscriviti a:
Post (Atom)




