venerdì 28 novembre 2008

Giustizia: Ionta (Dap); l'affollamento delle carceri è fisiologico

Redattore Sociale - Dire, 28 novembre 2008



Il capo del Dap parla di sovraffollamento e riorganizzazione dei servizi durante il 41° Convegno nazionale del volontariato penitenziario. Interviene anche il sottosegretario Caliendo "La giustizia minorile sarà assorbita dal Dap".

"Il carcere non è così immobile come sembra, molte cose sono cambiate negli ultimi anni ed è comunque sbagliato vedere l’istituzione carceraria come separata dal resto del mondo. Il carcere è un pezzo di mondo e ben venga l’attività del volontariato, ma stiamo attenti a vederlo come una palude". Con queste parole il capo del Dap, Franco Ionta, ha risposto alla relazione con cui la dottoressa Elisabetta Laganà, presidente del Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario, ha introdotto oggi il 41° Convegno nazionale, dedicato al tema "i diritti dei detenuti e la Costituzione". Il nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha contestato alla presidente del Coordinamento del volontariato una impostazione troppo "depressiva" della questione, troppo statica. La dottoressa Laganà gli ha risposto che la sua relazione - piena di denunce sulla violazione dei diritti dei carcerati - non era affatto depressiva. "Caso mai mi sento disillusa", ha detto Laganà nel batti e risposta con Ionta, il quale a sua volta ha replicato: "Attenzione, la disillusione può essere più rischiosa della depressione, male che comunque si può curare".

Ma a parte lo scambio cortesemente polemico tra i due, dal convegno di oggi è emerso un quadro abbastanza preoccupante del carcere. In ballo ci sono infatti di nuovo questioni scottanti, da emergenza, prima tra tutte il livello di sovraffollamento. Ma anche su questo Ionta ha detto che ormai bisognerà farsene una ragione. "Il livello fisiologico della presenze in carcere in un paese come l’Italia si attesterà sulle 60-70 mila unità. Dobbiamo farcene una ragione e dobbiamo misurare tutta l’organizzazioni su questo dato ineludibile". Ovviamente, ha spiegato sempre Ionta, più si aumentano le pene e i reati e più inevitabilmente aumenteranno i detenuti. "Quindi più che auspicare una speranza un po’ vaga di cambiamento, è meglio fare riferimento alla categoria dell’impegno. E con impegno - ha concluso Ionta - io intendo sia quello delle istituzioni che lavorano per il detenuto, sia però anche quello del detenuto stesso che deve scegliere di uscire dalla sua condizione. E scegliere di uscire dal crimine, in una società come la nostra, oggi non è certo una impresa facile". Quello che è necessario fare intanto è avviare una serie ristrutturazione dei servizi. Molto c’è da fare. Il capo del Dap ha suggerito per esempio un ripensamento sul ruolo della polizia femminile. Anche i poliziotti penitenziari oggi in servizio presso gli istituti minorili quasi vuoti sono risorse sprecate, quando nelle carcere normali manca il personale.

Spunti polemici durante la prima giornata del 41° Convegno Seac sono venuti anche dalle questioni della detenzione alternativa al carcere e del possibile assorbimento (amministrativo) della giustizia minorile nella giustizia generale. È stato il sottosegretario Giacomo Caliendo a rispondere all’obiezione di un sacerdote impegnato in carcere come cappellano. "L’assorbimento della giustizia minorile - ha detto Caliendo - nel dipartimento è solo una questione amministrativa. Il personale che prima dipendeva da certi uffici, poi dipenderà da altri, ma questo non vuol dire che all’interno del Dap non venga conservata una specificità per i temi della devianza minorile".

Da parte sua il Coordinamento degli enti e delle associazioni del volontariato penitenziario ha ribadito che l’unica vera soluzione ai tanti mali del carcere e al nuovo sovraffollamento sta nelle misure alternative che abbassano la recidiva moltissimo. In un documento approvato anche dalla Conferenza stato regioni i volontari del carcere ribadiscono infatti che sarebbe necessario cominciare a spostare più risorse possibile sugli Uepe, ovvero le strutture della detenzione alternativa.



La situazione delle carceri è fisiologica?!? (www.radiocarcere.com)



"Non credo che sia giusto pensare alle condizioni della popolazione detenuta nelle carceri italiane in termini emergenziali, occorre pensare che sia fisiologico". Ed ancora: "Guardando alle statistiche internazionali quando anche in Italia si raggiungano le 60-70 mila unità popolazione di detenuti si deve parlare di fisiologia del sistema". Lo ha affermato ieri Franco Ionta, magistrato, e Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Un’affermazione grazie alla quale siamo finalmente liberi da quelle assillanti riflessioni su come migliorare il sistema delle pene, l’edilizia penitenziaria, o la vita di quelle persone che oggi in carcere subiscono pene in più non previste in nessuna sentenza di condanna.

Finalmente, grazie al dottor Ionta, scopriamo che è fisiologico che in una piccola cella di 8 mq ci siano ammucchiate 8, 10 o 12 persone detenute. Persone chiuse in quella cella per 22 ore al giorno, tra muffa e scarafaggi. Scopriamo con sorpresa che è fisiologico che in carcere, a causa del degrado determinato dal sovraffollamento, non si riesca ad assicurare un’adeguata assistenza sanitaria per i detenuti. È fisiologico quindi che in carcere un detenuto possa anche morire perché non prontamente curato. Ricordate la morte in cella di Aldo Bianzino? Ecco... è fisiologico!

Insomma, oggi grazie al dottor Ionta riusciamo a capire che è fisiologica l’illegalità, il non rispetto della legge, nella sovraffollate carceri italiane. Istituti dello Stato dove è dunque normale violare anche la dignità della persona detenuta. Oh! E ci voleva tanto? Grazie dottor Ionta. Ora possiamo stare tranquilli. Possiamo iniziare il fine settimana dimenticando la Costituzione, le leggi e quei valori di civiltà che ne sono fondamento. Ma che bella notizia!

Giustizia: Vitali (Pdl); con i privati, più risorse per il personale

Adnkronos, 27 novembre 2008



"La possibilità di affidare ai privati la costruzione delle carceri e la gestione dei servizi ad eccezione della vigilanza e degli interventi sui detenuti, non può essere esclusa senza un serio dibattito da realizzare evitando facili entusiasmi ma anche pregiudizi preconcetti". Lo afferma Luigi Vitali (Pdl), componente della commissione giustizia della Camera dei Deputati, replicando al segretario dell’Osapp Leo Beneduci.

"Non si tratta di appaltare ai privati la gestione delle carceri - osserva Vitali - né di far realizzare affari d’oro a chicchessia; né, infine, di pregiudicare, compromettere o mortificare il lavoro della polizia penitenziaria e di quanti altri operano negli istitutivi pena. Bensì di prendere atto che un detenuto ci costa circa 300 euro al giorno; che non siamo in grado, per carenza di fondi e per pastoie burocratiche, a costruire in tempi ragionevoli nuovi istituti; e che spendendo molto meno razionalizzeremmo le dotazioni economiche, realizzeremmo veramente le carceri e con l’eventuale risparmio adegueremmo sia il personale di polizia sia quello amministrativo e di rieducazione".
"Il Signor Greco non sa di cosa parla. Il coinvolgimento dei privati nella costruzione delle carceri libererebbe risorse per adeguare sia gli organici della Polizia Penitenziaria che dell’altro personale, educatori compresi, che operano negli istituti". Così Luigi Vitali (Pdl) replica a Roberto Greco, segretario nazionale del Col.Edu.Pen (Collettivo educatori penitenziari) che aveva definito scandalosa la sua proposta di rivolgersi a soggetti privati per la costruzione di nuove carceri e l’affidamento dei servizi accessori nelle stesse. "Chi guarda al futuro con occhio pregiudizievole e teso solo a garantirsi rendite di posizione non dovrebbe solo vergognarsi ma - conclude Vitali - rinunciare e nascondersi dietro la presunta difesa di diritti sacrosanti ma rappresentati malamente".

Giustizia: Vietti (Udc); Governo non sa più che pesci prendere

Ansa, 27 novembre 2008



"Attendiamo di conoscere nel dettaglio le misure del pacchetto sulla giustizia annunciato oggi, per l’ennesima volta, dal Guardasigilli con l’aggiunta del piano carceri. Il ventilato e generico coinvolgimento di privati per risolvere il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari conferma che il Governo non sa che pesci prendere". È quanto afferma il vicepresidente dei deputati Udc in una nota. "Ci auguriamo - aggiunge - che la gravità della situazione in cui versa l’intero sistema giudiziario, e quello carcerario in particolare, induca una buona volta l’esecutivo a presentare proposte concrete, praticabili e condivisibili".

per il capo dap Ionta il sovraffollamento nelle carceri è fisiologico...ottimo...tutto va bene!?!

Giustizia: l’apertura del Convegno Seac, con Ionta e Caliendo

di Costantino Coros



Vita, 27 novembre 2008



"Il mondo carcerario è cambiato: da quello che era un ambiente di esclusiva detenzione è diventato un mondo di elaborazione di esperienze. Si è aperto sempre di più alla società civile, al volontariato. Questo non vuole dire che i problemi non ci sono, anzi sono ancora tantissimi e vanno affrontati e risolti, cosa che si sta facendo".

Così si è espresso Franco Ionta, capodipartimento dell’amministrazione penitenziaria nel corso del suo intervento fatto in occasione della giornata di apertura del 41° convegno nazionale del Seac (il Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario), dal titolo "I diritti dei detenuti e la Costituzione" in svolgimento a Roma e che ha preso il via oggi pomeriggio per concludersi sabato 29 novembre.

Ionta ha poi proseguito affrontando il tema relativo alle recenti proposte di introdurre l’esecuzione esterna della pena. Il Capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha sottolineato che "questa materia necessita di elaborazioni esterne di carattere politico" è ovvio però, ha proseguito Ionta "che se si aumentano i reati e le pene è inevitabile che aumentino anche i detenuti. Ritengo che oggi bisogna non pensare sempre in termini emergenziali, ma anche in termini di fisiologia. La cifra di 60 - 70mila persone detenute rappresenta un numero che si può considerare fisiologico anche in relazione a ciò che accade in Europa".

Il sottosegretario al ministero della Giustizia, Giacomo Caliendo ha affermato che: "L’amministrazione penitenziaria da sola non può riuscire a determinare il reinserimento nella società dei detenuti. Ritengo che il volontariato può ricoprire un ruolo importante in questo campo". In più ha proseguito il sottosegretario "mentre abbiamo un grosso problema di affollamento nelle carceri per adulti gli istituti per i minori sono praticamente vuoti con un personale in eccesso rispetto alle necessità".

Infine, Elisabetta Laganà presidente del Seac, ha ricordato che "in carcere avvengono suicidi 20 volte di più rispetto a quelli che accadono nella società civile" e che "è dimostrato che l’esecuzione penale esterna determina meno recidive di chi sconta la pena negli istituti di detenzione".

giovedì 27 novembre 2008

Il ministro rassicura gli educatori del concorso: saranno assunti entro il 2009/2010 su sollecitazione dell'On. Roberto Rao e Melis

Ringraziamo l'On. Melis che poc'anzi ci ha comunicato che continuera' a sostenere la nostra vicenda assieme a tutto il Pd e ringraziamo altresi' l'On. Rao dell'UDC che ha continuato a sollecitare il nostro ministro della giustizia con vari interventi in commissione facendo si' che il guardasigilli dichiarasse pubblicamente il suo impegno ad assumerci.
Un ulteriore passo in avanti, anche se noi del Comitato continueremo la nostra battaglia con le prossime iniziative affinche' si provveda nel piu' breve tempo possibile all'assunzione di tutti i vincitori e gli idonei del concorso data la gravissima carenza di educatori nelle carceri italiane.

Riportiamo di seguito gli interventi in commissione e la risposta del ministro Alfano.

Intervento On. Roberto Rao in sede di audizione del Ministro Alfano in
commissione giustizia del 19 novembre 2008


ROBERTO RAO. Signor presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola
in rappresentanza del mio gruppo, benché prima fossi assente; è sempre
molto cortese.
Intendo svolgere veramente soltanto una piccola premessa, a partire dalle
ultime considerazioni fatte dal collega Palomba. Evidentemente anche noi
siamo assolutamente disponibili, senza alcun pregiudizio, a dare il
sostegno pieno a qualsiasi iniziativa della maggioranza o del Governo che
vada nella direzione di trovare nuovi fondi, della cui carenza spesso si
lamenta, signor Ministro, per l'edificazione di nuove carceri e la
ristrutturazione di quelle esistenti, oltre che - e soprattutto - per il
personale.
Le strutture, infatti, sono importanti, ma il personale è importante
almeno quanto le strutture, sia sotto il profilo del numero, sia sotto il
profilo della qualificazione, sia, soprattutto, sotto il profilo del
benessere di chi lavora in un regime complesso come quello carcerario.

Innanzitutto, nella mia premessa non posso che darle atto della
disponibilità e della grande attenzione che ha sempre dato alla nostra
Commissione. Questa è una Commissione fortunata per l'attenzione che
riceve dal Ministro di riferimento.
Condividiamo la sua buona volontà, l'impegno, la capacità di lavoro: sono
tutti buoni propositi. Tuttavia, evidentemente, le carceri traboccano. È
di ieri l'annuncio dell'OSAPP - ma non era necessario che lo desse l'OSAPP
- del superamento della soglia dei 58 mila detenuti nelle carceri. Questo
dato rappresenta una sconfitta per tutti; lo è per questo Governo, ma lo è
anche per il Parlamento se non riesce a dare una immediata risposta.
Visto che i soldi mancano e siamo sempre costretti a gestire la situazione
in fase emergenziale con interventi presumibilmente di emergenza e senza
pianificazioni, vengo subito al punto.
Sul provvedimento annunciato oggi, che lei dice essere stato in parte
distorto sugli organi di informazione, le chiediamo un approfondimento, se
possibile anche in Commissione, per evitare che poi emergano messaggi
fuorvianti che possano essere interpretati in maniera non univoca.
La richiamo, inoltre, ad alcuni degli annunci lanciati dal Governo in
campagna elettorale, ovvero il programma a cui lei sempre si richiama,
signor Ministro, con una coerenza stringente che rivendica e che come
metodo apprezzo. Tuttavia, alcuni di quegli annunci sono rimasti tali.
Parlo della sperimentazione dei braccialetti elettronici, strumenti, mi
pare, ancora di dubbia affidabilità, sulla quale si è aperto anche un
piccolo contenzioso con il Ministero dell'interno. Ebbene,

vorrei capire a che punto siamo con questa sperimentazione, con i costi
che ancora si devono sostenere per attivarla e quali prospettive questa
abbia.
Per quanto riguarda la costosa ristrutturazione delle vecchie sedi
carcerarie, in parte lei ha risposto, tuttavia forse sarebbe importante
che venisse stanziata qualche cifra in più e che lo si facesse in tempi
rapidi.
Un altro suo annuncio riguardava l'espulsione dei detenuti stranieri. Far
scontare la pena nei Paesi di origine sarebbe sicuramente positivo.
Ciononostante, spesso questo fallisce per la mancanza di accordi
internazionali con i Paesi da cui i rei provengono. Sarebbe importante,
dunque, capire a che punto sono questi accordi bilaterali e quali di essi
sono stati messi in campo.
In ultimo, per quanto riguarda il personale, che dicevamo essere
importante almeno quanto le strutture, lei ha risposto già
precedentemente, quindi non mi dilungo oltre sui vincitori dei due
concorsi rispettivamente per educatori penitenziari e per psicologi, e
sulla situazione della polizia penitenziaria che è sotto organico.
Vorremmo, però, da lei delle rassicurazioni in ordine alla data di tali
assunzioni. Ho capito che vi è l'impegno, ma le chiedo se sia possibile
essere più stringenti.

RISPOSTA DEL MINISTRO ALFANO OGGI (27.11.08)NELLA SECONDA AUDIZIONE, ANCHE
IN RISPOSTA A SOLLECITAZIONE ON.RAO DEL 19.11
CARCERI: ALFANO, EDUCATORI VERRANNO ASSUNTI ENTRO 2010(ANSA) - ROMA, 27 NOV -

Gli educatori penitenziari che hanno
superato il concorso verranno assunti ''tra il 2009 e il 2010''.
Ad assicurarlo e' il Guardasigilli Angelino Alfano durante la
sua audizione in commissione Giustizia della Camera.
''Vorrei rassicurare questi educatori - aggiunge - che non
hanno fatto alcun concorso 'virtuale', ma un concorso vero per
cui verranno assunti''.
Ci sono, infatti, circa 400 educatori penitenziari che hanno
sostenuto e superato un concorso durato cinque anni (cominciato
nel 2003, le ultime prove orali si sono tenute nel giugno 2008),
ma che non sono stati ancora assunti dal ministero per mancanza
di fondi

mercoledì 26 novembre 2008

E questo è uno scandalo", afferma Roberto Greco, segretario nazionale del Col.Edu.Pen (Collettivo educatori penitenziari)

Giustizia: Alfano; le nuove carceri saranno costruite da privati



Vita, 26 novembre 2008



Un Consiglio dei ministri prima di Natale riguardante un pacchetto di misure sul tema della giustizia. È quanto ha annunciato il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della conferenza di presentazione del protocollo di intesa firmato dal ministero di via Arenula con il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, per l’innovazione digitale nella giustizia.

Il Guardasigilli ha sottolineato che come è accaduto per il pacchetto sicurezza, anche sul tema della giustizia verrà presentato il pacchetto di misure che spazierà su vari argomenti, tra cui "le carceri, il processo penale, la condizionale e la messa alla prova. Valuteremo - ha aggiunto Alfano - la coalizione come è orientata su questi argomenti. Ieri, è stata assunta una decisione politica importante, quella di procedere alla costruzione di nuove carceri come risposta al problema del sovraffollamento, anche con il coinvolgimento dei privati per la realizzazione e la costruzione delle nuove strutture penitenziarie". Quale sarà la soluzione tecnica per il piano carceri "è presto per dirlo", ha detto ancora Alfano, ma se ne saprà di più "nel Consiglio dei Ministri che si terrà prima di Natale, che sarà dedicato ai temi della giustizia".

Il tema del carcere e della possibilità che a costruirne altri siano soggetti privati è incandescente. Oggi è intervenuto anche Luigi Vitali (Pdl), componente della commissione giustizia della Camera, in modo esplicito: "Non c’è tempo da perdere", ha detto, "bisogna risolvere il problema dell’affollamento delle carceri prima che sia troppo tardi". Vitali ha anche caldeggiato la costruzione di nuove carceri da parte di privati e l’affidamento a questi ultimi dei servizi accessori, annunciando una mozione in questo senso.

"La cosa migliore sarebbe costruirne di nuove. Ma le lungaggini burocratiche e la impossibilità, almeno per ora, di reperire i fondi necessari, farebbe fallire l’iniziativa. Perché, allora, non utilizzare i privati come in America, ai quali affidare oltre che la costruzione tutti i servizi accessori lasciando alla Polizia Penitenziaria il controllo e la gestione dei detenuti?

Ho detto al Ministro Alfano, che non è pregiudizialmente contrario all’idea, che presenterò una mozione in tal senso in Commissione: sarà l’occasione", ha concluso Vitali, "per discuterne senza strumentalizzazioni".

La risposta non si è fatta attendere: "Le parole pronunciate dall’onorevole Luigi Vitali, sottosegretario in pectore alla Giustizia, rappresentano una confessione sugli intenti di certa politica, che finalmente getta la maschera: si vogliono affidare le carceri, dalla costruzione in poi, ai privati. E questo è uno scandalo", afferma Roberto Greco, segretario nazionale del Col.Edu.Pen (Collettivo educatori penitenziari), rappresentativo di oltre 300 iscritti in Italia.

"Non ci sono i soldi per assumere gli educatori penitenziari vincitori di concorso - aggiunge Greco - ma già ci si muove per trovare i soldi da mettere in mano ai privati. Nessuno, dal ministro in giù, si preoccupa delle condizioni di vita negli istituti di pena, ma tutti studiano soluzioni per favorire non chi vive e lavora nelle carceri, ma imprenditori privati, pronti a lucrare anche sulle carceri. A via Arenula e dintorni dovrebbero vergognarsi".

martedì 25 novembre 2008

Giustizia: le carceri scoppiano, quasi 60mila i detenuti in cella

Il Giornale, 21 novembre 2008



Detenuti al 31 ottobre 2007: 47.807. Detenuti al 31 ottobre 2008: 57.861. In attesa di giudizio: 29.500 (di cui 16.118 in attesa del 1° giudizio, 9.696 appellanti e 3.690 ricorrenti). Definitivi: 24.919. Le regioni più affollate: 8.377 Lombardia, 7.338 Campania. Stranieri: 21.4781, di cui 3.904 comunitari e 17.374 extracomunitari. Nazionalità prevalenti: Marocco 4.626 Romania 2.738 Albania 2.623.

La giustizia dà i numeri: nelle patrie galere piene come mai in precedenza albergano più detenuti in attesa di giudizio (29.504) che condannati in via definitiva (24.919). Oltre 16mila i reclusi che non hanno mai visto un giudice, 9.696 quelli che in cella aspettano l’appello. Per non parlare dei prigionieri stranieri saliti a 21.478 rispetto ai 17.750 di appena un anno fa. Il rapporto del Dap sulla popolazione detenuta aggiornato al 31 ottobre fotografa una situazione esplosiva. Che nel suo dato complessivo (quasi 58mila persone in cella rispetto alle 47mila del 2007) dà conto di una situazione "alloggiativa" a dir poco disastrosa.

Le cifre sciorinate dal ministero della Giustizia parlano da sole, indipendentemente dal raffronto con i dati sui 144mila procedimenti penali estinti per prescrizione nel 2007. Regione per regione, l’elemento "sovrannumero" regna sovrano. Fino a otto detenuti per celle singole. Sul territorio nazionale spopola l’iper affollamento in Lombardia (8.377 detenuti) Campania (7.338) e Sicilia (6.743). A Napoli-Secondigliano i presenti sono quasi il doppio (2.495) dei posti letto previsti. In Emilia situazione limite: alla Dozza di Bologna si schizza a quota 1.078 quando la capienza massima è di 483 unità. Per non dire di Modena (463 per 222 posti), Piacenza (359 per 178) e Ferrara (422 per 256). Preoccupa la Lombardia, a cominciare da Milano San Vittore (1.527 reclusi per 702 posti), Bergamo (524 per 210), Busto Arsizio (434 per 167) e Monza (765 per 420).

Da brividi i numeri su Bari (516 detenuti per 292 posti) e soprattutto Lecce (1.170 arrestati per una capienza totale da 681 posti). Spostandoci nelle isole, il risultato non cambia. In Sardegna le situazioni più critiche vengono evidenziate su Cagliari, Iglesias e Oristano mentre in Sicilia c’è l’imbarazzo della scelta: Caltagirone ospita 225 persone a fronte di una capienza di 75; il claustrofobico istituto di Favignana, posizionato dieci metri sotto terra, ne ha venti in più sui 90 di base; l’Ucciardone di Palermo ne conta 1.176 anziché 999, Termini Imerese 492 invece di 290, Siracusa 492 su 280.

Ovunque, o quasi, è un dramma. Laconico il commento di Riccardo Arena, speaker di Radio Carcere: "Una riforma sulle carceri non è più rinviabile. Si potrebbe ridurre il cosiddetto flusso (90 mila all’anno) di quelli che entrano e escono dopo pochi giorni: i detenuti in stato di custodia cautelare. Questi andrebbero arrestati quando è indispensabile, cosa che evidentemente non avviene se dopo pochi giorni escono. Il sistema delle pene andrebbe riformato, prevedendo sanzioni diverse dalla detenzione in carcere, sanzioni ugualmente punitive e magari esecutive già dopo la condanna in primo grado. Come dimostrano questi dati, si deve intervenire sull’edilizia penitenziaria. Il 50% delle nostre 205 carceri risale al 1200 o al 1800, vanno chiuse...".

lunedì 24 novembre 2008

Seguito dell'audizione del Ministro della Giustizia sulla situazione degli istituti penitenziari.

Seguito dell'audizione del Ministro della Giustizia sulla situazione degli istituti penitenziari.
(Seguito dell'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, e rinvio).

Giulia BONGIORNO, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.
Introduce quindi il seguito dell'audizione, rinviata nella seduta del 14 ottobre scorso.

Intervengono per formulare quesiti ed osservazioni i deputati Manlio CONTENTO (PdL), Lanfranco TENAGLIA (PD), Antonio DI PIETRO (IdV), Enrico COSTA (PdL) e Matteo BRIGANDÌ (LNP).

Interviene in replica Il Ministro Angelino ALFANO.

Intervengono per formulare quesiti ed osservazioni i deputati Federico PALOMBA (IdV), Roberto RAO (UDC) e Luigi VITALI (PdL).

Giulia BONGIORNO, presidente, ringrazia il ministro per essere intervenuto e, ricordando che risultano iscritti a parlare ulteriori deputati, rinvia il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.

La diretta audio dell'audizione:http://download.radioradicale.it/sto...8/MP498541.mp3

Non appena disponibile pubblicheremo il resoconto stenografico

mercoledì 19 novembre 2008

L'On. Rita Bernardini e radicali presentano mozione in Parlamento sulla la vicenda educatori del concorso

Finalmente I Radicali e in particolare L'On. Rita Bernardini hanno presentato una mozione alla camera impegnando il Governo ad assumere i vincitori e gli idonei del concorso per educatori nel Dap.
Il nostro comitato,tempo fa,dopo l'insoddisfacente risposta del ministro della giustizia sulla nostra vicenda,aveva proposto di intervenire sollecitando la presentazione di una mozione sulla nostra vicenda e che adesso leggiamo presentata in Parlamento.
Come sempre provvedermo a tutti gli aggiornamenti.
La Camera,
premesso che:
il numero elevato e in costante
crescita della popolazione detenuta, che
oggi sfiora le 60.000 presenze, produce un
sovraffollamento insostenibile delle strutture
penitenziarie, capaci di ospitarne in
condizioni critiche circa 43.000. Questo
dato ha effetti dirompenti sulle condizioni
di vita dei reclusi e sulla sicurezza dei
singoli operatori e delle strutture;
le stesse organizzazioni sindacali
rappresentative del personale penitenziario
denunciano gravi carenze nelle piante
organiche degli istituti penitenziari e dei
centri di servizio sociale per gli adulti e
per i minori;
in particolare: a) negli 80 istituti
penitenziari visitati dai deputati radicali
eletti nelle liste del PD nel giorno di
ferragosto del corrente anno, a fronte di
una pianta organica che prevede 18.509
agenti di polizia penitenziaria, ne sono
stati effettivamente assegnati 16.411, cioè
2.098 in meno di quanti ne servirebbero,
pari all’11,3 per cento; b) in 45 istituti
penitenziari visitati dai radicali eletti nelle
liste del PD sempre nello stesso giorno è
risultato che, a fronte di una pianta organica
che prevede 373 educatori, ne sono
stati effettivamente assegnati 168, cioè il
45 per cento di quanti ne servirebbero; più
in generale, all’interno delle carceri, le
dotazioni organiche di educatori, assistenti
sociali, contabili, psicologi e di altre figure
professionali preposte al trattamento ed al
reinserimento sociale risultano scoperte in
percentuali comprese fra il 30 ed il 40 per
cento;
la carenza di organico del corpo
della Polizia penitenziaria sottopone gli
agenti a turni stressanti con molte ore di
straordinario e questa situazione finisce
col ripercuotersi sulla vivibilità negli istituti
di pena dove, spesso, gli agenti sono
costretti a far fronte alla custodia di un
numero elevatissimo di detenuti il che
comporta inevitabilmente – soprattutto
nelle carceri più sovraffollate – non solouna drastica riduzione dei tempi di socializzazione,
ma anche la difficoltà concreta
di intervento nei casi di tensioni fra i
detenuti, o di episodi di autolesionismo o
di tentato suicidio;
peraltro in sede di confronto con i
sindacati rappresentativi del Corpo di polizia
penitenziaria è stata riconosciuta una
penalizzazione di questi lavoratori, rispetto
alle altre forze di polizia, per
quanto riguarda gli incentivi alla produttività
ed all’efficienza dei servizi nonché
per quanto concerne il pagamento degli
straordinari, retribuiti con cifre che variano
dai 6 ai 9 euro all’ora, cifre che
ormai non vengono più corrisposte nemmeno
per i lavori meno qualificati;
l’articolo 82 del Regolamento penitenziario,
viceversa, assegna agli educatori
un ruolo essenziale per il trattamento
rieducativo dei detenuti ed è altresì dimostrato
che negli istituti penitenziari ove si
praticano programmi di reinserimento per
i detenuti il fenomeno della recidiva si
riduca drasticamente elevando così concretamente
la sicurezza dei cittadini;
nel 2003 e precisamente con provvedimento
del direttore generale del personale
e della formazione del 21 novembre
2003 venne bandito un concorso pubblico
per esami per la copertura di 397 posti
nell’area C, posizione economica Cl, profilo
professionale di educatore pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 aprile
2004 e, seppur dopo un lunghissimo iter
procedurale, durato ben quattro anni, il
suddetto concorso si è concluso il 13
giugno 2008, ciò nonostante i vincitori di
esso non sono stati ancora chiamati in
servizio;
inoltre da un recente rapporto
sulla sanità penitenziaria predisposto dalla
Commissione Giustizia del Senato risulta
che, a fronte di una popolazione carceraria
dove il 38 per cento dei detenuti si
trova in condizioni di salute mediocri, il
37 per cento in condizioni scadenti, il 4
per cento gravi o con alto indice di morbosità,
l’organico dei sanitari continua ad
essere ridotto all’osso in quanto composto
da appena 15 medici, 183 infermieri e 5
assistenti sociali, per la metà part-time,
senza considerare che solo 15 istituti di
pena dispongono di propri centri per diagnosi
e terapia e che gli ospedali con
reparti speciali per il ricovero dei reclusi
sono rarissimi;
la situazione drammatica della medicina
penitenziaria, la cui competenza è
stata ora trasferita dal Ministero della
Giustizia alle ASL, risulta vieppiù paradossale
considerato che, solo per limitarsi
alle cinque patologie maggiormente diffuse,
ben il 21 per cento dei detenuti è
tossicodipendente, il 15 per cento ha problemi
di masticazione, altrettanti soffrono
di depressione e di altri disturbi psichiatrici,
il 13 per cento soffre di malattie
osteo-articolari e il 10 per cento di malattie
al fegato; oltre al fatto che la stessa
tossicodipendenza è spesso associata a
Aids, epatite C e disturbi mentali;
l’attuale insufficienza di risorse, di
strumenti e di mezzi svilisce pertanto i
servizi e la professionalità degli operatori,
oltre a pregiudicare le attività di trattamento,
vigilanza, cura e assistenza degli
stessi detenuti;
questo quadro sconfortante, del resto,
è coerente con il fallimento delle
politiche governative succedutesi negli ultimi
venti anni in materia penitenziaria
relativamente alla sanità, all’edilizia, al
lavoro intra ed extra murario, alla formazione
e al trattamento, anche con riguardo
all’esecuzione penale esterna, e conferma
così la scelta operata attualmente di ridurre
la questione carceraria ad una concezione
meramente punitiva, in aperto
contrasto con i diritti costituzionalmente
garantiti ai detenuti;
rendere congruo il numero degli
agenti penitenziari, degli educatori, degli
psicologi, degli assistenti sociali e del personale
sanitario, contribuirebbe, come
prima base di partenza, a rendere più
sicure e vivibili le nostre carceri sia per i
detenuti che per il personale stesso, dando
maggiori possibilità di reinserimento sociale
ai detenuti, secondo il principio co-
stituzionale per il quale « le pene non
possono consistere in trattamenti contrari
al senso di umanità e devono tendere alla
rieducazione del condannato »,
impegna il Governo
ad adottare iniziative per assicurare,
nell’ambito dell’amministrazione penitenziaria,
le necessarie risorse finanziarie per
consentire l’assunzione degli assistenti sociali,
degli psicologi, del personale sanitario
e, soprattutto, degli educatori, per i
quali il relativo concorso bandito nel 2003
si è pressoché concluso il 13 giugno 2008;
nonché l’adeguamento della pianta organica
del Corpo di polizia penitenziaria e
della retribuzione degli straordinari effettuati
dal personale ad esso appartenente,
oltre a prevedere adeguati incentivi per
l’efficienza dei servizi prestati dallo stesso
Corpo di polizia penitenziaria;
a proporre adeguati stanziamenti di
bilancio per l’amministrazione penitenziaria,
tali da garantire la funzionalità dei
servizi relativi all’assistenza sanitaria ai
detenuti.

9/1713/20. Bernardini, Farina Coscioni,
Maurizio Turco, Mecacci, Beltrandi.

La Camera,
premesso che:
il numero elevato e in costante
crescita della popolazione detenuta, che
oggi sfiora le 60.000 presenze, produce un
sovraffollamento insostenibile delle strutture
penitenziarie, capaci di ospitarne in
condizioni critiche circa 43.000. Questo
dato ha effetti dirompenti sulle condizioni
di vita dei reclusi e sulla sicurezza dei
singoli operatori e delle strutture;
le stesse organizzazioni sindacali
rappresentative del personale penitenziario
denunciano gravi carenze nelle piante
organiche degli istituti penitenziari e dei
centri di servizio sociale per gli adulti e
per i minori;
in particolare: a) negli 80 istituti
penitenziari visitati dai deputati radicali
eletti nelle liste del PD nel giorno di
ferragosto del corrente anno, a fronte di
una pianta organica che prevede 18.509
agenti di polizia penitenziaria, ne sono
stati effettivamente assegnati 16.411, cioè
2.098 in meno di quanti ne servirebbero,
pari all’11,3 per cento; b) in 45 istituti
penitenziari visitati dai radicali eletti nelle
liste del PD sempre nello stesso giorno è
risultato che, a fronte di una pianta organica
che prevede 373 educatori, ne sono
stati effettivamente assegnati 168, cioè il
45 per cento di quanti ne servirebbero; più
in generale, all’interno delle carceri, le
dotazioni organiche di educatori, assistenti
sociali, contabili, psicologi e di altre figure
professionali preposte al trattamento ed al
reinserimento sociale risultano scoperte in
percentuali comprese fra il 30 ed il 40 per
cento;
la carenza di organico del corpo
della Polizia penitenziaria sottopone gli
agenti a turni stressanti con molte ore di
straordinario e questa situazione finisce
col ripercuotersi sulla vivibilità negli istituti
di pena dove, spesso, gli agenti sono
costretti a far fronte alla custodia di un
numero elevatissimo di detenuti il che
comporta inevitabilmente – soprattutto
nelle carceri più sovraffollate – non solo
una drastica riduzione dei tempi di socializzazione,
ma anche la difficoltà concreta
di intervento nei casi di tensioni fra i
detenuti, o di episodi di autolesionismo o
di tentato suicidio;
peraltro in sede di confronto con i
sindacati rappresentativi del Corpo di polizia
penitenziaria è stata riconosciuta una
penalizzazione di questi lavoratori, rispetto
alle altre forze di polizia, per
quanto riguarda gli incentivi alla produttività
ed all’efficienza dei servizi nonché
per quanto concerne il pagamento degli
straordinari, retribuiti con cifre che variano
dai 6 ai 9 euro all’ora, cifre che
ormai non vengono più corrisposte nemmeno
per i lavori meno qualificati;
l’articolo 82 del Regolamento penitenziario,
viceversa, assegna agli educatori
un ruolo essenziale per il trattamento
rieducativo dei detenuti ed è altresì dimostrato
che negli istituti penitenziari ove si
praticano programmi di reinserimento per
i detenuti il fenomeno della recidiva si
riduca drasticamente elevando così concretamente
la sicurezza dei cittadini;
nel 2003 e precisamente con provvedimento
del direttore generale del personale
e della formazione del 21 novembre
2003 venne bandito un concorso pubblico
per esami per la copertura di 397 posti
nell’area C, posizione economica Cl, profilo
professionale di educatore pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 aprile
2004 e, seppur dopo un lunghissimo iter
procedurale, durato ben quattro anni, il
suddetto concorso si è concluso il 13
giugno 2008, ciò nonostante i vincitori di
esso non sono stati ancora chiamati in
servizio;
inoltre da un recente rapporto
sulla sanità penitenziaria predisposto dalla
Commissione Giustizia del Senato risulta
che, a fronte di una popolazione carceraria
dove il 38 per cento dei detenuti si
trova in condizioni di salute mediocri, il
37 per cento in condizioni scadenti, il 4
per cento gravi o con alto indice di morbosità,
l’organico dei sanitari continua ad
essere ridotto all’osso in quanto composto
da appena 15 medici, 183 infermieri e 5
assistenti sociali, per la metà part-time,
senza considerare che solo 15 istituti di
pena dispongono di propri centri per diagnosi
e terapia e che gli ospedali con
reparti speciali per il ricovero dei reclusi
sono rarissimi;
la situazione drammatica della medicina
penitenziaria, la cui competenza è
stata ora trasferita dal Ministero della
Giustizia alle ASL, risulta vieppiù paradossale
considerato che, solo per limitarsi
alle cinque patologie maggiormente diffuse,
ben il 21 per cento dei detenuti è
tossicodipendente, il 15 per cento ha problemi
di masticazione, altrettanti soffrono
di depressione e di altri disturbi psichiatrici,
il 13 per cento soffre di malattie
osteo-articolari e il 10 per cento di malattieal fegato;
oltre al fatto che la stessa
tossicodipendenza è spesso associata a
Aids, epatite C e disturbi mentali;
l’attuale insufficienza di risorse, di
strumenti e di mezzi svilisce pertanto i
servizi e la professionalità degli operatori,
oltre a pregiudicare le attività di trattamento,
vigilanza, cura e assistenza degli
stessi detenuti;
questo quadro sconfortante, del resto,
è coerente con il fallimento delle
politiche governative succedutesi negli ultimi
venti anni in materia penitenziaria
relativamente alla sanità, all’edilizia, al
lavoro intra ed extra murario, alla formazione
e al trattamento, anche con riguardo
all’esecuzione penale esterna, e conferma
così la scelta operata attualmente di ridurre
la questione carceraria ad una concezione
meramente punitiva, in aperto
contrasto con i diritti costituzionalmente
garantiti ai detenuti;
rendere congruo il numero degli
agenti penitenziari, degli educatori, degli
psicologi, degli assistenti sociali e del personale
sanitario, contribuirebbe, come
prima base di partenza, a rendere più
sicure e vivibili le nostre carceri sia per i
detenuti che per il personale stesso, dando
maggiori possibilità di reinserimento sociale
ai detenuti, secondo il principio costituzionale
per il quale « le pene non
possono consistere in trattamenti contrari
al senso di umanità e devono tendere alla
rieducazione del condannato »,
impegna il Governo
a valutare l’opportunità di adottare
iniziative per assicurare, nell’ambito dell’amministrazione
penitenziaria, le necessarie
risorse finanziarie per consentire
l’assunzione degli assistenti sociali, degli
psicologi, del personale sanitario e, soprattutto,
degli educatori, per i quali il relativo
concorso bandito nel 2003 si è pressoché
concluso il 13 giugno 2008; nonché l’adeguamento
della pianta organica del Corpo
di polizia penitenziaria e della retribuzione
degli straordinari effettuati dal personale
ad esso appartenente, oltre a pre-
vedere adeguati incentivi per l’efficienza
dei servizi prestati dallo stesso Corpo di
polizia penitenziaria;
a proporre adeguati stanziamenti di
bilancio per l’amministrazione penitenziaria,
tali da garantire la funzionalità dei
servizi relativi all’assistenza sanitaria ai
detenuti.
9/1713/20. (Testo modificato nel corso
della seduta). Bernardini, Farina Coscioni,
Maurizio Turco, Mecacci, Beltrandi

martedì 18 novembre 2008

Quando vogliono i soldi sii trovano! Carceri, polemiche parlamentari

''Giusto costruire nuove carceri, ma il Governo chiarisca, innanzitutto, se e quando entreranno in funzione quelle gia' realizzate, ma ancora inspiegabilmente chiuse. Pur essendo terminati i lavori dal 2005, con una spesa di 90 milioni di euro, l'istituto penitenziario di Arghilla' di Reggio Calabria non e', infatti, ancora operativo, mentre nel resto d'Italia le carceri sono sul punto di esplodere per il sovraffollamento''.
Lo ha detto l'on. Roberto Occhiuto (Udc).

sabato 15 novembre 2008

CARCERI: DI SOMMA (DAP), SIAMO DI NUOVO IN SITUAZIONE DI EMERGENZA

(ASCA) - Roma, 14 nov - Si e' tornati a una situazione di emergenza nelle carceri italiane, dopo che l'indulto ''alleggeri''' un po' le strutture.

''Oggi ci sono 58mila detenuti, a fine agosto 2006 ce ne erano 38mila, ma presto torneremo ai 62mila che avevamo al 31 luglio 2006''. A denunciare la situazione, durante la presentazione della ''VI Rilevazione nazionale sul volontariato penitenziario'', e' il vice capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Emilio Di Somma.

''Non vedo la possibilita' di bloccare il continuo aumento dei detenuti e anche un'altra azione di clemenza sarebbe inutile - ha sottolineato Di Somma - bisogna ragionare sul fatto che questo paese non ha bisogno di 42mila posti per i detenuti, poteva andare bene in passato, ma oggi dovrebbero esserci 60mila posti''. E anche sulle soluzioni proposte dal Governo come il braccialetto elettronico o le espulsioni, Di Somma, si dimostra scettico: ''Sono misure da prendere in considerazione, possono limitare il problema, ma non lo risolvono''.

E allora serve ''ragionare per migliorare l'organizzazione interna delle amministrazioni e individuare un punto della procedura penale per rallentare il flusso. Le pene - ha concluso Di Somma - devono essere scontate, ma non ci sono solo le carceri''.

giovedì 13 novembre 2008

L'On. Fini trasmette la relazione sui vincitori e idonei in commissione parlamentare sollecitandone la risoluzione

Tempo fa il comitato dei vincitori e idonei del concorso per educatori nel dap ha provveduto ad inviare una dettagliata relazione sulla vicenda dei vincitori e idonei del suindicato concorso allegandovi altresi' la documentazione relativa alla legge finanziaria,specificando gli articoli interessati nonche' illustrando la deroga che sarebbe possibile effettuare per lo stanziamento dei fondi volti all'assunzione e aventi lo scopo di far fronte alla gravissima carenza di educatori nelle carceri italiane alla segreteria dell'On. Fini.

Finalmente,dopo una lunga attesa,durata circa 2 mesi,l'On. Fini ha provveduto ad inoltrare tutto quanto il materiale speditogli all'apposita commissione parlamantare del Senato affinche' i deputati che ne fanno parte possano adottare tutti i provvedimenti relativi alla nostra questione.

Possiamo ritenerci soddisfatti perche' la nostra vicenda giunge anche alla commissione del Senato e per opera dell'intervento dell'On. Fini che ringraziamo e dal quale attendiamo nuovi aggiornamenti che pubblicheremo non appena saranno in nostra conoscenza.

lunedì 10 novembre 2008

Fatti e non parole:Il segretario generale Paola Saraceni della UGL invia lettera su carenza educatori e concorso relativo.

Dopo che il nostro Comitato ha provveduto a contattare e ad inviare apposita relazione dettagliata sulla vicenda che vede coinvolti noi vincitori e idonei del concorso per educatori nel Dap,il segretario generale Paola Saraceni del sindacato UGL ha inviato una lettera al ministro della giustizia,al capo dap e al dott. De Pascalis del Dap.

Ricordiamo che la Ugl ha portato avanti diverse lotte promosse da vincitori e idonei di concorsi riuscendo con le giuste pressioni a far assumere costoro.

Riteniamo altresi' che abbiamo bisogno di associazioni sindacali che siano realmente interessate alla nostra vicenda e la UGL lo è.

Attendiamo gli aggiornamenti che comunicheremo come sempre qui.


Prot. n. 11_1324_GIUSTIZIA Roma, 4 novembre 2008


Al Ministro della Giustizia
On.le Angelino Alfano
Fax 06.68897951

Al Capo del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria
Pres. Franco Ionta
Ministero della Giustizia
fax: 06 66165136

Al Direttore Generale
del Personale e della Formazione
Dr. Massimo De Pascalis
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Fax 06.66151930



Oggetto: carenza di educatori penitenziari.


La scrivente O.S. vuol portare all’attenzione delle SS. LL. il delicato problema della carenza degli educatori in servizio presso gli istituti penitenziari, per ovviare la quale nel 2003 venne bandito il concorso pubblico per l’assunzione di 397 educatori C1 (nonché di 50 educatori C2).
L’iter procedurale del concorso, ha richiesto tempi lunghissimi: ad oggi, sta per essere pubblicata la graduatoria dei vincitori e degli idonei, e le assunzioni dovrebbero essere fatte nel 2009.
Ma sin da oggi, sappiamo che l’Amministrazione Penitenziaria, non dispone dei fondi necessari per l’assunzione dei 397 educatori.
Questo va a complicare una situazione già di per sé drammatica: si pensi che, a fronte di una popolazione detenuta che si avvicina alle 60.000 unità, gli educatori in servizio sono circa 660, quando la pianta organica stilata nel 2007 ne prevedeva ben 1.300.
Questo significa, che anche laddove venissero assunti tutti i vincitori del concorso in argomento, si resterebbe ben al di sotto del fabbisogno reale.
Il problema, oltre a riguardare i 397 cittadini che hanno maturato il diritto all’assunzione in seguito al superamento delle prove concorsuali previste, coinvolge pesantemente l’Amministrazione Penitenziaria in quanto, con l’attuale rapporto educatori/detenuti pari a circa 1/100, si può affermare che la missione istituzionale di questi operatori, e cioè il perseguimento della risocializzazione e del reinserimento sociale dei condannati, viene di fatto disattesa, in dispregio del dettato costituzionale (articolo 27).
E’ di tutta evidenza infatti, che in un carcere come quello di Opera dove sono in servizio solamente 3 educatori per una popolazione detenuta di circa 900 unità, le attività legate all’osservazione ed al trattamento non possono essere esercitate in modo adeguato.
Il problema riguarda la stragrande maggioranza degli istituti e potrà essere risolto solamente con una massiccia immissione di educatori all’interno degli istituti penitenziari, ma non soltanto dei 397 vincitori, bensì anche degli idonei dello stesso concorso.
Per far ciò, occorreranno naturalmente notevoli risorse economiche ed è questa la richiesta che rivolgiamo alle SS. LL.: di voler prevedere, in sede di legge finanziaria, l’assunzione dei vincitori e degli idonei al concorso per 397 posti di educatore penitenziario, anche in deroga agli attuali blocchi delle assunzioni.
Tale previsione si pone come indispensabile al fine di garantire l’attuazione del dettato costituzionale di cui al già citato articolo 27.
Crediamo che non sia possibile indugiare oltre su di una materia così delicata e che riguarda i diritti fondamentali dell’uomo.
Nel confidare nella sensibilità e nell’alto senso di responsabilità delle SS. LL., attendiamo di conoscerne le determinazioni sulla materia e porgiamo distinti saluti.




Il Segretario Nazionale


Paola Saraceni

sabato 8 novembre 2008

Sicilia: nelle carceri 6.700 detenuti, 4.600 agenti e 80 educatori

Redattore Sociale - Dire, 8 novembre 2008



Seminario a Palermo del Seac, coordinamento delle associazioni di volontariato in carcere e dal Cesvop. Mancano gli agenti: 300 in meno del previsto. E gli educatori: 80 anziché 137.

In Sicilia, su 6.736 detenuti 2.118 sono in attesa di primo giudizio, 1.773 in attesa di appello o cassazione, 2.417 con sentenza definitiva, 350 gli internati, 78 i semiliberi. 2118 detenuti attendono di essere giudicati e nel frattempo vivono con gli altri soggetti condannati. Per quanto riguarda il personale di polizia penitenziaria rispetto a un organico previsto di 4.920, sono operativi 4.651 agenti cioè circa 300 in meno. Mancano gli educatori: rispetto ai 137 previsti ce ne sono soltanto 80.

I dati sono stati resi noti dal provveditore regionale per l’amministrazione penitenziaria Orazio Faramo all’interno del seminario nazionale "I detenuti in attesa di giudizio" organizzato da Seac (Coordinamento delle associazioni di volontariato penitenziario) e Cesvop a Palermo. "All’interno del sistema penitenziario siciliano ritengo quanto mai necessaria e fondamentale una giusta partecipazione della società attraverso il volontariato.

Le carenze numeriche di personale rispetto al numero dei detenuti sommate a quelle strutturali, rendono oggi in Sicilia difficile e complessa la gestione di tutta la realtà carceraria - sottolinea Orazio Faramo -. Dei 26 istituti di pena presenti in Sicilia, gli edifici nuovi si contano sulle dita di una mano. Mancano gli spazi per rispondere a tutti i bisogni dei detenuti - continua -. Un altro nodo da sciogliere e, per questo mi rimetto alle autorità competenti, è quello relativo al mancato passaggio - già avvenuto nelle altre regioni a statuto ordinario - dell’amministrazione sanitaria penitenziaria al servizio sanitario nazionale".

A rimarcare l’importanza dei volontari all’interno degli istituti di pena siciliani è anche Elisabetta Laganà, presidente nazionale del Seac. "Oggi nella carcerazione preventiva non sono previste figure trattamentali cioè per il detenuto in attesa di giudizio non ci sono operatori istituzionali. Soprattutto nei casi in cui la custodia cautelare dura a lungo, il ruolo del volontario diventa fondamentale.

Il ruolo dei volontari è importantissimo perché fanno da ponte di passaggio tra il mondo esterno ed interno soprattutto nei riguardi di chi non ha famiglia.". La presidente nazionale del Seac punta il dito anche sulla carenza di misure alternative per i detenuti e dice: "Oggi il carcere non ha gli strumenti per riabilitare, mancano le misure alternative in grado di rieducare e reinserire nella società i detenuti. Quelli che scontano tutta la pena in carcere hanno una recidiva dell’80% rispetto a quelli che scontano la pena in maniera alternativa, dopo un primo periodo di detenzione che hanno una recidiva invece del 16%. La recidiva diminuisce quanto meno la persona passa per il carcere. Il potenziamento delle misure alternative permetterebbe di deflazionare una parte dei detenuti e limitare la recidiva".

Il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci alza il tiro, invece, sul problema legato agli eccessi della carcerazione breve soprattutto operata a carico degli stranieri. "Oggi ci sono stati interventi di politica giudiziaria che hanno fatto crescere il numero dei detenuti stranieri anche per periodi di permanenza molto breve - dice -. Mi chiedo quanto ci convenga fare carcerazione per la violazione della Bossi-Fini - continua - . Certamente in Italia si delinque parecchio ma, è pur vero che, in carcere ci si va anche per periodi brevissimi, intasando e caricando di costi l’organizzazione penitenziaria".

Per il nuovo anno sociale, il Seac in Sicilia ha programmato varie attività. Seguiranno, infatti, un convegno sulla possibilità di lavoro dentro e fuori del carcere. Inoltre un seminario nazionale sulla giustizia riparativa, cioè sulla riparazione da parte del reo e anche dello Stato nei confronti delle vittime del delitto e sulla possibilità di incontro, ove possibile, tra il reo e la sua vittima con l’aiuto del mediatore. Al seminario hanno partecipato i magistrati Ignazio De Francisci, procuratore aggiunto; Mario Conte, giudice per le indagini preliminari; Nicola Mazzamuto, giudice del tribunale di sorveglianza. Sono intervenuti anche Sergio Monaco, avvocato penalista; Bruno Di Stefano, coordinatore regionale Seac e Ferdinando Siringo, presidente del Cesvop. Ha coordinato i lavori Rino Cascio, giornalista Rai.

24 ottobre 2008:"Giornata rotariana sulla sicurezza"

Il 24 ottobre 2008, si è svolto all'interno della Casa Circondariale di Regina Coeli il convegno "Giornata rotariana sulla sicurezza".
Si è parlato di sicurezza dei cittadini attuabile attraverso il controllo del territorio, quale modalità di prevenzione del crimine, e di sicurezza attraverso l'offerta ai detenuti di concrete opportunità di lavoro, quale modalità efficace di esecuzione della pena.
Il nodo focale del Convegno è stato il lavoro. Il direttore di Regina Coeli, Mauro Mariani ha raccontato di aver incontrato nella sua ventennale esperienza di lavoro, numerosi detenuti che  effettivamente non avevano mai avuto opportunità di un lavoro onesto. Gli operatori penitenziari considerano il soggetto detenuto una risorsa umana a cui offrire un’altra opportunità.  Il lavoro rappresenta una opportunità concreta di reinserimento sociale, da cui poter ricominciare a costruire la propria vita. Quelli che possono accedere a questa opportunità dimostrano di saperne beneficiare, voltando pagina. In questo modo, restituendo alla società un cittadino onesto ed integrato otteniamo una risorsa in più e una reale maggiore sicurezza. Il Direttore ha sottolineato che la qualità dell’intervento della giustizia con i detenuti si costruisce anche con la quantità e la qualità degli operatori.
A favore dei detenuti il Rotary offre l’apprendimento professionale e assicura alcuni beni essenziali, come gli occhiali da vista, attraverso raccolte di fondi, dice Salvatore Trapani. Alberto Cecchini, governatore distrettuale sottolinea la volontà del Rotary di fare cose concrete e di farle conoscere per valorizzare le buone prassi.
Domenico Naccari ha  parlato dell'utilizzo di mezzi passivi, cioè telecamere, situati in punti strategici, parchi e stazioni della metro, e attivi, cioè personale di polizia e vigili urbani, che sorveglino il territorio. Sono misure che possono costituire un deterrente nei reati di piccola criminalità.
Roberto Staffa, magistrato presso la Direzione Distrettuale Antimafia, ha ribadito l'importanza del rispetto della dignità di qualsiasi cittadino. Quindi ha richiamato l'attenzione sull'importanza che non si verifichino abusi di potere da parte di  rappresentati degli organi di polizia nei confronti dei cittadini in quanto censurabili dalla magistratura. Ciò nonostante, dobbiamo renderci conto che la bassa punibilità attira la popolazione straniera nel nostro paese, e che la perseguibilità di tanti reati minori impegna i magistrati in  processi di lieve entità sottraendo energie preziose alle indagini su traffici illeciti di grande complessità e alla cattura di criminali veramente dannosi per la sicurezza complessiva. A conclusione del convegno la sottoscritta è intervenuta riportando due semplici dati statistici forniti dal Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria. La recidiva nei detenuti che hanno avuto opportunità lavorative è dell’1%, cioè praticamente nulla. Gli imprenditori che hanno impiegato nelle loro aziende detenuti ed ex detenuti sono molto soddisfatti, in quanto, a fronte di un impiego di tempo ed energie maggiori per assumerli questa categoria di lavoratori “rende” il 20% in più rispetto ad altri lavoratori. La loro forte motivazione li rende più produttivi e crea ulteriori opportunità ad altri detenuti.

Silvia Rubino

giovedì 6 novembre 2008

Il Ministro della Giustizia chiama la polizia invece di ricevere il Sindacato - Comunicato Stampa di Alfredo Garzi Segretario nazionale Fp Cgil

Dopo innumerevoli richieste di incontri al Ministro della Giustizia da parte delle Organizzazioni Sindacali, per affrontare le carenze d'organico, la mancanza di fondi per far funzionare gli uffici ormai a rischio di chiusura, alle quali non è stata data risposta alcuna, stamane, i coordinamenti nazionali della Fp Cgil del Ministero della Giustizia, si sono presentati nell'anticamera del Ministro per chiedere di essere ricevuti.

La risposta del Ministro è stata inequivocabile: ha chiamato la polizia che ha portato i rappresentanti sindacali al posto di polizia giudiziaria per l'identificazione e in seguito li ha confinati nella sede sindacale.

E' questo un modo di intendere le relazioni sindacali che riporta indietro nel tempo, agli anni più bui della nostra storia, e sul quale quindi ci pare inutile aggiungere altre parole.


Roma 6 Novembre 2008

Giustizia: personale civile penitenziario proclama agitazione

Vita, 6 novembre 2008



Il personale civile penitenziario proclama lo stato di agitazione, vista la "disparità di trattamento giuridico - economico, rispetto agli appartenenti al Comparto Sicurezza e ai dirigenti penitenziari". Lo scrive il Coordinamento nazionale penitenziari in una lettera inviata ai ministri Angelino Alfano e Renato Brunetta, al capo del Dap Franco Ionta e al capo del Dipartimento per la Giustizia minorile Bruno Brattoli.

"Anni di scarsa attenzione per il personale civile penitenziario - sottolinea Quirino Catalano, segretario nazionale del Coordinamento - hanno comportato che il medesimo si trovasse a far parte di una delle poche categorie meno remunerate dell’amministrazione penitenziaria. Sino a oggi, è mancata una politica chiara e ciò ha comportato l’emanazione di leggi che hanno provocato solo disparità anche all’interno della stessa categoria del personale, allargando la forbice salariale rispetto al personale degli altri comparti (polizia penitenziaria e soprattutto dirigenza penitenziaria) operanti nella stessa amministrazione e con mansioni equivalenti".

Il personale penitenziario del comparto ministeri, sia del Dap (circa 6.000 persone) che del Dipartimento Giustizia minorile (1.400), "fortemente mortificato da questa situazione - si legge nella lettera - ha aderito con slancio all’iniziativa "Tutti nella polizia penitenziaria", facendo pervenire alle Direzioni Generali del Personale centinaia di domande per chiedere il transito nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

Le adesioni registrate ad oggi in tutta Italia a questa iniziativa registrano, ad oggi e a soli 20 giorni dall’inizio della protesta, una media del 70% dei colleghi che operano negli istituti, nei provveditorati, nei centri della giustizia minorile e alla sede centrale del Dap e del Dgm, con punte che arrivano anche al 90% in alcuni casi". Catalano auspica che la situazione sia quella di "istituire per legge i ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria cui far confluire, su base volontaria, il personale del comparto ministeri in servizio presso gli istituti, uffici e servizi del Dap e del Dog, nonché il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria adibito a compiti amministrativi".

martedì 4 novembre 2008

Anche gli Educatori di Secondigliano nel 2000 avevano denunciato la gravissima carenza di personale educativo nelle Carceri: Complimenti!

Ringraziamo gli educatori di Secondigliano per la disponibilita' dataci allo scopo di far fronte alla insostenibile carenza di educatori nelle carceri italiane.



Lettera aperta dell’Ufficio educatori del Centro Penitenziario di Secondigliano


al Direttore Generale del Dap




1 - I progettisti del carcere di Secondigliano hanno consegnato all’Amministrazione Penitenziaria un istituto pensato per 732 posti letto. Gli spazi per i servizi, le attività, i colloqui con i familiari, gli ambienti per la socialità, i cortili dell’aria, le strutture sportive sono evidentemente stati dimensionati su questa quota di progettazione. I detenuti ospitati a Secondigliano sono oggi oltre 1300; a questi si aggiungono 150 semiliberi. Successivamente all’apertura dell’Istituto la capienza tollerabile è stata fissata a quota 1440. Non abbiamo mai trovato in alcun documento ufficiale del Dap indicazioni sui criteri con cui è stata definita la tollerabilità dell’affollamento, nè, soprattutto, per chi quella capienza è ritenuta sopportabile. Di sicuro non certo per chi ci deve vivere e pernottare.

Detenuti comuni ed esponenti della criminalità organizzata, giovani alla prima esperienza detentiva e recidivi di lungo corso, due sezioni per i 41bis e due per i collaboratori di giustizia, un padiglione per l’alta sicurezza ed una struttura a custodia attenuata con 180 persone, tossicodipendenti, immigrati, nomadi, siropositivi e ammalati di Aids, un centro clinico con oltre 100 ricoverati, gente con forti sofferenze psichiche ed una marea di senza tetto nè legge, poveri che provengono dai bronks delle metropoli e marginali in fuga dalle periferie dell’occidente ricco.

Ecco, questo è il carcere di Secondigliano, questo è il carcere italiano degli anni novanta, il carcere esploso sotto l’onda d’urto delle infinite emergenze criminali dell’ultimo decennio. Nelle prigioni italiane gli esponenti del crimine organizzato non superano le 8.000 unità, i tangentisti si contano sulle dita di una mano. Dietro il clamore di questa stagione politico-giudiziaria si è consumato il più grande processo di incarcerazione che la storia contemporanea del nostro paese abbia conosciuto: i detenuti sono passati dalle 26.000 unità del 1990 alle 54.000 di adesso; ma in realtà, quelli che ruotano intorno al carcere sono più di settantamila, perchè nell’area penale esterna ci sono oltre 20.000 semiliberi e affidati. Il sistema penitenziario italiano ha risposto a questo devastante fenomeno sociale raddoppiando la capienza delle sue celle.

Dei 1300 detenuti che ospita Secodigliano 487 sono impegnati in una qualche attività di tipo trattamentale (lavoro, scuole, corsi di formazione). Ciò significa che nel nostro istituto ci sono 800 persone per cui la detenzione è fatta di 20 ore di cella e 4 di passeggio. Cosa restituisce alla società un carcere che tiene persone per anni in queste condizioni è la domanda che ci poniamo quotidianamente. Per troppo tempo il sistema penitenziario italiano ha esibito esperienze trattamentali innovative, come i reparti a custodia attenuata, lasciando intendere che le politiche penitenziarie si stessero muovendo verso quelle direzioni. L’area verde di Secondigliano è una di queste realtà. Per quanto ci riguarda non ci interessa più lavorare su progetti vetrina che coinvolgono una cinquantina di detenuti. 50 detenuti che vivono una forma nuova di punizione in un carcere che ospita 1300 persone non ha nessun senso. O queste esperienze hanno l’ambizione di diventare forma carcere generale, o rischiano soltanto di legittimare e nascondere il carcere così com’è.

La coltre di opacità che il nuovo carcere speciale (41bis) ha sparso intorno alle nostre galere in quest’ultimo decennio ha creato una forte regressione delle condizioni di vita negli istituti. Ad essere colpiti da questa ondata restauratrice non è stata soltanto la criminalità organizzata incarcerata. Il carcere ha subito un generale irrigidimento dei regimi disciplinari. Il sovraffollamento è certo un problema serio, ed un provvedimento indulgenziale che riduca, anche solo temporaneamente, i grandi numeri dei nostri tassi di incarcerazione è un’esigenza ormai ineludibile. Ma troppo spesso questo argomento è stato usato come alibi per nascondere un fondamentale disinteresse per le condizioni di vita dei detenuti. Le responsabilità della politica sono certo state enormi nel determinare questa situazione. Ma non sono da meno quelle dell’Amministrazione penitenziaria, noi compresi, rimasta spesso silente di fronte allo spettacolo di un quotidiano penitenziario sempre più povero e indecoroso.

Per capire ciò che è accaduto a Sassari bisogna partire da qui.


.2 - Nel 1990 nelle carceri italiane c’erano 25.931 detenuti e 27.988 agenti di polizia penitenziaria. Oggi i carcerati sono quasi 54.000 e gli agenti poco meno di 44.000. Gli educatori, nonostante il raddoppio della popolazione detenuta, sono rimasti pressapoco lo sparuto drappello di allora (meno di 600). L’ultimo concorso espletato nel 1994 si è concluso con l’assunzione di un centinaio di operatori che qualcuno al Dap pensò bene di dirottare alla giustizia minorile. A partire dall’evidenza dei numeri il carcere italiano mostra una grande evidenza delle sue funzioni reali: esso prevalentemente custodisce e controlla e, residualmente, si predispone ad ascoltare e sostenere le persone recluse.

Ad una politica che pretende fondamentalmente un carcere sicuro e silente le politiche penitenziarie di questi anni hanno risposto con provvedimenti tesi esclusivamente ad adeguare il livello della sicurezza e della custodia alla crescita esponenziale delle carcerazioni, confidando sul protagonismo della società civile nel rispondere alle esigenze di umanizzazione della pena.

A Secondigliano sono in servizio 900 poliziotti penitenziari e 9 educatori (su un organico previsto di venti unità); il rapporto operatore/utente per questi ultimi è di 1 a 170 (essendo due unità impiegate esclusivamente nel ‘raparto verde’). Gli psicologi sono appena 5, assunti con convenzioni che pagano 305 ore mensili di consulenza (circa mezzo minuto al giorno per utente). I detenuti con posizione giuridica di definitivo, quelli per cui la legge impone di attivare la cosiddetta osservazione scientifica della personalità, sono quasi 900. L’ufficio educatori di Secondigliano nel 1999 ha ‘prodotto’ 6.073 relazioni di osservazione, 350 consigli di disciplina, 11.120 colloqui individuali. Oltre l’80% del tempo di lavoro di un educatore di Secondigliano è stato speso nell’espletamento di queste tre sole mansioni.


Per le richieste di intervento e di aiuto, tragicamente rappresentate dall’esplosione dei suicidi e degli autolesionismi, le domande di formazione ed orientamento, le aspettative di fuoriuscita anticipata dal carcere, le esigenze di informazione e ‘tutela legale’, i bisogni di assistenza sociale e sostegno alla dismissione, le necessità della programmazione dell’offerta di servizi e la conseguente valutazione della loro efficacia, le proposte culturali, di ricreazione e sport, il coordinamento degli interventi dei volontari e delle associazioni culturali, la cura degli interventi terapeutici-trattamentali, il raccordo con il servizio sociale penitenziario e con gli altri operatori del carcere, la mediazione culturale per gli stranieri, il sostegno per gli ammalati e per chi è in difficoltà a vivere, per tutto questo Secondigliano può garantire al momento meno di un’ora al giorno del tempo di lavoro di un educatore, a cui si aggiunge il mezzo minuto/utente degli psicologi.

Gli educatori di Secondigliano comunicano che non sono in grado di garantire null’altro oltre il formale adempimento delle richieste di relazioni che provengono dalla Magistratura di Sorveglianza, l’espletamento dei colloqui chiesti dai detenuti, lo svolgimento dei consigli di disciplina e gli interventi di sostegno verso coloro che si autolesionano o tentano il suicidio. Per il resto, non possiamo assicurare nessuna fattiva collaborazione. In questi giorni ci è stato comunicato che sono stati autorizzati e finanziati corsi ed attività per un totale di £. 901.347.525: il nostro ufficio non è in grado di garantire, stando le attuali risorse su cui possiamo contare, l’individuazione dell’utenza, il coordinamento, l’organizzazione e la valutazione dei risultati di questi interventi, nè tantomeno progettare quei percorsi di fuoriuscita dal carcere che questo impiego di risorse pubbliche dovrebbe comportare.



Il nostro non è il tentativo di proporre l’ennesima rivendicazione corporativa nella guerra tra categorie che paralizza oggi il sistema penitenziario italiano. Entrare come staffettisti o portatori d’acqua nello scontro di interessi tra ceto dei direttori e corpo di polizia penitenziaria sarebbe, a nostro parere, una scelta autolesionistica e suicida. Non è nostra intenzione, inoltre, speculare sulla sofferenza ed il disagio dei detenuti per riuscire a portare a casa anche noi il nostro piccolo trofeo di caccia. Chiedere che gli organici degli operatori sociali del carcere siano adeguati alla moltiplicazione dell’utenza avvenuta in questi anni non significa che ciò debba avvenire a decremento o contro altre figure professionali.


Ciò che però non riusciamo a comprendere è perchè a tutte le emergenze che si sono susseguite in questi anni si è prontamente risposto con l’assunzione di personale di polizia penitenziaria con provvedimenti d’urgenza, mentre, ancora oggi, la paralisi operativa degli operatori del trattamento debba attendere i tempi biblici dei pubblici concorsi.

Il dramma di Sassari è cominciato con uno sciopero indetto dal sindacato dei direttori penitenziari, ed è proseguito con i sit-in di protesta dei sindacati della polizia penitenziaria fuori le mura delle carceri. Le azioni di protesta civili, e le manifestazioni pacifiche che i detenuti italiani hanno messo in campo in questi ultimi due mesi dovrebbero aver ricordato qualcosa di importante a tutti noi: il carcere esiste soprattutto perchè ci sono i detenuti, noi stessi esistiamo perchè esiste il carcere.



Napoli, 25 luglio 2000



Educatore Angelo Sorrentino, iscritto Cgil

Educatore Salvatore Verde, eletto RSU Cgil

Educatore Ercole Formisano, rappresentante Rdb

Educatore Nicola Caruso, rappresentante Uil

Educatrice Maria Autiero, iscritta Cgil

Educatore Luigi Tigano

Educatrice Tina Amitrano, iscritta Cgil

Educatore Bruno Boccuni, rappresentante Cisl

Educatrice Maria Bevilacqua, iscritta Unsa-Sag

Educatore Michele Sellitti, iscritto Uil